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politici italiani: trattamento economico

Pubblico questa lista di dati sul trattamento economico dei politici italiani.
Ignoro la provenienza dei dati (a me è arrivata una email) quindi potrebbero essere sbagliati…comunque…vale la pena approfondire…

STIPENDIO Euro 19’150 al mese
STIPENDIO BASE circa Euro 9’980 al mese
PORTABORSE circa Euro 4’030 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2’900 al mese
INDENNITA’ DI CARICA (da Euro 335 circa a Euro 6’455)

Inoltre:
TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS – METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1’472’000).

E ancora:
Hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre i cittadini dopo 35 anni di contributi (41 anni per il pubblico impiego !!!).
Circa Euro 103’000 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al suo servizio).

La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2’215 al MINUTO !!

TUTTI ESENTASSE

Il gioco d’azzardo in Italia nel 2010

Ignorare significa non comprendere. Meno si capisce più si è soggetti a truffe e inganni.
Il gioco d’azzardo sono un modo SICURO per buttare i soldi nel cesso.
Nessuno guadagnerà mai NULLA giocando tanto al Lotto o ai gratta e vinci o alla lotteria.
Tutto è PROGETTATO ad hoc dalle società che gestiscono questi affari al fine di arricchirsi (loro, le società) sfruttando l’IGNORANZA del cittadino medio.
Scommettere a questi giochi è perdere. Non esiste altra possibilità. Ovviamente.

Qui di seguito mi permetto di trascrivere alcuni numeri estratti dalla conferenza di GiovedìScienza del 13 gennaio 2010 dal titolo “FATE IL NOSTRO GIOCO: la matematica del gioco d’azzardo” di Paolo Canova e Diego Rizzuto (qui il link al video della conferenza).

Con il presente articolo intendo aiutare la diffusione delle informazioni raccolte sull’argomento da questi due bravissimi ragazzi.

Le probabilità di fare sei al SuperEnalotto sono una su 622 milioni.
Ecco alcuni eventi che, statisticamente, sono moooolto più probabili:
morire in un incidente stradale: una su 20 mila circa.
morire in un incidente aereo: una su 500 mila.
azzeccare il numero telefonico del vostro beniamino digitando a caso: una su 10 milioni.

Giocando al SuperEnalotto tre volte alla settimana per 1.4 milioni di anni si raggiunge una probabilità su due di vincere.

Gli italiani nel 2001 hanno speso in giochi d’azzardo 14.4 miliardi di Euro.
In soli dieci anni (2010) questo giro d’affari già enorme è QUADRUPLICATO raggiungendo la cifra stratosferica di 61 miliardi (di cui in Slot Machine 26.5 miliardi).
Cioè in media mille euro a testa.
Sempre nel 2010 gli italiani hanno speso meno (38 miliardi) in automobili e in abbigliamento (43 miliardi).
Il PIL Italiano è di circa 2’000miliardi di Euro quindi i 61 miliardi spesi in gioco d’azzardo equivalgono a circa il 2.6% del PIL.
Lo Stato Italiano nel 2010 ha incassato 9 miliardi (il 15% dei 61 spesi).

Gioco Azzardo Patologico: sono stimati in circa 700 mila gli italiani malati dipendenti patologici al gioco.

Alla lunga, calcoli alla mano, inevitabilmente si PERDE SEMPRE.
Quanto?
Il bilancio (soldi PERSI/soldi GIOCATI) di un giocatore accanito è  di circa:
20% se “gratta e vinci” o “slot machines”, circa 40% giocando al “Lotto ambo”, circa 60% giocando al “Lotto terno”, circa 70% giocando alla “Lotteria Italia”, circa 90% giocando al “Lotto cinquina”.
…cioè se giocate 100€ alle slot ne perderete 20 mentre se comprate 100€ di biglietti della lotteria ne perderete 90.
Ulteriori dettagli in questa immagine estratta dal video della conferenza.

quanto si perde giocando

quanto si perde giocando

Durante la conferenza i due esperti spiegano molto chiaramente (nel filmino al minuto 55′ circa) anche la questione dei “Numeri Ritardatari del Lotto”.
Il riassunto è (ovviamente) che, matematicamente, non ha senso puntare su un ritardatario.

Il Capitalismo (secondo Michael Moore)

Michael Moore è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense, vincitore dell’Oscar al miglior documentario con “Bowling a Columbine” (2002) e della Palma d’oro al Festival di Cannes con “Fahrenheit 9/11” (2004).
Attraverso i propri documentari e libri ha affrontato con spirito critico i problemi e le contraddizioni del sistema politico, economico e sociale degli Stati Uniti, conquistando un grande successo di pubblico, ma procurandosi anche una folta schiera di detrattori, che ne hanno messo in discussione idee e metodi.

