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	<title>the CULTURE SHARING web site &#187; Pubblicazioni</title>
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		<title>OIL (un fumetto di Pal76)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 08:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darteteca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questo giovane fumettista (Stefano Palma) si è sempre impegnato a diffondere messaggi importanti che riguardano diverse tematiche sociali&#8230;tutto attraverso i suoi incredibili disegni!!
Questa è &#8220;OIL&#8221; la sua drammatica striscia per il concorso &#8220;verticalismi&#8221;.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <a href="http://www.facebook.com/search/?ref=ffs&amp;q=stefano+palma&amp;o=2048&amp;init=ffs&amp;s=30#!/album.php?aid=2012452&amp;id=1062934484" target="_blank">giovane fumettista</a> (<a href="http://www.flickr.com/photos/pal76/2431459906/" target="_blank">Stefano Palma</a>) si è sempre impegnato a diffondere messaggi importanti che riguardano diverse tematiche sociali&#8230;tutto attraverso i suoi incredibili disegni!!<br />
Questa è &#8220;OIL&#8221; la <a href="http://www.verticalismi.it/oil/" target="_blank">sua drammatica striscia</a> per il concorso &#8220;verticalismi&#8221;.</p>
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		<title>Ho Dipinto La Pace (by Tali Sorek)</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/06/06/ho-dipinto-la-pace-by-tali-sorek/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 21:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispiranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, alcuni molto freddi.</p>
<p>Non avevo il rosso per il sangue dei feriti,
non avevo il nero per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco per le mani ed i volti dei morti,
non avevo il giallo per le sabbie ardenti,
non avevo l&#8217;arancio per la gioia della <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/06/06/ho-dipinto-la-pace-by-tali-sorek/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3830" title="Ho Dipinto La Pace" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/06/matitecolorivx5.jpg" alt="Ho Dipinto La Pace" width="543" height="500" />Avevo una scatola di colori<br />
brillanti, decisi, vivi.<br />
Avevo una scatola di colori,<br />
alcuni caldi, alcuni molto freddi.</p>
<p>Non avevo il rosso per il sangue dei feriti,<br />
non avevo il nero per il pianto degli orfani,<br />
non avevo il bianco per le mani ed i volti dei morti,<br />
non avevo il giallo per le sabbie ardenti,<br />
non avevo l&#8217;arancio per la gioia della vita<br />
ed il verde per i germogli ed i nidi,<br />
ed il celeste dei chiari cieli splendenti,<br />
ed il rosa per i sogni e il riposo.</p>
<p>Mi sono seduta e ho dipinto la pace.</p>
<p>Tali Sorek</p>
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		<title>La falsa illusione delle libertà di scelta (USA in primis)</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/06/01/la-falsa-illusione-delle-liberta-di-scelta/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 01:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tank</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Ispiranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>L&#8217;altra sera mi sono ritrovato in mezzo alla piazza, a dover scegliere dove cenare. Le opzioni erano molteplici: Wendy&#8217;s, Eat &#8216;n Park, Burger King, Panera, Boston Beanery, Subway, Hardy&#8217;s e Taco Bells, tutto comodamente a portata di mano nella stessa piazza. Che meravigliosa libertà, quella di cui godiamo: poter scegliere!
Poi improvvisamente ho capito: ci stanno <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/06/01/la-falsa-illusione-delle-liberta-di-scelta/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="il libero arbitrio" src="http://www.thefinancialblogger.com/wp-content/uploads/2008/01/decisions1.jpg" alt="" width="396" height="480" /></p>
<p>L&#8217;altra sera mi sono ritrovato in mezzo alla piazza, a dover scegliere dove cenare. Le opzioni erano molteplici: Wendy&#8217;s, Eat &#8216;n Park, Burger King, Panera, Boston Beanery, Subway, Hardy&#8217;s e Taco Bells, tutto comodamente a portata di mano nella stessa piazza. Che meravigliosa libertà, quella di cui godiamo: poter scegliere!<br />
Poi improvvisamente ho capito: ci stanno facendo scegliere tra opzioni che sono davvero tutte uguali. Il cibo servito è lo stesso, sempre e comunque. Sono le venti bibite diverse nel grande frigorifero, ma se vai a leggere sotto il tappo, sono tutte prodotte e imbottigliate dalla Coca Cola Company. Dove puoi scegliere che motore di ricerca usare, tanto i risultati sono gli stessi.<br />
E la falsa illusione di una libertà apparente, che risulta comoda per tutti. A noi, perché ci permette di crogiolarci in un senso di sicurezza dovuto al blando bilanciamento tra la convinzione di possedere un libero arbitrio totale, e la rassicurante consapevolezza che, in realtà, le nostre scelte non contano davvero nulla e quindi non possiamo fare, e farci, danni.<br />
La filosofia del Libero Mercato, forse in origine qualcosa di davvero buono e ambizioso, si è ormai ridotta a poter scegliere la marca della TV al plasma, fingendo che numeri, specifiche, statistiche e opinioni contino davvero qualcosa, in un mondo dove i pannelli delle TV vengono prodotti in serie da tre soli grandi produttori. E, se anche non fosse, in un mondo in cui abbiamo imparato a considerare questo tipo di scelte un valore da difendere.<br />
Ma a noi viene lasciata la libertà di scelta, questo grande diritto per cui molti hanno combattuto e tanti sono morti, quindi oggi molti saranno pronti a discutere per ore, pur di convincervi che Samsung è realmente meglio di LG. Ed è importante sapere come spendere al meglio i propri risparmi!<br />
Parliamo di sistema costruito su fondamenta di vetro, pronte a crollare o forse già polverizzate, purché sempre più gente inizi a rendersene conto.<br />
Il mondo dove si finge di premiare l&#8217;individualismo ed il pensiero indipendente, ma in realtà lo si fa purché la massa tutta muova nella stessa direzione. Non ci si preoccupa del singolo, se il gruppo va nella direzione voluta. In una tubatura è impossibile controllare il moto di ogni singola particella d&#8217;acqua, ma c&#8217;è la tranquillità che il flusso segua la direzione dettata dalle tubature. Ognuno è libero di intepretare, usare e vedere in questa metafora quello che vuole.<br />
