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	<title>the CULTURE SHARING web site &#187; Ambiente</title>
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		<title>OIL (un fumetto di Pal76)</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/07/11/oil-un-fumetto-di-pal76/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 08:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darteteca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Questo giovane fumettista (Stefano Palma) si è sempre impegnato a diffondere messaggi importanti che riguardano diverse tematiche sociali&#8230;tutto attraverso i suoi incredibili disegni!!
Questa è &#8220;OIL&#8221; la sua drammatica striscia per il concorso &#8220;verticalismi&#8221;.</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <a href="http://www.facebook.com/search/?ref=ffs&amp;q=stefano+palma&amp;o=2048&amp;init=ffs&amp;s=30#!/album.php?aid=2012452&amp;id=1062934484" target="_blank">giovane fumettista</a> (<a href="http://www.flickr.com/photos/pal76/2431459906/" target="_blank">Stefano Palma</a>) si è sempre impegnato a diffondere messaggi importanti che riguardano diverse tematiche sociali&#8230;tutto attraverso i suoi incredibili disegni!!<br />
Questa è &#8220;OIL&#8221; la <a href="http://www.verticalismi.it/oil/" target="_blank">sua drammatica striscia</a> per il concorso &#8220;verticalismi&#8221;.</p>
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		<title>Auto Elettriche: la loro storia</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/06/15/auto-elettriche-la-loro-storia/</link>
		<comments>http://www.cubosphera.net/2010/06/15/auto-elettriche-la-loro-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 14:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[-automobili]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Mi hanno mandato il seguente file pps. Inquietante!!!</p>
<p>N.B.: Dopo aver cliccato sopra il link per aprire il file, cliccate poi su apri, una volta aperto per mandare avanti le scritte e le immagini cliccate sul pulsante sx del mouse, non importa puntarlo su qualche cosa.</p>
<p>Auto Elettriche</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno mandato il seguente file pps. Inquietante!!!</p>
<p>N.B.: Dopo aver cliccato sopra il link per aprire il file, cliccate poi su apri, una volta aperto per mandare avanti le scritte e le immagini cliccate sul pulsante sx del mouse, non importa puntarlo su qualche cosa.</p>
<p><a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/06/Auto-Elettriche.pps">Auto Elettriche</a><a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/06/Auto-Elettriche.pps"></a></p>
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		</item>
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		<title>la lista di multe che l&#8217;europa fa pagare all&#8217;italia</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/06/03/la-lista-di-multe-che-leuropa-fa-pagare-allitalia/</link>
		<comments>http://www.cubosphera.net/2010/06/03/la-lista-di-multe-che-leuropa-fa-pagare-allitalia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 12:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Dove Trovare Info]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ecco qui la lista delle procedure contro l&#8217; Italia dall&#8217; Unione Europea.
Ne abbiamo la bellezza di 140!!! (per ora&#8230;)
La prima è del 1985 e solo nel 2010 sono almeno una ventina&#8230;andiamo sempre peggio 
Mediamente sono messe in mora per direttive non repepite, inadempimenti e violazioni delle direttive su ambiente, energia, salute, trasporti&#8230;</p>
<p>&#8230;loro mal lavorano e noi paghiamo&#8230;</p>
<p>Ecco <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/06/03/la-lista-di-multe-che-leuropa-fa-pagare-allitalia/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" title="Europa VS Italia" src="http://www.spiralpocus.com/wp-content/uploads/2009/02/europe-vs.jpg" alt="" width="500" height="333" />Ecco qui la lista delle procedure contro l&#8217; Italia dall&#8217; Unione Europea.<br />
Ne abbiamo la bellezza di 140!!! (per ora&#8230;)<br />
La prima è del 1985 e solo nel 2010 sono almeno una ventina&#8230;andiamo sempre peggio <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /><br />
Mediamente sono messe in mora per direttive non repepite, inadempimenti e violazioni delle direttive su ambiente, energia, salute, trasporti&#8230;</p>
<p>&#8230;loro mal lavorano e noi paghiamo&#8230;</p>
<p>Ecco la lista completa: <a href="http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx" target="_blank">link</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cubosphera.net/2010/06/03/la-lista-di-multe-che-leuropa-fa-pagare-allitalia/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Industria del Tonno: una &#8220;schifezza&#8221; da conoscere</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/05/28/industria-della-pesca-e-del-tonno-in-scatola-una-schifezza-da-evitare/</link>
		<comments>http://www.cubosphera.net/2010/05/28/industria-della-pesca-e-del-tonno-in-scatola-una-schifezza-da-evitare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 19:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>franzmarc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Alimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Dove Comprare]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Salute e Sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> </p>
<p>Come al solito nell&#8217;industria alimentare, anche in quella del pesce, l&#8217;economia sembra OSCENAMENTE essere l&#8217; UNICO parametro seguito dalle grandi aziende.
