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sartoria economicissima e gentile (a Torino)

Avete bisogno di rifare l’orlo ai pantaloni?
Rattoppare una vecchia maglia?
Rimettere in sesto il colletto di una camicia?
Riattaccare lo spallaccio di uno zaino storico?
…e non volete spendere un capitale perchè “tanto è tutta roba vecchia”?!?…
Vi stra-suggerisco la sartoria araba del baloon a Torino, via goffredo mameli 11 B (qui sulla mappa).

L’altra settimana ho portato loro:

  • un jeans tutto lacero su cosce e sedere
  • una felpa “da lavoro” con i gomici e il colletto in brandelli
  • un pantalone corto mai potuto usare perchè troppo largo in vita

ho spiegato loro chiaramente che non volevo un capolavoro di sartoria quanto piuttosto spendere il meno possibile ed ho dato un acconto di 10€.
Due giorni dopo sono andato a ritirare il tutto…dovevano ancora iniziare a lavorarci su…vabbeh…non ho certo urgenza…abito lì a due passi e ci mettiamo d’accordo per una consegna nel pomeriggio…in serata ripasso e mi danno tutto fatto ma non ci siam capiti bene (parlano italiano così così) per il pantalone…ritiro il resto, lascio altri 2€ e il jeans da finire di mettere a posto…altri due giorni e vado a prendere anche il jeans…lavoro perfetto ed io entusiasto metto mano al portafogli e lui…”no no, già pagato, tutto a posto”…magnifico!!!…

12€ per un paio di mitici jeas rifatti perfetto come “nuovi” (lavoro che che la mia EX sarta di fiducia si rifiutava di fare perchè “non vale la spesa”) + una felpa “rabberciata” perfettamente + un pantaloncino stretto in vita!!!

la FAO e la fame in Africa

La FAO e la Fame in Africa!