Lo si fa attraverso sistemi raffinati e sofisticati, un attento e intelligente misto di paranoie e fobie collettive, paure mirate, ideali a buon mercato, eroi e storie in cui credere.<br />
Negli ultimi cinquanta anni, gli americani sono stati spaventati prima dalla minaccia dell&#8217;invasione giapponese, poi dal terrore dell&#8217;inverno nucleare sovietico, infine quando sono crollate le loro stesse paure, sono bastati quattro imbecilli e un paio di aerei a far crollare anche le loro certezze.<br />
Il resto l&#8217;hanno fatto politicanti da quattro soldi, accecati dal regalo improvviso che la nuova minaccia del terrorismo globale ha rappresentato e la possibilità di terrorizzare di nuovo le menti con un nemico invisibile, onnipresente ed evanescente.<br />
In uno sforzo successivo, che costa milioni di dollari al giorno, se non forse all&#8217;ora, il crollo delle certezze è stato puntualmente seguito dal collasso di un sistema economico altrettanto fallato. Un paese spende miliardi e miliardi di dollari l&#8217;anno nello sventare una minaccia che in 15 anni ha fatto probabilmente meno morti della diarrea, ma ancora si interroga se un complesso di sanità pubblica efficiente o meno sia affrontabile in termini di spesa, se vada finanziato o meno, oppure troppo costoso per le tasche dei contribuenti. Se non fosse tristemente vero, ci sarebbe quasi da ridere sul paradosso della discussione.<br />
Cosa resta, alla fine di tutto ciò? Un paese dove ci si preoccupa di includere nella dichiarazione dei redditi un apposito spazio per i soldi vinti nei casinò col gioco d&#8217;azzardo, ma dove se ti devi rompere una gamba, ti conviene farlo in orario d&#8217;ufficio. Un paese in cui a pochi regalano premi Nobel e molti non si sanno trovare su un mappamondo.<br />
Un paese che crede nel proprio diritto a difendersi con le armi, casa per casa, strada per strada, O.K. Corrall per O.K. Corrall, al proprio Diritto Costituzionale di possedere un&#8217;arma e usarla per respingere un aggressore o un intruso in casa propria, ma che si arrabbia e si offende, quando un Iracheno o un Afghano pensano, certamente per ignoranza e arroganza, di fare lo stesso dall&#8217;altra parte del mondo. Giocare sì, ma solo a patto che si possano scrivere da soli le regole del gioco?</p>
<p>Se non avessi il dubbio che anche la scelta di non scegliere sia stata in qualche modo già contemplata e assimilata, sarebbe l&#8217;unica cosa sensata da fare. E allora, mi sa che la TV al Plasma la comprerò Toshiba.</p>
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		<title>Pensiero radicale che non mette radici</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 22:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valiente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Ispiranti]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8221; In realtà accade che, anche quando il superamento della contraddizione si fa in termini autentici, e gli oppresi aprono la strada a una nuova realtà liberatrice, gli oppressori di ieri non si riconoscano in via di liberazione. Al contrario, si giudicano oppressi. Per loro, &#8220;formati&#8221; all&#8217;esperienza di oppressori, tutto ciò che non sia il <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/29/pensiero-radicale-che-non-mette-radici/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; In realtà accade che, anche quando il superamento della contraddizione si fa in termini autentici, e gli oppresi aprono la strada a una nuova realtà liberatrice, gli oppressori di ieri non si riconoscano in via di liberazione. Al contrario, si giudicano oppressi. Per loro, &#8220;formati&#8221; all&#8217;esperienza di oppressori, tutto ciò che non sia il loro antico diritto di opprimere significa oppressione diretta contro di loro. Nella loro nuova situazione si sentono oppressi, perchè, se prima potevano mangiare, vestire, comprare scarpe, educarsi, girare il mondo, ascoltare la musica di Beethoven, mentre milioni di altri uomini non mangiavano, non usavano scarpe, non si vestivano, non studiavano e molto meno giravano il mondo e meno ancora potevano ascoltare la musica di Beethoven, qualunque restrizione a tutto questo, in nome del diritto di tutti, sembra loro una profonda violenza fatta al loro diritto di persone. Diritto a essere persone che, nella situazione precedenti, essi non rispettavano in quei milioni di persone che soffrivano e morivano di fame, di dolore, di tristezza, di disperazione.</p>
<p>Per loro, purtroppo. soltanto loro stessi sono persone umane. Gli altri sono quasi delle &#8220;cose&#8221;. Per loro c&#8217;è solo un diritto: il loro diritto a vivere in pace, contro il diritto degli oppressi a sopravvivere; essi non arrivano a riconoscerlo, ma soltanto ad ammetterlo. E tutto questo perchè, in sostanza, è necessario che gli oppressi esistano, affinchè essi possano esistere ed essere &#8220;generosi&#8221;&#8230;  &#8221;</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paulo_Freire" target="_blank">Paulo Freire</a>, educatore brasiliano impegnato nella lotta contro la povertà in Sud America, utilizza parole forti, anche se i termini possono sembrarci esasperati. Parlare di oppressione disturba. Il dato che un ventesimo del mondo sfrutti la restante totalità è a tutti noi noto. Il pensiero che a noi possa o debba toccare rinunciare a qualcosa per creare un equilibrio sostenibile è meno accettato. Me lo chiedo quando compro un gelato.. ma la radicalità della scelta mi si scioglie ogni volta in mano.</p>
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		<title>Rabindranath Tagore: Tu sei Mia</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 21:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri & co]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cercasi uomo che ama così   </p>
<p>Con rovente e delicata poesia&#8230;</p>
Tu sei la nube della sera
che vaghi nel cielo dei miei sogni.
Sempre ti dipingo e ti modello
con i miei desideri d&#8217;amore.
Tu sei mia, soltanto mia,
abitatrice dei miei sogni infiniti!
