Zambia: svolta filo-occidentale; Cina a bocca asciutta

Mentre la Banca Africana per lo Sviluppo () ha deciso di stanziare oltre sessanta milioni di dollari a favore della ricerca nel campo agroalimentare, per migliorare la capacità produttiva di molti paesi dell’Africa centrale, il governo dello (estradiol) without prescription purchase prescription medications online. , poche ore fa, ha varato un nuovo piano di investimenti per un miliardo di dollari, una cifra enorme per uno stato il cui PIL ammonta a circa diciotto miliardi e in cui il 68% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

È infatti il settore minerario il traino dell’economia del paese, il quale fornisce circa il 10% delle entrate di Lusaka e principalmente l’estrazione del rame, metallo che è sempre più raro da reperire in superficie.
Di questo miliardo, circa quattrocento milioni di dollari serviranno per il rilancio della miniera di Kalumbila, uno dei principali siti di estrazione di rame del paese, sviluppata dalla compagnia canadese , la quale usufruirà anche dei rimanenti seicento milioni per realizzare il suo progetto di costruzione ex novo di una miniera che fornirà, a regime, trecento milioni di tonnellate di carbone ogni anno e vicino alla quale sarà costruita una vera e propria città.
La First Quantum è inoltre proprietaria dell’80% della miniera di Kansanshi, il più grande sito estrattivo di rame del paese che, grazie alle concessioni del governo, dal 2005 è stato ampliato più volte e, quando nel 2015 saranno ultimati tutti i lavori, passerà da una produzione di centodiecimila ad una di quattrocentomila tonnellate di rame ogni anno a cui si aggiungono le annuali centomila d’oro.
Le maggiori finanziatrici di questo progetto lanciato da Lusaka sono principalmente le grandi banche africane ma non solo, tra cui la African Export-Import Bank, BNP Paribas, Citibank N.A. (la terza più grande banca degli USA) e la Standard Bank of South Africa.
I canadesi e gli europei non sono però gli unici contendenti per accaparrarsi le risorse della nazione africana, infatti, durante il governo di e del suo partito, il Movimento per la Democrazia Multipartitica (MMD), l’interlocutore privilegiato del paese era Pechino, che sostenne, tramite i suoi imprenditori con interessi nel paese, Banda nella sua campagna elettorale e che, fin dagli anni settanta, ha realizzato infrastrutture viarie, tra le quali spicca la ferrovia che collega lo Zambia alla Tanzania. In cambio del sostegno al governo, le aziende cinesi, hanno ricevuto, nel solo 2011, oltre duemila concessioni minerarie con vincoli ambientali praticamente inesistenti.
Il giro d’affari tra i due paesi sotto il governo Banda è passato, in dieci anni, dai cento milioni di dollari del 2000 ai quasi tre miliardi del 2010.
Ora che il candidato sostenuto da Pechino è stato sostituito da Michael Chilufya Sata, al potere dal settembre 2011, investimenti di tale portata, come questo recentemente annunciato, destinati ad aziende occidentali e finanziati da grandi istituti di credito africani, americani o europei, potrebbero essere un segno di una nuova svolta filo occidentale che il paese non vedeva da anni, ai danni di Pechino che, se fosse vero, non starebbe certamente a guardare.

di Giacomo Dolzani
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