L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) nacque nel 1945 in Quebec (Canada) come agenzia delle Nazioni Unite che aiuta a crescere le produzioni agricole dei paesi membri con sostegni tecnici e pratici per migliorare il livello di vita delle popolazioni rurali. In sostanza la FAO combatte la fame nel mondo. La sede dell’organizzazione si trova a Roma. La FAO conta 191 paesi membri. L’iniziativa dell’organizzazione per combattere la fame era giusta, visto la grande crisi alimentare che colpì molte nazioni subito dopo la devastante guerra mondiale. Infatti, molti paesi sviluppati hanno oggi sconfitto la fame nei loro paesi, anche con il grande contribuito di questo organismo. Tuttavia, il problema che si pone è vedere ai giorni nostri, in molti paesi in via di sviluppo, una carenza alimentare. La fame colpisce ancora in maniera cronica più di 800 milioni di persone nel mondo tra cui, la maggior parte in Africa. L’economia agricola africana in realtà non si è veramente avviata. Nel grande continente, il budget accordato al Ministero dell’agricoltura è in molti paesi, il più basso tra tutti i fondi accordati ai vari dipartimenti ministeriali. Un paradosso per un continente che ha bisogno di un’agricoltura forte e moderna per potere avviare il suo processo di sviluppo. Uno delle tante ragioni che spiegano la povertà del contadino africano è il fatto che, i suoi prodotti non sono competitivi sul mercato internazionale come quelli dei suoi colleghi occidentali che beneficiano in molti casi, delle sovvenzioni accordate all’agricoltura dai loro governi.
La FAO, oltre al suo grande ruolo di combattere la fame nel mondo, dovrebbe anche nel suo statuto, indirizzare une vera politica agricola da far seguire ai paesi membri. Purtroppo, l’istituzione da un paio di anni è “malata”. La FAO è un gigantesco organismo che non svolge più concretamente la sua vera funzione. L’agenzia è paralizzata da una burocrazia spaventosa. Nonostante esistano più di 79 uffici regionali sparsi in tutto il mondo, le decisioni vengono sempre adottate nella sede principale di Roma. Inoltre, l’agenzia è minata da un soprannumero di impiegati. La FAO conta più di 3600 funzionari e più della metà sono incredibilmente impiegati solo nella sede centrale di Roma. Funzionari che pesano molto economicamente nel budget dell’organizzazione. Infatti, nell’esercizio di bilancio per il biennio 2008/2009, i paesi membri hanno contribuito per circa 930 milioni di dollari ( a cui vanno aggiunti oltre 800 milioni di donazioni volontare), tutto ciò per un totale di 1miliardo730 milioni di dollari. Solo il 29% e quindi meno di un terzo, cioè 501 milioni e 700 mille dollari vengono impiegati strettamente nell’alimentazione e nell’agricoltura, mentre i due terzi 71% cioè 1 miliardo 228 milioni e 300 mille dollari sono destinati per la gestione. Troppi dicono gli esperti!!! Come mai un’agenzia creata per sostenere i programmi contro la fame in molti paesi si ritrova ad utilizzare più della metà del suo budget solo per il suo funzionamento? I responsabili dell’organizzazione provano a giustificarsi, ribadendo che i fondi vengono utilizzati per i vari servizi: direzione generale, gestione della comunicazione, pagamenti dei funzionari ed altri settori più o meno definiti. In realtà, la FAO non importa più un granché ai paesi ricchi. Loro non hanno più veramente bisogno di questa organizzazione com’è stata in passato. La FAO è alla deriva ed abbandonata a se stessa. Si parla di piani di ristrutturazione, ma concretamente niente viene fatto. Molti dei funzionari che vivono per esempio a Roma, fanno una vita da signori, guadagnano tanto senza fare un bel niente. Ogni paese o dirigente influente dell’agenzia cerca di “parcheggiare” nell’organizzazione un suo connazionale, un parente od un amico! Questo triste meccanismo spiega il perché c’è un numero alto dei funzionari. In più, molti succursali esteri sono inutili e costituiscono solo dei buchi finanziari.
A Sessantaquattro anni dalla sua creazione nel 1945, la FAO si è trasformata in una miniera d’oro per i suoi funzionari, 64 anni di esistenza con programmi improduttivi in Africa. Una politica che ha provocato sempre di più la miseria dei contadini africani che non hanno più nessun speranza di vedere migliorare la loro vita! Contadini che non possono aspettare niente nemmeno dai loro governi corrotti ed inefficaci. Basta vedere le condizioni di misera nelle quali lavorano la maggior parte di essi per una produzione irrisoria ed insignificante! Per esempio, ci vuole circa un mese intero di lavoro con 10 ore al giorno sotto il sole con 40 gradi all’ombra ad un agricoltore africano per zappare solo con la forza delle sue mani un terreno di 1 ettaro (100 metri quadrati) per raccogliere dopo la semina, una magra produzione di 100 chilogrammi di granoturco; mentre il suo collega europeo impiegherebbe per un terreno analogo solo un paio d’ore con il suo trattore per una produzione finale di circa 12 tonnellate (12.000 chilogrammi) di granoturco. Per capirci meglio, occorrono 120 anni ad un agricoltore africano per produrre su un terreno di 1 ettaro, quello che produrrebbe in un anno il suo collega occidentale. Francamente questa si chiama miseria, sofferenza e povertà. Nel suo libro intitolato: l’Africa est mal Partie (l’Africa è partita male), l’Agronomo francese, Rene Dumont sottolinea che ci vogliono 35 anni di lavoro ad un contadino africano per guadagnare l’equivalente di solo un mese di stipendio percepito da un parlamentare africano!!! Le uniche colture attivate con tecniche moderne sono quelle destinate nella maggior parte dei casi all’esportazione: ananas, banane, avocado, cacao, cafè ecc. Vengono coltivate in molti casi, da grandi gruppi agro alimentari occidentali.
La FAO e i governi africani hanno fallito nelle loro politiche agricole. In alcuni paesi africani come per esempio in Sudan, Somalia, Eritrea, Zimbabwe, Etiopia, Ciad, Uganda, i governi locali debbono sempre aspettare gli aiuti alimentari provenienti dai paesi ricchi per sfamare le loro popolazioni. Che vergogna a 50 anni dall’indipendenza di molti paesi africani!!! Fortunatamente la guerra alla fame nel continente africano è combattuta oggi dalle ONG locali che collaborano con quelle straniere presenti nel territorio. Entrambe si adoperano ad insegnare agli agricoltori, le tecniche più evolute di coltivazione. Speriamo soltanto che le politiche corrotte ed incompetenti di molti paesi africani non ostacolino queste belle iniziative.
Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!