Gli interessi economici contro la tutela dell&#8217;ambiente&#8230;maliziosa assenza di controlli&#8230;etichette poco trasparenti..disinformazione mirata.
Qui di sotto un completo ed interessantissimo report sull&#8217;argomento.
Se non avete voglia/tempo di guardarveli tutti, riassumo qui le informazioni più rilevanti.</p>
<p>PER QUANTO RIGUARDA IL TONNO <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/28/industria-della-pesca-e-del-tonno-in-scatola-una-schifezza-da-evitare/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="Tonno Rosso (BlueFin)" src="http://www.carolinaprincess.com/Portals/0/images/Bluefin%20Tuna%20-big.jpg" alt="" width="700" height="461" /> </p>
<p>Come al solito nell&#8217;industria alimentare, anche in quella del pesce, l&#8217;economia sembra OSCENAMENTE essere l&#8217; UNICO parametro seguito dalle grandi aziende.<br />
Gli interessi economici contro la tutela dell&#8217;ambiente&#8230;maliziosa assenza di controlli&#8230;etichette poco trasparenti..disinformazione mirata.<br />
Qui di sotto un completo ed interessantissimo report sull&#8217;argomento.<br />
Se non avete voglia/tempo di guardarveli tutti, riassumo qui le informazioni più rilevanti.</p>
<p>PER QUANTO RIGUARDA IL TONNO IN SCATOLA:<br />
Innanzi tutto come al solito la cosa più importante è ASSUMERSI LA RESPONSABILITA&#8217; ALL&#8217;ACQUISTO. Siamo noi acquirenti che, comprando i loro prodotti, permettiamo a questa o quell&#8217;altra azienda di fare questo o quest&#8217;altro. SIAMO NOIIIIII.<br />
Incredibilmente in Europa non è ancora obbligatorio scrivere sulle confezioni LA PROVENIENZA e la SPECIE di tonno che si sta per comprare così, spesso, anzi, di solito, crediamo di comprare tonno &#8220;nostrano&#8221; mentre invece è tonno dell&#8217;oceano indiano.<br />
Il business della pesca industriale al tonno, nel solo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oceano_Indiano" target="_blank"> Oceano Indiano</a>, sembra essere di circa 1,5 miliardi di euro (credo all&#8217;anno).<br />
Quanti tonni si possono pescare prima di&#8230;finirlo?!?<br />
Il tonno in scatola è la &#8220;conserva&#8221; più diffusa al mondo.<br />
Pare che il 30% del &#8220;tonno giallo&#8221; provenga da navi pirata.<br />
Pochi soldi investiti nella ricerca della &#8220;materia prima&#8221; tonno.<br />
Dopo 30 anni di caccia industriale i dati dicono che si sta iniziando a indebolire la specie.<br />
Le regole sono ancora molto lasche e spesso vengono pescati pesci talmente giovani che non si sono ancora riprodotti&#8230;l&#8217;ipersfruttamento&#8230;un grave rischio per la specie.<br />
E&#8217; inoltre consistente il fattore &#8220;cattura accidentale&#8221;&#8230;cioè&#8230;nelle reti, assieme al tonno da inscatolare, finiscono centinaia di altre SPECIE&#8230;alcune protette&#8230;altre a rischio estinzione. Ricordate lo scandalo dei sette milioni di delfini pescati accidentalemente assieme ai tonni fino agli anni &#8216;90?!? Le tecniche di pesca sono cambiate e i delfini sono &#8220;salvi&#8221; ma nelle reti finisce ancora tantissimo pesce che poi, &#8220;inutile&#8221;, viene rigettato in mare, morto.<br />
I lavoratori dell&#8217;industria visitata nel documentario (<a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http%3A%2F%2Fwww.casamarintl.com%2Fseychelles.html&amp;anno=2" target="_blank">Indian Tuna Factory</a>) guadagnano meno di 20$ al giorno e lavorano dalle 8 alle 9,5 ore al giorno, sette giorni la settimana per due anni di seguito, dormendo in 5 in stanze di 30 metri quadri. Siamo nelle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seychelles" target="_blank">Seychelles</a> (a nord del Madagascar).<br />
Nota Bene: la <a href="http://www.boltongroup.net/" target="_blank">Bolton</a> (proprietaria, tra gli altri, del marchio Rio Mare) invece non ha lasciato dichiarazioni e ha impedito ai giornalisti di visitare gli stabilimenti etc.</p>
<p>PER QUANTO RIGUARDA IL TONNO CRUDO:<br />
Quello che si mangia crudo è (o meglio &#8220;dovrebbe essere&#8221;) della specie <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Northern_bluefin_tuna" target="_blank">Tonno Rosso</a> (BlueFin).<br />
E&#8217; una moda alimentare (from Japan) recentissima in Italia. Se ne consuma in quantità consistente solo dal 2000/2005.<br />
