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Animali a rischio ESTINZIONE: ecco la Lista Rossa by IUCN

Ho finalmente scoperto chi, come e quando monitora lo stato di conservazione degli esseri viventi del nostro magnifico pianeta:
la francese IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura; in inglese International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) è l’ente che si fa carico (dal 1948) di questa grandissima responsabilità.
IUCN è considerata la massima autorità al mondo sullo stato di conservazione della natura.

La IUCN definisce annualmente la “Red List” (Lista Rossa) delle specie a rischio estinzione (complessivamente quasi 45mila!!!!).
La Lista Rossa IUCN si basa su precisi criteri di valutazione del rischio di estinzionedi migliaia di specie e sottospecie ed è considerata come il più autorevole e obiettivo sistema di classificazione delle specie a rischio di estinzione.

I dati tecnici e scientifici sono raccolti ed analizzati da una grande quantità di esperti (circa 7’500 in tutto il mondo), generalmente scienziati o esperti nei vari ambiti della zoologia, della botanica o altre discipline affini. Questi esperti, compongono la Commissione per la salvaguardia delle specie (IUCN Species Survival Commission, SSC) e sono volontari.

La Lista Rossa del 2006:
Complessivamente 40’168 specie.
Di queste 16’118 sono risultate minacciate (di esse 7’725 erano animali, 8’390 erano piante e 3 erano funghi e licheni).

La Lista Rossa del 2007:
Complessivamente 41’415 specie
Di queste 16’306 sono state valutate a rischio (188 in più rispetto all’anno precedente).

La Lista Rossa del 2008:
confermata la tendenza globale del rischio di estinzione per un mammifero su quattro (1’141 sulle 5’487 specie note), senza considerare le 836 specie di cui non si hanno dati sufficienti.

NB: infatti questi dati seppure estremamente attendibili non sono assoluti, poiché può accadere che una piccola percentuale di specie considerate estinte venga “riscoperta” come ancora in via di estinzione, o sia dichiarata come non classificabile in mancanza di dati.

Qui il link alla pagina dedicata alla “tragica” galleria fotografica 2010 del sito della Lista Rossa.

Cache-pot, strumento dai mille usi

Cache-pot, in francese, è l’accessorio utile per nascondere (cacher) il contenitore (pot) in cui sono coltivate le piante. In pratica il tradizionale portavaso senza foro sul fondo. Nella maggior parte dei casi viene utilizzato per ragioni estetiche. A differenza del classico sottovaso, oltre a valorizzare le piante, il cache-pot può risolvere un discreto numero di problemi di coltivazione. Vediamo quali.

Ristagni di acqua. Le radici delle piante a foglia coriacea (come la neoregelia o la guzmania) o con le foglie tenere (come la dieffenbachia), delle orchidee e delle succulenti temono i ristagni dovuti alla fuoriuscita di acqua dal foro di drenaggio del vaso. Per evitare che marciscano, basta versare sul fondo del cache-pot qualche manciata di argilla espansa a palline, un materiale poroso capace di assorbire il liquido in eccesso.

Tutore pendulo. Quando il bastone muschiato che sorregge i tralci del potos o del singonio pende vistosamente e non si ha tempo per fare il rinvaso e sostituire il tutore, bisogna trovare il modo per far crescere la pianta diritta. Basta mettere sul fondo del cache-pot alcuni tappi di sughero, ma solamente su un lato, lo stesso su cui si manifesta la pendenza. Il vaso di coltivazione sarà inclinato rispetto al cache-pot ma, dall’esterno, non si noterà. E la pianta sembrerà eretta e non correrà il rischio di abbattersi.

Dimensioni esagerate. Se il vaso di coltivazione affonda nel cache-pot anche la chioma viene parzialmente celata. Succede con le felci classiche e il capelvenere, solitamente coltivati in piccoli vasi. Per valorizzare le fronde, basta sistemare sul fondo del cache-pot un piccolo vaso capovolto e appoggiarci il contenitore con la pianta. Bisogna sceglierlo di altezza giusta perchè la vegetazione sia a filo del bordo del porta vaso.

Colpo di freddo. Diverse piante, come l’anturio e lo spatifillo, hanno radici delicate, sensibili al freddo. Anche se sistemate nel cache-pot, hanno bisogno di essere isolate dal pavimento. Se lo spessore del vaso esterno non è sufficiente a proteggerle, basta sistemare sul fondo del cache-pot un disco di polisterolo da imballaggio, tagliato della misura giusta.

Articolo tratto dal settimanale “Il salvagente” del10-17 settembre 2009.

Idea anti-afidi

Un vasetto di coccio capovolto riempito di paglia e messo sopra i tutori per i fiori è un ottimo rifugio per le forbicine, piccoli insetti utili che divorano i pidocchi delle piante. E’ anche un ottimo trucco per evitare di farsi male con l’estremità di tutori e canne quando ci si china per raccogliere i fiori. Non spiacevole a vedersi.

(tratto dalla rivista mensile “Hachette Home”, settembre 2009, pg.32)

Vasetti…quotidiani

Carta di quotidiano per mini vasi da semina a costo zero, facili da disfare al momento del trapianto senza rovinare le radici. Si attorciglia un doppio foglio di giornale intorno ad una bottiglietta  per dargli la forma, poi, tolta la bottiglia, si riempie con terriccio, si accorpano i vasetti di carta in una cassetta e si semina a mano.

(tratto dalla rivista mensile “Hachette Home”, settembre 2009, pg. 32)

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