I tuoi piedi sono rosso-rosati
per la fiamma del mio desiderio,
spigolatrice dei miei canti al tramonto!
Le tue labbra <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/16/rabindranath-tagore-tu-sei-mia/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cercasi uomo che ama così <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  <img class="alignright" src="http://eqz.altervista.org/_altervista_ht/sei_la_mia_rosa_1b.jpg" alt="" /></p>
<p>Con rovente e delicata poesia&#8230;</p>
<address>Tu sei la nube della sera<br />
che vaghi nel cielo dei miei sogni.<br />
Sempre ti dipingo e ti modello<br />
con i miei desideri d&#8217;amore.<br />
Tu sei mia, soltanto mia,<br />
abitatrice dei miei sogni infiniti!<br />
I tuoi piedi sono rosso-rosati<br />
per la fiamma del mio desiderio,<br />
spigolatrice dei miei canti al tramonto!<br />
Le tue labbra sono dolci-amare<br />
del sapore del mio vino di dolore<br />
Tu sei mia, soltanto mia,<br />
abitatrice dei miei sogni tristi e solitari!<br />
Con l&#8217;ombra della mia passione<br />
ho oscurato i tuoi occhi<br />
frequentatrice degli abissi del mio sguardo!<br />
T&#8217;ho presa e ti stringo, amore mio,<br />
nella rete della mia musica.<br />
Tu sei mia, soltanto mia,<br />
abitatrice dei miei sogni immortali!</address>
<address></address>
<address>(<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rabindranath_Tagore" target="_blank">Rabindranath Tagore</a>)</address>
<address></address>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Se il &#8220;green way of thinking&#8221; fosse di un altro colore?</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 10:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelavecchione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Buone Abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[zucchero di canna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Siamo al verde, ammettiamolo.</p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left">Oggi non esiste azienda, grande gruppo, piccola realtà imprenditoriale che non abbia l&#8217;esigenza di colorare la sua immagine di verde.</p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left">La nuova comunicazione passa attraverso il verde in tutti i campi, dalla bio-edilizia, all&#8217;energia alternativa, passando per la mobilità sostenibile. Essere <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/14/se-il-green-way-of-thinking-fosse-di-un-altro-colore/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-3702" title="logo di zucchero di canna" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/ZDC1.JPG" alt="logo di zucchero di canna" width="411" height="64" /> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Siamo al verde, ammettiamolo.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Oggi non esiste azienda, grande gruppo, piccola realtà imprenditoriale che non abbia l&#8217;esigenza di colorare la sua immagine di verde.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">La nuova comunicazione passa attraverso il verde in tutti i campi, dalla bio-edilizia, all&#8217;energia alternativa, passando per la mobilità sostenibile. Essere “green” è il primo biglietto da visita di un&#8217;attività per dire già in un solo semplice colore chi si è e a verso cosa si orienta il proprio business. Questo per soddisfare il bisogno di fare scelte responsabili da parte di un pubblico sempre più attento alle tematiche ambientali che ormai attribuisce a questo colore una serie di valori positivi. Poi esiste chi fa mero green washing usando il verde per auto-referenziarsi senza crederci, per darsi la classica “pittatina” verde senza intraprendere azioni incisive di tutela dell&#8217;ambiente, di rispetto per il territorio in cui vive. Ma questa è un&#8217;altra storia e in una comunicazione sempre più giungla c&#8217;è davvero di chi ne combina di tutti i colori. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Oggi si definisce verde il modo di pensare, di direzionare le proprie scelte di consumo, di esprimere la propria esigenza di ricongiungimento con una natura spesso sfuggente, soprattutto nelle grandi città. Essere green significa essere al passo con i tempi.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Dopo anni di altre supremazie cromatiche in cui il green way of thinking era pressoché assente, o comunque relegato nelle piccole realtà di nicchia e di avanguardia, oggi la tensione costante verso questo colore è forse troppo usata da diventare perfino inflazionata.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Allora ci siamo chiesti: esiste nella comunicazione un&#8217;alternativa valida al verde che richiami gli stessi principi di sostenibilità e attenzione per il pianeta di cui siamo ospiti passeggeri? Se guardiamo la natura ci troviamo di fronte ad una serie infinita di sfumature che non siamo abituati a prendere in considerazione, ma che fanno parte di realtà non intaccate dall&#8217;intervento spesso invasivo dell&#8217;uomo. Possono, quindi, altri colori essere usati per indicare un business compatibile con l&#8217;ambiente, finalmente etico?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Noi abbiamo scelto il colore della terra, quella che ci ospita più di un eco-hotel, che ci sfama più della pubblicità, quella che ci accomuna tutti nel passato dei nostri avi che la lavoravano, prima che arrivassero i broker finanziari. Noi abbiamo scelto il marrone.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Ecco, forse il marrone può rappresentare un&#8217;alternativa al verde per riassumere gli spesso omologati “chi siamo” e “cosa facciamo” usando un tono diverso per dire che amiamo la natura e la rispettiamo.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">E voi con quale colore dipingereste la comunicazione di domani?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small"><em><a href="http://www.zuccherodicanna.eu/blog/" target="_blank">Zucchero di Canna – Creazione e Organizzazione Eventi Etici</a></em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"> </span></p>
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		<title>VALORE di Erri De Luca</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 14:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La mia amichetta Bi mi ha fatto conoscere questa bellissima poesia.</p>
