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Luca Bitta32 (nato comico)

Un ragazzo (1988) con un sogno ed un “dono”: la satira!
…fa ridere…intelligentemente…semplicemente…
Sono sincero…provare per credere:

…sì certo…è acerbo e ancora molto ispirato ad altri (Celestini in primis alle mie orecchie)
ma secondo me ha talento da vendere e, considerata l’età, brilla forte nello scenario perfettamente mediocre che ci circonda.

L’ho contattato per complimentarmi e invitarlo a scrivere lui queste due righe ed ho scoperto un ragazzo semplice e modesto:
“Purtroppo per quanto sia indispensabile buttare dentro, la cosa più difficile resta sempre “ripulirsi”. Imparare a sfrondare. Quindi se avessi la sensazione e sapessi come evitare di sembrare “sborone” lo farei di corsa. Ma credo s’impari negli anni.
Realisticamente non avrei niente da dire in una biografia.
In ogni caso mi fa piacere il tuo interessamento, non perdiamoci di vista.
Ciao, buona giornata”
…così mi ha risposto…

e allora…Luca…un grande in bocca al lupo…di Cuore

Roberto “Ciko” Mauri

Roberto “Ciko” Mauri, ha 38 anni e dal conseguimento del diploma alla scuola per infermieri, lavoro a fronte; ha inizio con la Bosnia e la guerra nell’ex Jugoslavia.
E’ poi passato con Medici Senza Frontiere in Africa, è ritornato Jugoslavia e poi a San Pietroburgo, dove si è occupato di un ambulatorio per senza fissa dimora.
Da quando è stato in un orfanotrofio in Rwanda durante il sanguinoso conflitto tra Hutu e Tutsi, si dedica ai problemi dei minori abbandonati.
Nel 2000 era a Manila (Filippine), dove continuava a prendersi cura dei bambini di strada.
Sulla scia di queste esperienze ha avviato un progetto come Organizzazione Non Governativa dedicata ai minori a rischio.

Ha scritto il libro magnifico “Luna Park Rwanda” che ci regala una drammatica fotografia del Rwanda alla fine degli anni novanta.

Rosamond Carr: la signora che ha cambiato il mondo

Raccontare della stupenda signora Carr non oso perché non saprei di cosa parlo.
Mi “limito” a riportare il capitoletto che la riguarda tratto dal magnifico “Luna Park Rwanda” di “Ciko”
(NB: il libro da cui è tratto questo articolo è stato pubblicato nel 2000 e la signora Carr è morta, 94enne, nel 2006):

La signora che ha cambiato il mondo
9 maggio 1998

C’è una casa, in riva al lago, che un po’ cadente ma che ha un giardino squisitamente curato e fiorito.
A volte, percorrendo la strada che passa accanto la proprietà, si può vedere una signora anziana che accanto a due giardinieri recide fiori, raccoglie foglie secche, estirpa erbacce.
La vecchia signora si chiama Rosamond Carr, ma per tutti in Rwanda lei è semplicemente Madame Carr, l’americana.
E’ una donna di un’energia e una gentilezza formidabili, una donna che sola contro tutti, nel suo piccolo, ha cambiato il mondo.
Arrivò in Rwanda nel 1955, lasciandosi alle spalle degli Stati Uniti d’America e mille comodità.
Scelse il Rwanda perché qui i fiori sbocciano tutto l’anno senza rispettare i ritmi delle stagioni…
Andò in Africa dicendosi che in ogni caso sarebbe riuscita a superare le difficoltà vendendo i propri fiori, se fosse stato necessario, e per un certo periodo lo fece. Andava al mercato con i suoi meravigliosi mazzi di fiori colorati, percorreva la strada accanto alle donne che scendevano in città per vendere patate e manioca. Era strano per loro, abituate al commercio di beni necessari per la sopravvivenza, immaginare che questa piccola americana vendesse dei fiori, più di una volta le chiesero…” ma lei, i fiori, li mangia?”

