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Sogno di una Repubblica di mezza Italia

Classe: 3° Z
Liceo Superiore di Filosofia di Gothemberg
14 Aprile 2079
Professor Isak Ostorne

Ed oggi concludiamo il nostro discorso sulla emancipazione politica dei Paesi del Mediterraneo, analizzando quello che fu il fatto più eclatante degli ultimi cento anni avvenuto in uno dei paesi degli Stati Uniti d’Europa: la rivoluzione order online at usa pharmacy! online india . instant shipping, dapoxetine price in india. italiana del 2009.

Abbiamo visto nelle precedenti lezioni come la corruzione fosse ancora, settanta anni fa, un fenomeno largamente diffuso nella penisola italiana che, per le sue peculiarità storiche, costituisce quasi un unicum tra quelli che erano definiti gli stati avanzati dell’occidente, dalla fine del medio evo fino all’inizio del secondo millennio.
Il feudalesimo medievale, in una certa misura, non ha mai cessato di esistere e anche la Repubblica, preferita alla monarchia nel voto del 1946, ha sempre visto nel sistema clientelare la sua espressione più concreta. Tutti coloro i quali si erano succeduti nei vari seggi e troni del potere facevano parte in qualche modo di quel circuito di clientelarismo condiviso che non lasciava spazio né a quelli che non ne facevano parte, né a chi magari, facendone parte, sceglieva di non abbracciarne i principi nella sua totalità.

Erano così accettate e tollerate la corruzione e la violazione della legalità da parte dei rappresentanti del popolo, che questi abusi di potere riuscirono a divenire quasi comportamenti patologici congeniti, di acquisizione naturale ed ereditaria, per le generazioni successive. Il quasi è dovuto nov 25, 2011 – for klonopin withdrawal in houston for gout cheap free fedex delivery baclofen 5 mg/ml oral suspension. baclofen  al fatto che questa preoccupante paralisi etica fu bloccata proprio grazie ai “giorni della resistenza e dell’esistenza”, come vennero ribattezzate dalle cronache del tempo le settimane calde del giugno 2009.

Sapete, ragazzi, un popolo non viene privato della sua libertà solo quando si ritrova ad essere imbavagliato, imprigionato, colpito, privato dei suoi diritti inalienabili. Un popolo può essere morto dentro anche quando in apparenza sembra essere felice, e all’esterno rappresenta uno specchietto per le allodole per popolazioni depauperate, loro malgrado, delle più elementari forme di libertà. E che quindi vessano in condizioni di gran lunga peggiori.
In Italia si corse il serio rischio che ciò avvenisse, ma i fatti che si verificarono riuscirono a determinare un cambio di rotta a dir poco sorprendente che merita la nostra attenzione e la nostra analisi.

Abbiamo avuto già modo di vedere come nel governo italiano di quegli anni si fossero radicati gruppi omogenei di detentori di potere che avevano portato nella cosa pubblica una forma altrettanto radicata di oligarchia, in grado di trasformare il parlamento, le due camere e lo stato nella sua interezza, in una specie di, scusate il termine, bordello legalizzato.
In questa situazione pervertita, la prostituzione dei gruppi parlamentari era normalità, la legiferazione ad hoc dei politici in carica a vantaggio dei propri interessi privati non sorprendeva più nessuno, la generalizzata diffusione di procedimenti penali a carico dei rappresentanti dello stato costituiva qualcosa che agli elettori-telespettatori interessava ancor meno dei reality show del tempo. Per dirla in breve, la non ottemperanza delle leggi da parte di chi le promulgava – a noi sembra essere un paradosso in termini di civiltà e di legalità – era un atteggiamento conosciuto, riconosciuto e, purtroppo, largamente condiviso.

Allo stesso modo, sul versante della criminalità organizzata, la mafia e lo stato, che da sempre in Italia hanno rappresentato le due facce di una stessa moneta, in quel momento più che mai correvano il rischio di diventare la stessa faccia della stessa moneta. Dal lato opposto il nulla assoluto.

La ribellione dei giovani che diedero vita al primo partito Etico di Rinnovamento Repubblicano, che originò poi la terza Repubblica, si inserisce proprio in questo contesto molto particolare, e si fece avanti in un momento e con un programma che nessuno si sarebbe aspettato.
I primi militanti del movimento, che poi originò il partito, erano consapevoli di poche, ma fondamentali, verità:
uno– che non avrebbero ricevuto nessun consenso importante se si fossero limitati a porsi come forza di opposizione nelle classiche votazioni, che vedevano sempre gli stessi attori mettere in scena la solita farsa buffonesca di slogan nuovi che parlavano di cambiamento ma che di fatto privilegiavano solo agli interessi privati dei furbetti del quartierino (è una espressione del lessico giornalistico del tempo che mi piace molto).
due– che serviva uno scossone per riscuotere gli animi e praticare l’ultimo tentativo di massaggio cardiaco ad una moribonda coscienza politica, sempre più lontana dalla maggioranza dei giovani e sempre più a servizio delle logiche dei potenti.
tre– che una buona percentuale della popolazione aveva fatto sopire la propria lucidità di mente nei talk show pilotati e si era completamente inebetita a causa di un’informazione manipolata a piacimento dai burattinai che detenevano potere politico e di stampa insieme.