<p>Grazieee!!  </p>
<p>Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/11/valore-di-erri-de-luca/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia amichetta <strong>Bi</strong> mi ha fatto conoscere questa bellissima poesia.<a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/notte-di-stelle.jpg"><img class="size-full wp-image-3669 alignright" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/notte-di-stelle.jpg" alt="notte di stelle" width="400" height="345" /></a></p>
<p>Grazieee!! <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.<br />
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.<br />
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.<br />
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.<br />
Considero valore tutte le ferite.<br />
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.<br />
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.<br />
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.<br />
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.</em></p>
<p><em>Molti di questi valori non ho conosciuto.</em></p>
<p><strong>(da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi, 2002)</strong></p>
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		<title>Ecco perchè una nuova generazione di africani non vuole più che l&#8217;Africa venga aiutata dall&#8217;occidente!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 14:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>africa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il continente africano è sempre stato alla ribalta della cronaca per tutto ciò che riguarda gli aiuti internazionali ( finanziari, alimentari ecc.). Questi aiuti dovrebbero secondo i paesi donatori, far uscire l’Africa dalla fame e dalla miseria. Che generosità da parte dei paesi ricchi !!! La miseria esiste soltanto in africa? Ci sono intere aeree <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/10/ecco-perche-una-nuova-generazione-di-africani-non-vuole-piu-che-lafrica-venga-aiutata-dalloccidente/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il continente africano è sempre stato alla ribalta della cronaca per tutto ciò che riguarda gli aiuti internazionali ( finanziari, alimentari ecc.). Questi aiuti dovrebbero secondo i paesi donatori, far uscire l’Africa dalla fame e dalla miseria. Che generosità da parte dei paesi ricchi !!! La miseria esiste soltanto in africa? Ci sono intere aeree del pianeta dove coabitano povertà e ricchezza, allora perché solo il continente africano sale alla ribalta della cronaca? In realtà, l’Occidente nutre un grande senso di colpa per tutti i disastri che hanno combinato in africa: schiavitù, colonizzazione e guerre civili. Questo spiega il perché cercano ogni volta di “pulirsi” la coscienza con gli aiuti che da secoli, gridano al mondo intero di mandare in Africa. Inoltre, molte associazioni ed organismi non profit guadagnano molto con questo business. Il logo dell’Africa è una marca che da notorietà, visibilità, prestigio ed anche ricchezza a chi pretende di portargli un aiuto. L’hanno capito bene alcune celebrità internazionali come gli attori Georges Cloney, Angelina Jolie, ma anche cantanti come Madonna, Bob Geldolf o Bono del gruppo musicale U2. Questi illustri personaggi e tanti altri, si sentono investiti della divina missione di “salvare l’Africa” con le loro opere di beneficenza. Fa piacere a tutti gli africani vedere tanti interressi per il continente, ma cosa si nasconde in realtà dietro queste azioni? Solo una grande campagna pubblicitaria dei mass media occidentali per dare una bellissima visibilità internazionale a questi “benefattori” che miracolosamente diventano tutti “africani” per la circostanza. Visibilità che si traduce con un riscontro positivo nelle loro varie attività. Le campagne pubblicitarie che annunciano frequentemente questi progetti per liberare l’Africa dalla miseria, dalle malattie e dalla fame, vengono studiate nei minimi dettagli dagli specialisti del Marketing. Fu per esempio il caso dell’organizzazione “Keep a child alive” che sosteneva la lotta contro l’Aids in Africa. Fu il cantante David Bowie a figurare sulle grandi locandine pubblicitarie con lo slogan: “I’AM AFRICAN”, cioè “Io sono africano”. Il volto di David Bowie era dipinto da segni tribali per testimoniare la sua appartenenza al continente. Così, per mesi, molte città europee furono “invase” da queste locandine che invitavano la gente a sostenere, con donazioni, la liberazione dell’Africa dall’Aids. Si parla di salvare l’Africa come se gli africani non facessero niente per il loro continente! Quanti tra voi sanno per esempio che giocatori come Samuele Eto’o dell’Inter di Milano, Didier Drogba del Chelsee e tanti altri giocatori africani fanno beneficenza investendo consistenti somme di denaro per la realizzazione di progetti grandiosi in Africa? Di tutto questo non se ne parla nei media occidentali. Sicuramente pochi tra voi lo sanno! Queste cose non vengono mai pubblicizzate dai mass media perché nessuno ne trae beneficio! È come se la “salvezza” venisse soltanto dall’Occidente e gli africani non facessero niente per il loro continente.. Si parla soltanto delle attività benefiche di Cloney, di Bono e di altri. Sarebbe meglio che attori e cantanti famosi smettessero di sfruttare e strumentalizzare l’Africa per i propri interessi. Farebbero meglio a “salvare” alcune regioni povere dei loro paesi. Possono cantare per gli abitanti terremotati dell’Aquila oppure per la povertà che colpisce il Sud dell’Italia, possono raccogliere fondi per le popolazione povere dell’Irlanda del Nord o alcuni quartieri poveri della città di Liverpool in Inghilterra od ancora per le zone povere dell’ex Germania comunista. Molte sono le città e le regioni occidentali, dove la miseria fa parte del quotidiano. Lì si possono organizzare concerti di musica e dare i ricavi in beneficenza alle popolazioni disagiate !!! Che questi “illusionisti” lascino l’Africa in pace. L’Africa ha bisogno oggi di essere rispettata e trattata con dignità. Quello che gli africani chiedono è, una cooperazione equa. È da più di 50 anni che si