Copiright @ jivis Tegno
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Bostwana in crisi economica causa caduta prezzo diamante

La Banca africana dello Sviluppo (BAD) ha fatto un prestito di 1,5 miliardi di dollari al Bostwana. Soldi che permetteranno allo stato africano di fare fronte a una grande crisi economica che sta vivendo. Crisi dovuta alla caduta del prezzo del diamante, principale fonte economica di cui il paese è il primo produttore mondiale.

 

Copiright @ Jivis Tegno
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Ovviamente la Smart

Al momento (novembre 2008) l’unica, vera, inimitabile citycar per eccellenza è Smart ForTwo

Si viaggia comodi in 2, occupa il volume di 2 scooter affiancati, ha un piccolo ma pur sempre comodo baule, ma si possono montare diversi portapacchi che ne fanno così aumentare la capacità di carico, ha un telaio resistentissimo, consuma veramente poco, si raggiungono tranquillamente i 30km/l con la motorizzazione a gasolio.

Difetti…nuova costa un botto e…ha “solo” 2 posti.

Toyota Prius (ibrida)

Giusto per non fare il solito ultranazionalista menziono anche la Toyota Prius, auto ibrida benzina/elettrica prodotta da una marca sicuramente tra le più impegnate nel campo del rispetto ambientale. Costa uno sporposito ma è l’unica ad oggi che riesce, nei primi anni di utilizzo, ad aumentare di valore. Link

Per valutare una macchina io introdurrei anche la svalutazione nel tempo. E’ vero che un’auto la si deve far durare il più possibile, ma se dopo un paio di anni mi trasferisco sopra il posto di lavoro e ho il car sharing a 20m da casa preferirei riavere parte del denaro investito nella macchina e risparmiare bollo, assicurazione e co.
Se vi interessa scegliere la macchina anche in base a quanto potete recuperare dopo un pò di anni, esiste online la tabella dei prezzi dell’usato a questo Link

la Grande Punto

Se vogliamo valutare anche l’auto che ha un basso impatto sull’ambiente (per noi italiani) è sicuramente la Grande Punto.
Costa più della Panda ma è anche più grossa, anch’essa ora uscirà in versione a metano, ha il massimo dei punti Euro NCAP e la producono a Torino… quando si dice dal produttore al consumatore!

Panda a metano

A mio parere, nella fascia delle “citycar”, un’ottima auto CuboSpherica è la nuova Panda…
Ha un bagagliaio capiente, ha un buon rapporto qualità prezzo, risponde ai criteri di sicurezza Euro NCAP (a differenza di altre lowcost tipo la 600) e soprattutto esiste la versione a metano già di serie!

automobile usata inquina usandola ma non inquina producendola

come x il frigorifero…

mi/vi chiedo e mi/vi domando…mah…

qualcuno ha mai fatto i conti SERIAMENTE di quanto “costa” a livello inquinamento progettare e produrre una automobile ex novo?!?…cioè…quando conviene (a livello inquinamento) buttare la vecchia zozzona x prendere una nuova pulitona ma appena (forse inutilmente) prodotta?!?!…cioè…x farla + semplice ancora…

Si ragiona in teoria eh…allora…se andassimo tutti in giro solo con mezzi di trasporto vecchi e zozzoni allora la produzione sarebbe 0!…giusto?!?!…giusto!!!…e l’inquinamento conseguente sarebbe maggiore o minore di se dovessimo sostituire (quindi produrre) tutto il parco mezzi…vediamo un pò se riesco a tirar fuori qualcosa di comprensibile…

…un pò di logica:

  • A = CAR NEW
  • Z = CAR OLD
  • ip = inquinamento da produzione inteso come costo ecologico tot della produzione
  • id = inquinamento da progettazione inteso come costo ecologico tot della progettazione
  • iu = inquinamento da utilizzo inteso come costo ecologico dell’utilizzo (inteso sull’unità di tempo diciamo…1 anno)
  • y = numero di anni

quindi direi che

iuZ*y = ipA+idA+(iuA*y)

giusta?!?!…

…mettendoci dentro i numeretti (a saperli) e risolvendola in y scopriremo dopo quanti anni ha senso sostituire la vecchia vettura zozzona con la nuova direi…che ne dite?!?!…chi viene alla lavagna a risolvere?!?!…Cd0…ZK…faalba359…nobile…Raffa

dai…1000 punti cubosphera a chi mi risolve questo problema!!!!

auto + cubospherica oggi sul mercato italiano è?!?!?

quale è quindi l’auto + cubospherica presente oggi sul mercato italiano?

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