La spinta propulsiva del movimento si rintraccia proprio in queste consapevolezze, e nacque apparentemente quasi per caso, attraverso blog sorti qua e là in rete che sempre di più raccoglievano il malcontento di quella parte di nazione che non si era sopita e nemmeno inebetita. Si fecero avanti tutti: giovani e meno giovani dimenticati, vecchi inascoltati e immigrati perennemente colpevolizzati. Scusate la rima voluta e, forse, eccessivamente forzata.

Comunque…come dicevo, la nascita del movimento avvenne quasi per caso, ma aveva un chiaro e lecito dogma politico: la intolleranza nei confronti di questa situazione. Una condizione decisamente anormale per quella che doveva essere una delle democrazie più avanzate dell’occidente, ma che di fatto pativa una corruzione generalizzata ben peggiore di alcuni paesi del terzo mondo.
Il principio cardine su cui si reggeva il movimento fu quello del rinnovamento dell’etica di fare politica in chiave di una rigenerata onestà nell’amministrazione della cosa pubblica. Un concetto abbastanza utopico se vogliamo, estremamente semplice, ma giudicato quasi irrealizzabile al tempo. Invece, seppe presto farsi strada e nel giro di pochi mesi riuscì a sgominare le vecchie logiche clientelari di potere pubblico. E privato. La lezione servì a tutti, a tutti i livelli.

Il 2 giugno 2009 un gruppo di poco più di 200 persone, soprattutto giovani, iniziò una singolare forma di protesta ad oltranza: un pacifico sit-in davanti al parlamento italiano che sarebbe terminato solo quando avrebbero ricevuto udienza all’interno e alla presenza di tutti i gruppi parlamentari. A questa specie di insurrezione, seguì il primo rifiuto da parte del governo di incontrare i rivoltosi e il primo allontanamento da parte delle forze dell’ordine. Il governo si oppose fermamente alla richiesta di un incontro con i ribelli, giudicata violenta ed insostenibile, ribadendo che coloro che sedevano in parlamento erano i rappresentanti democraticamente eletti attraverso regolari elezioni per le quali tutto il popolo era stato chiamato ad esprimersi. Il movimento ribatté che, dal canto suo, stava rappresentando tutta quella parte d’Italia che era stata “democraticamente” presa in giro proprio da quelle elezioni e da decenni di promesse infrante. Tutta quell’Italia che non si sentiva più rappresentata; tutta quell’Italia che, sempre democraticamente, aveva cambiato idea su quelli che aveva votato perché rimasta indignata dalle loro scelte da un lato, e delusa da tutte le non-scelte dall’altro.
Pian piano il movimento riuscì ad ottenere voce e spazio anche grazie all’attenzione dei media internazionali.

La cosa che maggiormente impressionò di quella ribellione fu la sua crescita continua. Ogni giorno, dall’inizio del sit-in, si aggiungevano centinaia di persone che nel giro feb 26, 2014 – website soft australia cod online where can i order baclofen from baclofen cheap canada pharmacy di due settimane riuscirono ad occupare tutto il centro storico di Roma. La solidarietà per quei giovani che per strada trascorsero settimane e settimane senza mai tornare a casa colpì tutta la comunità internazionale. La gente partecipava, anche quelli che all’inizio non vi avevano creduto, quelli che si erano inizialmente dissociati. E chi non partecipava passando le notti in strada aiutava portando ai manifestanti cibo, acqua, cuscini, coperte, qualsiasi cosa potesse occorrere.

