Autore: africa Pagina 3 di 5

grave incendio all’Istituto di Belle Arti di Tunis

L’Istituto di belle arti di Tunis ( Tunisia ) è stato totalmente danneggiato il 5 gennaio da un incendio che ha provocato anche la morte del suo direttore, il Padre Gian Battista Maffi. L’istituto era riconosciuto in tutto il mondo arabo perché custodiva più di 34.000 opere, una collezione di mappe antiche e di produzioni francofone pubblicate durante la colonizzazione. L’istituto era frequentato da specialisti e ricercatori della letteratura araba classica.

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biocarburanti: Brasile e Africa

Come secondo produttore mondiale di biocarburanti, il brasile è pronto ad offrire la sua tecnologia ai paesi africani che lo desiderano. Questa decisione è stata proposta ai rappresentanti dei paesi africani l’8 dicembre scorso a Vienna, durante il summit organizzato dall’Organizzazione delle Nazioni Uniti per lo sviluppo industriale (UNIDO). L’Africa dispone di un potenziale agricolo e forestale poco sfruttato. Più di 700.000 ettari di terra sono inutilizzati.

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Mauritania: finalmente vietata la infibulazione

Il 12 gennaio scorso è stato vietato in Mauritania la mutilazione degli organi genitali femminili. Questa grande decisione è stata presa durante l’incontro organizzato dal “Forum del Pensiero Islamico e del Dialogo delle Culture”, con una trentina di Ouléma (giudici religiosi ed esperti del Corano ). Secondo i partecipanti all’incontro, l’infibulazione non è una pratica autorizzata nel Corano, fa solo parte delle tradizioni locali.

Copiryth @ Jivis Tegno
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Libertà di Stampa in Italia! È Berlusconi il problema?

L’organizzazione internazionale per i diritti e la libertà di Stampa, Reporters Sans Frontières ha pubblicato nel suo rapporto 2009, la classica mondiale sulla libertà di Stampa.
L’Italia, paese che figura tra le nazioni più ricche del mondo si trova al 40 posto, dietro alcune nazioni in via di sviluppo dell’America Latina come l’Ecuador, Paraguay, Cile e dell’Africa come il Benin e la Namibia.
Questa triste posizione non onora per niente il paese di Michelangelo e di Leonardo da Vinci, dove la libertà di stampa è sancita dall’articolo Art. 21 della Costituzione Italiana.
Molti osservatori attribuiscono la responsabilità al magnate dei media italiani Silvio Berlusconi i cui gruppi hanno la leadership in vari settori delle comunicazioni:
Mondadori controlla più del 50% del mercato delle pubblicazioni letterarie,
Medusa controlla più della metà delle produzioni e distribuzioni cinematografiche,
Mediaset controlla le tre reti televisive a copertura nazionale che hanno in totale circa il 50% d’ascolto televisivo;
Publitalia è la prima concessionaria del mercato pubblicitario Italiano con un fatturato di più di 2 miliardi annuo.
Berlusconi è ugualmente editore, diretto o indiretto, di numerose testate giornalistiche e radio private.
Il Cavaliere, oltre a controllare tutti i settori della comunicazione in Italia, è l’uomo più ricco del paese ed anche il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.
Il mondo dell’informazione in Italia è sempre stato gestito in un modo poco trasparente e democratico.

Il problema della libertà dell’informazione inizia ad essere violato quando si parlò della lottizzazione (ripartizione) delle tre reti pubbliche italiane alle formazioni politiche.
Cosi, Rai1 fu data alla Democrazia Cristiana, Rai2 al Partito Socialista, Rai3 ai Comunisti.
Già da quel momento, l’informazione venne manipolata e “spogliata” della sua imparzialità.
Il problema non si limitò solo sulla lottizzazione. Nelle vari reti pubbliche, il personale fu assunto nella maggior parte dei casi, secondo i criteri d’appartenenza politica. Questa è storia nota!!!
Tuttavia, bisogna sottolineare che il modo attuale della gestione delle tre reti pubbliche non è degno dei paesi democratici.

