Autore: cassandra Pagina 3 di 4

Ben Aindi Habibi

Ho scoperto per caso questa canzone, interpretata dall’ancora per me più sconosciuta Mary Fahl.

Ben Aindi Habibi

Mi sono chiesta che lingua fosse e ho scoperto che la canzone trae il suo testo da una JARCHA.

Saranno complici anche le mie origini per metà siciliane e spagnole, ma sono rimasta affascinata.

Le Jarchas sono piccole poesie spagnole medievali, composizioni liriche di autori anonimi  che possono essere datate tra il 1000 e il 1250.
Sono strofe brevi scritte in mozarabico (*), un dialetto romanzo arcaico, in caratteri ebraici o arabi senza vocali, inserite al termine di liriche amorose (muwassaja) arabe o ebraiche.

(*) Il mozarabico è un gruppo di dialetti romanzi parlati prima della riconquista della penisola iberica da parte dei Cristiani nell’XI secolo e  nel XII secolo.
La parola mozarabico deriva dalla definizione araba musta*rib per i cristiani che vivevano sotto il dominio arabo, ma che parlavano una lingua romanza, i Mozarabici.
La lingua romanza, scritta in caratteri arabi, è fortemente influenzata da parole arabe.

Ho trovato anche il testo della canzone e la sua traduzione in inglese, che ho ritradotto in italiano. Non so quanto sia affidabile la traduzione dall’antica lingua all’inglese.

 

Ben aindi habibi 
Si te bais mesture
Trairá samaya
lmchi ad-unione.

Amanu ya habibi
Al-wajs no me ferás
Non, besa mía bokelya
Awsak to no irás.

 

Vieni a casa mia, mio diletto,
Se tu vai via, questo tradimento
porterà miseria.
Vieni al nostro appuntamento appassionato.

Grazie, mio diletto!
Tu mi farai desolata, se vai via!
Buon uomo, bacia la mia piccola bocca
e non mi lasciare ancora.

Ru486 la pillola per l’aborto non chirurgico

1 apr – La Ru486 sta per approdare negli ospedali italiani. 79dfe3685e5c22fda797de58b19ea39b
A partire da oggi, infatti, il discusso farmaco abortivo fara’ il suo ingresso nei nosocomi che la richiederanno e gia’ la settimana dopo Pasqua le donne potrebbero usarla per le interruzioni farmacologiche di gravidanza.
Sono solo sei le Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto) che hanno deciso come somministrate la pillola: tre con il ricovero ordinario e tre con il day hospital. Tutte le altre non hanno ancora preso una decisione. Anche se adesso a questo dato si aggiunge l’incognita Piemonte dopo le dichiarazioni di Roberto Cota, neo presidente eletto, che ieri aveva annunciato che le pillole abortive gia’ ordinate sarebbero rimaste nei magazzini.
In particolare, Lombardia, Toscana e Veneto hanno deliberato per il ricovero ordinario per tutta la durata dell’interruzione di gravidanza (normalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e Provincia Autonoma di Trento, hanno seguito la via della possibilita’ del day hospital, prevedendo appositi protocolli che consentono comunque il monitoraggio costante della donna, anche al di fuori dell’ospedale, per l’arco di tempo necessario all’aborto.
Le altre Regioni aspettano indicazioni. Indicazioni che potrebbero prendere la forma di vere e proprie linee guida nazionali.
  
 
Quando si parla di aborto si rischia di entrare in querelle di tipo etico, dove filosofie, religioni, morali si differenziano cosi’ profondamente tra loro, per cui impossibile e’ un loro punto di incontro. Evitiamo di entrare in questa voragine e partiamo dal dato di fatto della 194 approvata quasi 25 anni fa, che permette di abortire legalmente a carico del Sistema Sanitario Nazionale, e che non da’ indicazioni limitative sul metodo
Sul sito dell’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori)  ho trovato un articolo esaustivo (benché un po’ datato) per la comprensione di chi non è un sanitario, che mette a confronto i due metodi: chirugico e farmacologico.  L’articolo è un po’ lunghetto, ma per chi è interessato all’argomento vale la pena informarsi.
 
Al di là delle posizioni personali in merito, cerchiamo di capire quali differenze sussistono.
 
I DUE METODI: chirurgico e farmacologico
Da un raffronto tra i due metodi (realizzato in Svizzera) si comprende come entrambi siano efficaci e sicuri. Le differenze riguardano tempi e percezione. Ma queste sono decisioni che spettano alla donna, cosi’ come i consigli spettano ai medici.
 
LE STATISTICHE
L’ISTAT ci fornisce una serie di dati sugli aborti legali che vengono praticati ogni anno in Italia. Il numero diminuisce progressivamente ogni anno, per quanto rimanga ancora una sacca di aborti clandestini. Assumendo il dato del 1998 di 138.000 aborti all’anno, e raffrontandolo con i casi della Francia e della Svezia dove il 30% degli aborti e’ realizzato con la RU486, e’ facile intuire che dopo un primo rodaggio e una sua conoscenza, anche in Italia potrebbe riprodursi un fenomeno simile.
Nel 2000 il numero degli aborti registrati si ferma infatti a 135.000, stabilizzandosi cosi’ dal 1995. L’Istat stesso scrive nell’annuario statistico del 6 novembre 2002: “Si può quindi affermare che in Italia sta cambiando il modello di abortività volontaria: si sta passando da un modello di tipo “tradizionale”, caratterizzato da un ricorso all’Ivg soprattutto delle donne coniugate con figli, a un modello, più simile a quello dei paesi nord europei, in cui l’aborto è più estemporaneo e legato a situazioni di “emergenza”, ovvero non viene più utilizzato per controllare le dinamiche di pianificazione familiare”.
 
COSA FARE
Oggi la RU486 e’ commercializzata in quasi tutti i Paesi dell’Ue. Dopo un lungo procedimento dettato dalle normative europee (la cd procedura di mutuo riconoscimento), nel luglio 2009 l’Aifa ha autorizzato la commercializzazione della Ru486 anche in Italia.