Man mano che prese forma e supporto da parte delle masse, che ormai non si contenevano più, il movimento dichiarò il suo programma politico che si sostanziava nelle seguenti richieste:
uno- dimissione immediata di tutti i gruppi parlamentari, nessuno escluso
due- nuove elezioni alle quali avrebbero potuto partecipare nuovi gruppi politici, con nuovi rappresentanti e nuovi programmi
tre- riforma immediata del sistema giudiziario come urgenza improrogabile qualsiasi forza politica fosse salita al potere

Rivoluzionario come programma, non c’è che dire, perché andava a scardinare tutti i pilastri di potere che avevano regnato indisturbati fino ad allora. La gente si rese conto che la corruzione ai vertici della politica e il sistema refrattario nei confronti delle classi meno abbiette erano diventate realtà non più sostenibili. Il movimento diede la spinta decisiva nella direzione di un cambiamento promesso da anni solo nelle campagne elettorali, ma che di fatto non era mai avvenuto.
Cominciò a farsi viva nella coscienza di ognuno che in sessanta milioni di cittadini si sarebbero individuati rappresentanti più degni per quella che sarebbe diventata la terza Repubblica di quanto non lo fossero stati coloro che avevano mangiato a piacimento nella seconda.
L’estremismo del movimento nell’aver avanzato la richiesta esplicita, e che aveva trovato numerosi consensi, di dimissioni da parte di tutti, era mirato a colpire sia la destra, rea di aver legiferato per anni a suo uso e consumo nascondendo dietro finti motivi ideologici interessi meramente pecuniari e di potere a tutela delle classi ricche, sia la sinistra, colpevole di non aver saputo proporre nessuna opposizione concreta, opporre alcuna forza propositiva agli scempi commessi in quegli anni, ormai perfettamente adeguata ai metodi e alle pratiche in voga nella politica italiana in termini di corruzione, clientelarismo, privilegi etc.
In sostanza tutte le concause che portarono alla nascita del movimento erano riconducibili all’appiattimento generale delle forze politiche pagate solo per auto-finanziarsi e approvare leggi ad personam che servivano ad arricchirle ulteriormente e renderle impunibili a vita.

Il Partito Etico di Rinnovamento Repubblicano nasce proprio da quei giorni trascorsi in strada, dalla stanchezza di vedere soprusi continui, dalla voglia crescente di una nuova politica non più impegolata in vecchi schemi portati avanti dai soliti vecchi uomini. Il valore simbolico della strada e della piazza che genera nuova coscienza politica è un fortissimo richiamo al passato, che nel caso della rivoluzione del 2009, fu del tutto spontaneo, e portò quello che era nato come un mero atto di ribellione a costituirsi come un’alternativa valida di un nuovo modo di fare politica.
Il manifesto di nascita del partito fu redatto il 9 luglio. Nei giorni che seguirono, il partito iniziò ad essere sostenuto non più da centinaia, ma da migliaia di giovani che giunsero da ogni parte d’Europa per aiutare i propri coetanei. La lotta per un futuro migliore riguardava trasversalmente tutti. Il sogno romantico della giovane rivoluzione alla ribalta del potere incancrenito in quei giorni fecero sentire tutti un po’ italiani.

Le Camere di sciolsero il 29 luglio. Il 1° agosto l’Italia si presentava come un’operosa macchina che si stava dando da fare per ridisegnare le sue linee guida. Quell’anno al mare si preferirono gli studi. Tutti, studenti, operai, dirigenti, insegnanti, tutti quanti impegnati a risollevare le sorti di un Paese che era stato in guerra pur senza aver mai visto apparentemente armi né morti. Videro la luce numerosi nuovi partiti politici, tutti all’atto di nascita consapevoli di una nuova profonda verità di fatto: la politica non poteva più essere un buy cheap lioresal, online, lioresal intrathecal, buy cheap baclofen , generic baclofen , baclofen price , baclofen tablets. affare per esponenti che agivano senza etica.

Da quel momento in avanti, la politica iniziò ad essere studiata nelle scuole dell’obbligo come materia principale, la filosofia e la storia le fecero seguito.
La gente capì all’improvviso che il proprio Paese era la propria casa, e se quello che era stato fatto da qualche centinaia di giovani si era concretizzato in un vero rinnovamento, allora ognuno poteva riappropriarsi del sacro santo diritto di sognare.

A proposito di sacro, la ribellione del 2009 diede finalmente alla chiesa il potere che giustamente le spettava: quello di curare le anime di coloro che in essa credevano. Punto. Nessuna intromissione o manipolazione poteva oltremodo rientrare nella sua sfera di competenza come era stato fino a quel momento, la sua ingerenza millenaria nei fatti dello stato finalmente finì. E così cessarono anche le finte battaglie pragmatiche mascherate da credo divini per gruppi parlamentari che varavano leggi e provvedimenti in nome della chiesa, ma che in realtà nascondevano al loro interno solo consensi per voti e posti di potere terreni.
Ad Ottobre si andò alle urne. Il Partito Etico di Rinnovamento Repubblicano vinse con una netta maggioranza di voti.
Nel Novembre del 2009 venne istituito dal governo il testamento biologico: una banca dati on line che garantiva ad ognuno la tutela della propria volontà di vivere o morire. Si risolse così un tema che aveva preso le prime pagine dei giornali per mesi portato in auge da fatti di cronaca, che servivano solo a distogliere l’attenzione della gente dai problemi veri: la crisi economica, i processi a carico del presidente del consiglio, le leggi ad personam per tutelare sempre le stesse persone, i continui sperperi nella amministrazione pubblica per cui pagavano solo i contribuenti, le evasioni fiscali che avevano portato al collasso il Paese, le leggi salva- manager che rendevano impunibili i manager rei di aver fatto fallire aziende per le quali pagavano puntualmente le casse dello stato, e salva- salva generali che di fatto garantivano solo la salvezza ad oltranza ai già noti intoccabili.