Il Consiglio di amministrazione Rai, l’organo che gestisce le tre reti pubbliche è amministrato da 9 membri, dei quali 7 vengono eletti dalla commissione parlamentare di vigilanza ( composta da parlamentari della maggioranza e dell’opposizione ), gli altri 2 membri, tra cui il presidente del consiglio di amministrazione Rai, sono nominati direttamente dal Ministero del tesoro con approvazione della commissione. Il consiglio di amministrazione nomina i direttori delle tre reti e delle testate giornalistiche.
Il problema in tutto questo è che la formazione o la coalizione politica che governa il paese detiene quasi sempre la maggioranza dei membri del Consiglio di amministrazione e perciò, influenza di molto ed a suo vantaggio la televisione pubblica.
Inoltre, AGCOM (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ) è un organo “indipendente” che dovrebbe regolarizzare tutto il mercato audiovisivo italiano come per esempio l’assegnazione delle frequenze e le licenze ai nuovi operatori televisivi, controllare l’imparzialità dell’informazione e tutelare il diritto dei giornalisti di informare liberamente.
Purtroppo l’Agcom non è veramente indipendente!!! I membri di questa autorità sono scelti solitamente in proporzione al peso che i vari partiti politici hanno in parlamento. I suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei Deputati e per metà dal Senato. Il suo presidente viene proposto direttamente dal Presidente del Consiglio. Cosi, la maggioranza politica di turno, avrà un influenza notevole nell’Agcom.
Il sistema audiovisivo italiano era già poco trasparente prima dell’impegno di Silvio Berlusconi nella politica. “L’illustre personaggio” ha solo approfittato della permissività e della mancanza di regole ben definite, per costruirsi un grande impero mediatico e controllare tutta l’informazione in Italia.

I vari governi di centro sinistra che durante le varie campagne politiche giuravano di regolare per sempre il problema del conflitto di interesse in Italia, non hanno mai mantenuto le promesse. Una volta giunta al potere, hanno sempre litigato fra loro facendo cadere per due volte i governi in cui erano in maggioranza. Prima nel 1998 con il primo governo Prodi, poi nel 2007 con il secondo governo Prodi.

Dunque il problema reale non è Silvio Berlusconi, ma il sistema che non è efficiente.
In nessuno altro paese sviluppato del mondo, c’è una persona che detiene da solo tutto il potere politico e mediatico come Berlusconi in Italia!

L’altro problema è la mancanza di une vera cultura politica in questo paese, cultura che permetterebbe ai cittadini di evitare che un tale personaggio venga eletto, perché potrebbe essere come si vede oggi un pericolo per la libertà di stampa. Purtroppo, l’uomo da quasi 15 anni è un personaggio onnipresente della vita sociale, politica ed economica italiana, sfruttando la mancanza di regole chiare e di una vera cultura politica per manipolare a suo vantaggio politica ed informazione. Diciamoci la verità, chi al suo posto non avrebbe fatto la stessa cosa per difendere i propri interessi?
D’altra parte, la Federazione Nazionale di Stampa Italiana ( FNSI), che è il sindacato dei giornalisti unitari italiani, organizza una manifestazione per la liberta di Stampa sabato prossimo in piazza del popolo a Roma.
La FNSI sà perfettamente che è difficile parlare della liberta di stampa in Italia, questo perché la maggior parte dei giornali italiani sono controllati da potenti gruppi editoriali, dove sono azionisti delle lobbyes influenti!
Per esempio:
la Stampa è controllata dalla FIAT,
Il Sole 24 ore dalla Confindustria,
la Repubblica dal gruppo Editoriale l’Espresso di cui sono azionisti Carlo de Benedetti, le Assicurazioni generali, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste;
il Corriere della Sera invece è controllato dal Rcs Media Group in cui sono azionisti Medio Banca, Pirelli, Benetton, Intesa San Paolo, Assicurazioni Generali, gruppo Merloni, Toro Assicurazioni ecc.
Ho solo elencato qualche esempio delle lobbyes che controllano l’informazione in Italia.
Sinceramente voi pensate che un giornalista del Corriere della Sera possa dare liberamente un informazione ai danni di Pirelli, società quotata in borsa ed azionista dello stesso giornale? Io vi dico semplicemente no!!!
Ogni gruppo ha la sua linea editoriale, linea che viene seguita all’interno di ogni giornale, dal direttore della pubblicazione, che deve assicurarsi che i giornalisti seguano le direttive stabilite.
Chiunque non segue questa linea, viene semplicemente emarginato, o in qualche caso licenziato.

La storia italiana è ricca di numerosi fatti di cronaca di giornalisti che hanno rassegnato le dimissioni o sono stati costretti a farlo.
La liberta di stampa in Italia esiste solo quando un giornalista scrive un articolo che non può danneggiare gli interessi degli azionisti del suo giornale.
Il mestiere del giornalista è complesso e caratterizzato purtroppo in molti casi da compromessi!
Il vero problema della stampa italiana non è la libertà di stampa, ma la lotta tra i potenti gruppi editoriali impuri, gruppi che vogliono controllare il mercato dell’informazione e perché sanno che, chi ha l’informazione ha il potere e i soldi!!!
Sono editori che non si occupano solo di editoria, ma che hanno interessi in vari settori. Per questo vengono chiamati editori impuri.