parla di aiutare l’Africa con assistenza e donazioni di ogni genere! Questi aiuti sono solo palliativi che non risolvono mai la miseria e la povertà dell’Africa, anzi contribuiscono a rinforzare il potere dittatoriale dei governanti corrotti che trovano in questi aiuti, una risorsa preziosa per rinforzare il loro potere ma anche per controllare e manipolare le popolazioni affamate. Gli aiuti internazionali rendono pigra la popolazione africana, senza volontà di ribellarsi di fronte alla miseria e totalmente dipendente da questi aiuti internazionali. Quello che gli africani chiedono all’occidente è una cooperazione sincera e fatta su base concreta. L’Africa ha per esempio le materie prime, l’occidente la tecnologia. Si può, a partire da qui, fare un scambio equo per l’interesse di entrambe. Si parlerà di sviluppo bilaterale. Questo è per esempio il desiderio che nutre una nuova generazione di africani nata e cresciuta in Africa e che ha studiato nelle migliori Università africane ed occidentali. Ma per arrivare a questa forma di cooperazione, gli africani dovrebbero essere i primi a cambiare e fare autocritica. È inammissibile che un continente dotato di un paesaggio mozzafiato e di materie prime non riesca a decollare economicamente a 50 anni dall’indipendenze di molti paesi africani! È arrivato il tempo che gli africani prendono in mano i loro problemi e non aspettino in ogni summit internazionale, qualche burocrate o politico che soggiornando in lussuosi alberghi decida come far uscire l’Africa dalla miseria!!! Cooperando allo stesso tempo con gli stessi dittatori africani. Molte nazioni africane sono minate oggi dalla corruzione, dal clientelismo, dalla cattiva gestione e personalizzazione del potere da parte del dittatore di turno! Difficile in questo contesto che le cose cambino. Fortunatamente, alcuni paesi hanno saputo fare la transizione dalla dittatura ad una democrazia che ha gia portato i suoi primi frutti con una vera alternativa politica ( senza avere bisogno di Golpe o guerre civili ); su cinquantatre paesi africani indipendenti, sono per ora soltanto quindici i paesi che sono sulla strada giusta. Sono pochi, ma è già qualcosa di molto positiva. Sono nazioni come: Sud Africa, Ghana, Mozambico, Senegal, Mali, Zambia, Benin, Namibia, Botswana, Tanzania, Burundi, Capo Verde, Isole Maurizie, Seychelles, Malawi. Queste nazioni hanno capito che l’istruzione e la sanità sono pilastri elementari ed indispensabili che portano dritto allo sviluppo. Hanno investito ingenti somme di denaro per la costruzioni di grandi scuole ed ospedali. La loro crescita economica supera il 7 % annuo. Crescita che attrae sempre di più investitori e capitali stranieri in questi paesi “New Generation”. Quello che chiedono gli africani, è che le nazioni occidentali lì lascino soli con le loro miserie, senza trarre profitto sulla loro pelle e loro disgrazie. È solo quando gli africani saranno soli con i loro problemi che la popolazione di fronte a tante sofferenze si alzerà come un solo uomo per richiedere un cambiamento radicale. In questo caso, ci saranno purtroppo i morti, ma e da lì, che le cose potranno migliorare per le generazioni future. La storia ci insegna che i grandi cambiamenti sociali e soprattutto politici si sono sempre fatti, purtroppo, con spargimento di sangue!!! Questo sarà forse il prezzo da pagare per la liberazione totale dell’Africa. Vi scrivo con le lacrimi agli occhi, ma è purtroppo la triste realtà. È duro accettare questa situazione. Non è facile cambiare un sistema politico sequestrato da un gruppuscolo di persone ed “infettato” da tutti i mali della cattiva gestione. Il problema dell’Africa non è solo strutturale ma è soprattutto qualcosa di mentale e come tale, il cambiamento si fa, in alcuni casi, solo con una rivoluzione popolare se non c’è nessuna prospettiva pacifica per la transizione democratica! Alcuni paesi hanno capito bene questo e hanno già intrapreso la strada giusta, altri purtroppo no! In quei paesi governati ancora da dittatori, se non ci sarà una prospettiva migliore per il cambiamento, questi subiranno prima o poi un’osmosi geopolitica sull’input dei nuovi paesi democratici africani. Solo in quei paesi non democratici, avverrà la rivoluzione sanguinaria menzionata prima. Rivoluzione pacifica orchestrata e guidata da una nuova generazione di intellettuali africani. Il presente e il futuro dell’Africa appartengono agli africani e nessuno lo farà a loro posto! Dico bene, nessuno!!! Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi.</p>
<p>Copyright © jivis Tegno<br />
Su Facebook: Mi Piace l’Africa ( secondo gruppo) &amp; Informare Per Resistere</p>
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		<title>La forza delle parole e le paure del Cavaliere. Intervista a Saviano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 13:59:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>di Loris Mazzetti, Il Fatto Quotidiano, 18 aprile 2010</p>
<p>Gomorra, il libro di Roberto Saviano, è stato accusato da Silvio Berlusconi di essere “supporto promozionale alle cosche”. Non c’è mai limite all’indecenza, soprattutto quando certe parole escono dalla bocca di una delle massime istituzione del nostro Paese. Non è la prima volta che il presidente del <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/04/26/la-forza-delle-parole-e-le-paure-del-cavaliere-intervista-a-saviano/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di <strong>Loris Mazzetti</strong>, <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a>, 18 aprile 2010</em></p>