In soli due anni di governo della coalizione capeggiata dal Partito Etico le spese pubbliche si dimezzarono e si ricominciò ad investire nella ricerca. Nessuno sperpero fu più tollerato, in nessuna sua forma. Ci fu anche un completo rinnovamento nella magistratura e si stabilì che i processi, sia civili che penali, dovevano durare non più di due anni, pena l’interdizione dai pubblici uffici di tutti i burocrati ritardatari, i magistrati fannulloni, e gli avvocati lenti. I rinvii ad oltranza che avevano, prima di allora, avuto il potere di paralizzare le cause e i processi non furono più tollerati. Si stabilì anche che la politica non poteva più interferire nei processi giudiziari per regolarne gli esiti. E un fatto “nuovo”cominciò a divenire una vera e propria legge morale, oltre che penale: chi sbagliava pagava, chi sbagliava abusando di un potere istituzionale pagava ancora di più. Nessuna poltrona parlamentare fu salvata nel caso di un procedimento penale in corso.
Diciamo che l’Italia, grazie a questa presa di coscienza collettiva, scoppiata all’improvviso tra le masse, riconobbe negli anni a seguire un nuovo risorgimento.
Rinacque dalle ceneri di un’onestà andata in fumo e che riuscì ad essere recuperata in molti aspetti.

I problemi che fronteggia l’Italia adesso sono gli stessi ai quali sono posti di fronte tutti gli altri paesi europei: la crisi economica, che con puntualità storica ritorna nei suoi corsi e ricorsi ad investire i mercati finanziari, lo sviluppo del continente africano e l’impegno economico nei paesi del sud del mondo, l’immigrazione, il sovraffollamento dei centri metropolitani, la ricerca continua di fonti di energia rinnovabile.
Ma ha recuperato, grazie a quei giorni, la sua dignità. E la consapevolezza che l’unica guida valida per un Paese, può rintracciarsi esclusivamente nell’onestà legale, morale ed intellettuale di coloro che lo governano. Che sia di esempio a tutti.

 

Angela Vecchione

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Libertà di Stampa in Italia! È Berlusconi il problema?

L’organizzazione internazionale per i diritti e la libertà di Stampa, Reporters Sans Frontières ha pubblicato nel suo rapporto 2009, la classica mondiale sulla libertà di Stampa.
L’Italia, paese che figura tra le nazioni più ricche del mondo si trova al 40 posto, dietro alcune nazioni in via di sviluppo dell’America Latina come l’Ecuador, Paraguay, Cile e dell’Africa come il Benin e la Namibia.
Questa triste posizione non onora per niente il paese di Michelangelo e di Leonardo da Vinci, dove la libertà di stampa è sancita dall’articolo Art. 21 della Costituzione Italiana.
Molti osservatori attribuiscono la responsabilità al magnate dei media italiani Silvio Berlusconi i cui gruppi hanno la leadership in vari settori delle comunicazioni:
Mondadori controlla più del 50% del mercato delle pubblicazioni letterarie,
Medusa controlla più della metà delle produzioni e distribuzioni cinematografiche,
Mediaset controlla le tre reti televisive a copertura nazionale che hanno in totale circa il 50% d’ascolto televisivo;
Publitalia è la prima concessionaria del mercato pubblicitario Italiano con un fatturato di più di 2 miliardi annuo.
Berlusconi è ugualmente editore, diretto o indiretto, di numerose testate giornalistiche e radio private.
Il Cavaliere, oltre a controllare tutti i settori della comunicazione in Italia, è l’uomo più ricco del paese ed anche il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.
Il mondo dell’informazione in Italia è sempre stato gestito in un modo poco trasparente e democratico.

Il problema della libertà dell’informazione inizia ad essere violato quando si parlò della lottizzazione (ripartizione) delle tre reti pubbliche italiane alle formazioni politiche.
Cosi, Rai1 fu data alla Democrazia Cristiana, Rai2 al Partito Socialista, Rai3 ai Comunisti.
Già da quel momento, l’informazione venne manipolata e “spogliata” della sua imparzialità.
Il problema non si limitò solo sulla lottizzazione. Nelle vari reti pubbliche, il personale fu assunto nella maggior parte dei casi, secondo i criteri d’appartenenza politica. Questa è storia nota!!!
Tuttavia, bisogna sottolineare che il modo attuale della gestione delle tre reti pubbliche non è degno dei paesi democratici.