A Roma per esempio ci sono 120 risporanti &#8220;Giapponesi&#8221; che servono sushi e sashimi compreso il &#8220;Tonno Rosso&#8221;. Di questi pare che solo 2 siano gestiti veramente da giapponesi. Gli altri, ovviamente, tutti cinesi &#8220;ridipinti&#8221; <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  &#8230;mitici i cinesi&#8230;la pizza&#8230;il sushi&#8230;a quando i gelati e gli hamburger?!?<br />
Il Tonno Rosso è in via d&#8217;estinzione! &#8230;e non è COLPA solo DEI GIAPPONESI&#8230;ora che lo sai, se ne mangi la responsabilità di questa estinzione sarà ANCHE TUA.<br />
Questo pesce arriva a costare 500€/kg (il prezzo varia a seconda della quantità di grasso presente nel singolo pesce) e i giapponesi ne mangiano 400&#8242;000 tonnellate all&#8217;anno.<br />
Nei decenni passati la pesca intensiva e incontrollata di questo magnifico animale ha spopolato gli oceani di tutto il mondo e dagli anni &#8216;80 si pesca anche, e sempre di più, quello del piccolo Mar Mediterraneo. Continuando così, presto, scomparirà del tutto.<br />
Nel solo Mediterraneo e nel solo 2004, il <a href="http://wwf.panda.org/what_we_do/footprint/smart_fishing/sustainable_fisheries/bluefin_tuna/" target="_blank">WWF ha &#8220;scoperto&#8221; che le quote legali sono state sforate</a> di ben 700 tonnellate. Nel 2007 addirittura si pesca tanto Tonno Rosso &#8220;legale&#8221; (30&#8242;000 tonnellate) quanto Tonno Rosso &#8220;illegale&#8221; (30&#8242;000 tonnellate). Chi paga?!? I tonni!!! Che si estinguono. E chi sono i &#8220;mandanti di questo disastro? Noi che lo mangiamo!<br />
Il 18 marzo 2010, 170 paesi si sono incontrati in un consiglio <a href="http://www.cites.org/" target="_blank">CITES</a> per decidere se proibire completamente e definitivamente il Tonno Rosso dai mercati (come è stato fatto con gli elefanti per le zanne&#8230;salvandoli dall&#8217;estinzione). La maggioranza vota contro la proibizione del commercio. I giapponesi esultano e i Tonni Rossi forse si estingueranno.<br />
Il pesce crudo può portare con se alcuni problemi sanitari. Come ad esempio l&#8217;Anisakis (<a href="http://www.cibo360.it/alimentazione/cibi/pesce/pesce_crudo.htm" target="_blank">link1</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anisakis" target="_blank">link2</a>), una larva che si può trovare nei pesci crudi e che se ingerita può causare problemi di salute fino alla perforazione di stomaco e intestino. Larva che viene uccisa tenendo il pesce a -20°C per 24h. Questa procedura in Italia è OBBLIGATORIA per i ristoranti dove si serve pesce crudo. Si spera lo facciano tutti.<br />
Inoltre il tonno deve rimanere sempre sotto i 2°C per contenere la crescita dei valori di Istamina (<a href="http://www.istamina.it/" target="_blank">link1</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Istamina" target="_blank">link2</a>, <a href="http://www.regione.veneto.it/NR/rdonlyres/7A0AB400-5904-40FA-A316-CB9569744F2D/0/istamina.pdf" target="_blank">link3</a>), una sostanza chimica che, se presente in quantità alta, può portare allo svenimento. Se il tonno &#8220;pizzica&#8221; significa che c&#8217;è troppa istamina. L&#8217;istamina è termostabile quindi ce n&#8217;è anche nel tonno cotto e in quello in scatola.<br />
La &#8220;mattanza&#8221; tradizionale/storica italiana è estinta. Non si fa più da qualche anno.<br />
Il business del Tonno Rosso è in mano a sole 5 multinazionali che facendo cartello ne determinano il prezzo. La <a href="http://www.mitsubishicorp.com/us/en/csr/pdf/tunapolicy.pdf" target="_blank">Mitsubishi</a> controlla il 40% del mercato globale di questa &#8220;preziosa merce&#8221;.<br />
&#8230;in realtà però, il Tonno, è un &#8220;semplice&#8221; animale&#8230;cercate di non dimenticarlo!</p>
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		<item>
