Mese: Settembre 2009

informazione corrotta e pericolosa

velocementissimamente:
in USA nel 1976 i media hanno pompato parecchio il pericolo della “SWINE FLU” (in italiano “influenza suina”) chiamando la popolazione al vaccino (guarda qui la pubblicità che passava in TV)
ma
si scopre
che il vaccino ammazza più dell’influenza (guarda qui un estratto del documentario-scandalo censurato)
e che la SWINE FLU ammazza meno della “stagionale” (leggi la scheda wiki al riguardo)
allora la popolazione sopravvissuta al vaccino chiese risarcimenti milionari
e i media soffocarono la “questione”

nel frattempo son passati 33 anni
quindi le aziende riprovano a fare un pò di soldi
senza manco sbattersi a inventarsi un “problema” nuovo
ma con la stessa identica storia!!!
…vediamo se il popolo ora è più intelligente…
Ne approfitto x accennare ad un altro fatto notevole:
alla fine degli anni ’50 alle donne in gravidanza a volte veniva  somministrato come sedativo anti nausea un farmato…la Talidomide
…beh…
…nacquero migliaia di focomelici per colpa di questo “farmaco”…

 

le medicine sono chimica
la loro interazione con il nostro organismo è complessa, potente e reale
le medicine vanno prese il MENO POSSIBILE
evitare come la peste i prodotti alternativi, nuovi, magici, economici, pubblicizzati
diffidare COMPLETAMENTE della televisione e gli organi di stampa: sono aziende pagate, dicono qualsiasi cosa, basta pagarle…

non siamo più negli anni ’60…ma forse il “popolo bue” è sempre ignorante uguale…e allora andate pure a vaccinarvi!!!…

influenza suina vecchia di 30 anni e vaccino pericoloso

Negli USA nel 1976 i media “pomparono” parecchio il pericolo della “SWINE FLU” (in italiano “influenza suina”) chiamando la popolazione al vaccino (guarda qui la pubblicità !!! che passava in TV)
ma
si scoprì
che il vaccino ammazza più dell’influenza (guarda qui un estratto del documentario-scandalo censurato)
e che la SWINE FLU è addirittura MENO pericolosa dell’influenza “stagionale” (0.9% contro l’1%…leggi la scheda wiki al riguardo)
allora la popolazione sopravvissuta al vaccino chiese risarcimenti milionari
e i media soffocarono la “questione”

nel frattempo son passati 33 anni
quindi le aziende riprovano a fare un pò di soldi
senza manco sbattersi a inventarsi un “problema” nuovo
ma con la stessa identica storia!!!
…vediamo se il popolo ora è più intelligente…
…ah…gli han cambiato nome…da “influenza suina” a “influenza A” ma è esattamente la stessa (by ministero della salute) “innocua” cosa.
Ne approfitto x accennare ad un altro fatto notevole:
alla fine degli anni ’50 alle donne in gravidanza a volte veniva  somministrato come sedativo anti nausea un farmato…la Talidomide
…beh…
…nacquero migliaia di focomelici per colpa di questo “farmaco”…

 

le medicine sono chimica
la loro interazione con il nostro organismo è complessa, potente e reale
le medicine vanno prese il MENO POSSIBILE
evitare come la peste i prodotti alternativi, nuovi, magici, economici, pubblicizzati
diffidare COMPLETAMENTE della televisione e gli organi di stampa: sono aziende pagate, dicono qualsiasi cosa, basta pagarle…

non siamo più negli anni ’60…ma forse il “popolo bue” è sempre ignorante uguale…e allora andate pure a vaccinarvi!!!…

CIGNI SELVATICI Tre figlie della Cina

Jung Chang, Cigni selvatici, ed. TEADUE, Milano, 1998

Chang ci racconta la storia della Cina dell’ultimo secolo attraverso le travagliate vicende esistenziali delle donne della sua famiglia, la nonna, la madre e se stessa.  Dal tempo dei Signori della Guerra, dei “gigli dorati di otto centimetri“, l’orribile pratica della fasciatura dei piedi, fino alla dittatura maoista con le conseguenze spietate e devastanti della Rivoluzione Culturale. Storie di donne, di rivoluzione, di violenze inaudite e gratuite, di speranze, di fiducia e straordinaria forza.
Un saggio storico ma anche un romanzo avvincente!

Sozaboy (di Ken Saro-Wiwa)

Sozaboy,
Anni Sessanta.
Nigeria orientale.
Il giovane Mene, la voce narrante, proviene dal villaggio di Dukana, nel delta del fiume Niger, dove vive con la madre e dove ha un lavoro come aiutante autista di autobus e una graziosa fidanzata.
Quando dai disordini (la Nigeria orientale tenta la secessione dalla Federazione, combattendo quella che venne chiamata “Guerra del Biafra”) si passa alla guerra vera e propria, Mene si fa ingenuamente assoldare nelle file di un esercito.
Diventerà Sozaboy, ritrovandosi a far parte di un gioco più grande di lui, di cui gli sfuggirà completamente il senso.