Il Consiglio di amministrazione Rai, l’organo che gestisce le tre reti pubbliche è amministrato da 9 membri, dei quali 7 vengono eletti dalla commissione parlamentare di vigilanza ( composta da parlamentari della maggioranza e dell’opposizione ), gli altri 2 membri, tra cui il presidente del consiglio di amministrazione Rai, sono nominati direttamente dal Ministero del tesoro con approvazione della commissione. Il consiglio di amministrazione nomina i direttori delle tre reti e delle testate giornalistiche.
Il problema in tutto questo è che la formazione o la coalizione politica che governa il paese detiene quasi sempre la maggioranza dei membri del Consiglio di amministrazione e perciò, influenza di molto ed a suo vantaggio la televisione pubblica.
Inoltre, AGCOM (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ) è un organo “indipendente” che dovrebbe regolarizzare tutto il mercato audiovisivo italiano come per esempio l’assegnazione delle frequenze e le licenze ai nuovi operatori televisivi, controllare l’imparzialità dell’informazione e tutelare il diritto dei giornalisti di informare liberamente.
Purtroppo l’Agcom non è veramente indipendente!!! I membri di questa autorità sono scelti solitamente in proporzione al peso che i vari partiti politici hanno in parlamento. I suoi otto commissari sono eletti per metà dalla Camera dei Deputati e per metà dal Senato. Il suo presidente viene proposto direttamente dal Presidente del Consiglio. Cosi, la maggioranza politica di turno, avrà un influenza notevole nell’Agcom.
Il sistema audiovisivo italiano era già poco trasparente prima dell’impegno di Silvio Berlusconi nella politica. “L’illustre personaggio” ha solo approfittato della permissività e della mancanza di regole ben definite, per costruirsi un grande impero mediatico e controllare tutta l’informazione in Italia.

I vari governi di centro sinistra che durante le varie campagne politiche giuravano di regolare per sempre il problema del conflitto di interesse in Italia, non hanno mai mantenuto le promesse. Una volta giunta al potere, hanno sempre litigato fra loro facendo cadere per due volte i governi in cui erano in maggioranza. Prima nel 1998 con il primo governo Prodi, poi nel 2007 con il secondo governo Prodi.

Dunque il problema reale non è Silvio Berlusconi, ma il sistema che non è efficiente.
In nessuno altro paese sviluppato del mondo, c’è una persona che detiene da solo tutto il potere politico e mediatico come Berlusconi in Italia!

L’altro problema è la mancanza di une vera cultura politica in questo paese, cultura che permetterebbe ai cittadini di evitare che un tale personaggio venga eletto, perché potrebbe essere come si vede oggi un pericolo per la libertà di stampa. Purtroppo, l’uomo da quasi 15 anni è un personaggio onnipresente della vita sociale, politica ed economica italiana, sfruttando la mancanza di regole chiare e di una vera cultura politica per manipolare a suo vantaggio politica ed informazione. Diciamoci la verità, chi al suo posto non avrebbe fatto la stessa cosa per difendere i propri interessi?
D’altra parte, la Federazione Nazionale di Stampa Italiana ( FNSI), che è il sindacato dei giornalisti unitari italiani, organizza una manifestazione per la liberta di Stampa sabato prossimo in piazza del popolo a Roma.
La FNSI sà perfettamente che è difficile parlare della liberta di stampa in Italia, questo perché la maggior parte dei giornali italiani sono controllati da potenti gruppi editoriali, dove sono azionisti delle lobbyes influenti!
Per esempio:
la Stampa è controllata dalla FIAT,
Il Sole 24 ore dalla Confindustria,
la Repubblica dal gruppo Editoriale l’Espresso di cui sono azionisti Carlo de Benedetti, le Assicurazioni generali, la Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste;
il Corriere della Sera invece è controllato dal Rcs Media Group in cui sono azionisti Medio Banca, Pirelli, Benetton, Intesa San Paolo, Assicurazioni Generali, gruppo Merloni, Toro Assicurazioni ecc.
Ho solo elencato qualche esempio delle lobbyes che controllano l’informazione in Italia.
Sinceramente voi pensate che un giornalista del Corriere della Sera possa dare liberamente un informazione ai danni di Pirelli, società quotata in borsa ed azionista dello stesso giornale? Io vi dico semplicemente no!!!
Ogni gruppo ha la sua linea editoriale, linea che viene seguita all’interno di ogni giornale, dal direttore della pubblicazione, che deve assicurarsi che i giornalisti seguano le direttive stabilite.
Chiunque non segue questa linea, viene semplicemente emarginato, o in qualche caso licenziato.