Il documentario (qui sopra presentato) “Capitalism: A Love Story” (presentato in concorso alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2009) si concentra sulla crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2006 negli Stati Uniti “per colpa” dei mutui subprime.

Moore in questo film affrontare il problema che è al centro di tutta la sua opera: l’impatto disastroso che il dominio delle corporation ha sulla vita quotidiana degli americani (e, quindi, anche del resto del mondo). Ma questa volta il colpevole è molto più grande della General Motors e la scena del crimine ben più ampia di Flint, Michigan. Dalla Middle America fino ad arrivare ai corridoi del potere a Washington e all’epicentro finanziario globale di Manhattan, Michael Moore porterà ancora una volta gli spettatori su una strada inesplorata. Con umorismo e indignazione, Capitalism: A Love Story di Michael Moore esplora una domanda tabù: qual è il prezzo che l’America paga per il suo amore verso il capitalismo? Anni fa, quell’amore sembrava assolutamente innocente. Tuttavia, oggi il sogno americano sembra sempre più un incubo, mentre le famiglie ne pagano il prezzo, vedendo andare in fumo i loro posti di lavoro, le case e i risparmi. Moore ci porta nelle abitazioni di persone comuni, le cui vite sono state stravolte, mentre cerca spiegazioni a Washington e altrove. Quello che scopre sono dei sintomi fin troppo familiari di un amore finito male: bugie, maltrattamenti, tradimenti… e 14.000 posti di lavoro persi ogni giorno. Capitalism: A Love Story rappresenta una summa delle precedenti opere di Moore, ma è anche uno sguardo su un futuro nel quale una speranza è possibile. E’ il tentativo estremo di Michael Moore di rispondere alla domanda che si è posto in tutta la sua carriera di regista: chi siamo e perché ci comportiamo in questo modo? (link articolo originale)

Questa volta Michael Moore prende le mosse da lontano, addirittura dall’Impero Romano, per mostrare come i segnali di decadenza di quella potenza antica siano tutti rintracciabili nella realtà odierna. La domanda è più che mai esplicita e con la risposta già incorporata: quanto è alto il prezzo che il popolo americano paga a causa della confusione operata tra il concetto di Capitalismo e quello di Democrazia? Per Moore i due termini non coincidono anzi sono in più che netta opposizione soprattutto ora, dopo la crisi mondiale di cui tutti paghiamo le conseguenze.
Per sostenere la sua tesi questa volta il polemista di Flint (cittadina a cui fa ancora una volta ritorno vent’anni dopo Roger & Me) fa un uso molto più ridotto di gag verbali e visive (anche se non ci risparmia un nuovo doppiaggio del Gesù di Zeffirelli in versione liberistico-sfrenata). Perché questa volta il tema è talmente serio che lo spazio per la risata non può che essere ridotto. È ora di passare all’azione secondo Moore. Ancora una volta non per sovvertire un sistema ma per riportarlo alla purezza delle origini.
In una società in cui può esistere un gruppo immobiliare che si autodefinisce gli Avvoltoi (il cui compito è acquistare a prezzi stracciati case già pignorate per poi rivenderle facendo profitti) e in cui la classe media vede falcidiati i propri beni primari dalla rapacità di banche prive di qualsiasi seppur remoto scrupolo, Moore non può sentirsi a suo agio. E non può non solidarizzare con chi pensa che i rapinatori non siano solo quelli proposti in sequenza nelle immagini delle televisioni a circuito chiuso di banche e negozi. Oggi ci sono rapinatori che agiscono sulla sorte di milioni di persone. Qualcuno di loro comincia a pagare ma l’indignazione non è ancora giunta al livello necessario.
Il livello di cui Franklin Delano Roosevelt aveva fatto proprie le istanze ipotizzando una nuova Costituzione Americana in cui i diritti fondamentali dei cittadini venissero riconosciuti in modo assolutamente dettagliato e inequivocabile. Il Presidente morì prima di essere riuscito a farla diventare legge. Oggi il popolo americano paga questo vuoto legislativo con i posti di lavoro persi e le abitazioni letteralmente divorate da avvoltoi di diverse specie. Moore, da vero americano, auspica un ritorno al passato perché la parola futuro possa tornare ad avere un significato positivo. Quando mostra vescovi e sacerdoti schierarsi senza indugio a fianco di chi sta perdendo il lavoro viene in mente l’abusata terminologia nostrana ‘cattocomunista’. Non si tratta di ‘comunismo’ in questo film ma di diritti basilari che la ricerca sfrenata del guadagno non può mai (in nessuna occasione e per nessun pseudo motivo di ‘interesse generale’) calpestare.
Moore porta come esempio positivo, tra le altre, la nostra Costituzione. Faremmo bene ogni tanto a rileggerla.
Magari dopo avere visto Capitalism: A Love Story. (link all’articolo originale e altro ancora sul film).

regali di natale: quanto costano!

