Mese: Settembre 2009 Pagina 7 di 9

consumiamo troppa energia

È interessante vedere la Terra come un’enorme astronave che trasporta nello Spazio 7 miliardi di persone. La necessità energetica sull’astronave è in continuo aumento, sia perché cresce il numero dei passeggeri sia perché cresce la richiesta individuale. Questo incremento del fabbisogno costituisce un problema serio, perché l’energia necessaria per sostenere lo stile di vita dei passeggeri viene quasi totalmente ricavata dalle riserve energetiche dell’astronave, che sono in rapido esaurimento. L’astronave non è isolata e riceve continuamente energia dal Sole, una grande risorsa che però i passeggeri non sanno utilizzare sufficientemente. Per di più, sull’astronave si sono differenziate diverse classi di passeggeri: alcuni usano molta più energia di quanta ne sarebbe concessa loro dalle comuni norme etiche di uguaglianza e di rispetto reciproco.

Per migliorare la percezione dei quantitativi energetici richiesti dalle nostre azioni quotidiane e per meglio comprendere quanto queste ultime incidano sui bilanci energetici globali e quale sia la situazione di privilegio concessaci dalla disponibilità di energia a basso costo, si può paragonare l’energia consumata dalle macchine di uso comune con quella sviluppata dal lavoro di un essere umano, utilizzando la metafora degli schiavi energetici suggerita da N.Armaroli e V.Balzani (“La crisi energetica: sfida e opportunità”, pubblicato in La Chimica e l’Industria 7, 2006). Un uomo in buona salute può generare una potenza di circa 800 W per un tempo breve, ad esempio salendo di corsa una rampa di scale, ma in una attività continuativa che duri più ore non riesce a sviluppare una potenza superiore a circa 50 W. La giornata lavorativa di 10 ore di uno schiavo energetico, garantirà quindi la disponibilità di 500 Wh.

Alcuni esempi. Per tenere acceso un televisore, che richiede una potenza di circa 80 W, è necessario il lavoro continuativo di uno schiavo energetico e mezzo. Per il computer occorre una potenza di 150 W, vale a dire il lavoro di 3 schiavi. Una lavatrice di classe A (modello energeticamente più efficiente) per un lavaggio a 60 °C necessita di circa 800 W, equivalenti al lavoro di 16 schiavi. Per riscaldarsi con una stufa elettrica da 2,5 KW si utilizza l’energia generata dal lavoro di 50 schiavi. Se ci spostiamo usando un’auto di media cilindrata dotata di un motore da 80 KW, procedendo alla velocità di crociera utilizziamo il lavoro di 1.600 schiavi. Un Boeing 747 decolla utilizzando l’equivalente energetico del lavoro muscolare di 1.600.000 schiavi, l’intera popolazione di una città come Milano. L’alimentazione energetica di tutti gli stand-by statunitensi è sostenuta dal lavoro di 96.000.000 schiavi, circa una volta e mezza la popolazione dell’Italia.

All’energia necessaria per sostenere il funzionamento delle varie macchine si deve sommare quella impiegata nelle fasi di costruzione e nelle fasi di smaltimento. Anche la produzione di cibo richiede molta energia; ad esempio, se si considera l’investimento energetico complessivo del processo di allevamento, risulta che per produrre ogni chilogrammo di carne bovina sono necessari 70 KWh, una quantità di energia pari a quella generata in circa 140 giornate lavorative da 10 ore di uno schiavo energetico. In altri settori dell’agricoltura e dell’allevamento il rapporto fra energia contenuta nel prodotto ed energia consumata nella produzione è ancor più sfavorevole. Ci possiamo permettere questo deficit energetico perché il costo dell’energia oggi è basso: un litro di benzina costa sempre meno di un litro d’acqua minerale e ai prezzi attuali dell’energia elettrica la giornata lavorativa da 10 ore di uno schiavo energetico costa circa 0,05 Euro.