La manifestazione di sabato non dovrebbe solo chiedere la libertà di stampa ( cosa difficile da ottenere), ma piuttosto dovrebbe sollevare un problema fondamentale che è la riorganizzazione totale del sistema italiano dei mass media in generale e sull’informazione in particolare, cominciando per modificare innanzitutto la “legge Gasparri”, legge che definisce l’assetto attuale del sistema radiotelevisivo italiano.

Silvio Berlusconi non è la causa del male italiano dell’informazione, ma solo uno dei tanti, che usufruisce di un sistema italiano di comunicazione non degno di un paese democratico e sviluppato.

Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!
Copiryth @ Jivis Tegno
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la FAO e la fame in Africa

La FAO e la Fame in Africa!

L’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) nacque nel 1945 in Quebec (Canada) come agenzia delle Nazioni Unite che aiuta a crescere le produzioni agricole dei paesi membri con sostegni tecnici e pratici per migliorare il livello di vita delle popolazioni rurali. In sostanza la FAO combatte la fame nel mondo. La sede dell’organizzazione si trova a Roma. La FAO conta 191 paesi membri. L’iniziativa dell’organizzazione per combattere la fame era giusta, visto la grande crisi alimentare che colpì molte nazioni subito dopo la devastante guerra mondiale. Infatti, molti paesi sviluppati hanno oggi sconfitto la fame nei loro paesi, anche con il grande contribuito di questo organismo. Tuttavia, il problema che si pone è vedere ai giorni nostri, in molti paesi in via di sviluppo, una carenza alimentare. La fame colpisce ancora in maniera cronica più di 800 milioni di persone nel mondo tra cui, la maggior parte in Africa. L’economia agricola africana in realtà non si è veramente avviata. Nel grande continente, il budget accordato al Ministero dell’agricoltura è in molti paesi, il più basso tra tutti i fondi accordati ai vari dipartimenti ministeriali. Un paradosso per un continente che ha bisogno di un’agricoltura forte e moderna per potere avviare il suo processo di sviluppo. Uno delle tante ragioni che spiegano la povertà del contadino africano è il fatto che, i suoi prodotti non sono competitivi sul mercato internazionale come quelli dei suoi colleghi occidentali che beneficiano in molti casi, delle sovvenzioni accordate all’agricoltura dai loro governi.
La FAO, oltre al suo grande ruolo di combattere la fame nel mondo, dovrebbe anche nel suo statuto, indirizzare une vera politica agricola da far seguire ai paesi membri. Purtroppo, l’istituzione da un paio di anni è “malata”. La FAO è un gigantesco organismo che non svolge più concretamente la sua vera funzione. L’agenzia è paralizzata da una burocrazia spaventosa. Nonostante esistano più di 79 uffici regionali sparsi in tutto il mondo, le decisioni vengono sempre adottate nella sede principale di Roma. Inoltre, l’agenzia è minata da un soprannumero di impiegati. La FAO conta più di 3600 funzionari e più della metà sono incredibilmente impiegati solo nella sede centrale di Roma. Funzionari che pesano molto economicamente nel budget dell’organizzazione. Infatti, nell’esercizio di bilancio per il biennio 2008/2009, i paesi membri hanno contribuito per circa 930 milioni di dollari ( a cui vanno aggiunti oltre 800 milioni di donazioni volontare), tutto ciò per un totale di 1miliardo730 milioni di dollari. Solo il 29% e quindi meno di un terzo, cioè 501 milioni e 700 mille dollari vengono impiegati strettamente nell’alimentazione e nell’agricoltura, mentre i due terzi 71% cioè 1 miliardo 228 milioni e 300 mille dollari sono destinati per la gestione. Troppi dicono gli esperti!!! Come