Nel 1994 nella patria di gorilla, incominciò il sanguinoso gioco che condusse al massacro di milioni di persone e che costringe Madame Carr ad emigrare verso il Nord America.
“Rimasi negli Stati Uniti fino alla fine dell’estate – racconta la donna con gli occhi ancora lucidi – aspettando che le cose si calmasse un po’. Non facevo che guardare la televisione. Corpi morti, bambini abbandonati e raccolti in approssimativi centri d’accoglienza e soccorso a soli 15 km da casa mia. Quella che vedevo nella televisione era la mia terra, la mia gente…”
Madame Carr non ha mai avuto figli, ma ne desiderava addirittura sei. Le immagini rwandesi, in cui bambini orfani, ferite ed abbandonati erano una costante, la spinsero a cambiare vita.
Nel 1994 il suo viso era già coperto di rughe, di una saggezza di una semplicità che solo il tempo insegnano ad avere.
Tornò a Gisenyi e rintracciò i suoi domestici, i suoi giardinieri, i suoi collaboratori che nel frattempo si erano rifugiati in quello che allora si chiamava Zaire. Comunicò loro che avrebbe voluto prendersi cura degli orfani e che le serviva il loro aiuto.
Oggi Madame Carr è la “mamma” di 93 bambini. Dopo essere stata sfrattata da una parrocchia cattolica che al posto del suo orfanotrofio ha preferito una scuola professionale, a pagamento, Madame Carr si è trasferita in un altro stabile nei pressi dell’aeroporto dove continua, con la sua solita tenacia, il delicato lavoro di sempre.
“Ai bambini – racconta con un sorriso luminoso – serve soprattutto amore, e noi tutti siamo chiamati a darne…”
Il piccolo miracolo di Madame Carr funziona quasi senza personale. 13 donne ed un amministratore lavorano per lei. Gli stipendi che riesce a pagare sono dignitosi ma modesti, e d’altra parte nel suo staff nessuno chiede di più, lo sanno tutti che lei non economizza su niente, ogni dollaro in più e per i bambini.
Nell’aria fredda di questa mattina, i vulcani di Goma sono alti e fieri come mai.
Spinte dal bisogno, le stesse donne che anni fa ridevano dei fiori della piccola americana, percorrono ancora con le loro patate la strada che conduce al mercato.
Madame Carr è nel suo giardino, con lei c’è Dominique, un bambino di sette anni che qualcuno ha accompagnato da lei questa mattina. Sulla maglietta che gli è stata regalata dopo averlo lavato e nutrito c’è scritto “uomo senza frontiere”, ma lui è solo un bambino, un bambino malnutrito, un bambino condannato dal Rwanda. Gli orfanotrofi statali lo hanno rifiutato, un’organizzazione internazionale lo ha tolto dalla strada e lo ha presentato a Madame Carr. La piccola americana che ama fiori e bambini lo ha invece semplicemente abbracciato.
Dominique è oggi il novantatreesimo bambino dell’orfanotrofio di Madame Carr.
“La famiglia aumenta di giorno in giorno, e finché c’è spazio, finché c’è modo, io non me la sento di dire no”.
Lasciamo Madame Carr ai suoi bambini e al suo giardino, allontanandoci un po’ imbarazzati dentro ad una grande Toyota bianca.
Ci sentiamo un po’ ridicoli in questo momento, noi pieni delle nostre certezze occidentali, ma completamente legati, profondamente impotenti… eppure non è difficile cambiare il mondo… Lei, ricca solo dei suoi fiori e di un amore che non si può imparare ad avere, con tutta modestia e con estrema tenacia, lo ha cambiato, e lo cambia ogni giorno.
Quella di Madame Carr sembra una bella favola, ma è la realtà.
E la verità, come spesso accade, costa più di quanto sembri.
L’orfanotrofio della piccola americana dalle energie di un vulcano, è sostenuto dal Programma Alimentare Mondiale, che fornisce il cibo, e da offerte spontanee per l’affitto dell’immobile, le spese di funzionamento, di manutenzione ecc.
Nonostante i disordini dell’estate 1998, in seguito ai quali la Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dichiarò guerra al Rwanda, e nonostante l’ambasciata americana ed alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali la spinsero ad evacuare per porre in salvo la propria esistenza, la piccola americana non ha più accettato di andarsene da quella che considera la sua terra.
Nonostante i consigli, le minacce e la paura lei è rimasta con i suoi bambini dimostrando che la presenza a volte vale più di qualunque altra cosa.
Madame Carr non chiede nulla, la sua dignità è troppo grande per domandare denaro, ma noi sappiamo che è una donna onesta e che per gestire una casa che ospita quasi 100 orfani servono quattrini. Noi le crediamo.
Se qualcun altro ha fiducia in lei e se la sente di dare una mano, siamo certi che il mondo continuerà a cambiare.

Banque de Kigali, bureau de Gisenyi
c/c 040-602826-70
intestato a “M. Rosemunde Carr – Orphelinat IMBABAZI Gisenyi”

Per scriverle: M. Carr, BP 98, Gisenyi – Rwanda

Rosamunda ha anche pubblicato nel 1999 un libro: “Land of a Thousand Hills: my Life in Rwanda

Severn Suzuki

Severn Suzuki è una attivista Canadese, nel 1992 a 12 anni, tenne un discorso durante il Vertice della Terra a Rio de Janeiro per sensibilizzare i “potenti” sui problemi ambientali. L’anno dopo fu insignita dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente del Global 500 Roll of  Honour, niente male per una “bambina”, forse un po’ pilotata ma comunque notevole.