		<title>Ultimo avvertimento dalla Commissione Europea all’Italia: in arrivo le multe per l’inquinamento da PM10</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/05/26/ultimo-avvertimento-dalla-commissione-europea-all%e2%80%99italia-in-arrivo-le-multe-per-l%e2%80%99inquinamento-da-pm10/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 09:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Commissione europea procede contro l’Italia per la mancata osservanza delle norme UE sulla qualità dell’aria. Si tratta del secondo e ultimo avvertimento scritto, inviato all’Italia per aver superato i valori limite del PM10 in numerose zone o agglomerati del paese.  Il triste primato di morti per inquinamento va alla Lombardia.  Secondo il Commissario UE <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/26/ultimo-avvertimento-dalla-commissione-europea-all%e2%80%99italia-in-arrivo-le-multe-per-l%e2%80%99inquinamento-da-pm10/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.ilgiornale.it/foto-id=606871-x=800-y=800/smog_milano.jpg" alt="" width="418" height="293" />La Commissione europea procede contro l’Italia per la mancata osservanza delle norme UE sulla qualità dell’aria. Si tratta del secondo e ultimo avvertimento scritto, inviato all’Italia per aver superato i valori limite del PM10 in numerose zone o agglomerati del paese.  Il triste primato di morti per inquinamento va alla Lombardia.  Secondo il Commissario UE per l’ambiente, Janez Potočnik,  “L’inquinamento atmosferico continua a causare ogni anno più di 350.000 morti premature in Europa.<span> </span> In Italia sono ancora troppi i luoghi dove, per ogni 10.000 abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa del particolato.  Gli Stati membri devono continuare a prendere sul serio le norme europee di qualità dell’aria e adottare i provvedimenti necessari per ridurre le emissioni”.<br />
“Questi dati &#8211; dichiara Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente &#8211; sono la triste conferma che c’è molto da fare. Non è possibile aspettare ancora misure efficaci e risolutive. E’ quanto mai urgente presentare il Piano nazionale anti-smog, che il ministro Prestigiacomo aveva promesso entro la fine di marzo ma che ancora non ha visto la luce”.<br />
La Commissione Europea aveva già bocciato quasi tutti i Piani Regionali e Comunali di risanamento dell’aria, <img class="alignleft" src="http://www.100ambiente.it/uploads/smog-milano.jpg" alt="" />constatato l’inesistenza di un Piano Nazionale e avviato una procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano. Si rischia così di condannare l’Italia a pagare una salatissima multa per inquinamento, che pagheremo con le nostre tasse. Nel documento finale della Commissione, oltre alla Lombardia, che fa da capofila dei bocciati, troviamo anche l’Emilia Romagna, il Piemonte, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento e, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania, la Puglia e la Sicilia.<br />
Il risanamento della qualità dell’aria potrebbe partire proprio dalle città italiane che rappresentano il terreno privilegiato per attivare processi di riduzione delle emissioni inquinanti e per combattere i cambiamenti climatici migliorando la qualità della vita dei cittadini. E’ urgente un piano di rilancio del trasporto pubblico, ferroviario in primis, con l’acquisto di nuovi treni per i pendolari. Bisogna attuare, in tutte le aree più densamente urbanizzate, un piano eccezionale di 100 nuove metropolitane leggere, con grandi bus su corsie protette con semafori intelligenti agli incroci, fermate accessibili, comode e riparate. In questo modo si potrebbero togliere, in un paio d’anni, centinaia di migliaia di auto che entrano e circolano nelle città e in provincia, tutti i giorni.<br />
“Esistono oggi  &#8211; ha concluso Poggio &#8211; una serie di interventi già efficaci in altri paesi europei, dalle “Low Emission Zone”, con misure annuali e stagionali di limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, alle riduzioni dei limiti di velocità, ai divieti per i motori diesel non dotati di filtri antiparticolato. Bisogna intervenire anche nel settore energetico, promuovendo politiche di risparmio ed efficienza e utilizzo di fonti rinnovabili, a partire dai pannelli solari per riscaldare l’acqua nelle abitazioni”.  (Fondazione Legambiente Innovazione).</p>
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		<title>RiVoluZione VerDe per i libri Feltrinelli</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 11:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[
<p>Ogni tanto qualche bella notizia    </p>
25 Maggio

Roma, Italia — Grazie alla nostra classifica &#8216;Salvaforeste&#8217;, Feltrinelli si è impegnata a stampare i suoi libri solo su carta sostenibile. Per decidersi, Feltrinelli ha avuto bisogno di quarantotto ore. Cosa aspettano Mondadori e RCS Libri a fare lo stesso?