La storia italiana è ricca di numerosi fatti di cronaca di giornalisti che hanno rassegnato le dimissioni o sono stati costretti a farlo.
La liberta di stampa in Italia esiste solo quando un giornalista scrive un articolo che non può danneggiare gli interessi degli azionisti del suo giornale.
Il mestiere del giornalista è complesso e caratterizzato purtroppo in molti casi da compromessi!
Il vero problema della stampa italiana non è la libertà di stampa, ma la lotta tra i potenti gruppi editoriali impuri, gruppi che vogliono controllare il mercato dell’informazione e perché sanno che, chi ha l’informazione ha il potere e i soldi!!!
Sono editori che non si occupano solo di editoria, ma che hanno interessi in vari settori. Per questo vengono chiamati editori impuri.

La manifestazione di sabato non dovrebbe solo chiedere la libertà di stampa ( cosa difficile da ottenere), ma piuttosto dovrebbe sollevare un problema fondamentale che è la riorganizzazione totale del sistema italiano dei mass media in generale e sull’informazione in particolare, cominciando per modificare innanzitutto la “legge Gasparri”, legge che definisce l’assetto attuale del sistema radiotelevisivo italiano.

Silvio Berlusconi non è la causa del male italiano dell’informazione, ma solo uno dei tanti, che usufruisce di un sistema italiano di comunicazione non degno di un paese democratico e sviluppato.

Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!
Copiryth @ Jivis Tegno
Su Facebook: Mi Piace l’Africa

Berlusconi

Forse c’è ancora qualcuno cui sfuggono alcuni dettagli riguardo Silvio Berlusconi:

Prima di tutto il mestiere.
Visto che la sua è una delle professioni più importanti e delicate della società, trovo giusto valutarlo “al lavoro”:

  • qui (parte1, parte2) si può ammirare la sua professionalità, serieta e capacità diplomatica applicata al meglio al parlamento europeo nel 2003…qui il verbale di quella triste giornata in cui i rappresentanti di tutta europa si dispiacquero del comportamento offensivo di Berlusconi.

Della sua vita privata mi interessa proprio poco ma rimane degno di nota “l’atteggiamento e la mentalità”:

Berlusconi (credendo di far ridere) si è pubblicamente auto dichiarato il “record-man universale per numero di processi“…ed infatti probabilmente lo è veramente.
Ecco qui un riassuntino veloce dei suoi processi (tutti svaniti nel nulla per prescrizione o amistia o “non costituisce più reato” o assolto o archiviato o “lodo Alfano”):

Silvio Berlusconi è pieno di amici:

All’estero di Berlusconi si parla così:

  • un documentario USA (su youtube diviso in cinque puntate: uno, due, tre, quattro, cinque) trasmesso da “wide angle” (trasmissione culturale in onda su “WNET“: canale indipendente New Yorkese).
  • una serata “da ridere” da Charlie Brooker
  • uno spot svedese che per far capire quanto la loro sia una tv libera illustra velocemente la situazione italiana.
  • un documentario francese (Canal+) sui legami Berlusconi-Mafia.
  • questa invece è una simpatica serata di cabaret britannico.
  • qui un bel mix da tutto il mondo.
  • qui uno special (link al primo dei sette video) prodotto dalla BBC (la più grande e autorevole società radiotelevisiva del Regno Unito, internazionalmente considerata punto di riferimento nel giornalismo internazionale per qualità e professionalità).
  • Carl Bernstein, giornalista USA co-responsabile delle dimissioni, a valle di provate accuse di “abuso di potere” di Nixon, ne ha recentemente parlato così

E gli Italiani?…
boh…!!!!

Africa: la Cina continua la “conquista”

La Cina ha superato Stati Uniti e Inghilterra ed è ora primo partner commerciale del Sudafrica: lo rivelano dati diffusi dal governo di Pretoria, che indicano anche una forte crescita degli scambi bilaterali nonostante la crisi economica internazionale.
Tra il Gennaio e il Luglio 2009 le transazioni tra Cina e Sudafrica hanno raggiunto un valore equivalente a due miliardi e 980 milioni di euro, con un aumento dell’11,95% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Nei primi sei mesi del 2009 il valore degli scambi tra Sudafrica e Cina ha superato di circa un miliardo di euro quello delle transazioni tra Sudafrica e Stati Uniti, che nel 2006 erano subentrati all’Inghilterra come primo partner di Pretoria.
Il quotidiano sudafricano Business Day ricorda che l’interscambio con gli Stati Uniti è favorito dall’“African Growth and Opportunities Act”, la legge americana che in cambio dell’apertura dei mercati africani prevede esenzioni doganali per circa 1’800 prodotti dell’area sub-sahariana.
Dinamiche simili aiutano il commercio con la Cina, abile a puntare su un regime preferenziale che permette l’ingresso libero nella Repubblica popolare ad almeno 500 prodotti africani.
Zhong Jianhua, l’ambasciatore di Pechino a Pretoria, sottolinea che il Sudafrica esporta in Cina più di quanto importi.
La Repubblica popolare acquista soprattutto materie prime, dall’oro alla polvere di ferro e al legno; in Sudafrica arrivano invece soprattutto prodotti tessili e macchinari.
Secondo i dati diffusi a Pretoria, il Sudafrica è il secondo partner commerciale della Cina in Africa: al primo posto c’è l’Angola, che soprattutto grazie alle esportazioni di petrolio assorbe il 24% delle transazioni tra la Repubblica popolare e il continente.
[VG] by MISNA

