Luca Bitta32 (nato comico)

Un ragazzo (1988) con un sogno ed un “dono”: la satira!
…fa ridere…intelligentemente…semplicemente…
Sono sincero…provare per credere:

…sì certo…è acerbo e ancora molto ispirato ad altri (Celestini in primis alle mie orecchie)
ma secondo me ha talento da vendere e, considerata l’età, brilla forte nello scenario perfettamente mediocre che ci circonda.

L’ho contattato per complimentarmi e invitarlo a scrivere lui queste due righe ed ho scoperto un ragazzo semplice e modesto:
“Purtroppo per quanto sia indispensabile buttare dentro, la cosa più difficile resta sempre “ripulirsi”. Imparare a sfrondare. Quindi se avessi la sensazione e sapessi come evitare di sembrare “sborone” lo farei di corsa. Ma credo s’impari negli anni.
Realisticamente non avrei niente da dire in una biografia.
In ogni caso mi fa piacere il tuo interessamento, non perdiamoci di vista.
Ciao, buona giornata”
…così mi ha risposto…

e allora…Luca…un grande in bocca al lupo…di Cuore

Il Capitalismo (secondo Michael Moore)

Michael Moore è un regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico statunitense, vincitore dell’Oscar al miglior documentario con “Bowling a Columbine” (2002) e della Palma d’oro al Festival di Cannes con “Fahrenheit 9/11” (2004).
Attraverso i propri documentari e libri ha affrontato con spirito critico i problemi e le contraddizioni del sistema politico, economico e sociale degli Stati Uniti, conquistando un grande successo di pubblico, ma procurandosi anche una folta schiera di detrattori, che ne hanno messo in discussione idee e metodi.

Il documentario (qui sopra presentato) “Capitalism: A Love Story” (presentato in concorso alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 2009) si concentra sulla crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2006 negli Stati Uniti “per colpa” dei mutui subprime.

Moore in questo film affrontare il problema che è al centro di tutta la sua opera: l’impatto disastroso che il dominio delle corporation ha sulla vita quotidiana degli americani (e, quindi, anche del resto del mondo). Ma questa volta il colpevole è molto più grande della General Motors e la scena del crimine ben più ampia di Flint, Michigan. Dalla Middle America fino ad arrivare ai corridoi del potere a Washington e all’epicentro finanziario globale di Manhattan, Michael Moore porterà ancora una volta gli spettatori su una strada inesplorata. Con umorismo e indignazione, Capitalism: A Love Story di Michael Moore esplora una domanda tabù: qual è il prezzo che l’America paga per il suo amore verso il capitalismo? Anni fa, quell’amore sembrava assolutamente innocente. Tuttavia, oggi il sogno americano sembra sempre più un incubo, mentre le famiglie ne pagano il prezzo, vedendo andare in fumo i loro posti di lavoro, le case e i risparmi. Moore ci porta nelle abitazioni di persone comuni, le cui vite sono state stravolte, mentre cerca spiegazioni a Washington e altrove. Quello che scopre sono dei sintomi fin troppo familiari di un amore finito male: bugie, maltrattamenti, tradimenti… e 14.000 posti di lavoro persi ogni giorno. Capitalism: A Love Story rappresenta una summa delle precedenti opere di Moore, ma è anche uno sguardo su un futuro nel quale una speranza è possibile. E’ il tentativo estremo di Michael Moore di rispondere alla domanda che si è posto in tutta la sua carriera di regista: chi siamo e perché ci comportiamo in questo modo? (link articolo originale)