Capolavoro del 1985 di Ken Saro-Wiwa (scheda di Ken) ispirato alla guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970.
Al di là del contesto storico, però, la forza della scrittura e della narrazione trasforma ogni personaggio in archetipo (della corruzione e dei mali endemici che ancora oggi affliggono la Nigeria), e riveste i luoghi e le gesta dell’alone del mito. L’idea geniale è raccontare la perdita di innocenza di un mondo e lo scardinamento di gerarchie e ordini naturali attraverso gli occhi e le parole di un ragazzo che crede che la follia che lo investe abbia un senso, fino a scoprire dolorosamente il contrario: la lingua perciò ricalca la logica elementare e lo stupore primigenio di Mene, ha formule di antica oralità piena di rispetto per il mondo e le cose. Non stupisca perciò se il nostro Sozaboy, che impara scappando, ci sembra vicino come una comica e lontano come una favola, se il sorriso per il suo ingenuo romanticismo diventa amaro di tragedia, perché questo antieroe ha molto da dire sui nostri tempi di barbarie, a ogni latitudine.

Le schede originali da cui ho attinto per questa:
fonte uno; fonte due

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa (1941 – 1995) è stato uno scrittore e attivista nigeriano.
Uno degli intellettuali più significativi dell’Africa postcoloniale.

Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo negli anni universitari per dedicarsi poi alla narrativa (Sozaboy, 1985) ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma “accademica” a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin) e l’intrattenimento popolare.

Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca subito un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni settanta (nell’autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria.

Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona.

Nel 1990 si fa promotore del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo.

Arrestato una seconda e una terza volta nel 1994, con l’accusa di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato a Port Harcourt con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell’opinione pubblica internazionale e delle organizzazione per i diritti umani.

Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Kiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro). La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il “processo di riconciliazione”.

qui la scheda wiki originale

 

Ani DiFranco

La questione è molto semplice: Ani è un MITO…semplicemente un MITO

Ani suona la chitarra e canta
ma
non si può contenere tutta Ani in questo piccolo “cassetto”…
Ai suoi concerti ho visto ragazzi prostrati sotto al palco, mamme che piangono, bambini che ballano, vecchie che cantano…
…personalmente alcune sue canzoni non le posso ascoltare perchè mi trovo inevitabilmente a piangere, altre mi risollevano la giornata qualsiasi cosa mi sia accaduta…comunque vada comunica…passa sempre energia…forte…diretta…come una iniezione direttamente nell’anima.
…da ragazzo mi sono proprio innamorato…volevo partire per cercarla e dirLe che l’amavo… 🙂
Una sera d’estate ho “trascinato” mio nonno Roberto (colto DJ ed appassionato di musica da tutta la vita) a vederla…è uscito coi capelli dritti dicendo: “…questa a Madonna ci piscia in bocca!”.

Ani è una artista con una urgenza comunicativa straripante, un’animale da palcoscenico (è sempre in turnè). …sensibile, affettuosa, innamorata, forte, vera, sincera, ispirata, illuminata, riconoscente, consapevole…

Ani è più rock dei Pink Floyd
Ani è più poetica di Neruda

Ani è ESTREMAMENTE prolifica…una volta è salita sul palco coi testi delle sue (scrive TUTTO lei…anche le musiche) canzoni e timidissima s’è scusata dicendo…”inizio a fare confusione tra le canzoni…sono troppe…dovrei smettere ma non riesco”.
Da quando ha 20 anni tira fuori uno o due album all’anno: Ad oggi ha edito 19 studio album!!! ed 12 live (di cui molti doppi)!!!
A 15 anni è andata a vivere da sola mantenendosi con la musica e a 17 anni con 50$ ha fondato la “Righteous Babe Records” la casa discografica con cui incide tutt’ora.
COMPLETAMENTE INDIPENDENTE.

Andatela a vedere live…e andateci almeno due o tre volte perchè è uno spettacolo sempre diverso…una volta sono in 8 musicisti, una volta è da sola, una volta si porta dietro un’orchestra intera!
Se vi siete incuriositi…e volete vederla e sentirla…ecco qui una piccolissima selezione secondo me:
Shy…la canzone da cui tutto il mio amore per lei è iniziato…un pezzo molto rock…un giro di chitarra assolutamente perfetto…ipnotico…questa è la Ani energetica!
Napoleon…ancora Ani rock…
Both Hands…la sua magnifica “prima” canzone…rifatta in mille modi diversi…la mia versione preferita (quella con l’orchestra) però non l’ho trovata… 🙁
poi c’è la Ani drammatica emozionante:
School Night…questa è senza dubbio la mia preferita…ma è una di quelle che posso ascoltare poco…è magnifica ma fa troppo male…come dice lei alla fine: “this is the price that we pay for the privilege of living for even a day in a world with so many things worth believing in”…forse…

…forse QUESTA è la vita…

Disegnare un albero

Bruno Munari, Disegnare un albero, ed. Corraini, Mantova, 1978.