<p>Gomorra, il libro di Roberto Saviano, è stato accusato da Silvio Berlusconi di essere “supporto promozionale alle cosche”. Non c’è mai limite all’indecenza, soprattutto quando certe parole escono dalla bocca di una delle massime istituzione del nostro Paese. Non è la prima volta che il presidente del Consiglio si esprime contro chi scrive di criminalità organizzata. La volta scorsa fu a novembre, sempre in occasione del processo del suo amico Marcello Dell’Utri: allora disse che dovevano essere “strozzati” tutti quelli che hanno fatto la “Piovra” e che scrivono libri su Cosa Nostra perché “ci hanno fatto conoscere nel mondo per la mafia”. Il giorno in cui il pm chiede per Dell’Utri una condanna a undici anni per concorso esterno in associazione mafiosa, il premier se la prende con un grande scrittore che da quattro anni vive sotto scorta. Roberto Saviano ha un’unica responsabilità: quello di aver illuminato i fatti, di aver fatto conoscere all’Italia e al mondo i casalesi, di aver acceso la luce sulla camorra. Sono convinto che tanti magistrati, soprattutto quelli che stanno in prima linea, la pensano diversamente da Berlusconi, perché quella luce serve anche a loro. Ha scritto Giuseppe Fava: “Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo”. Conosco Saviano da anni. E’ forte. Ha la capacità di usare la parola come un’arma in grado di combattere la criminalità organizzata, non credo di averla riscontrata in nessun altro scrittore o giornalista. Questo ha portato Roberto Saviano ad essere considerato un uomo a rischio della propria vita, condannato dai Casalesi, dai camorristi dello stesso paese dove lui è nato e vissuto fino agli anni del liceo, è anche la sua forza e la sua grande difesa. Per la stragrande maggioranza delle persone lui è il nuovo eroe, è il moderno Lancillotto, il cavaliere della Tavola Rotonda della giustizia e dell’onore che combatte contro gli usurpatori e i tiranni a difesa del popolo oppresso dalla camorra; per altri invece è quello che ha infangato la sua terra e che non doveva raccontare quella criminalità. L’accusa di fare cattiva pubblicità all’Italia è infamante non solo per Saviano ma per tutti quei giovani che continuano a vivere nei luoghi della camorra e a lottare quotidianamente nella terra con più morti ammazzati d’Europa e come ha scritto Saviano: “Nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale.” L’intervista che segue è tratta dal nostro incontro in occasione della scrittura de La macchina delle bugie.</p>
<p><strong>Roberto ho la sensazione che la tua sia diventata una missione.<br />
</strong>Forse sì. Io ritengo la responsabilità della parola quasi sacra. So bene che uno scrittore non dovrebbe prendersi troppo sul serio, ma a me sono accadute cose che non mi permettono questo distacco. Mi sono reso conto che la parola che sono riuscito a usare, una volta superata una certa linea d’ombra, una volta uscita dagli ambiti soliti degli addetti ai lavori, ha ottenuto un effetto impensabile, quasi miracoloso: è diventata strumento per altre persone per conoscere la realtà della camorra o per farla conoscere. La mia parola ha consentito ad altri di tirare fuori la voce.</p>
<p><strong>Lo hai detto anche nell’intervista che ti fece Enzo Biagi che è stata la rabbia che ti ha spinto a scrivere Gomorra, cito testualmente: “Era tanta la rabbia da far stringere i pugni persino quando scrivevi…”.<br />
</strong>Sì. Può sembrare questa un’immagine romantica, ma in realtà è proprio così. Mi trovai con un mio vecchio amico e ci dicemmo che la rabbia era così tanta che bisognava scrivere sulla tastiera del computer con le nocche. Lo giuro, l’immagine mi era venuta in mente dopo aver seguito la faida di Scampia, ero stato sul luogo dell’omicidio di Attilio Romanò, era gennaio 2005, e questo ragazzo innocente era stato freddato nel negozio dove lavorava, il corpo crivellato di colpi e sangue dappertutto. Quanto tornai a casa cominciai a battere sulla tastiera solo con la mano destra, mentre la sinistra, senza accorgermene, era chiusa a pugno, sino quasi a farmi male. Questo mi colpì. Non solo ero disgustato dall’omicidio, ero anche terribilmente arrabbiato perché per i media nazionali quella vittima apparteneva ai soldati di camorra: morire in una certa terra significava essere colpevoli in partenza. La rabbia è vera, nasce dentro di me. È stato sicuramente il primo motore che mi ha portato a scrivere.</p>
<p><strong>Sei considerato uno dei più grandi esperti di camorra, tieni conferenze anche agli addetti al lavoro, nel tuo intimo esiste una ricetta su cosa bisognerebbe fare?<br />
</strong>Veramente non so dove iniziare. Sicuramente so che dal momento in cui blindi i subappalti, l’attenzione nazionale diventa costante, permetti ai giudici di lavorare in maniera concreta, smetti di dare strumenti soltanto per la repressione, quei poteri criminali cominciano a inciampare, a cadere, a sentirsi stretti, ad avere il fiato sul collo. Faccio un esempio: il voto di scambio è fondamentale. Il problema non è arrestare chi lo compra con 50 euro, quello non si farà prendere mai. Non si dovrebbe far sentire il voto così inutile perché, chi lo vende per 50 euro, lo considera una cosa priva di valore. Pensa che chiunque venga eletto, farà soltanto i propri affari o gli affari di chi lo vuole mettere lì, tanto vale guadagnare un cellulare, 50 euro, una bolletta pagata. Bisogna partire da questo, invece di reprimere o arrestare chi accetta i 50 euro. A questa persona bisognerebbe fargli capire con azioni concrete che tutto sta cambiando, e che non è solo retorica quando si diceva che “il principio primo della democrazia è la partecipazione”. Oggi è esattamente il contrario: che governi la destra o la sinistra, secondo la percezione dominante tanto è la stessa cosa, tutti sono ladri, pensano solo al proprio tornaconto.</p>
<p><strong>In certe zone dell’Italia bisognerebbe mantenere i fari accesi, bisognerebbe illuminare quelle terre. La criminalità organizzata ha bisogno invece di silenzio per poter fare i propri affari. Credo che una grande responsabilità ce l’abbiano i mezzi d’informazione, in particolare la televisione, che per illuminare fa ben poco. Non pensi che questo dipenda anche dal fatto che la mafia sta all’interno dell’economia e quindi riesce in qualche modo a controllare tutto?<br />
</strong>Sì. Alla fine tutti i media si accorgono delle mafie esclusivamente quando ci sono gravi attentati, molti morti, due giorni in prima pagina poi il silenzio. È veramente assurdo. Le mafie in Italia hanno ucciso 10 mila persone, una cifra maggiore dei morti della striscia di Gaza. La guerra tra palestinesi e israeliani da vent’anni apre i telegiornali di tutto il mondo. Le mafie hanno ucciso più di qualsiasi organizzazione terroristica. Da noi il terrorismo, durante gli anni di piombo, ha fatto 600 morti, quanti in due anni a Napoli. Questi dati ci fanno capire la disattenzione, la miopia che c’è stata da parte dell’informazione televisiva su un fenomeno che già di per sé non è locale e che ha tutte le premesse per essere un problema e uno scandalo internazionale. Perché non si è parlato delle mafie per quello che sono? Io mi sono dato delle risposte. Non c’è assolutamente censura, c’è indifferenza, sono fatti considerati locali, per le persone che vivono al Nord sono avvenimenti lontani, mentre al Sud non si comprano i giornali nazionali. La televisione non racconta le vere storie di mafia e quando le racconta lo fa in maniera folkloristica.</p>