Mi piace contare e mi son chiesto quanto spendiamo (noi della parte ricca del mondo) in regali di natale…
Seguitemi nei conti:

A)
Per parte ricca del mondo intendo Europa + USA + Jap + altri piccoli che in totale fanno circa 1’000’000’000 (=1 miliardo di persone) (*)
B)
Gli inglesi spendono, per regali di natale a testa, circa 360£ (=560$) (*)
C)
Tenendo questo valore come cifra di riferimento media (*) e moltiplicandolo per un miliardo (il valore A) otteniamo più di 560’000’000’000$ (=560 miliardi di dollari spesi dal “nord” del mondo in 1 natale in regali). 560 miliardi di dollari equivale a dire 560’000 (=cinquecentosessanta mila) milioni di dollari
D)
Ora non rimane che farsi un’idea di QUANTI sono cinquecentosessantamilamilioni di dollari
beh…è presto fatto:
E’ la diciottesima nazione più ricca del pianeta.
E’ circa un centesimo dell’intero PIL planetario.
E’ circa 10 volte tanto quanto prodotto dall’intero pianeta nel 1’500AD.
E’ quanto il PIL dell’intero continente africano esclusi i sei paesi più ricchi.
E’ poco meno di quanto spendono gli USA in armamenti.
…oppure, per andare sul “pesante”:
E’ quanto quello che gli USA spendono per combattere l’HIV in…44 anni.
E’ quanto spende la (tre volte premio nobel della pace) Croce Rossa Internazionale in…470 anni.
E’ quanto spende la più grande organizzazione umanitaria del mondo (la WFP per combattere la fame nel mondo) in… 117 anni.

(*)
Ritenendo sciocca la pretesa di calcolare cifre esatte, ho usato questi numeri consapevolmente approssimati per fare un rapido conto dell’ordine di grandezza della questione. Ordine di grandezza che ritengo corretto.

EROI – il coefficiente dell’Efficienza Energetica

EROEI (o EROI) significa Ritorno Energetico sull’Investimento Energetico (Energy Returned On Energy Invested o Energy Return On Investment).

Cercherò di spiegare subito nel modo più semplice possibile cos’è questo EROI.
Immaginiamo che al bancomat si debba pagare per prelevare. Tutto starebbe in quanto costa prelevare. Se
nel bancomat della banca “A” si paga 10 per prelevare 10,
al bancomat “B” si paga 10 per prelevare 2’000,
dalla banca “C” si paga 10 per prelevare 5,
e dal bancomat “D” si paga 10 per prelevare 100,
…voi dove andreste a prelevare? 🙂

Purtroppo, ovviamente, non è proprio così tanto semplice e chiaro ma, con il calcolo dell’EROI, si tenta di misurare (per poi poterle comparare) le efficienze delle diverse tecniche per produrre energia.
L’EROI è un coefficiente (cioè un numero puro compreso tra zero e, teoricamente, più infinito). Esprime in modo chiaro e univoco l’efficienza di un impianto energetico. Si calcola facendo il rapporto tra il totale dell’energia spesa per progettare, costruire, attivare, mantenere e smantellare l’impianto generatore ed il totale dell’energia ricavata dal suo utilizzo. Ad oggi (l’avanzamento tecnologico farà salire questi coefficienti), gli EROI più alti, raggiunti da alcune centrali idroelettriche di ottima progettazione, valgono circa 250.

Quindi, riferito ad una data fonte di energia, ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica.
Più l’EROI è grande, maggiore è la capacità di produrre energia dell’impianto in questione (a parità di investimento energetico).

