La falsa illusione delle libertà di scelta

L’altra sera mi sono ritrovato in mezzo alla piazza, a dover scegliere dove cenare. Le opzioni erano molteplici: Wendy’s, Eat ‘n Park, Burger King, Panera, Boston Beanery, Subway, Hardy’s e Taco Bells, tutto comodamente a portata di mano nella stessa piazza. Che meravigliosa libertà, quella di cui godiamo: poter scegliere!
Poi improvvisamente ho capito: ci stanno facendo scegliere tra opzioni che sono davvero tutte uguali. Il cibo servito è lo stesso, sempre e comunque. Sono le venti bibite diverse nel grande frigorifero, ma se vai a leggere sotto il tappo, sono tutte prodotte e imbottigliate dalla Coca Cola Company. Dove puoi scegliere che motore di ricerca usare, tanto i risultati sono gli stessi.
E la falsa illusione di una libertà apparente, che risulta comoda per tutti. A noi, perché ci permette di crogiolarci in un senso di sicurezza dovuto al blando bilanciamento tra la convinzione di possedere un libero arbitrio totale, e la rassicurante consapevolezza che, in realtà, le nostre scelte non contano davvero nulla e quindi non possiamo fare, e farci, danni.
La filosofia del Libero Mercato, forse in origine qualcosa di davvero buono e ambizioso, si è ormai ridotta a poter scegliere la marca della TV al plasma, fingendo che numeri, specifiche, statistiche e opinioni contino davvero qualcosa, in un mondo dove i pannelli delle TV vengono prodotti in serie da tre soli grandi produttori. E, se anche non fosse, in un mondo in cui abbiamo imparato a considerare questo tipo di scelte un valore da difendere.
Ma a noi viene lasciata la libertà di scelta, questo grande diritto per cui molti hanno combattuto e tanti sono morti, quindi oggi molti saranno pronti a discutere per ore, pur di convincervi che Samsung è realmente meglio di LG. Ed è importante sapere come spendere al meglio i propri risparmi!
Parliamo di sistema costruito su fondamenta di vetro, pronte a crollare o forse già polverizzate, purché sempre più gente inizi a rendersene conto.
Il mondo dove si finge di premiare l’individualismo ed il pensiero indipendente, ma in realtà lo si fa purché la massa tutta muova nella stessa direzione. Non ci si preoccupa del singolo, se il gruppo va nella direzione voluta. In una tubatura è impossibile controllare il moto di ogni singola particella d’acqua, ma c’è la tranquillità che il flusso segua la direzione dettata dalle tubature. Ognuno è libero di intepretare, usare e vedere in questa metafora quello che vuole.
Lo si fa attraverso sistemi raffinati e sofisticati, un attento e intelligente misto di paranoie e fobie collettive, paure mirate, ideali a buon mercato, eroi e storie in cui credere.
Negli ultimi cinquanta anni, gli americani sono stati spaventati prima dalla minaccia dell’invasione giapponese, poi dal terrore dell’inverno nucleare sovietico, infine quando sono crollate le loro stesse paure, sono bastati quattro imbecilli e un paio di aerei a far crollare anche le loro certezze.
Il resto l’hanno fatto politicanti da quattro soldi, accecati dal regalo improvviso che la nuova minaccia del terrorismo globale ha rappresentato e la possibilità di terrorizzare di nuovo le menti con un nemico invisibile, onnipresente ed evanescente.
In uno sforzo successivo, che costa milioni di dollari al giorno, se non forse all’ora, il crollo delle certezze è stato puntualmente seguito dal collasso di un sistema economico altrettanto fallato. Un paese spende miliardi e miliardi di dollari l’anno nello sventare una minaccia che in 15 anni ha fatto probabilmente meno morti della diarrea, ma ancora si interroga se un complesso di sanità pubblica efficiente o meno sia affrontabile in termini di spesa, se vada finanziato o meno, oppure troppo costoso per le tasche dei contribuenti. Se non fosse tristemente vero, ci sarebbe quasi da ridere sul paradosso della discussione.
Cosa resta, alla fine di tutto ciò? Un paese dove ci si preoccupa di includere nella dichiarazione dei redditi un apposito spazio per i soldi vinti nei casinò col gioco d’azzardo, ma dove se ti devi rompere una gamba, ti conviene farlo in orario d’ufficio. Un paese in cui a pochi regalano premi Nobel e molti non si sanno trovare su un mappamondo.
Un paese che crede nel proprio diritto a difendersi con le armi, casa per casa, strada per strada, O.K. Corrall per O.K. Corrall, al proprio Diritto Costituzionale di possedere un’arma e usarla per respingere un aggressore o un intruso in casa propria, ma che si arrabbia e si offende, quando un Iracheno o un Afghano pensano, certamente per ignoranza e arroganza, di fare lo stesso dall’altra parte del mondo. Giocare sì, ma solo a patto che si possano scrivere da soli le regole del gioco?

Se non avessi il dubbio che anche la scelta di non scegliere sia stata in qualche modo già contemplata e assimilata, sarebbe l’unica cosa sensata da fare. E allora, mi sa che la TV al Plasma la comprerò Toshiba.

1 comment to La falsa illusione delle libertà di scelta (USA in primis)

  • I poveri erano così poveri che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.
    Se la comprarono i ricchi.
    I ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all’ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.
    Per un po’ quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima.
    Allora imbottigliarono la loro sete e andarono a vendersela.
    Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.
    Ancora un po’ i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà.
    Allora presero la loro rabbia la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi.
    I ricchi che nella vita si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po’ di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l’avevano mai provata. Così se la comprarono dai poveri che ce n’avevano tanta.
    I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e l’insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.
    Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d’annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione.
    Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l’orgoglio dell’aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s’era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c’era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.
    Dopo qualche generazione i poveri s’erano venduti tutto.
    I poveri diventarono così poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.
    Se la comprarono i ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.
    Quando i poveri restarono senza niente si armarono.
    E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza.
    Marciarono verso il palazzo.
    Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché senza la rabbia e la fame, senza l’orgoglio e il disgusto, senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
    Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C’era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s’erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera.
    La stapparono, ma non riuscirono a farci niente.
    Perché la libertà da sola non serve.
    Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta. La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi. Liberi di succhiare mentine.

    Ascanio Celestini
    http://www.cubosphera.net/2009/10/21/ascanio-celestini-in-il-razzismo/

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