mai un’agenzia creata per sostenere i programmi contro la fame in molti paesi si ritrova ad utilizzare più della metà del suo budget solo per il suo funzionamento? I responsabili dell’organizzazione provano a giustificarsi, ribadendo che i fondi vengono utilizzati per i vari servizi: direzione generale, gestione della comunicazione, pagamenti dei funzionari ed altri settori più o meno definiti. In realtà, la FAO non importa più un granché ai paesi ricchi. Loro non hanno più veramente bisogno di questa organizzazione com’è stata in passato. La FAO è alla deriva ed abbandonata a se stessa. Si parla di piani di ristrutturazione, ma concretamente niente viene fatto. Molti dei funzionari che vivono per esempio a Roma, fanno una vita da signori, guadagnano tanto senza fare un bel niente. Ogni paese o dirigente influente dell’agenzia cerca di “parcheggiare” nell’organizzazione un suo connazionale, un parente od un amico! Questo triste meccanismo spiega il perché c’è un numero alto dei funzionari. In più, molti succursali esteri sono inutili e costituiscono solo dei buchi finanziari.
A Sessantaquattro anni dalla sua creazione nel 1945, la FAO si è trasformata in una miniera d’oro per i suoi funzionari, 64 anni di esistenza con programmi improduttivi in Africa. Una politica che ha provocato sempre di più la miseria dei contadini africani che non hanno più nessun speranza di vedere migliorare la loro vita! Contadini che non possono aspettare niente nemmeno dai loro governi corrotti ed inefficaci. Basta vedere le condizioni di misera nelle quali lavorano la maggior parte di essi per una produzione irrisoria ed insignificante! Per esempio, ci vuole circa un mese intero di lavoro con 10 ore al giorno sotto il sole con 40 gradi all’ombra ad un agricoltore africano per zappare solo con la forza delle sue mani un terreno di 1 ettaro (100 metri quadrati) per raccogliere dopo la semina, una magra produzione di 100 chilogrammi di granoturco; mentre il suo collega europeo impiegherebbe per un terreno analogo solo un paio d’ore con il suo trattore per una produzione finale di circa 12 tonnellate (12.000 chilogrammi) di granoturco. Per capirci meglio, occorrono 120 anni ad un agricoltore africano per produrre su un terreno di 1 ettaro, quello che produrrebbe in un anno il suo collega occidentale. Francamente questa si chiama miseria, sofferenza e povertà. Nel suo libro intitolato: l’Africa est mal Partie (l’Africa è partita male), l’Agronomo francese, Rene Dumont sottolinea che ci vogliono 35 anni di lavoro ad un contadino africano per guadagnare l’equivalente di solo un mese di stipendio percepito da un parlamentare africano!!! Le uniche colture attivate con tecniche moderne sono quelle destinate nella maggior parte dei casi all’esportazione: ananas, banane, avocado, cacao, cafè ecc. Vengono coltivate in molti casi, da grandi gruppi agro alimentari occidentali.
La FAO e i governi africani hanno fallito nelle loro politiche agricole. In alcuni paesi africani come per esempio in Sudan, Somalia, Eritrea, Zimbabwe, Etiopia, Ciad, Uganda, i governi locali debbono sempre aspettare gli aiuti alimentari provenienti dai paesi ricchi per sfamare le loro popolazioni. Che vergogna a 50 anni dall’indipendenza di molti paesi africani!!! Fortunatamente la guerra alla fame nel continente africano è combattuta oggi dalle ONG locali che collaborano con quelle straniere presenti nel territorio. Entrambe si adoperano ad insegnare agli agricoltori, le tecniche più evolute di coltivazione. Speriamo soltanto che le politiche corrotte ed incompetenti di molti paesi africani non ostacolino queste belle iniziative.
Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!