<p>Dopo l&#8217;incursione pacifica degli oranghi presso lo <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/25/rivoluzione-verde-per-i-libri-feltrinelli/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><a href="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/orango-feltrinelli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3742" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/orango-feltrinelli.jpg" alt="orango-feltrinelli" width="180" height="237" /></a></h6>
<p>Ogni tanto qualche bella notizia <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.cubosphera.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<h6>25 Maggio</h6>
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<h6><span>Roma</span>, <span>Italia</span> — Grazie alla nostra classifica &#8216;Salvaforeste&#8217;, Feltrinelli si è impegnata a stampare i suoi libri solo su carta sostenibile. Per decidersi, Feltrinelli ha avuto bisogno di quarantotto ore. Cosa aspettano Mondadori e RCS Libri a fare lo stesso?</h6>
<p>Dopo l&#8217;<a href="http://www.greenpeace.org/italy/news/feltrinelli-salone-libro">incursione pacifica degli oranghi</a> presso lo stand di <strong>Feltrinelli</strong> al Salone del Libro, abbiamo incontrato la direzione della casa editrice che ha annunciato la decisione, con effetto immediato, di utilizzare per i propri libri solo ed esclusivamente <strong>carta certificata FSC</strong> (Forest Stewardship Council) proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile e responsabile.</p>
<div>
<p>Già dalle prossime settimane alcune <strong>ristampe di classici</strong> come &#8220;Re Lear&#8221; di Shakespeare, &#8220;Alfred e Emily&#8221; di Doris Lessing e &#8220;Ancora dalla parte delle bambine&#8221; di Loredana Lipperini saranno disponibili nelle librerie su carta certificata FSC.</p>
<p>Feltrinelli &#8211; che ha esteso l&#8217;impegno a usare solo carta FSC anche alle altre case editrici del gruppo (Apogeo, Kowalski e Urra) – ci ha anche chiesto di collaborare nella ricerca di <strong>carta riciclata</strong> che possa sostituire la carta da fibre vergini per alcune collane.</p>
<p>Dopo il lancio di <a href="http://www.greenpeace.it/deforestazionezero/">&#8216;Salvaforeste&#8217;</a> al Salone del libro, altri editori hanno deciso di mostrare più trasparenza sulla carta utilizzata per i propri libri e hanno risposto al nostro questionario, guadagnando posizioni &#8220;più verdi&#8221;. Tra queste: <strong>Minimum Fax</strong>, <strong>Stampa Alternativa</strong> e <strong>Baldini Castoldi &amp; Dalai</strong>.</p>
<p>La decisione di Feltrinelli di adottare una politica di acquisti sostenibile e la maggiore trasparenza dimostrata finalmente da altri editori dimostra che <strong>stare dalla parte delle foreste e della biodiversità non solo è necessario ma anche possibile</strong>.</p>
<p>L&#8217;editoria italiana ha ancora una grossa responsabilità quando si parla di deforestazione e cambiamento climatico e in particolare le case editrici dei gruppi <strong>Mondadori</strong> e <strong>RCS Libri</strong> hanno ancora moltissimo lavoro da fare per migliorare la sostenibilità della propria carta.</p>
<p>Se gli editori con le loro scelte non fermeranno immediatamente l&#8217;avanzata di <strong>criminali forestali come APP</strong> (Asian Pulp and Paper) nel mercato italiano, Greenpeace li riterrà corresponsabili della distruzione delle ultime foreste tropicali. Il futuro delle foreste e del pianeta è nelle pagine dei loro libri.</div>
</div>
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		<title>Capannori: primo Comune italiano a RIFIUTI ZERO</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 12:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mammannaggia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>
Ecco come un giovane assessore all&#8217;ambiente (Alessio Ciacci) può fare la differenza.
Anche in Italia è possibile, organizzandosi, avendo idee e voglia di migliorarsi.
Il Comune di Capannori (45mila abitanti nella provincia di Lucca) nel marzo 2008 ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti.