Alcuni esempi di fantasia:

L’EROI di una centrale nucleare che non è mai entrata in funzione è zero perchè si è speso (diciamo 10) per costruirla ma non ha mai prodotto nulla. Quindi è stato un pessimo investimento: era meglio non fare nulla.
L’EROI di un impianto idroelettrico che in tutto è costata 10 e in tutta la sua vita produrrà 5, è 0.5 perché ha prodotto la metà di quanto si è speso per costruirla.
L’EROI di un forno a legna che in tutto è costato 1 e in tutta la sua vita produrrà 1, è 1. Cioè ha prodotto tanta energia quanta ne è costata. Quindi non ha prodotto un bel nulla, ha “solo” trasformato diversi tipi di energie.
L’EROI di una centrale a carbone che in tutto è costata 1 e in tutta la sua vita produrrà 3, è 3. Infatti la centrale a carbone qui ipotizzata ha triplicato l’investimento.
L’EROI di una centrale a gas naturale che in tutto è costata 1 e in tutta la sua vita produrrà 10, è 10. Producendo dieci volte tanto l’energia spesa.
L’EROI di un pannello solare che in tutto è costato 1 e in tutta la sua vita produrrà 100, è 100.
L’EROI di un pozzo petrolifero che in tutto è costato 1 e in tutta la sua vita produrrà 170, è 170.
L’EROI di un piccolo mulino a vento fatto a mano con materiali di recupero che in tutto è costato solo 0.1 ma in tutta la sua vita produrrà 25, è 250.

E’ chiaro che una fonte energetica con un EROEI inferiore ad 1 sia energeticamente in perdita. Fonti energetiche che presentano un EROEI minore di 1 non possono essere considerate fonti primarie di energia poiché per il loro sfruttamento si spende più energia di quanta se ne ricavi.
In alcuni casi l’energia restituita, anche se minore di quella impiegata, può offrire particolari utilità. Ad esempio per usi in luoghi dove possa essere difficile convogliare altre forme di energia, come nel caso di isole.

L’EROEI si rivela un parametro fondamentale per valutare, comparare e operare scelte strategiche di approvvigionamento fra le diverse fonti energetiche.

NB: nonostante la definizione sia molto semplice, il calcolo da effettuare è molto complesso, è funzione del tempo e di molti altri fattori interpretabili in maniera variabile. Ne consegue una notevole oscillazione dei valori a seconda di chi, come e quando ha fatto il calcolo.

Per concludere riporto qui di seguito i valori peggiori (così stiamo tranquilli) degli EROEI delle principali fonti energetiche mettendoli in ordine decrescente:

Petrolio inizio del 1900: 150 (facevi un buco per terra e zampillava petrolio!)
Carbone anni ’50: 80
Petrolio anni ’70: 23
Nucleare Uranio 235: 20 (le centrali di quarta generazione in linea teorica potrebbero arrivare a valori prossimi al 100)
Idroelettrico: 12 (ma è abbastanza “facile” raggiungere e superare ampiamente il 50; alcuni calcoli arrivano a 250)
Moto ondoso: 10 (probabilmente meno ma alcuni ipotizzano 15)
Eolico: 5 (dove il vento c’è veramente con pale di ultima generazione forse si può ottenere 80)
Biomasse: 5 (forse si può raggiungere e superare il25)
Petrolio 2010: 5 (nelle ipotesi migliori comunque non si supera il 15)
Fotovoltaico: 2 (ad oggi al si arriva a fatica a 10)
Geotermico: 2 (alcuni impianti particolarmente “fortunati” raggiungono 13)
Legna da ardere: 3 (tanto per farsi una idea)
Gas naturale: 3 (probabilmente peggio)
Carbone oggi: 2 (centrali moderne forse arrivano a 10)
Etanolo: 1 (forse peggio; alcuni teorizzano si possa arrivare a 5)
Nucleare 1a generazione: 0.7 (stavano in piedi solo grazie ai sussidi)
Sabbie bitumose: 0.7 (spendendo molto in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie alcuni sperano si possa arrivare a circa 10)

La banca del tempo

Ne avevo già sentito parlare ma non mi era chiaro il meccanismo,  l’idea è semplice, si offrono servizi, prestazioni, tempo in cambio di tempo, cucini per qualcuno e qualcuno ti guarda il bambino, offri ripetizioni di matematica e chiedi compagnia per una serata a teatro, etc etc.
La provincia di Torino ha attivato questo servizio.

qui il link alla pagina web con le informazioni sulla Banca Del Tempo di Torino

Class Action inutilizzabili in Europa

A dirlo è Viviane Reeding in persona, commissaria UE Giustizia e Libertà civile, che ha addotto a motivazione della decisione l’ attuale crisi economica. Un annuncio che ha causato un terremoto nel mondo dei consumatori, che aspettano da più di 15 anni una legislazione di risarcimento collettivo a livello comunitario. La class action è considerata lo spauracchio delle grandi aziende perché in grado di metterle sullo stesso piano dei singoli cittadini davanti ad una corte di tribunale.