Copiright @ jivis Tegno
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Occidente, l’Africa non ha bisogno dei vostri aiuti !!!

Ancora una volta, il continente africano è alla ribalta con l’ennesima raccolta di fondi da parte dei paesi ricchi, ovvero dei G8, per poter far uscire l’Africa dalla fame e dalla miseria. Che generosità da parte dei grandi della terra!!! La miseria esiste soltanto in africa? Ci sono intere aeree del pianeta dove coabitano povertà e ricchezza, allora perché solo il continente africano sale alla ribalta della cronaca? In realtà, l’Occidente nutre un grande senso di colpa per tutti i disastri che hanno combinato in africa: schiavitù, colonizzazione e guerre civili. Questo spiega il perché cercano ogni volta di “pulirsi” la coscienza con gli aiuti che da secoli, gridano al mondo intero di mandare in Africa. Inoltre, molte associazioni ed organismi non profit guadagnano molto con questo business. Il logo dell’Africa è una marca che da notorietà, visibilità, prestigio ed anche ricchezza a chi pretende di portargli un aiuto. L’hanno capito bene alcune celebrità internazionali come gli attori Georges Cloney, Angelina Jolie, ma anche cantanti come Madonna, Bob Geldolf o Bono del gruppo musicale U2. Questi illustri personaggi e tanti altri, si sentono investiti della divina missione di “salvare l’Africa” con loro opere di beneficenza. Fa piacere a tutti gli africani vedere tanti interressi per il continente, ma cosa si nasconde in realtà dietro queste azioni? Solo una grande campagna pubblicitaria dei mass media occidentali per dare una bellissima visibilità internazionale a questi “benefattori” che miracolosamente diventano tutti “africani” per la circostanza. Visibilità che si traduce con un riscontro positivo nelle loro varie attività. Le campagne pubblicitarie che annunciano frequentemente questi progetti per liberare l’Africa dalla miseria, dalle malattie e dalla fame, vengono studiate nei minimi dettagli dagli specialisti del Marketing. Fu per esempio il caso dell’organizzazione “Keep a child alive” che sosteneva la lotta contro l’Aids in Africa. Fu il cantante David Bowie a figurare sulle grandi locandine pubblicitarie con lo slogan: “I’AM AFRICAN”, cioè “Io sono africano”. Il volto di David Bowie era dipinto da segni tribali per testimoniare la sua appartenenza al continente. Così, per mesi, molte città europee furono “invase” da queste locandine che invitavano la gente a sostenere, con donazioni, la liberazione dell’Africa dall’Aids. Si parla di salvare l’Africa come se gli africani non facessero niente per il loro continente! Quanti tra voi sanno per esempio che giocatori come Samuele Eto’o del Barcellona, Didier Drogba del Chelsee e tanti altri giocatori africani fanno beneficenza investendo consistenti somme di denaro per la realizzazione di progetti grandiosi in Africa? Sicuramente pochi tra voi lo sanno! Queste cose non vengono mai pubblicizzate dai mass media perché nessuno ne trae beneficio! È come se la “salvezza” venisse soltanto dall’Occidente e gli africani non facessero niente per il loro continente. In uno dei miei precedenti editoriali, vi ho parlato delle opere filantropiche del miliardario sudanese Mo Ibrahim. Scommetto che pochissimi tra voi avevano gia sentito parlare di questo personaggio! Non dimenticherò di menzionarvi le varie forze di pace dell’Unione Africana (UA) che intervengono nei vari conflitti armati che minano il continente. Di tutto questo non se ne parla nei media occidentali. Si parla soltanto delle attività benefiche di Cloney, di Bono e di altri. Sarebbe meglio che attori e cantanti famosi smettessero di sfruttare e strumentalizzare l’Africa per i propri interessi. Farebbero meglio a “salvare” alcune regioni povere dei loro paesi. Possono cantare per gli abitanti terremotati dell’Aquila oppure per la povertà che colpisce il Sud dell’Italia, possono raccogliere fondi per le popolazione povere dell’Irlanda del Nord o alcuni quartieri poveri della città di Liverpool in Inghilterra od ancora per le zone povere dell’ex Germania comunista. Molte sono le città e le regioni occidentali, dove la miseria fa parte del quotidiano. Lì si possono organizzare concerti di musica e dare i ricavi in beneficenza alle popolazioni disagiate !!! Che questi “illusionisti” lascino l’Africa in pace.
