Se la mia ipotesi e’ esatta, bisogna ammettere che la funzione primaria della comunicazione scritta e’ di facilitare l’asservimento. L’uso della scrittura per fini disinteressati, con fine di ricavarne soddisfazioni intellettuali ed artistiche, e’ un esito secondario, quando non sia ridotto, per lo piu’, a uno strumento che rafforza, giustifica o dissimula l’altro. Esistono tuttavia delle eccezioni: l’Africa indigena ha posseduto imperi con centinaia di migliaia di sudditi; nell’America precolombiana l’impero Inca ne radunava milioni. Ma in entrambi i continenti tali tentativi si sono dimostrati ugualmente fragili. Sappiamo che l’impero degli Inca si e’ stabilito all’incirca intorno al XII secolo; i soldati di Pizzarro non ne avrebbero trionfato facilmente se non l’avessero trovato, tre secoli dopo, in piena decomposizione. Poco sappiamo dell’antica storia africana, ma vi s’indovina una situazione analoga: grandi formazioni politiche nascevano e scomparivano a distanza di poche decine d’anni. L’ipotesi potrebbe essere verificata, anziche’ contraddetta, mediante questi esempi. Se la scrittura non e’ bastata a consolidare le conoscenze, era forse indispensabile per affermare le dominazioni. Guardiamo vicino a noi: l’azione sistematica degli Stati europei in favore dell’istruzione obbligatoria, che si sviluppa lungo tutto il secolo XIX, procede parallelamente all’estendersi del servizio militare e alla proletarizzazione. La lotta contro l’analfabetismo si confonde cosi’ col rafforzamento del controllo sui cittadini da parte del Potere. Bisogna che tutti sappiano leggere, affinche’ il potere dica: a nessuno e’ concesso d’ignorare la legge.
Claude Lèvi-Strauss in “Tristes Tropiques” (traduzione di Guido Ceronetti)