Sarà un libro difficile da “scovare”, provate nelle librerie per ragazzi. Ma quando lo avrete davanti, copertina bianca col sintetico disegno di un albero scomposto nelle sue varie parti, capirete che si tratta di un piccolo tesoro! Sfogliatelo lentamente e scoprirete, guidati dal suo autore, che la realtà è fatta di cose semplici, gioiose e belle. Basta solo saper guardare e copiare…

ISTRUTTIVO!

Keith Haring

“Un vero artista è soltanto un veicolo per tutto ciò che passa attraverso di lui.
L’artista contemporaneo è responsabile verso l’umanità,
deve costantemente celebrare l’umanità e opporsi alla disumanizzazione della nostra cultura”

 

Keith Haring (scheda wiki) nasce il 4 maggio 1958 a Kutztown in Pennsylvania.
Impara a disegnare da suo padre, e si appassiona ai fumetti e ai cartoni animati.
A 18 anni, dopo il liceo, va a New York e si iscrive alla School of Visual Art dove lavora sia al disegno sia alla performance e al video. Qui conosce artisti come Simone Forti, Keith Sonnier e Joseph Kosuth.
A cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta a New York si sviluppano due tendenze, quella del Neo-espressionismo e quella del movimento creativo dei “Graffitisti” (che disegnano e scrivono con vernice spray sui muri degli edifici o sui treni della metropolitana).
Haring nutre immediatamente un deciso interesse per quest’ultima corrente artistica e incomincia a disegnare a carboncino bianco sulla carta nera applicata dalla censura commerciale sulla pubblicità abusiva.
Nascono così le sue figure sinteticamente tratteggiate da cui traspare uno spirito dissacrante e ironico.
I suoi lavori, a metà fra graffito primordiale e fumetto, lo accomunano al lavoro di Andy Warhol per l’immediatezza espressiva e per il riferimento a temi conosciuti dal grande pubblico.
Divenuto un protagonista dell’arte newyorkese e internazionale si impegna alla sensibilizzazione sull’Aids, malattia che egli stesso contrae e di cui muore a soli 32 anni (febbraio 1990).

  

In maniera semplice e lineare gli uomini stilizzati di Keith Haring diventano il simbolo di una condizione esistenziale universale. Inizialmente affronta diversi temi per poi lasciarsi affascinare dagli eventi quotidiani e di attualità come le guerre, lo sfruttamento del terzo mondo, l’intolleranza, la lotta alla droga.
Keith sente l’importanza di comunicare concetti, idee, immagini che appartengono all’esperienza comune, alla conoscenza di tutti.
I suoi disegni decorano la città, rendendo uniche , singolari e cariche di energia le superfici metropolitane spesso squallide e insignificanti.

CHI P’ING MEI (fiore di prugno nel vaso d’oro)

Anonimo, “Chin P’ing Mei. Romanzo cinese del secolo XVI.”, a cura di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman con uno scritto di Arthur Waley, ed ES srl, 2005, Milano.

Un romanzo-fiume ricchissimo di avventure e personaggi. Scritto nel XVI secolo e ambientato in epoca Song (sec XIII), si raccontano le avventure (erotiche e non!!!) del mercante Hsi-men (XIMEN), delle sue mogli e di tutto lo straordinario ventaglio di personaggi che avranno a che fare con le loro vite.
Ximen é un uomo ricco e corrotto, raffinato ed elegante, spietato, feroce ed aggressivo, viziato e incontentabile ma anche generoso e simpatico, audace, dissoluto e disinvolto, carico di un inesauribile eros che lo porterà ad una fine prematura e tragica.
Il racconto delle sue infinite avventure diventa un pretesto per descrivere una sociètà tanto raffinata quanto decadente e ci offre uno spaccato inedito della ricchissima e articolata cultura e società cinese del XIII secolo.

Due volumi di racconti in cui non si vede l’ora di finirne uno per passare al successivo rimanendo “incollati” al libro! Si indaga sull’uomo, preso in tutti i suoi aspetti, dal comportamento più ignobile al più virtuoso. IMPERDIBILE!

Per chi volesse approfondire consultate il sito tuttocina e la tesina di una studentessa padovana veramente interessante e ricca di spunti!

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