L’Africa ha bisogno oggi di essere rispettata e trattata con dignità. Quello che gli africani chiedono, è una cooperazione equa. È da più di 50 anni che si parla di aiutare l’Africa con assistenza e donazioni di ogni genere! Questi aiuti sono solo palliativi che non risolvono mai la miseria e la povertà dell’Africa, anzi contribuiscono a rinforzare il potere dittatoriale dei governanti corrotti che trovano in questi aiuti, una risorsa preziosa per rinforzare il loro potere ma anche per controllare e manipolare le popolazioni affamate. Gli aiuti internazionali rendono pigra la popolazione africana, senza volontà di ribellarsi di fronte alla miseria e totalmente dipendente da questi aiuti internazionali. Quello che gli africani chiedono all’occidente è una cooperazione sincera e fatta su base concreta. L’Africa ha per esempio le materie prime, l’occidente la tecnologia. Si può, a partire da qui, fare un scambio equo per l’interesse di entrambe. Si parlerà di sviluppo bilaterale. Questo è per esempio il desiderio che nutre una nuova generazione di africani nata e cresciuta in Africa e che ha studiato nelle migliori Università africane ed occidentali. Ma per arrivare a questa forma di cooperazione, gli africani dovrebbero essere i primi a cambiare e fare autocritica. È inammissibile che un continente dotato di un paesaggio mozzafiato e di materie prime non riesca a decollare economicamente a 50 anni dall’indipendenze di molti paesi africani! È arrivato il tempo che gli africani prendono in mano i loro problemi e non aspettino in ogni summit internazionale, qualche burocrate o politico che soggiornando in lussuosi alberghi decida come far uscire l’Africa dalla miseria!!! Cooperando allo stesso tempo con gli stessi dittatori africani. Molte nazione africane sono minate oggi dalla corruzione, dal clientelismo, dalla cattiva gestione e personalizzazione del potere da parte del dittatore di turno! Difficile in questo contesto che le cose cambino. Fortunatamente, alcuni paesi hanno saputo fare la transizione dalla dittatura ad una democrazia che ha gia portato i suoi primi frutti con una vera alternativa politica ( senza avere bisogno di Golpe o guerre civili ); su cinquantatre paesi africani indipendenti, sono per ora soltanto quindici i paesi che sono sulla strada giusta. Sono pochi, ma è già qualcosa di molto positiva. Sono nazioni come: Sud Africa, Ghana, Mozambico, Senegal, Mali, Zambia, Benin, Namibia, Botswana, Tanzania, Burundi, Capo Verde, Isole Maurizie, Seychelles, Malawi. Queste nazioni hanno capito che l’istruzione e la sanità sono pilastri elementari ed indispensabili che portano dritto allo sviluppo. Hanno investito ingenti somme di denaro per la costruzioni di grandi scuole ed ospedali. La loro crescita economica supera il 7 % annuo. Crescita che attrae sempre di più investitori e capitali stranieri in questi paesi “New Generation”.
Quello che chiedono gli africani, è che le nazioni occidentali lì lascino soli con le loro miserie, senza trarre profitto sulla loro pelle e loro disgrazie. È solo quando gli africani saranno soli con i loro problemi che la popolazione di fronte a tante sofferenze si alzerà come un solo uomo per richiedere un cambiamento radicale. In questo caso, ci saranno purtroppo i morti, ma e da lì, che le cose potranno migliorare per le generazioni future. La storia ci insegna che i grandi cambiamenti sociali e soprattutto politici si sono sempre fatti, purtroppo, con spargimento di sangue!!! Questo sarà forse il prezzo da pagare per la liberazione totale dell’Africa. Vi scrivo con le lacrimi agli occhi, ma è purtroppo la triste realtà. È duro accettare questa situazione. Non è facile cambiare un sistema politico sequestrato da un gruppuscolo di persone ed “infettato” da tutti i mali della cattiva gestione. Il problema dell’Africa non è solo strutturale ma è soprattutto qualcosa di mentale e come tale, il cambiamento si fa, in alcuni casi, solo con una rivoluzione popolare se non c’è nessuna prospettiva pacifica per la transizione democratica! Alcuni paesi hanno capito bene questo e hanno già intrapreso la strada giusta, altri purtroppo no! In quei paesi governati ancora da dittatori, se non ci sarà una prospettiva migliore per il cambiamento, questi subiranno prima o poi un’osmosi geopolitica sull’input dei nuovi paesi democratici africani. Solo in quei paesi non democratici, avverrà la rivoluzione sanguinaria menzionata prima. Rivoluzione pacifica orchestrata e guidata da una nuova generazione di intellettuali africani. Il presente e il futuro dell’Africa appartengono agli africani e nessuno lo farà a loro posto! Dico bene, nessuno!!! Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi.