STORIA DELLA Ru486

Il 19 aprile 1982 il professore Etienne-Emile Baulieu presenta all’Accademia delle scienze i risultati clinici di una nuova sostanza anti-progesterone: il mifepristone, messo a punto due anni prima da una equipe di chimici e endocrinologi del laboratorio francese Roussel-Uclaf. Codificata come RU 38486, diventera’ l’RU486. Sperimentata nell’ospedale universitario di Ginevra, l’anti-ormone permette di abortire a sette donne tra le sei e le otto settimane di gravidanza. Nel 1983, la Roussel-Uclaf firma un accordo con l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms). Un anno dopo, un accordo dello stesso tipo viene firmato con Population Council, un’organizzazione non governativa americana. Iniziano le prime sperimentazioni cliniche. Il nuovo prodotto da buoni risultati nell’indurre aborti precoci. Il 23 settembre 1988 la Roussel-Uclaf ottiene l’autorizzazione per la Francia a immettere sul mercato l’RU486 per le interruzioni volontarie di gravidanza prima del quarantanovesimo giorno di amenorrea. Ma il 26 ottobre 1988 il gruppo Roussel-Uclaf ha deciso di sospendere fino a nuovo ordine la distribuzione in Francia e all’estero della pillola abortiva. Pierre Joly, vicepresidente della Roussel-Uclaf, riferisce al ministro francese alla Sanita’ le pressioni esterne cui la ditta e’ sottoposta e le reticenze sempre piu’ esplicite dell’azionista principale, i laboratori tedeschi Hoechst. “Poiche’ in Francia l’aborto e’ legale, e’ bene che venga praticato nelle migliori condizioni possibili” cosi’ replica il ministero, poiche’ la questione coinvolge la sanita’ pubblica, e ingiunge al laboratorio Roussel-Uclaf di riprendere la distribuzione dell’RU486. Nel 1991 e’ autorizzata in Gran Bretagna e un anno dopo in Svezia, piu’ recentemente in Svizzera. La Roussel-Uclaf rifiuta di commercializzarla in Cina, con il pretesto che le condizioni sanitarie non sarebbero sufficienti. Pechino decide allora di copiare la molecola. Cosi’, oggi due milioni di donne cinesi abortiscono ogni anno con un “doppione” del prodotto. Il presidente del gruppo della Hoechst, Wolfgang Hilger, fervente cattolico, dichiara che l’RU486 e’ contrario alla sua etica e a quella della sua societa’.
La polemica risveglia un passato che la ditta tedesca vorrebbe dimenticare. IG Farben, la conglomerata di cui Hoechst faceva parte, durante la seconda guerra mondiale non ha forse prodotto lo Zyclon B, il gas utilizzato nei campi di sterminio? Il 16 maggio 1994, i diritti dell’RU486 sono “graziosamente” ceduti sul territorio Usa a una Organizzazione non Governativa, la Population Council.
Nel dicembre 1996, Hoechst lancia una Opa su Roussel-Uclaf. Tre mesi dopo il gruppo Roussel-Uclaf non esiste piu’ e si parla ormai del gruppo Hoechst-Marion-Roussel. L’8 aprile 1997, una settimana dopo che i militanti anti-abortisti avevano proclamato il boicottaggio di un nuovo medicinale antiallergico commercializzato dal gruppo, la Hoechst-Marion-Roussel annuncia la cessione senza contropartite dei diritti della molecola di mifepristone e dei suoi derivati per tutto il mondo -a eccezione degli Stati Uniti- a Edouard Sakiz, ex dirigente della Roussel-Uclaf, allora in pensione. Nessuna ditta farmaceutica accetta il prodotto. Medico endocrinologo, Edouard Sakiz e’ un fervente partigiano dell’RU486 che ha sostenuto durante i suoi trentuno anni di carriera presso la Roussel-Uclaf. Gia’ nel 1958 era stato ferito dal rifiuto del suo predecessore nell’azienda di sviluppare la ricerca sulla pillola contraccettiva. Scrive: “La concezione etica di un solo uomo ha privato il gruppo di un grande mercato e di una famamondiale”. Dal giorno stesso in cui i diritti vengono trasferiti, la Roussel-Uclaf blocca la produzione dell’RU486. Un mese dopo, il dottor Sakiz crea la sua societa’, Exelgyn, con un capitale personale di 75 milioni di lire. Nell’aprile 1999 la casa farmaceutica Exelgyn avvia le procedure per le autorizzazioni di immissione sul mercato europeo della pillola RU486.
Oltre che negli Stati Uniti e in Svizzera in Europa e’ distribuita inGran Bretagna, Svezia, Spagna, Olanda, Germania, Austria, Danimarca, Finlandia e Belgio. I Paesi che hanno chiesto l’autorizzazione sono Norvegia, Lussemburgo e Grecia. In Italia, Irlanda e Portogallo il prodotto non e’ mai stato registrato.
La polemica risveglia un passato che la ditta tedesca vorrebbe dimenticare. IG Farben, la conglomerata di cui Hoechst faceva parte, durante la seconda guerra mondiale non ha forse prodotto lo Zyclon B, il gas utilizzato nei campi di sterminio? Il 16 maggio 1994, i diritti dell’RU486 sono “graziosamente” ceduti sul territorio Usa a una Organizzazione non Governativa, la Population Council.
Nel dicembre 1996, Hoechst lancia una Opa su Roussel-Uclaf. Tre mesi dopo il gruppo Roussel-Uclaf non esiste piu’ e si parla ormai del gruppo Hoechst-Marion-Roussel. L’8 aprile 1997, una settimana dopo che i militanti anti-abortisti avevano proclamato il boicottaggio di un nuovo medicinale antiallergico commercializzato dal gruppo, la Hoechst-Marion-Roussel annuncia la cessione senza contropartite dei diritti della molecola di mifepristone e dei suoi derivati per tutto il mondo -a eccezione degli Stati Uniti- a Edouard Sakiz, ex dirigente della Roussel-Uclaf, allora in pensione. Nessuna ditta farmaceutica accetta il prodotto. Medico endocrinologo, Edouard Sakiz e’ un fervente partigiano dell’RU486 che ha sostenuto durante i suoi trentuno anni di carriera presso la Roussel-Uclaf. Gia’ nel 1958 era stato ferito dal rifiuto del suo predecessore nell’azienda di sviluppare la ricerca sulla pillola contraccettiva. Scrive: “La concezione etica di un solo uomo ha privato il gruppo di un grande mercato e di una fama mondiale”. Dal giorno stesso in cui i diritti vengono trasferiti, la Roussel-Uclaf blocca la produzione dell’RU486. Un mese dopo, il dottor Sakiz crea la sua societa’, Exelgyn, con un capitale personale di 75 milioni di lire. Nell’aprile 1999 la casa farmaceutica Exelgyn avvia le procedure per le autorizzazioni di immissione sul mercato europeo della pillola RU486.
 
LA LEGGE N. 194 (1978)
Se nel 1978 era conosciuto solo l’aborto chirugico, metodo per aspirazione, nella L 194 non e’ specificato che quello sia l’unico metodo. Anzi a ben leggere nella legge, l’art. 14 “Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna”, e parlando di procedimenti sembra proprio prevedere la possibilita’ che altri metodi si aggiungano a quello chirurgico: il plurale utilizzato nella legge preannuncia una pluralita’ di procedimenti. Ma ancora l’art. 15: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” sembra proprio auspicare un aggiornamento delle tecniche piu’ avanzate, in contraddizione con la situazione attuale bloccata ad un metodo sempre valido, ma in alcuni casi certamente superato da quello farmacologico.
  