Certo è che <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/14/capannori-primo-comune-italiano-a-rifiuti-zero/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.sanpietroamarcigliano.it/wp-content/uploads/2008/10/capannori_stemma.png" alt="" width="402" height="391" /><br />
Ecco come un giovane assessore all&#8217;ambiente (Alessio Ciacci) può fare la differenza.<br />
Anche in Italia è possibile, organizzandosi, avendo idee e voglia di migliorarsi.<br />
Il Comune di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capannori" target="_blank">Capannori</a> (45mila abitanti nella provincia di Lucca) nel marzo 2008 ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti.<br />
Certo è che senza la partecipazione attiva da parte della popolazione, non si può cambiare nulla, per questo è necessaria l&#8217;informazione, l&#8217;educazione e la consapevolezza che è un problema che ci riguarda, tutti.</p>
<p>Qui un <a href="http://www.ecoblog.it/post/6856/capannori-primo-comune-italiano-a-rifiuti-zero" target="_blank">articolo esteso</a> con i dettagli anche tecnici.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/x4yPj0ltgQc&amp;feature" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/x4yPj0ltgQc&amp;feature"></embed></object></p>
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		<title>Se il &#8220;green way of thinking&#8221; fosse di un altro colore?</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 10:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angelavecchione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[zucchero di canna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Siamo al verde, ammettiamolo.</p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left">Oggi non esiste azienda, grande gruppo, piccola realtà imprenditoriale che non abbia l&#8217;esigenza di colorare la sua immagine di verde.</p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left">La nuova comunicazione passa attraverso il verde in tutti i campi, dalla bio-edilizia, all&#8217;energia alternativa, passando per la mobilità sostenibile. Essere <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/14/se-il-green-way-of-thinking-fosse-di-un-altro-colore/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"></span><img class="aligncenter size-full wp-image-3702" title="logo di zucchero di canna" src="http://www.cubosphera.net/wp-content/uploads/2010/05/ZDC1.JPG" alt="logo di zucchero di canna" width="411" height="64" /> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Siamo al verde, ammettiamolo.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Oggi non esiste azienda, grande gruppo, piccola realtà imprenditoriale che non abbia l&#8217;esigenza di colorare la sua immagine di verde.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">La nuova comunicazione passa attraverso il verde in tutti i campi, dalla bio-edilizia, all&#8217;energia alternativa, passando per la mobilità sostenibile. Essere “green” è il primo biglietto da visita di un&#8217;attività per dire già in un solo semplice colore chi si è e a verso cosa si orienta il proprio business. Questo per soddisfare il bisogno di fare scelte responsabili da parte di un pubblico sempre più attento alle tematiche ambientali che ormai attribuisce a questo colore una serie di valori positivi. Poi esiste chi fa mero green washing usando il verde per auto-referenziarsi senza crederci, per darsi la classica “pittatina” verde senza intraprendere azioni incisive di tutela dell&#8217;ambiente, di rispetto per il territorio in cui vive. Ma questa è un&#8217;altra storia e in una comunicazione sempre più giungla c&#8217;è davvero di chi ne combina di tutti i colori. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Oggi si definisce verde il modo di pensare, di direzionare le proprie scelte di consumo, di esprimere la propria esigenza di ricongiungimento con una natura spesso sfuggente, soprattutto nelle grandi città. Essere green significa essere al passo con i tempi.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Dopo anni di altre supremazie cromatiche in cui il green way of thinking era pressoché assente, o comunque relegato nelle piccole realtà di nicchia e di avanguardia, oggi la tensione costante verso questo colore è forse troppo usata da diventare perfino inflazionata.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Allora ci siamo chiesti: esiste nella comunicazione un&#8217;alternativa valida al verde che richiami gli stessi principi di sostenibilità e attenzione per il pianeta di cui siamo ospiti passeggeri? Se guardiamo la natura ci troviamo di fronte ad una serie infinita di sfumature che non siamo abituati a prendere in considerazione, ma che fanno parte di realtà non intaccate dall&#8217;intervento spesso invasivo dell&#8217;uomo. Possono, quindi, altri colori essere usati per indicare un business compatibile con l&#8217;ambiente, finalmente etico?