Copiright @ Jivis Tegno
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Il tormentone immigrati!

Il Parlamento italiano ha varato il “Pacchetto Sicurezza” che contiene anche la legge sugli immigrati clandestini! È legittimo che un paese civile deve proteggere la vita dei suoi cittadini e tutti coloro che ci vivono, usando tutti i mezzi necessari a sua disposizione per raggiungere tale obiettivo.
L’Italia è la meta di molti immigrati tra cui numerosi africani. Immigrati giunti nel bel paese per motivi economici, intellettuali o per fuggire dalle persecuzioni politiche nei loro paesi. È ovvio che tutti coloro che vengono in Italia non sono tutti dei santi!!! Il clandestino è sempre stato un problema per l’ordine pubblico, perché non disponendo di risorse economiche, diventa una “preda” facile per l’arruolamento nella mala vita! Non è un caso che molti reati come per esempio lo spaccio di droga, rapine, stupri siano compiuti da loro. I carceri italiani sono pieni di immigrati clandestini che non hanno, nella maggior parte dei casi, nessun dato all’anagrafe del Ministero dell’Interno.
La nuova legge potrà combattere il fenomeno immigrato clandestino? Difficile dare una risposta concreta. Tuttavia viene spontaneo porsi alcune domande: Visto i lunghi tempi processuali in Italia, come farà la giustizia a processare migliaia di immigrati clandestini che si aggiungeranno ai numerosi processi che sono pendenti da anni in Italia? Ci vuole per esempio un minimo di 3 anni per un processo civile e di 6 anni per quello penale! Dove verranno rinchiusi i condannati per reati di clandestinità? Le prigioni italiane sono già affollate. Ecco solo alcune domande a cui le autorità italiane dovranno rispondere per tranquillizzare gli scettici sull’applicabilità e l’efficacia di questa ennesima legge sugli immigrati clandestini. Nel frattempo, si polemizza!
D’altra parte, l’immigrazione e la sicurezza sono temi che portano voti durante gli scrutini elettorali. La destra sa “sfruttare” meglio di chiunque questi temi populisti. Non è un caso che in tutta l’Europa, c’è da preoccuparsi per la crescita delle formazioni politiche xenofobe di estrema destra. Se è vero che ogni paese è libero di fare approvare la legge a lui favorevole per combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina, ci chiediamo cosa fa altrettanto quel paese per attuare una vera politica di integrazione? Per ora, gli immigrati regolari che risiedono in Italia vivono il loro inferno quotidiano. Ottenere la cittadinanza italiana diventa un vero incubo. Rinnovare il permesso di soggiorno rimane tuttora un vero calvario per tutti. Per farlo, lo sfortunato di turno dovrebbe alzarsi alle 2 – 3 di notte per recarsi alla questura, fare la fila, per essere servito solo a partire dalle 9 della mattina. Poi deve aspettare più di 2 anni per entrare in possesso del suo prezioso documento, permesso senza il quale, l’immigrato non può uscire dal territorio durante tutto questo lungo tempo di attesa. Inoltre, i figli nati da genitori immigrati devono vivere ininterrottamente in Italia fino all’età di 18 anni, solo in quel momento potranno richiedere la cittadinanza italiana. Prima dei 18 anni, sono senza patria!!!
Con la nuova legge, le cose diventano ancora più complicate anche per gli immigrati che una volta erano regolari. Per mancanza di un’occupazione dovuta alla grande crisi mondiale, molti hanno perso il lavoro e diventeranno clandestini perché al momento di rinnovare loro documenti, non avranno un impiego per giustificare il motivo del permesso di soggiorno. Per questo, gli verrà ritirarato il permesso di soggiorno e non importerà se lo straniero avrà lavorato e contribuito nelle casse dello stato per molti anni. L’immigrato diventerà clandestino, ma verrà soprattutto arrestato e condannato con la nuova legge. Lo straniero è ridotto alla sola forza lavorativa e basta. Se non ha un’occupazione (se capita che il rinnovamento del permesso di soggiorno coincida con il periodo di disoccupazione), perde tutto. La sua integrazione è lontana. Le leggi proposte di frequente non aiutano la loro integrazione anzi!!!
La salvezza degli immigrati verrà soltanto quando ci sarà una legge che permetterà a costoro, il diritto di voto almeno per le elezioni amministrative, per chi lavora e non ha nessuna condanna penale e risiede in Italia da un minimo di tempo. Solo in quelle condizioni, gli stranieri saranno presi in considerazione. L’uomo politico considera solo chi lo può far vincere o dargli il voto. Purtroppo, in Italia, oggi, l’immigrato non ha queste caratteristiche, anzi viene strumentalizzato. La sinistra che è tendenzialmente più vicino agli immigrati, non ha mai avuto il coraggio di fare una tale proposta di legge in Parlamento quando era maggioritaria. Fu l’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, allora Presidente della sua defunta formazione politica, Alleanza Nazionale, a parlare apertamente del diritto di voto agli immigrati. Da quando il personaggio politico è diventato la terza carica dello Stato, l’uomo sorprende sempre di più con le sue dichiarazioni pragmatiche, visionarie ed opportuniste. Fini sa bene che prima o poi, per facilitare une vera politica d’integrazione, l’Unione Europea richiederà alle Nazioni membri di concedere il diritto di voto agli immigrati che vi risiedono da un minimo di tempo. In altri paesi come il Belgio e l’Olanda, gli immigrati regolari e senza nessuna condanna possono votare in alcune elezioni. Non mi sorprenderà un giorno se Fini proporrà alla sua coalizione di governo, di approvare un tale proposta di legge. Un atto simile, sarebbe un danno grosso alla politica esitante della sinistra in materia di immigrazione perché gli immigrati che tendenzialmente approvano le politiche immigratorie delle sinistre, potranno cambiare orientamento politico e votare per il gruppo o la coalizione di destra che avrebbe concesso per la prima volta questa grande opportunità di voto. Solo con il diritto di voto, gli immigrati potranno essere trattati dignitosamente e non come accade oggi, dove vengono umiliati, usati e sfruttati ore e ore nelle fabbriche, nei campi, per essere incarcerati quando perderanno dopo il lavoro, se capita che il rinnovamento del permesso di soggiorno coincida con il periodo di disoccupazione. Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi.
Copiright @ Jivis Tegno
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Filantropia: Un africano esemplare!

