Qui la protesta del movimento raggiunge Times square, il centro “dei valori del successo e della perversione del modello dominante”. Al grido di “siamo il 99%” la manifestazione attraversa la grande mela. I poliziotti assistono dietro alle transenne mentre la gente grida “shame”, vergogna.
Autore: paz Pagina 2 di 4
nessun commento è necessario direi 😉
LINDBERGH (Ivano Fossati)
non sono che il contabile dell’ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra e alzarmi in volo
come voi altri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto
non sono che l’anima di un pesce con le ali
volato via dal mare per annusare le stelle
difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo e non trovarci niente
dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali e mostro le mie insegne
e la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto in cui si spegne
Mentre tornavo in volo innamorato dall’Australia, ascoltavo questa canzone di Bob Dylan. Mi piace il disegno scomposto che crea, le sensazioni che sbucano fuori da quelle parole rotolanti. She knows that I’m not afraid to look at her – she is good to me – and there’s nothing she doesn’t see, she knows where I’d like to be – But it doesn’t matter. Quanto volevo tornare indietro!
I Want You (Blonde on blonde – 1966)
The guilty undertaker sighs
The lonesome organ grinder cries
The silver saxophones say I should refuse you
The cracked bells and washed-out horns
Blow into my face with scorn
But it’s not that way
I wasn’t born to lose you
I want you, I want you
I want you so bad
Honey, I want you
The drunken politician leaps
Upon the street where mothers weep
And the saviors who are fast asleep, they wait for you
And I wait for them to interrupt
Me drinkin’ from my broken cup
And ask me to
Open up the gate for you
I want you, I want you
I want you so bad
Honey, I want you
How all my fathers, they’ve gone down
True love they’ve been without it
But all their daughters put me down
’Cause I don’t think about it
Well, I return to the Queen of Spades
And talk with my chambermaid
She knows that I’m not afraid to look at her
She is good to me
And there’s nothing she doesn’t see
She knows where I’d like to be
But it doesn’t matter
I want you, I want you
I want you so bad
Honey, I want you
Now your dancing child with his Chinese suit
He spoke to me, I took his flute
No, I wasn’t very cute to him, was I?
But I did it, though, because he lied
Because he took you for a ride
And because time was on his side
And because I . . .
I want you, I want you
I want you so bad
Honey, I want you
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.
Ascoltate il divin poeta genovese!
Maurizio Lastrico a Zelig
…pezzo dal primo discorso che Ernesto Che Guevara tenne l’11 dicembre 1964 nella IX sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU…
A questo link troverete la trascrizione completa e tradotta in italiano.
Ancora una volta il mitico Celestini affetta le orecchie di chi ascolta.
Questa volta vi propongo un monologo breve e sarcastico “la verità meglio dire subito”:
Il bellissimo cortometraggio della Pixar “Day & Night“che apriva Toy Story 3.
Il corto mostra due “diversi” che si incontrandosi si spaventano e si scazzottano poi si conoscono e si rispettano, stimano e amano.
Il filmino termina con parole di Wayne Walter Dyer.
Video realizzato dal Sermig.
I dati del video sono tratti da rapporti e dossier delle Nazioni Unite.
Denunciamo. E intanto la speranza dilaga!