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Noi abbiamo scelto il colore della terra, quella che ci ospita più di un eco-hotel, che ci sfama più della pubblicità, quella che ci accomuna tutti nel passato dei nostri avi che la lavoravano, prima che arrivassero i broker finanziari. Noi abbiamo scelto il marrone.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">Ecco, forse il marrone può rappresentare un&#8217;alternativa al verde per riassumere gli spesso omologati “chi siamo” e “cosa facciamo” usando un tono diverso per dire che amiamo la natura e la rispettiamo.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small">E voi con quale colore dipingereste la comunicazione di domani?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0.46cm;line-height: 0.67cm" align="left"><span style="color: #000000"><span style="font-family: Georgia, serif"><span style="font-size: small"><em><a href="http://www.zuccherodicanna.eu/blog/" target="_blank">Zucchero di Canna – Creazione e Organizzazione Eventi Etici</a></em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="color: #000000"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SHELL molto cattiva: ora paga! (ma sempre troppo poco)</title>
		<link>http://www.cubosphera.net/2010/05/10/shell-molto-cattiva-ora-paga-ma-sempre-troppo-poco/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 14:09:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[-automobili]]></category>
		<category><![CDATA[-moto]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Società e Costume]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p>
<p>La Royal Dutch Shell ha finalmente accettato di risarcire con 15,5 milioni di dollari il popolo Ogoni come risarcimento delle cause intentate per le vittime e le esecuzioni sommarie nelle proteste degli anni ’90. Dopo 14 anni di vergognoso tira e molla il colosso petrolifero si è “arreso” alla District Court Usa di Manhattan, e <p><a href="http://www.cubosphera.net/2010/05/10/shell-molto-cattiva-ora-paga-ma-sempre-troppo-poco/">...continua...</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;"><img class="aligncenter" title="Shell Killer in Africa" src="http://risingtide.org.uk/files/rt/ShellWildLieFinal.jpg" alt="" width="562" height="411" /></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">La Royal Dutch Shell ha finalmente accettato di risarcire con 15,5 milioni di dollari il popolo Ogoni come risarcimento delle cause intentate per le vittime e le esecuzioni sommarie nelle proteste degli anni ’90. Dopo 14 anni di vergognoso tira e molla il colosso petrolifero si è “arreso” alla District Court Usa di Manhattan, e Paul Hoffman, uno degli avvocati degli Ogoni spiega che tutto nasce dal fatto che «le famiglie delle vittime avevano portato i loro casi al Center for Constitutional Rights che ha sede a New York».</span></p>
<p>La Shell è stata condannata al risarcimento per le violazioni dei diritti umani nella regione del delta del Niger, comprese le violenze contro gli autonomisti Ogoni e l’impiccagione nel 1995 dello scrittore ed ambientalista Ken Saro-Wiwa (nella foto) e di altri 8 manifestanti contro la dittatura militare che all’epoca governava la Nigeria con il beneplacito e il sostegno delle multinazionali petrolifere.</p>
<p>«Siamo stati in lite giudiziaria con la Shell per 13 anni ed oggi alla fine, i nostri assistiti sono stati ricompensati per Ie violazioni dei diritti umani che hanno subito. Se avessimo tentato di vincere la causa penale, i ricorsi sarebbero andati avanti ancora per anni».</p>
<p>I casi erano: Wiwa ed altri contro Royal Dutch Shell; Wiwa ed altri contro Anderson e Wiwa contro Shell Petroleum Development Company of Nigeria Limited press l’U.S. District Court for the Southern District of New York (Manhattan).</p>
<p>5 milioni di dollari dei risarcimenti della Shell andranno ad un fondo di cui beneficerà il popolo Ogoni, il resto sarà diviso tra i risarcimenti alle famiglie delle vittime, le parcelle degli avvocati e le tasse.</p>
<p>Il direttore esecutivo della Shell per le prospezioni e la produzione, Malcolm Brinded, non rinuncia a difendere la multinazionale di fronte a questa ammissione monetaria di colpa: «La Shell continua a dire che le accuse erano false. Mentre eravamo pronti ad andare in tribunale per difendere il nostro buon nome, riteniamo che il modo giusto di procedere sia quello di concentrarsi sul futuro del popolo Ogoni, che è importante per la pace e la stabilità della regione. Questo atto riconosce inoltre che, anche la Shell non ha partecipato alla violenza che ha avuto luogo e che i ricorrenti ed altri hanno subito».</p>
<p>Le cause intentate contro la Shell sono state avviate in base al 1789 U.S. statute e all’Alien Tort Claims Act, che consentono a persone che non sono cittadini Usa di fare cause presso i tribunali statunitensi per violazioni dei diritti umani che avvengono all’estero.</p>