Tutto questo può dare una misura di quanta energia consumino i cittadini dei Paesi economicamente e tecnologicamente sviluppati e può far capire che in queste parti del mondo, a causa del suo bassissimo costo, l’energia viene usata anche quando non ce ne sarebbe bisogno, ovvero viene sprecata. Si può stimare che, in media, ogni cittadino statunitense per sostenere il proprio stile di vita necessiti del lavoro continuativo di circa 100 schiavi energetici. Per un cittadino italiano necessitano 30 schiavi energetici, dei quali 12 sono impiegati per soddisfare i fabbisogni elettrici. Uno statunitense consuma energia come 2 europei, 10 cinesi, 15 indiani, 30 africani: la popolazione mondiale è quindi suddivisa in classi molto diverse. E il numero degli abitanti del mondo sta aumentando, così come il divario fra ricchi e poveri. Ora sulla Terra vivono 6,5 miliardi di persone, ma la popolazione del pianeta potrebbe superare gli 8 miliardi nel 2025. I tassi di crescita demografica sono saliti vertiginosamente dalla fine della seconda guerra mondiale e dopo il picco del 2.1% raggiunto intorno al 1970, la crescita demografica mondiale annuale si è stabilizzata intorno all’1.3% a partire dal 1999. Tutti vogliono avere più energia: molti per un bisogno effettivo, collegato alla necessità di sviluppo delle loro nazioni povere e tecnologicamente arretrate; altri invece, cittadini delle nazioni ricche e tecnologicamente progredite, per sostenere ed aumentare lo stile di vita e gli sprechi ai quali sono abituati dalla nascita.

Oggi gli schiavi energetici sono garantiti dai combustibili fossili: la combustione di un litro di petrolio fornisce circa 1 KWh, vale a dire l’energia generata dal lavoro orario di circa 20 schiavi energetici; è facile capire come la società industriale si sia sviluppata grazie alla disponibilità del carbone prima e del petrolio poi. I combustibili fossili però non sono eterni e si sta andando verso la fine dell’era del petrolio e del metano economici. Queste riserve energetiche sono quindi contese dalle nazioni con tutti i mezzi, anche con la guerra, e i privilegi di cui godono pochi si appoggiano su una rete di ingiustizie che colpisce tanti.

Il problema dell’energia è emergente a livello locale e a livello planetario. Per rispettare il pianeta e garantire all’umanità un futuro energetico equilibrato ed equo, è necessaria una ristrutturazione che comporti sia un ridimensionamento degli stili di vita e un’ottimizzazione dei consumi energetici che riduca gli sprechi sia una trasformazione dei sistemi con i quali si ricava energia dall’ambiente che sia fondata sul passaggio dall’utilizzo delle riserve all’utilizzo delle risorse.

Certo, disporre di energia in qualsiasi momento è utile e comodo, ma per uscire dalla crisi energetica ed ecologica che si profila sempre più distintamente all’orizzonte è indispensabile puntare sul risparmio energetico e su una maggior efficienza nell’uso dell’energia. Un mito da sfatare è che la qualità della vita aumenti parallelamente alla quantità di energia che si può consumare. Questo è vero nei Paesi poveri, ma non nelle nazioni ricche, nelle quali semmai accade il contrario: al di sopra di una certa soglia, un consumo eccessivo porta ad inefficienza e a stress nella vita personale e in quella sociale. Le crisi energetiche delle nazioni ricche, quindi, andrebbero anzitutto affrontate con il risparmio e con l’aumento nell’efficienza energetica, non con la costruzione di impianti per produrre più energia. Chi ha veramente bisogno di più energia sono i miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo o non sviluppati, non noi.