Legge n.194 del 22 maggio 1978
Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Articolo 1 
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. 
L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. 
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. 
Articolo 2 
I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza: 
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; 
b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante; 
c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); 
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza. 
I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. 
La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori. 
Articolo 3 
Anche per l’adempimento dei compiti ulteriori assegnati dalla presente legge ai consultori familiari, il fondo di cui all’articolo 5 della legge 29 luglio 1975, n. 405, è aumentato con uno stanziamento di L. 50.000.000.000 annui, da ripartirsi fra le regioni in base agli stessi criteri stabiliti dal suddetto articolo. 
Alla copertura dell’onere di lire 50 miliardi relativo all’esercizio finanziario 1978 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nel capitolo 9001 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per il medesimo esercizio. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le necessarie variazioni di bilancio. 
Articolo 4 
Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia. 
Articolo 5 
Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto. 
Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie. 
Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. 
Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. 
Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate. 
Articolo 6 
L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: 
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; 
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. 
Articolo 7 
I processi patologici che configurino i casi previsti dall’articolo precedente vengono accertati da un medico del servizio ostetrico-ginecologico dell’ente ospedaliero in cui deve praticarsi l’intervento, che ne certifica l’esistenza. 
Il medico può avvalersi della collaborazione di specialisti. Il medico è tenuto a fornire la documentazione sul caso e a comunicare la sua certificazione al direttore sanitario dell’ospedale per l’intervento da praticarsi immediatamente. 
Qualora l’interruzione della gravidanza si renda necessaria per imminente pericolo per la vita della donna, l’intervento può essere praticato anche senza lo svolgimento delle procedure previste dal comma precedente e al di fuori delle sedi di cui all’articolo 8. In questi casi, il medico è tenuto a darne comunicazione al medico provinciale. 
Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6 e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto. 
Articolo 8 
L’interruzione della gravidanza è praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale tra quelli indicati nell’articolo 20 della legge 12 febbraio 1968, numero 132, il quale verifica anche l’inesistenza di controindicazioni sanitarie. 
Gli interventi possono essere altresì praticati presso gli ospedali pubblici specializzati, gli istituti ed enti di cui all’articolo 1, penultimo comma, della legge 12 febbraio 1968, n. 132, e le istituzioni di cui alla legge 26 novembre 1973, numero 817, ed al decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1958, n. 754, sempre che i rispettivi organi di gestione ne facciano richiesta. 
Nei primi novanta giorni l’interruzione della gravidanza può essere praticata anche presso case di cura autorizzate dalla regione, fornite di requisiti igienico-sanitari e di adeguati servizi ostetrico-ginecologici. 
Il Ministro della sanità con suo decreto limiterà la facoltà delle case di cura autorizzate, a praticare gli interventi di interruzione della gravidanza, stabilendo: 
1) la percentuale degli interventi di interruzione della gravidanza che potranno avere luogo, in rapporto al totale degli interventi operatori eseguiti nell’anno precedente presso la stessa casa di cura; 
2) la percentuale dei giorni di degenza consentiti per gli interventi di interruzione della gravidanza, rispetto al totale dei giorni di degenza che nell’anno precedente si sono avuti in relazione alle convenzioni con la regione. 
Le percentuali di cui ai punti 1) e 2) dovranno essere non inferiori al 20 per cento e uguali per tutte le case di cura. Le case di cura potranno scegliere il criterio al quale attenersi, fra i due sopra fissati. 
Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione. 
Il certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell’articolo 5 e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna ai sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero. 
Articolo 9 
Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. La dichiarazione dell’obiettore deve essere comunicata al medico provinciale e, nel caso di personale dipendente dello ospedale o dalla casa di cura, anche al direttore sanitario, entro un mese dall’entrata in vigore della presente legge o dal conseguimento della abilitazione o dall’assunzione presso un ente tenuto a fornire prestazioni dirette alla interruzione della gravidanza o dalla stipulazione di una convenzione con enti previdenziali che comporti l’esecuzione di tali prestazioni. 
L’obiezione può sempre essere revocata o venire proposta anche al di fuori dei termini di cui al precedente comma, ma in tale caso la dichiarazione produce effetto dopo un mese dalla sua presentazione al medico provinciale. 
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. 
Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale. 
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. 
L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente. 
Articolo 10 
L’accertamento, l’intervento, la cura e la eventuale degenza relativi alla interruzione della gravidanza nelle circostanze previste dagli articoli 4 e 6, ed attuati nelle istituzioni sanitarie di cui all’articolo 8, rientrano fra le prestazioni ospedaliere trasferite alle regioni dalla legge 17 agosto 1974, n. 386. 
Sono a carico della regione tutte le spese per eventuali accertamenti, cure o degenze necessarie per il compimento della gravidanza nonché per il parto, riguardanti le donne che non hanno diritto all’assistenza mutualistica. 
Le prestazioni sanitarie e farmaceutiche non previste dai precedenti commi e gli accertamenti effettuati secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 5 e dal primo comma dell’articolo 7 da medici dipendenti pubblici, o che esercitino la loro attività nell’ambito di strutture pubbliche o convenzionate con la regione, sono a carico degli enti mutualistici, sino a che non sarà istituito il servizio sanitario nazionale. 
Articolo 11 
L’ente ospedaliero, la casa di cura o il poliambulatorio nei quali l’intervento è stato effettuato sono tenuti ad inviare al medico provinciale competente per territorio una dichiarazione con la quale il medico che lo ha eseguito dà notizia dell’intervento stesso e della documentazione sulla base della quale è avvenuto, senza fare menzione dell’identità della donna. 
Le lettere b) e f) dell’articolo 103 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con il regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, sono abrogate. 
Articolo 12 
La richiesta di interruzione della gravidanza secondo le procedure della presente legge è fatta personalmente dalla donna. 
Se la donna è di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto lo assenso di chi esercita sulla donna stessa la potestà o la tutela. Tuttavia, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza. 
Qualora il medico accerti l’urgenza dell’intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l’esistenza delle condizioni che giustificano l’interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d’urgenza l’intervento e, se necessario, il ricovero. Ai fini dell’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni, si applicano anche alla minore di diciotto anni le procedure di cui all’articolo 7, indipendentemente dall’assenso di chi esercita la potestà o la tutela. 
Articolo 13 
Se la donna è interdetta per infermità di mente, la richiesta di cui agli articoli 4 e 6 può essere presentata, oltre che da lei personalmente, anche dal tutore o dal marito non tutore, che non sia legalmente separato. 
Nel caso di richiesta presentata dall’interdetta o dal marito, deve essere sentito il parere del tutore. La richiesta presentata dal tutore o dal marito deve essere confermata dalla donna. 
Il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, trasmette al giudice tutelare, entro il termine di sette giorni dalla presentazione della richiesta, una relazione contenente ragguagli sulla domanda e sulla sua provenienza, sull’atteggiamento comunque assunto dalla donna e sulla gravidanza e specie dell’infermità mentale di essa nonché il parere del tutore, se espresso. 
Il giudice tutelare, sentiti se lo ritiene opportuno gli interessati, decide entro cinque giorni dal ricevimento della relazione, con atto non soggetto a reclamo. 
Il provvedimento del giudice tutelare ha gli effetti di cui all’ultimo comma dell’articolo 8. 
Articolo 14 
Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna. 
In presenza di processi patologici, fra cui quelli relativi ad anomalie o malformazioni del nascituro, il medico che esegue l’interruzione della gravidanza deve fornire alla donna i ragguagli necessari per la prevenzione di tali processi. 
Articolo 15 
Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all’educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l’interruzione della gravidanza. 
Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d’aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale. 
Articolo 16 
Entro il mese di febbraio, a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore della Presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. 
Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. 
Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero. 
Articolo 17 
Chiunque cagiona ad una donna per colpa l’interruzione della gravidanza è punito con la reclusione da tre mesi a due anni. 
Chiunque cagiona ad una donna per colpa un parto prematuro è punito con la pena prevista dal comma precedente, diminuita fino alla metà. 
Nei casi previsti dai commi precedenti, se il fatto è commesso con la violazione delle norme poste a tutela del lavoro la pena è aumentata. 
Articolo 18 
Chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna è punito con la reclusione da quattro a otto anni. Si considera come non prestato il consenso estorto con violenza o minaccia ovvero carpito con l’inganno. La stessa pena si applica a chiunque provochi l’interruzione della gravidanza con azioni dirette a provocare lesioni alla donna. 
Detta pena è diminuita fino alla metà se da tali lesioni deriva l’acceleramento del parto. 
Se dai fatti previsti dal primo e dal secondo comma deriva la morte della donna si applica la reclusione da otto a sedici anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da sei a dodici anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita. 
Le pene stabilite dai commi precedenti sono aumentate se la donna è minore degli anni diciotto. 
Articolo 19 
Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate negli articoli 5 o 8, è punito con la reclusione sino a tre anni. 
La donna è punita con la multa fino a lire centomila. 
Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene senza l’accertamento medico dei casi previsti dalle lettere a) e b) dell’articolo 6 o comunque senza l’osservanza delle modalità previste dall’articolo 7, chi la cagiona è punito con la reclusione da uno a quattro anni. 
La donna è punita con la reclusione sino a sei mesi. 
Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta, fuori dei casi o senza l’osservanza delle modalità previste dagli articoli 12 e 13, chi la cagiona è punito con le pene rispettivamente previste dai commi precedenti aumentate fino alla metà. La donna non è punibile. 
Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni; se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni; se la lesione personale è grave questa ultima pena è diminuita. 
Le pene stabilite dal comma precedente sono aumentate se la morte o la lesione della donna derivano dai fatti previsti dal quinto comma. 
Articolo 20 
Le pene previste dagli articoli 18 e 19 per chi procura l’interruzione della gravidanza sono aumentate quando il reato è commesso da chi ha sollevato obiezione di coscienza ai sensi dell’articolo 9. 
Articolo 21 
Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 326 del codice penale, essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione o di ufficio, rivela l’identità – o comunque divulga notizie idonee a rivelarla – di chi ha fatto ricorso alle procedure o agli interventi previsti dalla presente legge, è punito a norma dell’articolo 622 del codice penale. 
Articolo 22 
Il titolo X del libro II del codice penale è abrogato. 
Sono altresì abrogati il n. 3) del primo comma e il n. 5) del secondo comma dell’articolo 583 del codice penale. 
Salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, non è punibile per il reato di aborto di donna consenziente chiunque abbia commesso il fatto prima dell’entrata in vigore della presente legge, se il giudice accerta che sussistevano le condizioni previste dagli articoli 4 e 6.