<p><strong>C’è una frase di Dalla Chiesa che mi ha sempre colpito: “Lo Stato dia come diritto ciò che le mafie danno come favore”.<br />
</strong>È una frase fondamentale, perché è la prima cosa che le mafie fanno, oggi anche ad altissimo livello e non solo con i disperati dei quartieri disagiati. Il racket è una fornitura di servizi ineccepibile, pagarlo in molte realtà significa che i camion ti arrivano puntuali, che le banche ti aiutano. Le mafie diventano il garante per far avere prestiti alle imprese, che non ci siano furti nei cantieri. Pagare l’estorsione significa comprare un pacchetto di servizi. La frase del generale Dalla Chiesa oggi ha più valore di quando l’ha pronunciata, ed è fondamentale per capire che cosa sono le organizzazioni criminali, che spesso si sostituiscono all’inefficienza della burocrazia dello Stato, grazie ai contatti con i comuni, ai loro uomini nei municipi, tra i vigili urbani. Questa loro tecnica l’hanno portata anche nell’Est Europa, diventando il passepartout anche per le imprese sane, come è avvenuto in Macedonia, in Ungheria, in Albania.</p>
<p><strong>Di cosa hanno bisogno i giovani delle tue terre, delle terre di camorra, mafia, ’ndrangheta?<br />
</strong>Due cose: la prima, che sento molto mia, di non essere costretti ad emigrare. L’emigrazione deve essere una scelta, una possibilità per specializzarsi, per migliorarsi, non una necessità, una costrizione. Spesso in queste terre restano quelli che non hanno avuto le qualità per emigrare. O quelli che lo pensano di se stessi. Non deve più essere così. Dal Sud ogni anno emigra la quasi totalità di laurea-ti. La seconda, di poter vivere in una realtà in cui il proprio talento sia spendibile, basta ascoltare qualsiasi ragazzo, che sia chimico o carpentiere, che lavori a Londra o ad Oxford o a Ferrara, che è stato scelto perché bravo, che ha avuto l’occasione di poter mostrare quello che vale. Nel Sud, invece, il talento non basta, deve sempre esserci la protezione, la mediazione, bisogna accontentarsi e poi implorare, il lavoro diventa un privilegio che ti è stato dato, e in cambio devi tacere e accettare quello che ti viene detto. Il lavoro deve essere un diritto e non un privilegio e se quel giovane decide di rimanere al Sud non deve sentirsi uno sconfitto, un fallito.</p>
<p><strong>Hai mai pensato di andare via, di andare all’estero?<br />
</strong>Sì. L’ho pensato tantissime volte. Non l’ho fatto finora perché mi sembrava un tradimento. Diceva Paolo Borsellino: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio. O si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img title="Roberto Saviano" src="http://dambra.files.wordpress.com/2008/09/saviano_roberto.jpg" alt="Roberto Saviano" width="600" height="449" /><p class="wp-caption-text">Roberto Saviano</p></div>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 692px"><img title="Silvio Berlusconi" src="http://www.fronteras.org/wp-content/uploads/2009/05/silvio-berlusconi_0.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="682" height="400" /><p class="wp-caption-text">Silvio Berlusconi</p></div>
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		<title>EMILY BRONTË: un’insana pessimista?</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 18:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Io sono l&#8217;unica il cui destino
lingua non indaga, occhio non piange;
non ho mai causato un cupo pensiero,
né un sorriso di gioia, da quando sono nata.</p>
<p>Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita,
dopo diciott&#8217;anni ancora così solitaria
come nel giorno della mia nascita.</p>
<p>E vi furono tempi che non posso nascondere,
tempi in cui tutto ciò <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/04/11/emily-bronte-un%e2%80%99insana-pessimista/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/04/353.jpg"></a><a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/04/N00460_9.jpg"><img class="size-full wp-image-3360 alignright" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/04/N00460_9.jpg" alt="N00460_9" width="536" height="365" /></a>Io sono l&#8217;unica il cui destino<br />
lingua non indaga, occhio non piange;<br />
non ho mai causato un cupo pensiero,<br />
né un sorriso di gioia, da quando sono nata.</em></p>
<p><em>Tra piaceri segreti e lacrime segrete,<br />
questa mutevole vita mi è sfuggita,<br />
dopo diciott&#8217;anni ancora così solitaria<br />
come nel giorno della mia nascita.</em></p>
<p><em>E vi furono tempi che non posso nascondere,<br />
tempi in cui tutto ciò era terribile,<br />
quando la mia triste anima perse il suo orgoglio<br />
e desiderò qualcuno che l&#8217;amasse.</em></p>
<p><em>Ma ciò apparteneva ai primi ardori<br />
di sentimenti poi repressi dal dolore;<br />
e sono morti da così lungo tempo<br />
che stento a credere siano mai esistiti.</em></p>
<p><em>Era già amaro pensare che l&#8217;umanità<br />
fosse insincera, sterile, servile;<br />
ma peggio fu fidarmi della mia mente<br />
e tr<a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/04/35.jpg"></a>ovarvi la stessa corruzione</em>.</p>
<p style="text-align: right"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: xx-small"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/William_Turner">Joseph Mallord William Turner,</a> (Londra, 23 aprile 1775 &#8211; Chelsea, 19 dicembre, 1851)</span></p>
<p style="text-align: right"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;font-size: xx-small">&#8220;Buttermere Lake, with Part of Cromackwater, Cumberland, a Shower&#8221; &#8211; the Tate Gallery</span></p>
<p style="text-align: right"> </p>