Nel contempo, è necessario svincolarsi progressivamente dall’uso dei combustibili fossili incentivando la ricerca delle migliori tecnologie per poter utilizzare l’energia che arriva con continuità dal sole, sia perché le riserve sono limitate – non rinnovabili se non in tempi geologici – sia perché il loro uso causa pesanti danni all’ambiente e al clima.

by Paolo Pazzaglia

Francesco Clemente

Francesco Clemente nasce a Napoli nel 1952. Trascorre l’infanzia a stretto contatto con le immagini del ‘600 pittorico e dopo la maturità comincia  a dipingere da autodidatta, scrive e pubblica poesie. Nel 1970 si iscrive a Roma alla Facoltà d’Architettura e conosce Alighiero Boetti da cui si lascia influenzare artisticamente. Nel 1971 tiene la sua prima personale presso la Galleria di Villa Giulia  a Roma. Successivamente si trasferisce in India, a Madras, dove apre un suo studio e lavora anche in collaborazione con artisti indiani realizzando con loro un gruppo di miniature. Avvicinatosi nel 1979 al movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva della Transavanguardia, ne diventa uno dei maggiori esponenti insieme a Chucchi, Chia, De Maria e Paladino. Con questi ultimi tiene un’esposizione a Colonia. Gli anni ’80 sono caratterizzati da una decisa reazione all’arte concettuale e segnano anche l’inizio di un grande successo internazionale per Clemente che dal 1981 si trasferisce a New York, operando in collaborazione con Warhol, Basquiat, Ginsberg. In questi anni realizza una serie ispirata alle stazioni della Via Crucis e organizza una raccolta di fotografie d’architettura. Ancora oggi vive e lavora nella città statunitense.

Sito wiki.

Balla come se nessuno ti guardasse

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati,
quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati perché
i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le
cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti.
Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato quest’età.
Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi
problemi,
quando cambieremo l’auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando
non saremo più costretti a lavorare. Ma se non cominciamo una vita piena e
felice ora, quando lo faremo?
Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale
accettare questa realtà e decidere d’essere felici, qualunque cosa accada.

Alfred Souza dice :
“Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto
cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada
facendo, qualcosa d’irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei
debiti che non erano stati ancora regolati.
In seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi
ostacoli erano la vita.” Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire
che non c’é un mezzo per essere felici ma la felicita è il mezzo.
Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora
di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto
cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che
il tempo non aspetta nessuno.
Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di
perdere 5 kg, di prendere 5 kg, di avere dei figli, di vederli andare via di
casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di
sposarvi, di divorziare.
Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una
nuova macchina o una casa nuova.
Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente, e
decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento
presente.
La felicità e le gioie della vita non sono delle mete ma un viaggio.
Un pensiero per oggi:

lavora, come se non avessi bisogno di soldi;
ama, come se non dovesti soffrire;
balla, come se nessuno ti guardasse.

by Daisaku Ikeda

Mario Schifano

Mario Schifano nasce a Homs, in Libia, nel 1934 ma si trasferisce ancora giovanissimo a Roma con la famiglia. Nel 1959 tiene la sua prima personale esponendo opere informali. Successivamente comincia a dipingere quadri monocromi (grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore). I primi anni ’60 lo vedono avvicinarsi alla Pop Art e nel 1965 realizza un ciclo di opere dedicate al Futurismo. Nel 1967 presenta il lungometraggio Anna Carini vista in Agosto dalle farfalle e successivamente una trilogia di film. La sua incessante attenzione per la ricerca lo spinge a compiere continue sperimentazioni e, agli inizi degli anni ’70, riporta delle immagini televisive direttamente sulla tela emulsionata. Tali immagini, estrapolate dal ritmo narrativo cui appartengono, vengono riproposte con tocchi di colore alla nitro che ne accentua il carattere straniante. A partire dagli anni ’80 l’interesse principale di Schifano diventa il mondo naturale che reinventa e ripropone attraverso immagini veicolate da apparecchi televisivi. Nell’ultima fase della sua carriera l’artista romano è particolarmente impegnato nell’organizzazione di personali e attività espositive di vario genere. Muore a Roma nel 1998.