DUE METODI ABORTIVI A CONFRONTO

Mifegyne (RU 486)
Metodo farmacologico per l’interruzione precoce di gravidanza

L’Unione svizzera per decriminalizzare l’aborto (USPDA) www.svss-uspda.ch cosi’ spiega il funzionamento della RU486 rispetto al piu’ tradizionale metodo dell’aspirazione.

Dal 22 ottobre 1999 la Mifegyne e’ autorizzata in Svizzera. Poco a poco diventa accessibile negli ospedali e presso certi studi medici.
 
Come procedere
IMPORTANTE: se non e’ sicura se e’ rimasta incinta, faccia rapidamente un test di gravidanza. Se il test e’ positivo e ha l’intenzione di interrompere la gravidanza, si rivolga immediatamente ad un medico oppure ad un centro di pianificazione familiare.
Se ha deciso di interrompere la gravidanza, puo’ decidere a quale metodo ricorrere.
 
I due metodi per effettuare l’interruzione della gravidanza: 
Metodo chirurgico
(per aspirazione)
 
L’aspirazione puo’ generalmente essere effettuata entro le 14 settimane a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’intervento viene eseguito in ospedale o presso uno studio medico, sia come ambulante (dopo poche ore si puo’ tornare a casa) sia come degente (restando anche di notte). A volte, per facilitare l’intervento, il collo dell’utero viene rilassato con un farmaco (prostaglandina), da prendersi o il giorno precedente o il giorno stesso dell’intervento.
 
L’intervento operatorio avviene sotto narcosi (anestesia generale) oppure sotto anestesia locale. Il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dilatatori metallici fino ad un diametro da 6 a 12 mm. Viene in seguito inserita una fine canula per l’aspirazione che rimuove i tessuti embrionali dalla cavita’ uterina. L’operazione dura circa 20 minuti. Il rientro a domicilio avviene tra le 2 a 8 ore seguenti l’intervento oppure il giorno dopo (cio’ dipende dal luogo dove e’ stato effettuato l’intervento).
 
Generalmente, una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento.
Metodo farmacologico
(Mifegyne con prostaglandina)
 
In Svizzera, questo metodo puo’ essere prescritto entro la 7a settimana a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’interruzione viene effettuata ambulatoriamente, sia in clinica sia in uno studio medico, con due farmaci: la Mifegyne (conosciuta anche con il nome di RU 486) e una prostaglandina. La Mifegyne blocca gli effetti dell’ormone progesterone interrompendo lo sviluppo della gravidanza. La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali.
 
In presenza di personale medico, la donna assume tre compresse di Mifegyne. Poco dopo puo’ rientrare a casa. Due giorni dopo, due compresse di prostaglandina sono anch’esse prese nello studio medico o in clinica. La donna rimane in osservazione per alcune ore. Per circa due terzi delle donne l’espulsione dei tessuti embrionali avviene in questo periodo, per alcune avviene piu’ tardi a casa. A questo stadio molto precoce, l’embrione misura tra i 2 e gli 8 mm, a seconda della durata della gravidanza.
 
Circa due settimane dopo la presa della prostaglandina viene effettuata una visita di controllo.

