giornalisti irresponsabili e criminogeni

E’ fondamentale assumersi la responsabilità delle proprie azioni e parole ed è buona norma tacere quando si sa di non sapere.
I giornalisti e le testate giornalistiche sono professionisti delle parole pubblicate e sono più che consapevoli del fatto che in molti ti leggeranno/ascolteranno.

Ma in Italia le masse si informano frettolosamente e superficialmente, l’informazione fa propaganda e cavalca i sensazionalismi e nessuno più si assume nessuna responsabilità…vale tutto…si può dire e fare impunemente qualsiasi cosa.

Questa miscela è triste e pericolosissima…un paio di esempi recentissimi al volo:

Dicembre 2011
Una ragazzina di Torino ha detto d’esser stata stuprata da due zingari.
Immediata la reazione “stile 1500“!
Ma si scopre poche ore dopo che era tutto falso.
Queste le notizie pubblicate prima: “…siamo sicuri che si sia trattato di due zingari romeni che abitano in una cascina qui vicino. Io li ho visti mentre fuggivano e ho provato a inseguirli, ma senza successo…“.
E queste quelle pubblicate dopo: “…la sedicenne del quartiere Vallette ha ammesso di essersi inventata tutto…“.

Gennaio 2012
Un vigile viene investito ed ucciso da un pirata della strada.
Immediatamente alcuni giornali denunciano i colpevoli: due rom.
Poi invece si scopre che sono un tedesco ed un italiano.
Queste le notizie pubblicate prima: “…fermati a Ventimiglia due rom di etnia sinti che stavano cercando di passare il confine con la Francia. Secondo gli inquirenti, sarebbero loro i responsabili della tragedia…“.
E queste quelle pubblicate dopo: “…di passaporto tedesco il proprietario del Suv mentre è italiano il suo amico e complice abituale…“.

Vorrei che i giornali e giornalisti si assumessero le responsabilità morali, etiche, culturali, legali e penali delle conseguenze tutte di quel che pubblicano.

4 comments to giornalisti irresponsabili e criminogeni

  • A distanza di anni la situazione è ovviamente sempre la stessa:
    Molti giornalisti continuano a farsi responsabili di un crimine (istigazione all’odio alla violenza, al razzismo etc) e continuano ad essere impuniti.
    I criminali vanno puniti!!!
    Ci vuole la CERTEZZA DI PENA
    …tanto per i pirati della strada quanto per gli istigatori alla violenza
    E i criminali sono persone fisiche contraddistinte da un “codice fiscale” unico…non possono essere un “gruppo”
    …prendersela con “i rom” o “i negri” o “i gay” o “i comunisti” equivale a pensare che TUTTI I GIORNALISTI in quanto tali siano criminali criminogeni…

  • Buonisti un cazzo
    Questa mattina i bambini rom della baraccopoli sotto l’ospedale San Filippo Neri, a Roma, non sono andati a scuola: le famiglie avevano paura che venissero picchiati o che qualche genitore impedisse il loro ingresso in classe. In quanto rom.

    Stiamo attenti, state attenti, perché quello che sta succedendo è la proiezione su un’etnia (attenzione: in quanto etnia, cioè con quei tratti e quella lingua) del comportamento criminale di altri membri dell’etnia stessa. Esattamente come se negli Stati Uniti, negli anni Trenta, i bambini figli d’italiani non fossero andati a scuola – in quanto italiani – temendo ritorsioni per una strage compiuta dalla mafia siciliana.

    Stiamo attenti, state attenti, perché la cesura è sottile ma decisiva. Ed è la cesura tra cultura (cioè usi, abitudini diffuse, codici comportamentali che si tramandano in famiglia) e appartenenza etnica, cromosomica, genetica. Il passaggio, ripeto, sembra una sciocchezza ma è dirimente ed è già avvenuto. Non solo nella peggiore destra rancida (Salvini, Libero, il Tempo) ma un po’ anche a sinistra, laddove si identifica come «problema» un’etnia (un’intera etnia!), e non le abitudini comportamentali e subculturali che in quell’etnia si sono tramandate, che ovviamente non hanno nulla di etnico e di genetico, ma sono appunto comportamentali e subculturali: pertanto si possono gradualmente estinguere solo con una contaminazione culturale, non con la criminalizzazione di un’etnia («i Rom sono la feccia della società», onorevole Gianluca Buonanno), né con la identificazione di un’etnia come problema.

    Stiamo attenti, state attenti, perché il superamento più o meno consapevole e ragionato di questa membrana logica – cioè la confusione tra etnia e comportamenti culturali – non è che porta alla spartizione del campo tra leghisti e buonisti, tra legalitari e permissivisti, tra destra e sinistra. Proprio no. Porta, semplicemente, alla guerra interetnica sotto casa. Oggi con gli zingari, domani con altre minoranze. Che non gradiranno l’idea di non poter mandare il bambino a scuola perché qualcuno della loro stessa etnia ha commesso un reato. E si organizzeranno di conseguenza.

    D’altro canto si sa da settant’anni che la rivolta del ghetto di Varsavia è l’unica risposta ragionevole al razzismo. E che ha avuto l’unico difetto di avvenire troppo tardi. Con i razzisti, buonisti un cazzo.

    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/05/29/buonisti-un-cazzo/

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