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Italia: col lodo Bernardo ridotto il potere delle magistrature

Quasi in silenzio, senza suscitare alcun clamore, di fronte ad un’opinione pubblica sempre meno informata e, dunque, inconsapevole, nel Dl anti-crisi è passato un altro emendamento che riduce l’iniziativa della magistratura, questa volta, della Corte dei Conti.
Stiamo parlando del Lodo Bernardo che prende il nome dal suo promotore, l’ onorevole Pdl, Maurizio Bernardo del Pdl , che, subordinando l’avvio di una indagine ad una “specifica e precisa notizia di danno, impedisce alle procure regionali della Corte dei Conti di attivare indagini sui danni erariali in assenza di una denunzia formale che dovrebbe essere fatta dall’ amministrazione competente che subisce il danno, amministrata dalle persone che il danno l’hanno causato”.
Comportando, così, di fatto, lo svuotamento della funzione del pubblico ministero, il cui potere di direttiva delle indagini viene in tal modo trasferito al Governo.
A creare il danno erariale sono spesso i dirigenti, nominati dai politici-amministratori, e secondo il Lodo Bernardo le denunce le dovrebbero fare i politici-amministratori che hanno nominato i dirigenti.
Sarebbe come dormire sonni tranquilli sapendo che a guardia del pollaio ci sono le volpi.
Si potrebbe opporre che le denunce potrebbero farle i politici-amministratori che, dopo cinque anni, subentrino per avvenuto rinnovo del Consiglio Regionale, provinciale, regionale o comunale. Certamente, ma il reato di danno erariale arrecato allo Stato non sarebbe perseguibile in quanto prescritto, visto che la prescrizione cade dopo 5 anni.
Risultato: nessun controllo né di legalità né di merito né preventivo né successivo, e via libera al saccheggio “legalizzato” delle casse pubbliche. C’è chi sostiene che il Lodo Bernardo abbia un intento punitivo nei confronti della Corte dei Conti che, ha osato promuovere un’azione di risarcimento per danni erariali, per un ammontare di svariati milioni di euro nei confronti dell’ex Presidente della regione Sicilia, Cuffaro e dell’attuale Presidente Lombardo, per l’ingiustificata assunzione di oltre 25 giornalisti dell’ufficio stampa. Cuffaro e Lombardo che ora potranno avvalersi di questa eccellente novità normativa. E c’è chi aggiunge che alla Corte dei Conti non sia stato perdonato di essersi messa di traverso di fronte alle ipotesi di scudo fiscale, di Tremonti, scudo fiscale, divenuto legge con il Dl anti-crisi.
Sta di fatto che il Lodo Bernardo sta già producendo i suoi effetti devastanti, molte amministrazioni, infatti, alla richiesta delle Procure della Corte dei Conti di acquisizione di atti o di note istruttorie, eccepiscono la nullità della richiesta davanti alla sezione giurisdizionale della Corte per mancanza della denuncia di danno erariale.

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SudAmerica: Perù insanguinato tra petrolio e diritti umani

Il 70 per cento della foresta amazzonica peruviana consegnato alle trivelle.
Migliaia di indios condannati alla fuga e alla morte.
Sono le conseguenze del progetto di sviluppo che il presidente peruviano Alan Garcia ha lanciato per aumentare l’export di gas e di petrolio.
Ma i 350 mila indios peruviani, riuniti nell’associazione Aidesep, danno battaglia.
Per mesi hanno contrastato i progetti della compagnia anglo-francese Perenco che dice di voler investire due miliardi di dollari in prospezioni: ci sono state molte manifestazioni, strade e fiumi sono stati bloccati per settimane impedendo il passaggio dei mezzi della Perenco. La società ha risposto sostenendo che non esistono prove della presenza di popolazioni senza contatti con il mondo occidentale all’interno dell’area che dovrebbe essere trivellata.
Poi, il 5 giugno, a Bagua, una cittadina a 700 chilometri da Lima, è scattata una risposta violenta, il massacro chiamato la «Tienanmen peruviana».
video1
video2 by AlJazeera (che lavora meglio della CNN)
Secondo le fonti ufficiali i morti sono stati 30, di cui 23 agenti della polizia.
Ma gli indios raccontano una storia diversa: una carneficina le cui tracce sono state nascoste gettando i cadaveri dei manifestanti nei fiumi.
Il racconto di due giovani Belgi, Marijke Deleu e Thomas Quirynen, coinvolti negli scontri e presi di mira dai fucili degli agenti di polizia, conferma la versione più violenta degli scontri.
Il massacro di Bagua ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo sull’assalto all’Amazzonia.
Una delle associazioni che si battono per i diritti degli indios,
Survival International, ha lanciato una petizione per fermare l’invasione della foresta.
L’Associated Press ha raccolto la testimonianza di uno dei leader degli indios, Santiago Manuin, colpito da quattro proiettili nello stomaco a Bagua. E l’Aidesep, mentre molti dei leader indios sono scappati nella foresta per sfuggire alle minacce (sui giornali peruviani c’è anche chi ha suggerito di usare il napalm contro le popolazioni indigene), ha presentato un appello urgente alla Corte Costituzionale del paese per impedire lo sfruttamento petrolifero di una parte dell’Amazzonia conosciuta come «Blocco 67».