 Si noti che la procedura puo’ essere leggermente differente da quella descritta a seconda del luogo dove e’ praticato l’intervento

 
 
Effetti secondari
Metodo chirurgico
Metodo farmacologico
Dolori:
L’intervento viene effettuato in anestesia locale o sotto narcosi. A volte ci possono essere dei dolori dopo l’intervento oppure brevemente durante l’intervento stesso in caso di anestesia locale. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici. Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente piu’ dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte questi dolori possono essere piu’ forti o perdurare. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici.
Perdite di sangue:
Solitamente le perdite di sangue dopo l’intervento sono meno abbondanti di una mestruazione normale e durano 4 a 5 giorni. Solitamente dopo l’espulsione vi sono perdite di sangue un po’ piu’ abbondanti di una mestruazione normale. Durano circa 9 giorni, in alcuni casi anche piu’ a lungo.
Nausea/Diarrea:
La narcosi puo’ provocare nausea. La prostaglandina puo’ provocare nausea ed una leggera diarrea.
Rischi e complicazioni

I rischi sono piccoli per entrambi i metodi. Le complicazioni gravi occorrono in meno dell’uno per cento dei casi. Raramente si manifestano ulteriori problemi di salute. L’intervento non aumenta il rischio di non piu’ poter avere bambini ulterioramente. I problemi psichici non sono piu’ frequenti con il metodo farmacologico che non quello chirurgico. 

Complicazioni possibili:
Metodo chirurgico
Metodo farmacologico
– Traumi o ferite al collo dell’utero e/o alla parete uterina. 
– Infezioni. 
– Forti perdite di sangue. 
– Eliminazione incompleta dei tessuti embrionali con conseguente necessita’ di una seconda aspirazione. 
– Coaguli vascolari (trombosi)
– Forti perdite di sangue o espulsione incompleta, con conseguente necessita’ di una aspirazione per eliminare i resti dei tessuti embrionali rimasti nella cavita’ uterina. 
– Insuccesso del metodo e continuazione della gravidanza. In questo caso e’ necessaria un’ulteriore aspirazione (intervento chirurgico).

 Confronto dei due metodi

Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri. In rari casi il medico deve sconsigliare l’uno o l’altro per ragioni legate alla salute della donna coinvolta.
Esistono pero’ delle differenze riguardanti il periodo entro il quale la donna si deve decidere e anche riguardanti la percezione dei due metodi. E’ importante tenere conto di queste differenze.
L’interruzione farmacologica si offre per le donne che sono giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la gravidanza. Le donne che si decidono piu’ tardi o hanno bisogno di un tempo di riflessione piu’ esteso, devono ricorrere all’intervento chirurgico.
 
Le differenze piu’ importanti nella percezione dell’intervento:
 
Metodo chirurgico
Metodo farmacologico
– Operazione, eventualmente sotto narcosi. 
– Il momento dell’intervento e’ pianificato e ben determinato. L’operazione dura poco tempo. 
– Di regola l’intervento non viene effettuato prima della 7a settimana. 
– Si ha piu’ tempo a disposizione per prendere una decisione. 
– Se effettuato sotto narcosi, l’intervento non e’ vissuto coscientemente. 
– Di solito le perdite di sangue dopo l’operazione sono poco abbondanti e di breve durata. 
– Dolori prolungati sono rari. 
– In oltre 95% dei casi un ulteriore intervento chirurgico non e’ necessario. Non c’e’ bisogno di narcosi. 
– Il procedimento e’ di tre giorni. 
– L’interruzione puo’ essere praticata molto precocemente, il che e’ sovente percepito come un sollievo psichico. 
– L’espulsione e’ vissuta coscientemente. 
– Molte donne ritengono che il metodo farmacologico e’ piu’ naturale. 
– Maggiore responsabilita’ personale.
– Perdite di sangue piu’ prolungate. 
– Dolori addominali che durano piu’ o meno a lungo.

  

Rielaborazione personale dall’ articolo originale tratto dal sito dell’Aduc, redatto in collaborazione con la dott.ssa Judit Pók, ginecologo a Zurigo da Lucia Ritter e Kurt Pfister. COSAN Sarl, Volketswil/ Zurigo (Novembre 1999)

Elezioni regionali 2005/2010 a confronto

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LUI: SONO SICURO CHE IL GOVERNO HA UN PROGETTO PER NOI ITALIANI
 
LEI: ALLORA TI CONSIGLIO DI NON RIMANERE IN QUELLA POSIZIONE
 
 

Franca Raimondi “Aprite le Finestre”

Una canzone retrò (vincitrice del festival di Sanremo del 1956) per questo arrivo di primavera. Finalmente!!!

Il testo della canzone:

La prima rosa rossa é già sbocciata
e nascono timide
le viole mammole
Ormai, la prima rondine è tornata
nel cielo limpido comincia a volteggiare
Il tempo bello viene ad annunciare

Aprite le finestre al nuovo sole
è primavera
è primavera
Lasciate entrare un poco d’aria pura
con il profumo dei giardini e i prati in fior

Aprite le finestre ai nuovi sogni
bambine belle
innamorate
E forse il più bel sogno che sognate
sarà domani la felicità

Nel cielo fra le nuvole d’argento
la luna ha già fissato appuntamento

Aprite le finestre al nuovo sole
è primavera
festa dell’amor

La, la, la
Aprite le finestre al nuovo sol

Sul davanzale un piccolo usignolo
dall’al i tenere
Le piume morbide
Ha già spiccato il timido suo volo
e contro i vetri ha cominciato a picchiettare
Il suo più bel messaggio vuol portare

è primavera
è primavera

Aprite le finestre ai nuovi sogni
alle speranze
all’illusione
Lasciate entrare l’ultima canzone
che dolcemente scenderà nel cuor
Nel cielo, fra le nuvole d’argento
la luna ha già fissato appuntamento

Aprite le finestre al nuovo sole
è primavera
festa dell’amor

La, la, la
Aprite le finestra al primo amor

ROBERTO SAVIANO – Per un VOTO ONESTO servirebbe l’ONU

 Per un voto onesto servirebbe l'Onu

“LA DISPERAZIONE più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo”. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un’affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un’esagerazione, sappia che l’Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?

Quello che in altri Stati sarebbe considerato veleno, in Italia è pasto quotidiano: dai più piccoli Comuni sino alla gestione delle province e delle regioni, non c’è luogo in cui la corruzione non sia ritenuta cosa ovvia. L’ingiustizia ha ormai un sapore che non ci disgusta, non ci schifa, non ci stravolge lo stomaco, né l’orgoglio. Ma come è potuto accadere?
Il solo dubbio che ogni sforzo sia inutile, che esprimere il proprio voto e quindi la propria opinione sia vano, toglie forza agli onesti. Annega, strozza e seppellisce il diritto. Il diritto che fonda le regole del vivere civile, ma anche il diritto che lo trascende: il diritto alla felicità.

Il senso del “è tutto inutile” toglie speranza nel futuro, e ormai sono sempre di più coloro che abbandonano la propria terra per andare a vivere al Nord o in un altro paese. Lontano da questa vergogna.
Io non voglio arrendermi a un’Italia così, a un’Italia che costringe i propri giovani ad andar via per vergogna e mancanza di speranza. Non voglio vivere in un paese che dovrebbe chiedere all’Osce, all’Onu, alla Comunità europea di inviare osservatori nei territori più difficili, durante le fasi ultime della campagna elettorale per garantire la regolarità di tutte le fasi del voto. Ci vorrebbe un controllo che qui non si riesce più a esercitare.

