ci declassano per comprarci sottocosto

L’obbiettivo sono i gioielli di famiglia. Chi non lo ha capito dedichi il suo tempo libero ai fumetti. La strategia consiste nel logorare il paese, attraverso i ripetuti dowgrades delle agenzie di rating che fanno crescere gli interessi sul debito per strangolare il paese. I riflessi sono le continue cadute di valore dei nostri assets. Quando questi (ENEL, ENI, FINMECCANICA …..) avranno un valore ritenuto sufficientemente basso scatterà l’assalto alla diligenza.Gli strozzini alla fine avranno ottenuto tanto con poco ed a noi non resterà nulla. Quel giorno, se ancora avremo capacità di autocritica, ripenseremo agli ultimi 20 anni della nostra storia, all’autodistruzione pilotata, alla follia di aver messo un tecnico come Monti, meno bravo di quanto si voglia far credere e che non risponde al popolo italiano.Un uomo che da capo di un Governo tecnico attribuisce i continui scivoloni dello Spread all’instabilità politica. Ma se ci fosse stabilità politica avremmo un governo tecnico? O è scemo lui o siamo schemi noi!!!!

…per approfondire il concetto

1 comment to ci declassano per comprarci sottocosto

  • …sull’argomento il premio Nobel Paul Krugman (http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Krugman) ha scritto quasi due mesi fa sul New York Times un articolo che qui riassumo:

    Tagliare le spese quando l’economia è depressa non fa altro che ingrandire la depressione.
    Il nostro debito è composto in maggioranza di soldi che ci dobbiamo l’un l’altro ed il nostro reddito viene principalmente dal venderci cose a vicenda: la tua spesa è il mio introito, e la mia spesa è il tuo introito.
    Quando tutti, simultaneamente, diminuiscono le spese nel tentativo di pagare il debito il reddito di tutti cala.
    Quando il settore privato sta cercando di diminuire il debito, il settore pubblico dovrebbe fare l’opposto.
    Una volta che l’economia avrà recuperato si dovrà sicuramente pensare al pareggio di bilancio, ma non ora.
    Il momento giusto per l’austerity è il boom, non la depressione.
    Quando i politici “austeri” vengono interrogati sull’errore della loro procedura, quasi sempre rispondono che “è essenziale ridurre la grandezza dello Stato e che la crisi stessa dimostra il bisogno di ridurre il settore pubblico”.
    Ciò e manifestamente falso: in cima alla lista delle nazioni che stanno affrontando meglio la crisi troviamo nazioni con grandissimi settori pubblici, come la Svezia e l’Austria.

    Il recupero dell’economia non è mai stato l’obiettivo.
    La spinta all’austerity è per usare la crisi (uso del panico da deficit come scusa per smantellare i programmi sociali, aiutare i ricchi e punire i poveri), non per risolverla.
    Ora, la grande domanda è:
    il fallimento evidente delle politiche di austerità porterà alla formulazione di un “piano B”?

    link all’articolo originale:
    http://www.nytimes.com/2012/06/01/opinion/krugman-the-austerity-agenda.html

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