<p>Al di là delle ingarbugliate scuse della Shell, i risarcimenti sono stati dati espressamente per il sostegno dato dalla multinazionale alla cattura, turtura e uccisione di chi protestava per l’inquinamento del delta del Niger e delle acque causato dai suoi impianti petroliferio.</p>
<p>Gli Ogoni, capeggiati da Ken Saro-Wiwa che con i suoi scritti aveva portato le loro sofferenze all’attenzione internazionale, lottavano in maniera non violenta per una più equa redistribuzione delle ricchezze petrolifere nigeriane e contro i danni ambientali prodotti dalle multinazionali, per questo, con un processo considerato da tutti un’ignobile farsa, gli attivisti impiccati erano stati condannati dalla dittatura militare per omicidio.</p>
<p>La realtà è che le proteste guidate da Saro-Wiwa Shell nel 1993 avevano costretto la Shell ad abbandonare i suoi giacimenti petroliferi nell’Ogoniland, e militari e petrolieri non potevano permettere che l’esempio di questa piccola area si estendesse all’intero delta del Niger.</p>
<p>Il figlio di Wiwa, Ken Saro-Wiwa Jr., raggiunto a Londra dove vive da Reuters Africa, ha detto che la sentenza rappresenta una vendetta per la sua famiglia: «Abbiamo l’impressione di aver ottenuto già una vittoria. E’ un buon precedente che una corporation possa essere accusata per violazione dei diritti umani in una corte Usa».</p>
<p>La sentenza può davvero essere uno spartiacque giudiziario: fino ad oggi nessuna multinazionale era stata ritenuta responsabile di violazioni dei diritti umani da una giuria statunitense, ma pochi fino ad ora si sono rivolti per questo alla giustizia americana. La Shell è solo la seconda grande impresa petrolifera ad essere trascinata in tribunale a rispondere dei suoi maneggi con dittatori e regimi autoritari.</p>
<p>Nel dicembre 2008 la Shell èra stata assolta a San Francisco da una giuria federale da ogni accusa per un violento scontro di 10 anni fa accaduto su una piattaforma petrolifera off shore in Nigeria.</p>
<p>I calcoli della Shell nel delta del Niger si sono rivelati completamente sbagliati: credeva di soffocare la rivolta appoggiando i rapimenti, le torture e le esecuzioni dei pacifici ed ambientali ogoni e oggi si trova a fare i conti con la violenta lotta armata dei ribelli del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend), in piena guerra con l’esercito nigeriano, i cui attacchi costano alla Royal Dutch Shell 40.000 barili di petrolio nigeriano al giorno e che questa settimana hanno distrutto il gasdotto Nembe creek trunkline, come ha ammesso lo stesso amministratore delegato della multinazionale, Jeroen van der Veer, che ieri ha festeggiato utili per 7,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre.</p>
<p>La guerra nel Delta impedisce di riparare i sabotaggi e della situazione si sta avvantaggiando l’Angola, diventato il primo esportatore africano di petrolio.</p>
<p>La Shell è costretta anche a rafforzare le misure di sicurezza nelle sue piattaforme offshore dopo l’assalto armato ad un impianto a 75 miglia al largo della costa nigeriana nel suo campo petrolifero offshore di Bonga che ha costretto la multinazionale ad un ulteriore taglio di 200.000 barili al giorno.</p>
<p>«Abbiamo sempre pensato, a torto o a ragione, che così lontano un attacco fosse relativamente improbabile. Dopo quello che è successo, stiamo pensando a come possiamo proteggere meglio le nostre facilities con il governo e gli specialisti» ha detto ha detto van der Veer.</p>
<p>La guerra nigeriana sta costando cara alla Shell che nonostante sia ancora in più che ottima salute ha visto calare la sua produzione di 3.126 milioni di barili al giorno e di 3.178 milioni di dollari, compensati bene dal recente aumento del costo del petrolio e dalla precedente speculazione che ha gonfiato i suoi forzieri all’inverosimile con il petrolio a 147 al barile.</p>
<p>Attualmente però i guadagni della multinazionale vengono soprattutto dalla sua exploration and production division, con più 5,9 miliardi di dollari e 3,1 miliardi l´anno scorso, mentre il gruppo avrebbe visto calare i profitti per quanto riguarda i prodotti chimici e raffinati. Problemi anche con il crescente prezzo del gas.</p>
<p><span style="font-size: x-small;">(qui il <a href="http://www.progettogaia.it/stampa/stampanotizia.asp?id=754" target="_blank">link all&#8217;articolo sorgente</a>)</span></p>
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		<title>Torre Guaceto: area marina protetta</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 10:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thalia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è piena di posti bellissimi e meritevoli di essere conosciuti!
Questo servizio di Linea Blu ci parla di un&#8217;area marina protetta davvero unica e bella: Torre Guaceto
</p>
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Questo servizio di Linea Blu ci parla di un&#8217;area marina protetta davvero unica e bella: Torre Guaceto<br />
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