<p><a href="http://www.letteraturaalfemminile.it/articoloaprile.htm">Emily Jane Brontë </a>(Thornton, 30 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848), fu scrittrice e poetessa inglese in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Letteratura_vittoriana">epoca vittoriana</a>. Famosa per il suo romanzo &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cime_tempestose_(romanzo)">Cime Tempestose</a>&#8221; (criticato come immorale ai suoi tempi, considerato a posteriori uno dei pochi veri classici della letteratura inglese), pochi la conoscono invece per le sue poesie.</p>
<p>La poesia sopra, in particolar modo, mi ha colpito per la lettura interiore psicologica.</p>
<p>Tanto autentica, quanto, nell&#8217;autenticità dei sentimenti, spietata: è più facile, difatti, vivere auto ingannandosi che essere così franchi con se stessi.</p>
<p>Si sa che in linea di massima sono gli ottimisti, coloro che vivono più felicemente, perfino degli stessi realisti. Ottenendo, in taluni campi, risultati migliori.</p>
<p>Ma la sensibilità spesso va a braccetto con la sofferenza e talvolta l’una rafforzando l’altra. Gli artisti non sono famosi per essere degli ottimisti o delle persone che vivono con equilibrio. A volte profondi depressi (Leopardi) o al confine con la follia (Van Gogh).</p>
<p>Tuttavia, se le loro opere sono il risultato, non è sempre solo un male essere realisti o addirittura pessimisti. Non è tutto solo un male a volte nemmeno essere folli, anche se non conviene, se si potesse scegliere, esserlo.</p>
<p>Dipende cosa s’intende per bene e per male. Non tutto ciò per cui sentiamo male fa veramente male, e non tutto ciò per cui sentiamo bene fa veramente bene. Il male e il bene spesso si confondono e si fanno l’occhiolino a vicenda. Spesso c’è anche un sottile piacere nel sentire male: nella tristezza ci permettiamo cose che in altri momenti non ci permetteremmo, nella paura cogliamo il gusto della sfida, nella rabbia tiriamo fuori la grinta. Emozioni tanto importanti da sentire che, alle volte, se stiamo troppo bene, andiamo alla ricerca di qualcosa che ci faccia un po’ male.</p>
<p>La poesia di Emily, inoltre, mi ha colpito per il rigore morale e la drammatica malinconia dei versi, che sembrano appartenere ad una persona che fa il conto della sua vita alla fine di tanti anni vissuti e non ad un’ancor giovane donna.</p>
<p>Del resto quando si legge la sua biografia ci si meraviglia meno di quanto ella va scrivendo.</p>
<p>&#8220;La salute di Emily andò via, via indebolendosi, a causa delle malsane condizioni di vita del tempo. Morì di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tubercolosi">tubercolosi </a>a soli trent&#8217;anni, dopo essersi ammalata in occasione del funerale del fratello, morto di delirium tremens nel setttembre dello stesso anno. Il modo, in cui Emily affrontò la malattia, contribuì non poco a consolidarne il mito: Charlotte nelle sue lettere scrisse che la sorella non solo rifiutava medicine e medici, ma si ostinava a voler svolgere tutte le mansioni domestiche, delle quali si era sempre occupata, impedendo a chiunque di darle il benché minimo aiuto, nonostante a volte le mancasse il fiato persino per parlare. Mormorò di essere pronta a vedere un dottore soltanto la mattina di quel 19 dicembre che la vide morire, ridotta a poco più di uno scheletro, assistita dalle due sorelle, fra cui, appunto, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charlotte_Bront%C3%AB">Charlotte Brontë</a>, a sua volta famosa per il romanzo &#8220;<a href="http://">Jane Eyre</a>&#8220;.</p>
<p>Bellissima anche la poesia d’amore sottostante.</p>
<p align="center"><em>Verrò quando sarai più triste,<br />
steso nell&#8217;ombra che sale alla tua stanza;<br />
quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,<br />
e il sorriso di gioia è ormai bandito<br />
dalla malinconia pungente della notte.</em></p>
<p align="center"><em> </em><em>Verrò quando la verità del cuore<br />
dominerà intera, non obliqua,<br />
ed il mio influsso su di te stendendosi,<br />
farà acuta la pena, freddo il piacere,<br />
e la tua anima porterà lontano.</em></p>
<p align="center"><em> </em><em>Ascolta, è proprio l&#8217;ora,<br />
l&#8217;ora tremenda per te:<br />
non senti rullarti nell&#8217;anima<br />
uno scroscio di strane emozioni,<br />
messaggere di un comando più austero,<br />
araldi di me?</em></p>
<p>Questa poesia mi colpisce sempre per il suo acume e la sua sensibilità psicologica.</p>
<p>Spesso siamo più in contatto con noi stessi, non nei periodi più felici, ma in quelli più dolorosi. E così, spesso, il desiderio di vicinanza emotiva con l&#8217;altro si raggiunge profondamente, non nei momenti di tripudio e dalle tante distrazioni esterne, ma in quei momenti in cui, soli con noi stessi, sentiamo la tristezza e gli altri sentimenti dolorosi che ci assalgono.</p>
<p>Ma tutti (specie quelli che sentono di soffrire tanto, come la nostra Emily) abbiamo poi bisogno di leggerezza, di evasione, che sembrano possibili, alle volte, solo abbandonandosi alla fantasia.</p>
<p>Ed ecco, il motivo d’ispirazione, a mio parere, della commovente poesia sottostante (considerando anche la bella anima di Emily, divorata poi nel suo corpo da una malattia allora incurabile).</p>
<p style="text-align: center"><em>Più felice sono quando più lontana<br />
porto la mia anima dalla sua dimora d&#8217;argilla,<br />
in una notte di vento quando la luna brilla<br />
e l&#8217;occhio vaga attraverso mondi di luce<br />
</em></p>
<p style="text-align: center"><em>Quando mi annullo e niente mi è accanto<br />
né terra, né mare, né cieli tersi<br />
e sono tutta spirito, ampiamente errando<br />
attraverso infinite immensità.</em></p>
<p>Non so, se esiste una vita ultraterrena, sono sicura solo che lo spirito di Emily ha vagato e continua a vagare nella sua preziosa e carica leggerezza nei cuori di chi si è commosso e ancor si commuove per i suoi versi, per quanto spesso gravidi di profonda tristezza e intensa disperazione.</p>
<p>Nella non certezza del tutto, fra pessimismo, realismo e ottimismo, se si ha abilità di capire se stessi, c’è spazio per tutti per indirizzare la propria personalità e trovare il proprio campo di espressione.</p>
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