Ciò che riusciamo a valutare, a occhio nudo, sono i ribaltoni, i voltafaccia, i casi eclatanti in cui per ridare dignità alla cosa pubblica un politico, magari, si dovrebbe fare da parte anche se per legge può rimanere dov’è. Ma non riusciamo a esercitare un controllo che costringa la politica italiana a guardarsi allo specchio veramente, perché lo specchio che usiamo riesce a riflettere solo gli strati più superficiali della realtà. Ci indigniamo per politici come l’imputata Sandra Lonardo Mastella che dall’esilio si ricicla per sostenere, questa volta, non più il Pd ma il candidato a governatore in Campania del Pdl, Stefano Caldoro. Per Fiorella Bilancio, che aveva tappezzato Napoli di manifesti del Pdl ma all’ultimo momento è stata cancellata dalla lista del partito e ha accettato la candidatura nell’Udc. Così sui manifesti c’è il simbolo di un partito ma lei si candida per un altro.

Ci indigniamo per la vicenda dell’ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, Roberto Conte, candidatosi nuovamente nonostante una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e per giunta questa volta nel Pdl. Ci indigniamo perché il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, su cui pende un mandato d’arresto, mantiene la propria posizione senza pensare di lasciare il suo incarico di sottosegretario e di coordinatore regionale del Pdl.

Ci indigniamo perché è possibile che un senatore possa essere eletto nella circoscrizione Estero con i voti della ‘ndrangheta, com’è accaduto a Nicola Di Girolamo, coinvolto anche, secondo l’accusa, nella mega-truffa di Fastweb. Ci indigniamo, infine, perché alla criminalità organizzata è consentito gestire locali di lusso nel cuore della nostra capitale, come il Café de Paris a via Vittorio Veneto.
Ascoltiamo allibiti la commissione parlamentare antimafia che dichiara, riguardo queste ultime elezioni, che ci sono alcuni politici da attenzionare nelle liste del centrosinistra.

E ad oggi il centrosinistra non ha dato risposte. Si tratta di Ottavio Bruni candidato nel Pd a Vibo Valentia. Sua figlia fu trovata in casa con un latitante di ‘ndrangheta. Si tratta di Nicola Adamo candidato Pd nel Cosentino, rinviato a giudizio nell’inchiesta Why not. Di Diego Tommasi candidato Pd anche lui nel Cosentino e coinvolto nell’inchiesta sulle pale eoliche. Luciano Racco candidato Pd nel Reggino, che non è indagato, ma il cui nome spunta fuori nell’ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito, per gli inquirenti, il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista “Socialisti Uniti” della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo “Lettera Morta” contro il clan Costa ed in quelle per l’uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta.

A tutto questo non possiamo rimanere indifferenti e ci indigniamo perché facciamo delle valutazioni che vanno oltre il  –  o vengono prima del  –  diritto, valutazioni in merito all’opportunità politica e alla possibilità di votare per professionisti che non cambino bandiera a seconda di chi sta alla maggioranza e all’opposizione. Trasformarsi, riciclarsi, mantenere il proprio posto, l’antica prassi della politica italiana non è semplicemente una aberrazione. È ormai considerata un’abitudine, una specie di vizio, di eventualità che ogni elettore deve suo malgrado mettere in conto sperando di sbagliarsi. Sperando che questa volta non succeda. È un tradimento che quasi si perdona con un’alzata di spalle come quello d’un marito troppo spensierato che scivola nelle lenzuola di un’altra donna.

Ma si possono barattare le proprie attese e i propri sogni per la leggerezza e per il cinismo di qualcun altro?
Oramai si parte dal presupposto che la politica non abbia un percorso, non abbia idee e progetti. Eppure la gente continua ad aspettarsi altro, continua a chiedere altro.

Dov’è finito l’orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov’è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente, spillette colorate da appuntarsi al bavero del doppiopetto. Senza più credibilità. Contenitori vuoti da riempire con parole e a volte nemmeno più con quelle. A volte si è divenuti addirittura incapaci si servirsi delle parole.

Quando la politica diviene questo, le mafie hanno già vinto. Poiché nessuno più di loro riesce a dare certezze  –  certezza di un lavoro, di uno stipendio, di una sistemazione. Certezze che si pagano, è ovvio, con l’obbedienza al clan. È terribile, ma si tratta di avere a che fare con chi una risposta la fornisce. Con chi ti paga la mesata, l’avvocato. Non è questo il tempo per moralismi, poco importa se ci si deve sporcare le mani.

Solo quando la politica smetterà di somigliare al potere mafioso  –  meno crudele, certo, ma meno forte e solido  –  solo quando cesserà di essere identificato con favori, scambi, acquisti di voti, baratto di morale, solo allora sarà possibile dare un’alternativa vera e vincente.
Anche nei paesi dominati dalle mafie è possibile essere un’alternativa.
Lo sono già i commercianti che non si piegano, lo sono già quelli che resistono, ogni giorno.

Del resto, quello che più d’ogni altra cosa dobbiamo comprendere è che le mafie sono un problema internazionale e internazionalmente vanno contrastate.
L’Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista.

Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell’offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all’economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.

Sarebbe triste che i cittadini, gli elettori italiani, dovessero rivolgersi all’Onu, all’Unione Europea, all’Osce per vedere garantito un diritto che ogni democrazia occidentale deve considerare normale : la pulizia e la regolarità delle elezioni.
Dovrebbe essere normale sapere, in questo Paese, che votare non è inutile, che il voto non si regala per 50 euro, per un corso di formazione o per delle bollette pagate. Che la politica non è solo uno scambio di favori, una strada furba per ottenere qualcosa che senza pagare il potere sarebbe impossibile raggiungere. Che restare in Italia, vivere e partecipare è necessario. Che la felicità non è un sogno da bambini ma un orizzonte di diritto.