Il Sudan è riconosciuto come un paese dove i diritti dell’uomo sono violati, dove c’è un Presidente dittatore ed una sanguinosa guerra civile nel Darfur, che fa sprofondare da anni il paese in miseria e in povertà. Molti ignorano che in questo paese dove c’è la legge islamica ( a chi ruba per esempio viene tagliata la mano ), c’è un uomo esemplare che con le sue iniziative, contribuisce nel suo piccolo allo sviluppo del continente africano. Mohammed Ibrahim o semplicemente Mo Ibrahim è sudanese di origine. Nato nel 1946 in Sudan, l’uomo ha studiato in Egitto dove ottenne nel 1970 all’università di Alessandria, all’età di 24 anni, la Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni. Una volta tornato nel suo paese, lavora per 2 anni nel settore pubblico delle telecomunicazioni. Nel 1972, parte per il Regno Unito per sostenere il PHD ( dottorato di ricerca nel cursus anglosassone ) con una tesi sulle comunicazioni mobili. L’ingegnere verrà assunto come direttore tecnico alla “ Cellnet”, una società creata nel 1983 da “British Telecom” per l’impianto di telefoni mobili nelle vetture. Qualche anno dopo, si dimetterà dal gruppo per creare la Mobiles Sisteme International ( MSI), una società di consulenza nel campo delle telecomunicazioni. Nel 1998, la sua società di consulenza diventerà Celtel, un operatore nelle nuove tecnologie dei telefoni mobili e si stabilisce in Africa. Nel 2005, Celtel ha 10 milioni di abbonati ed è presente in 14 paesi dell’Africa subsahariana. Nello stesso anno, vende l’85% delle azioni al gruppo Kuwaitiano MTC per 3,4 miliardi di dollari. Mo Ibrahim guadagnerà da solo più di 2 miliardi di dollari. È qui che parte l’iniziativa filantropica dell’uomo.
Diventato miliardario, Mo Ibrahim decide di contribuire a suo modo allo sviluppo del continente africano. Crea un Premio di 5 milioni di dollari per il miglior Presidente degli Stati africani. Premio che verrà consegnato ogni anno e che porta il suo nome: “ Mo Ibrahim Foundation”. Per vincerlo, il Presidente di turno dovrà avere confermato le sue competenze in vari settori: combattere la corruzione nel proprio paese, migliorare le politiche di sviluppo economico, della formazione, della sanità e rispettare i diritti dell’uomo. Inoltre, dovrà aver trasmesso il potere in maniera democratica al suo successore. Il vincitore del premio, oltre i 5 milioni di dollari, avrà una pensione vitalizia annua di 200.000 dollari. La giuria di questo premio è composta di 18 ricercatori di Harvard e delle migliori università africane in collaborazioni con le Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Il premio sarà accompagnato “dall’indice Ibrahim” per la governabilità del continente, con una scala di annotazioni di ogni paese africano. Annotazioni che dovrebbero permettere agli africani di avere un quadro generale sulla qualità del lavoro compiuto dai loro dirigenti.
Dalla sua creazione nel 2007, il premio “Mo Ibrahim Foundation” ha gia assegnato due riconoscimenti a due ex Presidenti africani:
Nel 2007, il primo vincitore è stato l’ex Presidente del Mozambico Joachim Chissano, mentre nel 2008, il vincitore è stato Festus Mogae, ex Presidente del Bostwana.
Il premio 2009 sarà assegnato nel mese di ottobre a Londra, città scelta per le cerimonie annuali di assegnazione. Tale evento è sempre stato presieduto da Koffi Annan ( Ex Segretario Generale dell’ONU), Mohamed El Baradei ( direttore generale dell’agenzia internazionale dell’energia atomica), Mary Robinson ( Ex Presidente Irlandese ed ex alta commissario delle Nazioni Uniti per i diritti dell’Uomo) ed altri illustri personaggi. Oltre a questo premio, Mo Ibrahim ha creato un fondo di 100 milioni di dollari, per investire esclusivamente in donazioni in Africa in vari settori!
A proposito del Premio creato da lui, Mo Ibrahim in un intervista alla BBC dichiarò: “se un presidente africano riesce a fare uscire 4 o 5 milioni di persone dalla povertà, questo sarà un traguardo meraviglioso per il continente. Dobbiamo porre fine alla corruzione e all’arricchimento illecito. Il giorno in cui la mia Africa non avrà più bisogno degli aiuti internazionali, quel giorno sarà il più bel momento della mia vita”.
L’iniziativa intrapresa da Mo Ibrahim potrà contribuire allo sviluppo dell’Africa? Ditemi voi!

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Bostwana in crisi economica causa caduta prezzo diamante

La Banca africana dello Sviluppo (BAD) ha fatto un prestito di 1,5 miliardi di dollari al Bostwana. Soldi che permetteranno allo stato africano di fare fronte a una grande crisi economica che sta vivendo. Crisi dovuta alla caduta del prezzo del diamante, principale fonte economica di cui il paese è il primo produttore mondiale.

 

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riserva gigantesca di diamanti in Camerun

È stato scoperto da un’impresa Sud Coreana ( C& K Mining ), la più importante riserva di diamanti del mondo a Mobilong e Limokoali, due località che si trovano ad est del Camerun. L’impresa coreana stima le riserve camerunesi a 736 milioni di carati, ovvero 5 volte la produzione mondiale annua.

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