Categoria: Politica

AFRICA: Ellen J. Sirleaf presidente regolarmente eletta della Liberia

Ricca par la sua trazione, la Liberia è uno tra i paesi più poveri del pianeta nonostante disponga della più grande piantagione mondiale di caucciù, materia prima che serve per lo più, alla realizzazione delle ruote delle vetture. La Liberia e l’Etiopia, sono le uniche nazione africane a non aver subito la colonizzazione. Inoltre, la Liberia fu la prima nazione africana ad aver l’indipendenza nel 1847. La nazione fu creata dopo la fine della schiavitù, quando alcuni filantropi americani decisero di finanziare il ritorno in Africa degli schiavi liberati. Cosi venne scelto quel territorio per il ritorno di migliaia di ex-schiavi. Fu l’inizio di un rapporto difficile tra la popolazione autoctona e gli “americani liberiani”.
Il nome Liberia proviene dell’Inglese “Liberty”, cioè liberta, da cui il nome del paese Liberia. Dal 1847, anno della sua indipendenza, fino al 1980, il paese fu sempre governato dagli “americani liberiani”. Il 12 aprile del 1980, un golpe portò al potere, il sergente capo Samuel Kanyon Doe, un autoctono che mise fine a più di un secolo di dominazione degli “americani liberiani”. Samuel Doe fu un vero despota e crudele Capo di Stato. Durante il suo regno, la Liberia cadde in una sanguinosa guerra civile che causò più di 500.000 morti. Doe venne ammazzato nel 1990. Il suo successore Charles Taylor, dirigerà il paese con il pugno di ferro tra guerre civili e crimini politici. Oggi, l’uomo è prigioniero in Olanda dove aspetta il suo processo alla Corte penale internazionale. Di fronte al caos politico, l’Unione africana (UA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), organizzarono le elezioni presidenziali nel 2006 dove i liberiani furono chiamati ad eleggere il loro presidente. Ventidue candidati si presentarono. Solo due di loro avevano il favore dei sondaggi: Ellen Johnson Sirleaf economista, ex responsabile della Banca Mondiale e Georges Weah ex star internazionale del pallone e del AC Milan. Al primo turno delle elezioni che si svolsero in ottobre, Weah ottenne 28,3% contro 19,8% della Johnson. Al secondo turno un mese dopo, le cose si capovolsero e venne eletta Ellen Johnson Sirleaf con 54,4% contro il 40,6% di Weah. La Johnson è tuttora Presidente.

Jivis Tegno

Rifiutare le schede elettorali: in Italia si può

I politici sono nostri dipendenti e noi abbiamo il potere di licenziarli.

I “vecchi sistemi di informazione” si guardan bene dal dircelo ma in Italia è possibile respingere la scheda elettorale. Rifiutare la scheda elettorale significa che non avete intenzione di appoggiare NESSUNO dei candidati presenti alle elezioni. Rifiutare la scheda non è come astenersi (l’astensione non esprime alcun significato politico). Rifiutare la scheda non è come annullarla (le schede annullate vengono poi contate nel “premio di maggioranza”) (link). Annullando la scheda elettorale il vostro voto non andrà a nessuno e sarà spogliato come tale.

Se una quantità statisticamente rilevante di elettori italiani rifiutasse la scheda in segno di protesta totale verso i politici candidati, allora anche i “vecchi mezzi di informazione “ sarebbero obbligati a darne notizia avviando una vera radicale ristrutturazione.

Alle ultime elezioni io l’ho fatto e questo è quanto accaduto:

Come si fa:

1. Andate a votare normalmente

2. Vi fate consegnare le schede

3. NON entrate nella cabina elettorale

4. Chiedete di parlare col “presidente del seggio”

5. Dite al presidente del seggio: “desidero rifiutare la/le schede elettorale”

6. Il presidente del seggio emetterà un po’ di mugugni lamentosi ma non può negarvi questo diritto

7. Il presidente DEVE scrivere a penna su di un apposito registro una frase del tipo “il signor Mario Rossi (voi) rifiuta/ respingere/ricusa la scheda elettorale perché non si sente rappresentato da nessuna delle forze politiche ivi elencate”.

8. Voi non dovete sottoscrivere nulla.

9. La/le schede che avete in mano devono essere annullate da loro ed archiviate a parte (fuori dalle urne).

10. Andate via normalmente FELICI d’aver finalmente espresso il vostro vero pensiero politico.

NB: in Italia è vietato fare propaganda politica nelle vicinanze dei seggi (link) quindi, se ci sono altri elettori presenti nella stanza mentre chiedete (inevitabilmente a voce udibile) al presidente del seggio di annullare le schede, qualcuno potrebbe provare a sostenere che state facendo propaganda politica pubblica. L’accusa sarebbe totalmente insostenibile (link) quindi nessun reale pericolo ma, onde evitare ogni possibile pasticcio, consiglio d’evitare le “ore di punta” dei seggi.

OPEC cartello del petrolio

fonte: wiki

L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio meglio conosciuta come OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), fondata nel 1960, comprende attualmente dodici paesi che si sono associati, formando un cartello economico, per negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell’OPEC, inizialmente stabilita a Ginevra, a partire dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna.

Gli stati membri OPEC controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petriolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale.

Le decisioni dell’OPEC hanno una considerevole influenza sui prezzi internazionali del petrolio. Ad esempio, durante la crisi energetica del 1973, (grande shock), l’OPEC si rifiutò di spedire petrolio verso le nazioni occidentali che avevano sostenuto Israele nella guerra del Kippur contro l’Egitto e la Siria. Questo rifiuto provocò un incremento del 70% nel prezzo del greggio, che durò per cinque mesi, dal 17 ottobre 1973 al 18 marzo 1974. Le nazioni dell’OPEC decisero, il 7 gennaio 1975, di innalzare i prezzi del petrolio grezzo del 10%.

Ad agosto 2004, l’OPEC ha comunicato che i suoi membri dispongono di poco margine di incremento della produzione, indicando così che il cartello sta perdendo la sua influenza sul prezzo del greggio. L’Indonesia sta riconsiderando la sua appartenenza all’OPEC, essendo diventata un importatore netto e non essendo in grado di soddisfare le sue quote di produzione. Il primo gennaio 2007 entra a far parte dell’OPEC l’Angola.

Pagina 16 di 16

Powered by Cubosphera.net