La Cina quindi “minaccia” la leadership USA confermandosi in fortissima ascesa nei rapporti politici e commerciali con l’Africa.
Nel continente africano infatti la Cina fa la spesa di:
petrolio in Angola.
oro, ferro e legname in Sudafrica.
cobalto (necessario per le leghe ad alta resistenza) e rame in Congo.

Ecco i link per alcuni nostri vecchi articoli sui rapporti Africa-Cina:
Africa e Cina sempre più legate.
Televisione cinese per il Congo.
Africa: terreno commerciale di USA e Cina.
Africa: la Cina “compra” il Congo.

vaccinazione obbligatoria: non salva nessuno, uccide qualcuno, arricchisce (molto) pochi

Il problema è che siamo ignoranti.

Ma oggi esiste anche internet e le informazioni “girano” moooolto più velocemente e forse, finalmente, possiamo iniziare a difenderci degnamente.

Al momento ho una idea chiara e semplice riguardo la questione “vaccinazione obbligatoria”:
è una TRUFFA
mi spiego:

1) l’influenza suina è un virus vecchio e stranoto…affatto nuovo.
2) il vaccino dovrebbe “proteggerci” da una malattia che è pochissimo nociva: circa come l’influenza stagionale (info by OMS). Infatti l’ “influenza suina” o “febbre suina” o “A” o “H1N1” ha ucciso sinora (al 31 agosto 2009) circa 3’000 persone IN TUTTO IL MONDO.
Ma ogni anno al mondo muoiono minimo (dati molto vari…ho riportato il numero più piccolo!) 3’000’000 di persone in conseguenza al fumo. Mille volte tanto!!!! …non so se mi spiego!
3) storicamente siamo pieni di esempi terribili di vaccini e “medicine” che han fatto più danni che altro.
4) molti sostengono che le malattie debellate “grazie” ai vaccini in realtà si sarebbero estinte da sole (nel video da 2:50 a 3:20).
5) le aziende che producono i vaccini sono potenze economiche mostruose.
La Smith Kline è la seconda multinazionale farmaceutica più grande del mondo (ha fatturato nel 2008 35’000 miliardi di €) e produce, tra le altre “cose”, vaccini a tutto spiano.
6) i politici sono stati (e prima o poi salterà fuori che sono tuttora) corrotti.
Mitico l’esempio, che fa proprio al caso nostro, dell’ex ministro Francesco De Lorenzo che ha preso 600 milioni dalla Smith Kline per far far passare (nel ’91) l’obbligatorietà del vaccino per l’epatite B.
De Lorenzo, durante “tangentopoli”, è stato poi condannato a più di 5 anni per corruzione, finanziamenti illeciti etc..

Sozaboy (di Ken Saro-Wiwa)

Sozaboy,
Anni Sessanta.
Nigeria orientale.
Il giovane Mene, la voce narrante, proviene dal villaggio di Dukana, nel delta del fiume Niger, dove vive con la madre e dove ha un lavoro come aiutante autista di autobus e una graziosa fidanzata.
Quando dai disordini (la Nigeria orientale tenta la secessione dalla Federazione, combattendo quella che venne chiamata “Guerra del Biafra”) si passa alla guerra vera e propria, Mene si fa ingenuamente assoldare nelle file di un esercito.
Diventerà Sozaboy, ritrovandosi a far parte di un gioco più grande di lui, di cui gli sfuggirà completamente il senso.

