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	<title>Comments on: La falsa illusione delle libertà di scelta (USA in primis)</title>
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		<title>By: Alino</title>
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		<dc:creator>Alino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 13:45:13 +0000</pubDate>
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		<description>I poveri erano così poveri che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.
Se la comprarono i ricchi.
I ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all&#039;ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.
Per un po&#039; quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima.
Allora imbottigliarono la loro sete e andarono a vendersela.
Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.
Ancora un po&#039; i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà.
Allora presero la loro rabbia la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi.
I ricchi che nella vita si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po&#039; di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l&#039;avevano mai provata. Così se la comprarono dai poveri che ce n&#039;avevano tanta.
I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e l&#039;insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.
Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d&#039;annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione.
Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l&#039;orgoglio dell&#039;aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s&#039;era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c&#039;era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.
Dopo qualche generazione i poveri s&#039;erano venduti tutto.
I poveri diventarono così poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.
Se la comprarono i ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.
Quando i poveri restarono senza niente si armarono.
E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza.
Marciarono verso il palazzo.
Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché senza la rabbia e la fame, senza l&#039;orgoglio e il disgusto, senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C&#039;era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s&#039;erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera.
La stapparono, ma non riuscirono a farci niente.
Perché la libertà da sola non serve.
Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta. La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi. Liberi di succhiare mentine.

Ascanio Celestini
http://www.cubosphera.net/2009/10/21/ascanio-celestini-in-il-razzismo/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I poveri erano così poveri che presero la loro fame, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.<br />
Se la comprarono i ricchi.<br />
I ricchi che nella vita avevano mangiato tutto dal caviale ripieno all&#8217;ossobucodiculodicane allo spiedo e volevano conoscere anche il sapore della fame dei miseri.<br />
Per un po&#8217; quei poveri tirarono avanti, ma poi tornarono a essere poveri come prima.<br />
Allora imbottigliarono la loro sete e andarono a vendersela.<br />
Se la comprarono i ricchi che nella vita avevano bevuto tutto, dal Brunello al Tavernello ma non avevano ancora assaggiato la sete dei miseri.<br />
Ancora un po&#8217; i poveri tirarono avanti, ma poco tempo più tardi tornarono nella povertà.<br />
Allora presero la loro rabbia la misero in bottiglia e andarono a vendersela. Se la comprarono i ricchi.<br />
I ricchi che nella vita si erano sentiti indispettiti, che avevano avuto un po&#8217; di rodimento di culo, ma la rabbia vera non l&#8217;avevano mai provata. Così se la comprarono dai poveri che ce n&#8217;avevano tanta.<br />
I poveri tirarono avanti, ma poi vendettero anche il loro pudore, la loro vergogna, il loro dolore. Imbottigliarono la commozione e l&#8217;insubordinazione, la violenza e il riscatto, la rivolta e la pietà.<br />
Col tempo le cantine dei ricchi si riempirono di bottiglie. Accanto ai grandi vini d&#8217;annata collezionavano la fame dei sanculotti della rivoluzione e la rabbia dei braccianti che occupavano le terre del Meridione.<br />
Tra gli spumanti e gli champagne trovavano posto la pazzia dei pellagrosi nelle campagne o l&#8217;orgoglio dell&#8217;aristocrazia operaia che aveva difeso le fabbriche dai nazisti e s&#8217;era guadagnata i diritti nelle lotte sindacali. Tra novelli e i passiti c&#8217;era il disgusto dei precari e dei senza casa o la determinazione dei Zapatisti che marciarono verso Città del Messico col passamontagna.<br />
Dopo qualche generazione i poveri s&#8217;erano venduti tutto.<br />
I poveri diventarono così poveri che presero la loro povertà, la misero in bottiglia e andarono a vendersela.<br />
Se la comprarono i ricchi che volevano essere così tanto ricchi da possedere anche la miseria dei miseri.<br />
Quando i poveri restarono senza niente si armarono.<br />
E non di coltello e forchetta, ma di pistole e fucili perché la rivoluzione non è un pranzo di gala, la rivoluzione è un atto di violenza.<br />
Marciarono verso il palazzo.<br />
Però quando arrivarono sotto il balcone del podestà si fermarono e rimasero zitti. Perché senza la rabbia e la fame, senza l&#8217;orgoglio e il disgusto, senza cultura e coscienza di classe non si fa la rivoluzione.<br />
Così il podestà scese in cantina, tornò con una bottiglia e la riconsegnò al popolo. C&#8217;era imbottigliata la libertà che avevano conquistato i loro nonni, ma che i padri s&#8217;erano già venduta da un pezzo. Potevano farci un inno o un partito, un circolo o una bandiera.<br />
La stapparono, ma non riuscirono a farci niente.<br />
Perché la libertà da sola non serve.<br />
Allora il podestà si cercò in tasca e trovò una scatola di caramelle alla menta. La consegnò al popolo. E da quel momento i poveri furono liberi. Liberi di succhiare mentine.</p>
<p>Ascanio Celestini<br />
<a href="http://www.cubosphera.net/2009/10/21/ascanio-celestini-in-il-razzismo/" rel="nofollow">http://www.cubosphera.net/2009/10/21/ascanio-celestini-in-il-razzismo/</a></p>
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