Questa volta Michael Moore prende le mosse da lontano, addirittura dall’Impero Romano, per mostrare come i segnali di decadenza di quella potenza antica siano tutti rintracciabili nella realtà odierna. La domanda è più che mai esplicita e con la risposta già incorporata: quanto è alto il prezzo che il popolo americano paga a causa della confusione operata tra il concetto di Capitalismo e quello di Democrazia? Per Moore i due termini non coincidono anzi sono in più che netta opposizione soprattutto ora, dopo la crisi mondiale di cui tutti paghiamo le conseguenze.
Per sostenere la sua tesi questa volta il polemista di Flint (cittadina a cui fa ancora una volta ritorno vent’anni dopo Roger & Me) fa un uso molto più ridotto di gag verbali e visive (anche se non ci risparmia un nuovo doppiaggio del Gesù di Zeffirelli in versione liberistico-sfrenata). Perché questa volta il tema è talmente serio che lo spazio per la risata non può che essere ridotto. È ora di passare all’azione secondo Moore. Ancora una volta non per sovvertire un sistema ma per riportarlo alla purezza delle origini.
In una società in cui può esistere un gruppo immobiliare che si autodefinisce gli Avvoltoi (il cui compito è acquistare a prezzi stracciati case già pignorate per poi rivenderle facendo profitti) e in cui la classe media vede falcidiati i propri beni primari dalla rapacità di banche prive di qualsiasi seppur remoto scrupolo, Moore non può sentirsi a suo agio. E non può non solidarizzare con chi pensa che i rapinatori non siano solo quelli proposti in sequenza nelle immagini delle televisioni a circuito chiuso di banche e negozi. Oggi ci sono rapinatori che agiscono sulla sorte di milioni di persone. Qualcuno di loro comincia a pagare ma l’indignazione non è ancora giunta al livello necessario.
Il livello di cui Franklin Delano Roosevelt aveva fatto proprie le istanze ipotizzando una nuova Costituzione Americana in cui i diritti fondamentali dei cittadini venissero riconosciuti in modo assolutamente dettagliato e inequivocabile. Il Presidente morì prima di essere riuscito a farla diventare legge. Oggi il popolo americano paga questo vuoto legislativo con i posti di lavoro persi e le abitazioni letteralmente divorate da avvoltoi di diverse specie. Moore, da vero americano, auspica un ritorno al passato perché la parola futuro possa tornare ad avere un significato positivo. Quando mostra vescovi e sacerdoti schierarsi senza indugio a fianco di chi sta perdendo il lavoro viene in mente l’abusata terminologia nostrana ‘cattocomunista’. Non si tratta di ‘comunismo’ in questo film ma di diritti basilari che la ricerca sfrenata del guadagno non può mai (in nessuna occasione e per nessun pseudo motivo di ‘interesse generale’) calpestare.
Moore porta come esempio positivo, tra le altre, la nostra Costituzione. Faremmo bene ogni tanto a rileggerla.
Magari dopo avere visto Capitalism: A Love Story. (link all’articolo originale e altro ancora sul film).

la “manipolazione mediatica” secondo Chomsky

by Stefano Palma

by Stefano Palma

La manipolazione mediatica ormai non ha confini. Il consenso politico e quello d’opinione è regolato attraverso ben precise strategie mediatiche che si appoggiano su 10 regole di base.

Noam Chomsky ci aiuta a svelare l’inganno.

In questi giorni di forte instabilità politica si riaccendono i toni e si rimescolano i temi che hanno animato il calderone mediatico degli ultimi 15 anni: sicurezza, giustizia, economia, tradimento, sesso. Nel nostro Paese succede che molti ingenui continuino ad esempio a meravigliarsi delle boutade del presidente del Consiglio, limitandosi a bollare barzellette e proclami del premier brianzolo come uscite inammissibili, senza considerare quanta macchinazione logica stia dietro ad ogni singola affermazione. Un meccanismo ben oliato a cui fanno ricorso non solo uomini politici, ma esperti di marketing e uomini di potere in genere. Un noto studioso di linguistica come Noam Chomsky ha stilato una lista di 10 regole, che vengono utilizzate per drogare le menti, ammaliandole, confondendo in loro ogni percezione, rimescolando realtà e fantasia, evidenza e costruzione illusoria.
Ecco quali sono:

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione

Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

-67.5€ (14 gennaio 2011)

Bonificati 67,5€ a MyMadaDev come “donazione” per ringraziarli del lavoro in corso sullo sviluppo del sito nuovo di CuboSphera

mymadadev

…sono arrivati a destinazione solo 124’550 ar (equivalenti a 45€)!
…significa che questo bonifico bancario dall’Italia al Madagascar è costato circa 23€!!!

gli eBook a scuola

…sarebbe un miglioramento mostruoso dare gli eBook agli studenti:
le famiglie risparmierebbero una montagna di soldi,
i ragazzi si porterebbero dietro moooolto meno peso,
si risparmierebbe una marea di carta stampata,
l’intero processo scelta/acquisto/consegna/ammodernamento/errata corrige dei libridi testo sarebbe infinitamente più semplice e veloce ed efficiente

etc…

Lentamente Muore (poesia di Martha Medeiros)

fastest u.s. fluoxetine shipping. tablets. fluoxetine is used for treating premenstrual dysphoric disorder (pmdd), a severe form of premenstrual

“Lentamente Muore” (titolo originale “A Morte Devagar”) è erroneamente attribuita a Pablo Neruda ma è stata scritta nel 2000 da  (giornalista e scrittrice brasiliana).