Giorgio Bettinelli

Giorgio Bettinelli…un vero italiano vero cittadino del mondo.
A cavallo della Vespa ha fatto 2 volte il giro del mondo!…sul serio!
Chilometro dopo chilometro ha scritto quattro magnifici libri di viaggio…tutti da leggere:
1997) Da Roma a Saigon
2002) Brum brum
2005) Rhapsody in black
2008) La Cina in Vespa

Qui di seguito il suo “curriculum” di viaggiatore. Dal suo ultimo libro:

Nel maggio del 1992, a Bali, mi viene regalata una vecchissima Vespa, e da quel giorno la mia vita, che ormai programmavo tranquilla e stanziale in quel villaggio sulla costa est dell’isola, è cambiata dal giorno alla notte, ha subito uno scossone violento di quelli che portò può dare soltanto una storia d’amore o una supervincita al Totocalcio o un’improvvisa follia…
Da allora, dopo un breve apprendistato scooteristi tra Giava e Sumatra e
1) un viaggio dall’Italia al Vietnam (24.000 km in sette mesi),
2) c’è stato un secondo raid in Vespa, dall’Alaska alla Terra del Fuoco (36.000 km in nove mesi);
3) poi un terzo da Melbourne a Città del Capo (52.000 km in un anno esatto);
4) e poi ancora un quarto viaggio dalla Terra del Fuoco alla Tasmania via terra (144.000 km in tre anni e otto mesi no-stop).
E così i chilometri complessivi macinati dalle mie Vespa (a volte con lentezza esasperante, a volte con velocità da crociera e poche altre a tutto gas), sono diventati 256.000 tondi tondi.
In 134 nazioni diverse, alcune delle quali attraversate tre volte in tre rispettivi viaggi, come Iran, Pakistan, India e Thailandia.
Più di sei volte la circonferenza dell’equatore e due volte tutti i continenti, con la sola esclusione dell’Antartide.

Tristemente Giorgio è morto a fine 2008 in Cina in circostanze poco chiare (non viaggiando!).
Stava scrivendo del Tibet…Nazione talmente unica da meritare un libro intero.

Don Ciotti

A Milano in 20 marzo 2010, 150.000 persone tra cui tantissimi ragazzi e scuole hanno sfilato con Libera per manifestare contro la mafia. Nata dall’idea e dal lavoro di Don Ciotti,  Libera raccoglie una serie di gruppi che in tutta Italia si impegnano a contrastare con fatti e informazione la presenza della mafia e il velo di silenzio che ne copre le attività. Davanti al Duomo di Milano, dopo aver letto per più di un’ora l’elenco delle vittime di mafia insieme ai familiari, alle forze dell’ordine e ai rappresentanti delle istituzioni,  Don Ciotti ha parlato con passione di “memoria e impegno”. In una società tesa tra libertà di stampa, internet e l’ eccesso di televisioni e palchetti da cui ognuno può parlare senza assumere la responsabilità di ciò che va dicendo, le parole di un uomo con dei valori davanti a una piazza stracolma suonano forse come antiquate, ma proprio per questo diverse, credibili.

Per conoscere meglio Don Ciotti qui di seguito una bella intervista in cui racconta la sua vita e il suo impegno…

Home (docu by Yann Arthus-Bertrand)

Il fotografo di fama intercontinentale Yann Arthus-Bertrand è regista e co-autore di questo strepitoso documentario: Home
il trailer originale:

il film integrale, originale ed in italiano:

Qui il link alla scheda IMDb del film.
Qui il link al sito ufficiale di Bertrand.
Qui i links alla scheda wiki e la scheda IMDb di Bertrand.

Alda Merini

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa e scrittrice italiana.
Nata in una famiglia di condizioni modeste, minore di tre fratelli, che la scrittrice fa comparire, sia pure con un certo distacco, nella sua poesia.
Alda Merini frequenta da ragazza le scuole professionali e cerca, senza riuscirci per non aver superato la prova di italiano, di essere ammessa al Liceo Manzoni.
Nello stesso periodo, si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato.
Esordisce come autrice giovanissima, a soli quindici anni, sotto la guida di Giacinto Spagnoletti che scoprì il suo talento artistico.
Nel 1947, Merini incontra “le prime ombre della sua mente” e viene internata per un mese nella clinica Villa Turro.
Nel periodo che va dal 1950 al 1953 la Merini frequenta per lavoro e per amicizia Salvatore Quasimodo.
Nel 1979 la Merini ritorna a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza del manicomio, testi contenuti in quello che può essere inteso, come scrive Maria Corti “il suo capolavoro”: “La Terra Santa” con la quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale.
Ma le pene della scrittrice non sono finite. Nel 1981 muore il marito e la scrittrice, rimasta sola e ignorata dal mondo letterario cerca inutilmente di far ascoltare la sua voce.