©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara

Articolo tratto dal sito de “La Repubblica”  http://www.repubblica.it/politica/2010/03/20/news/per_un_voto_onesto_servirebbe_l_onu-2777263/

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La DIVERSITA’ come CRESCITA

Quanta fatica non aver sicurezze assolute, ma quale enorme possibilità!2432085hr5
Facciamo pace?
Non dentro e non fuori.
Se vuoi essermi amico
cammina accanto a me
alla mia stessa altezza.
Tieni per mano la mia differenza.
Non la fuggire
non la giudicare
senza capire.
Non dentro e non fuori.
Tu non sai quanto fa male
qualcuno che si gira per non guardare
o che ti scruta invadente
nell’illusione di sentirsi migliore.
Tu non sai veramente
quanta solitudine
per paura si può creare.
Un abisso di dolore
e di distanza.
Non dentro nella disperazione
e non fuori nella rabbia.
Non dentro l’isolamento
e non fuori nella lapidazione.                                                                                          La DIVERSITA’ come CRESCITA (video)
Camminami vicino amico mio.
Ascolta le parole e i silenzi del mio cuore.
Non ti fermare alla superficie della mia pelle.
Non dentro e non fuori.
Togliti le scarpe quando entri nella mia dimora
Non portare in essa la sporcizia del mondo
e potrai così sentire
la carezza dolce e vellutata
della mia anima.
Non dentro e non fuori.
Che sia un sussurro la tua voce
un fremito il tuo tocco
una foglia che cade leggera
il tuo pensiero sulla mia essenza
un verde germoglio
l’incomprensione
per la nostra conoscenza
Non dentro e non fuori.
E nella scoperta inebriante della vicinanza
dimenticare l’antica distanza.
Marsia 21/03/10

Per la salute delle donne in Nicaragua

Una dottoressa che consiglia una paziente© IpasPrima nessuna donna era costretta a sottoporsi a un certo tipo di cure… [una donna] aveva tutto il diritto di dire ‘sono consapevole dei rischi, so che potrei morire, ma decido comunque di portare avanti la gravidanza’… allo stesso modo una donna poteva dirmi, ‘mi rende triste interrompere questa gravidanza, ma voglio curare il mio cancro’ e io ero in grado di rispettare il suo diritto di scegliere per la propria vita.”
Medico nicaraguense intervistato da Amnesty International, novembre 2008

Il divieto assoluto di abortire, in vigore dal luglio 2008 in Nicaragua, mette in pericolo la vita delle donne e delle ragazze, negando loro trattamenti salvavita, impedendo agli operatori sanitari di fornire cure mediche efficaci e contribuendo all’aumento della mortalità materna in tutto il paese.
Il nuovo codice penale del Nicaragua prevede pene detentive per le donne e le ragazze che cercano di abortire e per gli operatori sanitari che forniscono servizi associati all’aborto. Le nuove disposizioni di legge introducono, inoltre, sanzioni penali per medici e infermiere che forniscono cure a donne o a ragazze malate di cancro o malaria, che abbiano contratto il virus dell’Hiv/Aids o abbiano una crisi cardiaca, qualora tali cure risultino controindicate in gravidanza e possano causare danni o la morte dell’embrione o del feto.

È molto probabile che l’impatto della legge sarà più forte per le donne e le ragazze appartenenti alle classi sociali meno abbienti. La mortalità materna produce già un effetto sproporzionato sulle donne e le ragazze che vivono in povertà. Con il divieto assoluto di aborto, le donne con scarse risorse economiche potrebbero essere spinte ad agire al di fuori della legge, mettendo in pericolo la loro salute e rischiando l’arresto: questa legge potrebbe quindi condurre a un incremento del numero di pericolosi aborti “fai da te”.

Amnesty International (AI) teme che, a causa dell’adozione di questa legge, il Nicaragua rischi di vanificare ogni progresso nella diminuzione della mortalità materna. Nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu, le autorità nicaraguensi si sono impegnate a ridurre il tasso di mortalità materna del 75 per cento entro il 2015. La proibizione di ogni forma di aborto indebolisce seriamente l’impegno del governo del Nicaragua a raggiungere questo obiettivo chiave.

Amnesty International chiede al presidente del Nicaragua di assicurare a tutte le donne aborti legali e sicuri. Firma la petizione!

La festa delle DONNE

 Oggi ad un telegiornale ho sentito una ragazza dire che si vergognava della festa della donna. Questa sua affermazione mi ha fatto una gran rabbia, perché non vi è in essa né rispetto, né probabilmente conoscenza della storia, né consapevolezza che i diritti che hanno le donne oggi e che molte trovano normali, sono dovuti alla lotta, spesso a costo della loro vita, delle donne del nostro passato!

Che la festa delle donne si sia ridotta ad un mero consumismo, questo è solo un sintomo della bassezza dei nostri tempi: un’occasione per uscire con le amiche per andare a vedere spogliarelli o rimorchiare e farsi regalare un rametto di mimosa, depauperando dei poveri bellissimi alberi.

La festa delle donne dovrebbe invece far ricordare quanto ancora c’è da fare!!! Non solo in paesi dove i più elementari diritti sono negati, ma anche nel nostro.

Pochi, ad es., sanno che le donne vittime di violenza domestica nel nostro paese sono di un numero più elevato di quello delle vittime sul lavoro! E che si sappia poco un tal dato deve far capire come ci sia ancora una mentalità (non solo maschile ma anche femminile) che considera nella norma questi gesti efferati!

E, inoltre, le donne in quanto donne hanno mansioni meno prestigiose e di minore responsabilità sui luoghi di lavoro. Hanno stipendi più bassi. Le donne madri e che lavorano e così i loro compagni sono scarsamente o per nulla aiutati nel portare avanti questa doppia mansione. Come se la filiazione fosse un qualcosa che riguarda solo le donne e quindi trascurabile e non invece garanzia e speranza del futuro di un paese. Le donne in politica sono un numero esiguo e scarsamente rilevante!

Vi è una ricerca che ha messo in correlazione come i paesi più progrediti hanno il maggior numero di donne in posizioni di potere. E non posso far a meno di pensare, ad es., in questo caso, alla Germania (primo paese in Europa nelle energie rinnovabili) ed ad Angela Merkel!

Se mi vergogno, anzi mi offendo come donna, è vedere, in primis in televisione, la nostra figura ridotta ad un mero oggetto sessuale, che non riguarda solo le veline e co., professione ambita da uno stuolo di ragazzine, ma giornaliste, conduttrici di programmi di intrattenimento culturale o di dibattiti politici.

Mi offende Berlusconi che insulta Rosi Bindi solo in virtù della sua immagine fisica e che sceglie, le nostre rappresentanti politiche, anche (se non esclusivamente in certi casi) in virtù della loro bellezza!

Mi offende che dopo anni di femminismo delle nostre nonne e madri, ci siano tante donne in Italia tanto sciocche da prestarsi a questo gioco che le svilisce e toglie loro potere!

ECOPSICOLOGIA. Alla riscoperta della nostra Cittadinanza Terrestre

Sempre dal sito LifeGate, ho trovato interessante, questo articolo.
Buon fine settimana a tutti, possibilmente a contatto con la splendida natura! 🙂

I parchi puntano sull’ecopsicologia

“Occorre aprire l’anima all’amore per questo pianeta”… ma come si fa? Questo è il campo dell’ecopsicologia e tre parchi italiani si stanno attrezzando per rispondere a una esigenza non solo didattica ma anche psicologica di natura.

L’antica e profonda tradizione contadina ancora viva in Italia – per cui è ancora molti annoverano tra i loro ricordi le passeggiate nei campi coi nonni o coi genitori, i giochi nelle campagne, le avventure sugli alberi e i giochi nell’acqua dei ruscelli – hanno preservato per qualche decennio in più la popolazione italiana dalla Sindrome di Deficit di Natura.