di Antonio Cianciullo
in Repubblica.it del 7 settembre 2009
qui l’articolo originale

CentroAmerica: banane, miliardi, politica, droga, rivoluzioni e diritti umani calpestati

ricapitolo alcuni FATTI CERTI…le considerazioni le lascio a voi:

1) la Chiquita nel 2007 ha fatturato più di 4 mila miliardi di dollari
2) la Chiquita in Honduras produce circa otto milioni di casse di ananas e 22 milioni di casse di platano all’anno
3) gli honduregni eleggono democraticamente Manuel Zelaya
4) Zelaya con le riforme del lavoro aumenta il salario minimo del 60%
5) Chiquita “dona” circa 2 milioni di dollari ai paramilitari dell’Autodifesa Unita della Colombia (gruppo di estrema destra fondato da Salvatore Mancuso (re del narcotraffico))
6) il 28 giugno 2009 i militari honduregni con un golpe fanno cadere il governo di Manuel Zelaya
6) il Tribunale federale di Washington condanna Chiquita a una pena pecuniaria di 25 milioni di dollari

attenzione a dove buttate l’Olio

L’olio è una “roba” strana…è commestibile e viene dalla natura ma…è molto inquinante!
Bisogna fare attenzione a dove si butta!
Come buttarlo correttamente:
1) NON BUTTATELO NEL CESSO O NEL LAVANDINO
2) dovreste raccoglierlo in un recipiente e portarlo in un’isola ecologica
3) siccome il 2 non lo farete mai e l’1 non bisogna farlo…beh…il compromesso accettabile è buttarlo nel “non riciclabile”

quindi
– il fondo con i depositi buttatelo nel non riciclabile
– l’avanzo di frittura sul fondo della pentola pulitelo con un pezzo di carta e buttate la carta unta nel non riciclabile…

L’olio è inquinante perchè:
è una sostanza moooolto concentrata (pensate a quante olive, o semi, ci vogliono per fare un cucchiaio d’olio!);
impedisce all’aria di passare;
è difficile da “trasformare”;
galleggia sull’acqua.

Frigorifero fatto in casa

L`acqua per evaporare assorbe calore dall`ambiente circostante (circa 600 calorie per grammo).
Per costruire un rudimentale frigorifero domestico (che funziona senza energia elettrica e quindi a consumo energetico zero e zero emissioni) è sufficiente prendere due vasi di coccio o due anfore ed infilarli uno dentro l`altro riempiendo l`intercapedine cosi` creata con della sabbia che verra` poi periodicamente bagnata con acqua.
L`acqua evaporando assorbirà calore raffreddando il contenuto del “frigorifero”…
(articolo originale)

Idea anti-afidi

Un vasetto di coccio capovolto riempito di paglia e messo sopra i tutori per i fiori è un ottimo rifugio per le forbicine, piccoli insetti utili che divorano i pidocchi delle piante. E’ anche un ottimo trucco per evitare di farsi male con l’estremità di tutori e canne quando ci si china per raccogliere i fiori. Non spiacevole a vedersi.

(tratto dalla rivista mensile “Hachette Home”, settembre 2009, pg.32)

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