Tra il 1953 e il 2009 pubblicha più di 100 opere.

Il 18 marzo 2002 è stata insignita del Sigillo longobardo, onorificenza assegnata ogni anno dal Consiglio regionale della Lombardia nell’ambito della tradizionale “Festa dello Statuto”.
Il 16 ottobre del 2007 le viene concessa dalla Facoltà di Scienze della Formazione di Messina, la laurea magistrale honoris causa, in “Teorie della comunicazione e dei linguaggi”.
In più occasioni è stata avanzata la sua candidatura al premio Nobel per la Letteratura.

Pubblico qui una sua breve poesia:
Sono
molto
irrequieta
quando
mi legano
allo spazio.

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Gianluca Ratta e Shira: camminare per essere se stessi

Ho incrociato questa carinissima notizia…mi fa piacere che si diffonda…nella sua semplicità secondo me è meravigliosa!!!
Come dice Gianluca nell’articolo qua sotto spiega, siamo quello che siamo, non il lavoro che facciamo o i soldi che guadagniamo…
Una storia commovente…veramente bella…sono contento esista gente così…coraggiosa d’essere quel che ha dentro…
W Gianluca…e Shira!!!…grazie!!!
…auguro di cuore un magnifico 2010 a tutti e due…
🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

Ciao, siamo Gianluca Ratta (37 anni all’anagrafe) e Shira (husky di 9 anni all’anagrafe canina).
Dal primo Gennaio ‘2000 ad oggi ho percorso 37.000 km in 1.040 giorni di cammino effettivo e consumato 26 paia di scarpe; Shira ne ha percorsi 31.000,perché ci siamo incontrati nel ‘2000, dopo che io avevo già percorso 6.000 km da solo. Ci siamo incontrati che era abbandonata in un pantano, magra e piena di vermi.
Dopo averle detto: “…ciao”, lei s’è avvicinata.
Le ho detto: “Se vuoi venire con me, si cammina tanto…”.
Lei mi ha scodinzolato e da allora viviamo in simbiosi, tanto che la devo rincorrere. Altro che “povero cane”, come mi sento dire qui in Italia!
Abbiamo percorso: l’Italia 2 volte e ½ (penisola, isolette minori e maggiori), gli Appennini, Svizzera, Austria, Germania, Francia, Slovacchia, Liechtenstein, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano.
Delineo il percorso su Carte stradali scala 1:200:000 per poi lasciare che il viaggio sia una sorpresa (camminiamo in qualsiasi condizione morale e climatica, 36/46 km giornalieri dal lunedi al venerdi).
Ad ogni fine tappa ci presentiamo alle istituzioni locali per richiedere un’attestazione di sosta e di passaggio, in quanto membri del Guinness World Records come “La più lunga camminata a piedi in compagnia di un cane” e ad ogni fine settimana incontriamo le comunità dei luoghi dove ci fermiamo.
Ho zainetto e due bastoni trekking. Camminiamo per essere il binomio uomo-cane ad aver compiuto più km, per vivere il mio sogno e per portare nelle scuole tematiche come l’abbandono degli animali, il rispetto dell’ambiente, la pratica di uno sport pulito.
Oltre confine abbiamo riscontrato maggiore considerazione, rispetto ed apprezzamento.
La nostra iniziativa, per ora, non è in alcun modo sponsorizzata; spesso, per la nostra sopravivenza, chiedo ospitalità alle istituzioni…ma non sempre siamo accolti.

All’età di 7 anni ho perso il padre ed il mio affetto l’ho cercato aprendo l’atlante di geografia e passando il dito su territori di diverso colore.
Diventò poi la mia materia preferita a scuola, finché, seduto su una panchina al confine con l’Austria, ho deciso di lasciare il mio lavoro (pressatore di prosciutti) e gli studi superiori di Biologia, per essere me stesso e vivere il mio sogno.
È iniziato cosi, all’età di 28 anni, il mio percorso, perché ora posso dire – e Shira sarà d’accordo con me – che la strada porta il nome di chi la percorre. Quando mi chiedono (solo in Italia) come faccio per i soldi, rispondo che sono fatto d’altro…e vorrei poter credere lo stesso di chi mi fa domande di questo genere.
Camminiamo per attraversare paesaggi, i nostri stati d’animo e quelli di chi incontriamo.
È una bella scuola di vita, dove affini i tuoi sensi, tanto che mi sento “morto” solo quando ci fermiamo.
A Maggio ‘2009, da Bellinzona, riprendiamo il terzo Giro d’Italia a piedi ed a zampe (ci mancano 53 passi e colli alpini), con tappa finale Genova (Municipio).
Questo è un po’ il riassunto del nostro “vivere camminando”.
(qui il link all’articolo originale su “il ponente”)

Un loro video:

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