Così viene definita nei manuali psichiatrici più aggiornati (NDD – Nature Deficit Desorder) quell’insieme di insicurezza, iperattività, piccole fobie, incapacità di concentrarsi, difficoltà a socializzare, che  – principalmente negli Stati Uniti, ma sempre più frequentemente anche in altre aree ad alto tasso di urbanizzazione nel mondo – caratterizza un numero crescente di persone, in particolare giovani.

Questa è la denuncia, dati alla mano, che lo psicoterapeuta Richard Louv fa nel suo libro L’ultimo bambino dei Boschi (Rizzoli, 2006), ed è la premessa sulla quale, già all’inizio degli anni ‘90 ha preso vita in California l’Ecopsicologia, un movimento che vede uniti psicologi, counselor e guide naturalistiche con un obiettivo comune:
– lenire la sofferenza esistenziale individuale riportando le persone a contatto con la natura, per aiutarle a ritrovare una relazione più autentica con se stesse
– e lenire il degrado ambientale riportando le persone a una maggior consapevolezza delle profonde connessioni, a livello individuale e di specie sapiens sapiens, con la natura, risvegliando il senso di appartenenza al pianeta.

Ormai, anche in Italia, i bambini che crescono giocando liberi sui prati e nei boschi, che si costruiscono i costumi da indiani cucendo tra loro le foglie dei castagni e passano le ore a cercare personaggi immaginari nelle cangianti forme delle nuvole sono sempre meno, e sono sempre di più i genitori che non permettono loro di sporcarsi, di prendere la pioggia, di toccare animaletti sconosciuti e a volte neppure quelli conosciuti. Insegnanti di scuole materne  denunciano sempre più frequentemente il disagio dei bimbi più piccoli nel contatto con quel poco di natura che ancora è possibile incontrare in un nido standard, e agli educatori ambientali vengono richiesti sempre più spesso interventi soltanto didattici in cui il gioco, l’avventura, il contatto diretto con gli elementi (che equivale, inevitabilmente, a sporcarsi) devono essere evitati…  per non dare adito alle proteste dei genitori.

E, allora, è arrivato anche in Italia il momento di correre ai ripari e di creare nuovi progetti ricreativi che abbiamo anche una valenza formativa e permettano agli adulti a alle famiglie, adulti e bambini insieme, la possibilità di ritrovare il perduto equilibro e di venire accompagnati nel ritrovare un rapporto amichevole e di contatto diretto con la  natura.

I Parchi e le aree protette sono gli ambiti ottimali per attivare questo processo di riconnessione tra individuo e ambiente naturale, attraverso attività che non soddisfino solo la curiosità intellettuale – il nome del fiorellino o dell’animaletto – ma che sappiano evocare emozioni e valori, consapevolezza e riflessioni.

La sfide è quella di creare una rosa di esperienze in grado di:
– ridestare lo stupore davanti a un mondo che è molto più ampio e interessante di quanto crediamo
– invitare all’incontro e al dialogo con creature altre, animate e inanimate
– stimolare l’innata sete di bellezza che risiede nel cuore di ogni figlio dell’uomo
– favorire la creazione di relazioni più autentiche, con il mondo, con gli altri e anche con se stessi
– far scoprire il potere del silenzio e il dialogo con diversi elementi con la natura, come occasione di dialogo più profondo con se stessi.

Una sfida che l’ecopsicologia accompagna ad affrontare. E un consorzio di Parchi dell’Emilia Romagna ha deciso di puntare in questa direzione per la formazione delle sue guide e per la realizzazione di un programma coordinato di offerte di visita nei Parchi e nelle Riserve Naturali con la duplice valenza – locale – di promozione dl territorio e – globale – di sensibilizzazione ed educazione al risveglio del senso di appartenenza e compartecipazione al mondo naturale e al pianeta Terra.

Il progetto nasce nell’ambito del Parco dei Sassi di Roccamalatina e interessa il territorio protetto di media collina e montagna modenesi comprendendo anche il Parco dell’Alto Appennino Modenese e la Riserva Naturale di Sassoguidano. E’ iniziata a ottobre 2009 la prima fase di aggiornamento professionale delle guide del Parco con l’obiettivo di mettere a punto un ampio programma di attività rivolte al pubblico tra la primavera del 2010 e al primavera 2011.

Il progetto prevede la creazione di una serie coordinata di appuntamenti per arricchire il turismo verde tradizionale con momenti guidati di sperimentazione pratica di alcune delle tecniche dell’Ecopsicologia volte a creare un maggior senso di connessione e coinvolgimento nei confronti dell’ambiente. La sperimentazione potrà anche essere condotta in piena autonomia seguendo un prontuario di pratiche ecopsicologicamente orientate nei Parchi – che verrà pubblicato all’inizio del 2010 e distribuito gratuitamente (sarà scaricabile anche on line) – con consigli e suggerimenti per mantenere più vivo il rapporto con la natura anche in città e con esercizi pratici da svolgere all’aperto, da soli, in gruppo o in famiglia.

Un ulteriore passo verso la consapevolezza della nostra cittadinanza terrestre.

LifeGate Radio : la radio “green” made in Italy

Condivido con voi  la scoperta tramite una mia amica di “Radio LifeGate” (qui la lista delle frequenze di trasmissione) che s’interessa di ambiente, salute, benessere, alimentazione, cultura varia.

Presente anche su internet con un bel sito.

Lodevole, fra le tante cose,  il fatto che compesano le emissioni di CO2 prodotte con la creazione di nuove foreste.


Sotto uno dei suoi articoli:

Quanto fa bene il verde. Fisicamente.
E’ scientificamente dimostrato. Il verde ha tutta una gamma di influenze benefiche sul nostro organismo che vanno ben oltre al piacere di contemplare un bel paesaggio. Gli effetti psicologici, fisici e fisiologici del colore simbolo della natura.
Fa reagire
Lo spettro del verde s i situa al centro del range di vibrazioni visibili dall’occhio umano, tra il rosso e il blu. Il colore verde suscita in noi un più veloce responso a causa della sua più forte stimolazione dei recettori visivi. I coni M sono deputati nella retina alla ricezione del giallo-verde.
Fa leggere
I ricercatori hanno trovato che il verde può migliorare l’abilità di lettura e comprensione.
Disseta
Avrebbe un istintivo effetto rilassante perché in natura segnala abbondanza di acqua, sostanza indispensabile alla vita e al benessere, e quindi rassicura. Per la nostra origine animale, la visione di un’oasi virente è un segnale di umidità, sorgente e freschezza, e ci attira.
Fa bene
L’Università di Berna ha svolto un grande studio sugli effetti psicologici del colore nel 2007, commissionato dalla Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio (FP) e da ‘Medici per l’ambiente’, dimostrando che la percezione delle diverse sfumature di verde ha un effetto rasserenante. Stimola i sentimenti positivi e facilita la concentrazione, diminuendo il livello di stress e ansia. Inoltre abitare nelle vicinanze di parchi o di ‘zone verdi’ aumenta le competenze sociali e le capacità di integrazione.
Stefano Carnazzi

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