Capolavoro del 1985 di Ken Saro-Wiwa (scheda di Ken) ispirato alla guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970.
Al di là del contesto storico, però, la forza della scrittura e della narrazione trasforma ogni personaggio in archetipo (della corruzione e dei mali endemici che ancora oggi affliggono la Nigeria), e riveste i luoghi e le gesta dell’alone del mito. L’idea geniale è raccontare la perdita di innocenza di un mondo e lo scardinamento di gerarchie e ordini naturali attraverso gli occhi e le parole di un ragazzo che crede che la follia che lo investe abbia un senso, fino a scoprire dolorosamente il contrario: la lingua perciò ricalca la logica elementare e lo stupore primigenio di Mene, ha formule di antica oralità piena di rispetto per il mondo e le cose. Non stupisca perciò se il nostro Sozaboy, che impara scappando, ci sembra vicino come una comica e lontano come una favola, se il sorriso per il suo ingenuo romanticismo diventa amaro di tragedia, perché questo antieroe ha molto da dire sui nostri tempi di barbarie, a ogni latitudine.

Le schede originali da cui ho attinto per questa:
fonte uno; fonte due

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa

Ken Saro-Wiwa (1941 – 1995) è stato uno scrittore e attivista nigeriano.
Uno degli intellettuali più significativi dell’Africa postcoloniale.

Scrittore eclettico, esordisce come drammaturgo negli anni universitari per dedicarsi poi alla narrativa (Sozaboy, 1985) ed alla televisione; il segno di questa produzione letteraria e televisiva può essere trovato nel felice equilibrio tra il tentativo di dare una forma “accademica” a un inglese raramente considerato degno di indagine (il cosiddetto Pidgin) e l’intrattenimento popolare.

Al lavoro artistico Saro-Wiwa affianca subito un impegno nella vita pubblica che lo vede ricoprire dapprima ruoli istituzionali negli anni settanta (nell’autorità portuale e nella pubblica istruzione del Rivers State) per poi porsi in aperto contrasto con le stesse autorità statali e con il governo federale della Nigeria.

Fin dagli anni ottanta infatti Saro-Wiwa si fa portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger, specialmente della propria etnia Ogoni maggioritaria nella regione, nei confronti delle multinazionali responsabili di continue perdite di petrolio che danneggiano le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona.

Nel 1990 si fa promotore del MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People); il movimento ottiene risonanza internazionale con una manifestazione di 300.000 persone che Saro-Wiwa guida al suo rilascio da una detenzione di alcuni mesi comminata senza processo.

Arrestato una seconda e una terza volta nel 1994, con l’accusa di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato a Port Harcourt con altri 8 attivisti del MOSOP al termine di un processo che ha suscitato le più vive proteste da parte dell’opinione pubblica internazionale e delle organizzazione per i diritti umani.

Nel 1996 Jenny Green, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Kiwa. Il processo ha poi avuto inizio nel maggio 2009, e la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro). La Shell ha però precisato che ha accettato di pagare il risarcimento non perché colpevole del fatto ma per aiutare il “processo di riconciliazione”.

qui la scheda wiki originale

 

Guerre nel mondo: ecco la mappa

finalmente ho trovato una bella mappa mostrante le guerre in corso
spero sia attendibile e aggiornata
visualizza la mappa

televisione cinese per il congo

misna.it batte questa notizia…ritengo sia rilevante…la conquista dell’africa continua…in silenzio chiaramente…

Non solo emittenti francesi o inglesi, d’ora in poi i congolesi potranno sintonizzarsi sulle frequenze della Televisione centrale della Cina (Cctv) e di Radio Cina internazionale (Rci). L’intesa che autorizza le trasmissioni via satellite è stata firmata ieri a Brazzaville dal ministro congolese per la Comunicazione, Alain Akouala Atipault, e da un dirigente dell’ente di Pechino che gestisce l’emittenza radio-televisiva. “La diffusione dei programmi dei media cinesi – ha detto Akouala Atipault – si svolge nel quadro del partenariato strategico fra i due paesi”. Alla notizia dell’intesa danno oggi spazio sia l’agenzia di stampa di Pechino Xinhua che diversi giornali congolesi. Negli ultimi anni la Cina ha sottoscritto con la Repubblica del Congo accordi nei settori dell’edilizia, del commercio, dello sfruttamento forestale e petrolifero. Insieme con Nigeria e Angola, paesi dove la presenza delle imprese cinesi è in costante aumento, la Repubblica del Congo è uno dei maggiori produttori di greggio della regione sub-sahariana. A Brazzaville è già possibile vedere le repliche dei programmi della televisione inglese Bbc o sintonizzarsi sulle frequenze di “Radio France Internationale” e “Voice of America”.
[VG]

Africa: terreno commerciale di USA e CINA

Il commercio bilaterale tra la Cina e l’Africa ha raggiunto l’anno scorso 106,8 miliardi di dollari. Il Paese del Sol Levante si posiziona come il secondo Partener Ships del continente africano dietro gli Stati Uniti che hanno realizzato 120 miliardi di scambi commerciali con l’Africa.

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