Negli Stati Uniti d’ America, dove la class action è in vigore dal 1965, migliaia di cittadini hanno ottenuto risarcimenti milionari da multinazionali come General Motors, Chevrolet Corvait, Ford e Philip Morris.
Proprio alcuni rappresentati dell’ industria statunitense, secondo quanto riferito dalla Reeding, hanno sconsigliato alla Commissione di introdurre una simile legislazione in Europa in tempo di crisi, pena la contrazione degli investimenti nel vecchio continente.
Pessima la reazione dei consumatori che hanno parlato di «illegittima intromissione statunitense».
Monique Goyens, direttore generale Beuc (The European Consumers’ Organisation), ha mandato una lettera di protesta alla Reding e al presidente della Commissione Barroso, ricordando che «la stessa Commissione ha stimato che in Europa i danni ai consumatori dovuti a pratiche commerciali scorrette vanno dai 25 ai 69 miliardi di euro l’anno».
La stessa Commissione aveva redatto negli anni passati un Green Paper che faceva tesoro dell’ esperienza positiva di alcuni Stati membri dove una forma di class action è già in vigore, come in Spagna, Portogallo e Svezia.
In Italia la class action, introdotta dal Governo Prodi a fine del 2007 e modificata dal Governo Berlusconi, rappresenta, secondo le associazioni dei consumatori , un’ arma completamente spuntata.
«La mancanza di retroattività, di sanzioni punitive, gli alti costi di attivazione e la mancanza di possibilità per le associazioni di adirne l’ inizio, la trasformano in una class action all’italiana», afferma Monica Multari, presidente del Movimento Consumatori Verona.
Infatti la class action così come introdotta nell’ ordinamento italiano non può essere usata per risarcire i risparmiatori vittime dei crack Cirio, Parmalat e Lehman Brothers.
Ad ogni modo, la levata di scudi dei consumatori di tutta Europa potrebbe indurre la Commissione a tornare sui propri passi e a rilanciare le consultazioni.
Ma anche in questo modo l’ introduzione effettiva della class actrion a livello europeo subirebbe un ritardo rilevante.

la storia delle cose

Ho trovato questi filmini sulla sequenza (e sulle conseguenze) della produzione e consumo e smaltimento degli oggetti.
Mi sembra molto interessante.
Fa una analisi degli aspetti economici, sociali, culturali e ambientali dell’era del consumismo.

Auto Elettriche: la loro storia

Cattura

Mi hanno mandato il seguente file pps. Inquietante!!!

N.B.: Dopo aver cliccato sopra il link per aprire il file, cliccate poi su apri, una volta aperto per mandare avanti le scritte e le immagini cliccate sul pulsante sx del mouse, non importa puntarlo su qualche cosa.

Auto Elettriche

SAVIANO: «A Berlusconi dico che SMUOVERE LE COSCIENZE FA PAURA»

SAVIANO__b--180x140Lo scrittore: «Conoscere ci trasforma. È importante pensare e sognare un nuovo Paese»

parlando a Trento al Festival dell’Economia

TRENTO – «È smuovere le coscienze quello che fa paura. Ed è questo che fa dire in continuazione ‘questa cosa fa male all’Italia, questa cosa ci sta danneggiando. Perchè ci viene detto? Perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare, e sognare un Paese diverso». Lo ha detto Roberto Saviano, parlando a Trento al Festival dell’Economia sul tema «Le mafie che controllano l’economia del Paese» in risposta – ha chiarito – al primo ministro.

BORSELLINO – Per esplicitare il suo concetto Saviano ha citato una frase del giudice Paolo Borsellino sul valore sociale e non solo repressivo dell’azione del pool antimafia di Palermo. «La differenza tra quanto sta succedendo oggi con il pool antimafia di Antonino Caponnetto e quello che è successo prima – ha detto Saviano, ripetendo le parole di Borsellino – è che noi non siamo più un organo di repressione distaccata dello Stato ma siamo diventati un movimento culturale che coinvolge tutti». Sempre riferendosi alle parole di Borsellino, Saviano ha aggiunto: «Giovanni Falcone in uno dei suoi pochi momenti di felicità disse “la gente fa il tifo per noi”. E con questo non intendeva la solidarietà che può nascere tra un cittadino e un organo dello Stato, ma intendeva dire che stavamo smuovendo le coscienze di tutti». «Ed è questo che fa paura – ha commentato Saviano -. Ed è questo che fa dire in continuazione “questa cosa fa male all’Italia”. “Questa cosa ci sta danneggiando”». «Perchè viene detto – ha concluso -? Perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare e sognare un paese diverso».

06 giugno 2010 (tratto dal Corriere della Sera.it)

Qui il suo intervento al completo

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