Sozaboy (di Ken Saro-Wiwa)

Sozaboy,
Anni Sessanta.
Nigeria orientale.
Il giovane Mene, la voce narrante, proviene dal villaggio di Dukana, nel delta del fiume Niger, dove vive con la madre e dove ha un lavoro come aiutante autista di autobus e una graziosa fidanzata.
Quando dai disordini (la Nigeria orientale tenta la secessione dalla Federazione, combattendo quella che venne chiamata “Guerra del Biafra”) si passa alla guerra vera e propria, Mene si fa ingenuamente assoldare nelle file di un esercito.
Diventerà Sozaboy, ritrovandosi a far parte di un gioco più grande di lui, di cui gli sfuggirà completamente il senso.

Capolavoro del 1985 di Ken Saro-Wiwa (scheda di Ken) ispirato alla guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970.
Al di là del contesto storico, però, la forza della scrittura e della narrazione trasforma ogni personaggio in archetipo (della corruzione e dei mali endemici che ancora oggi affliggono la Nigeria), e riveste i luoghi e le gesta dell’alone del mito. L’idea geniale è raccontare la perdita di innocenza di un mondo e lo scardinamento di gerarchie e ordini naturali attraverso gli occhi e le parole di un ragazzo che crede che la follia che lo investe abbia un senso, fino a scoprire dolorosamente il contrario: la lingua perciò ricalca la logica elementare e lo stupore primigenio di Mene, ha formule di antica oralità piena di rispetto per il mondo e le cose. Non stupisca perciò se il nostro Sozaboy, che impara scappando, ci sembra vicino come una comica e lontano come una favola, se il sorriso per il suo ingenuo romanticismo diventa amaro di tragedia, perché questo antieroe ha molto da dire sui nostri tempi di barbarie, a ogni latitudine.

Le schede originali da cui ho attinto per questa:
fonte uno; fonte due

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