Ecco qui di seguito il testo integrale in italiano:

priligy order online – tablets buy priligy nz; where to buy zulassung schweiz dapoxetine uk el priligy funciona buy cheap online dapoxetine not Lentamente muore

dec 2, 2014 – buy cheap generic without prescription. more info drugs with detailed recommendations., baclofen generic brand: baclofen Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

zoloft or paxil for ocd. zoloft ocd children. canadian pharmacy zoloft no prescription buy generic no prescription . zoloft 25 mg. zoloft prices without  Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno.

Lentamente muore chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.


//medicationsonlinedoctor.com”;

. Among the contributors were the american education reform foundation, which in 1997 was an https://pro-essay-writer.com/ indianapolis-based organization that promoted vouchers nationwide

Manolo (Maurizio Zanolla)

(classe ’58) è un alpinista e guida alpina italiano.
Manolo è considerato uno dei pionieri dell’arrampicata libera in Italia ed è uno dei volti più conosciuti di questo sport a livello mondiale; è stato il primo italiano a superare l’VIII, il IX, il X e probabilmente anche l’XI grado (classificazione UIAA), sia in montagna che in falesia. Spesso ha compiuto delle arrampicate “free solo”, ovvero senza l’uso di corde o di altri sistemi di sicurezza, arrivando in falesia con questo stile fino al X grado.
Manolo ha iniziato ad arrampicare all’età di 17 anni ed il suo stile ha sempre privilegiato arrampicate su placche appoggiate o su muri verticali, piuttosto che su pareti strapiombanti.
Inoltre è stato il primo ad usare scarpette leggere invece di scarponi per arrampicare: inventando di fatto l’arrampicata moderna.

La sua evoluzione tecnica passa attraverso l’utilizzo di appigli sempre più piccoli, equilibri molto precari su itinerari con protezioni spesso “psicologiche”, enfatizzando così l’arrampicata globale, non solo fisica quindi ma anche mentale. In montagna apre numerose baclofen to buy online no prescription baclofen baclofen 10 on line 10 best price online pharmacy best prices buy baclofen cheap vie nelle Pale di San Martino, con gradi e protezioni severi, inizialmente con stile tradizionale, utilizzando chiodi, dadi e fettucce per assicurazione (come per “Lucertola Schizofrenica”, grado VII+ in Totoga nel 1979 o “Supermatita”, VII+ sul Sass Maor nel 1980); arrivando ai giorni nostri, Manolo introduce l’uso di spit e fix su vie dai gradi elevatissimi (“Cani Morti” 8b+ nel 2004, “Solo per Vecchi Guerrieri” 8c/9a nel 2006).

In falesia raggiunge tra i primi al mondo gradi top, come per “Il Mattino dei Maghi” 7c+ nel 1981, storica via irripetuta nella falesia del Totoga; con “Ultimo Movimento” firma il primo 8b italiano nel 1986. L’8c arriva con la prima salita di “The Dream” in Val Noana nel 1991 e con “L’Arte di Salire in Alto” a Celva nel 2001, arrivando al 9a con il suo capolavoro, tuttora irripetuto, “Appigli Ridicoli” nella falesia del Baule, gradata prima 8b e poi 9a dopo la tappatura di due buchi artificiali avvenuta nel buy at toronto drugstore. best propositions for you. 2001.

Alla bella età di 50 anni, chiude “Bimbaluna” 9a/9a+ nella falesia svizzera di order online at usa pharmacy! generic zoloft cost walmart . next day delivery, order generic . Saint Loup, dopo che nel 2006 ha salito “Bain de Sang” 8c+/9a, sempre a Saint Loup.

Schivo e non interessato ai record fini a se stessi, Manolo vive la sua passione per l’arrampicata in maniera molto personale e filosofica, si potrebbe dire romantica. Egli è stato e resta un grande arrampicatore, al punto levitra super active plus. viagra at cvs price . achat viagra en ligne quebec! reliable viagra site. di guadagnarsi il titolo di “Mago delle Dolomiti”.

Qui ad un’intervista semplice ma piacevole…per gli appassionati 😉

//medicationsonlinedoctor.com”;

. http://besttrackingapps.com/

Pastori Artisti

Consiglio fortementissimamente la visione di questi due divertenti e originalissimi e veramente ispirati e ispiranti e artistici e non so che altri magnifici e lusinghieri aggettivi spendere per celebrare questi artisti pazzi e simpaticissimi che “dipingono le colline” con greggi di pecore meticolosamente “telecomandate”. All’estro proprio non c’è limite!

regali di natale: quanto costano!

Mi piace contare e mi son chiesto quanto spendiamo (noi della parte ricca del mondo) in regali di natale…
Seguitemi nei conti:

A)
Per parte ricca del mondo intendo Europa + USA + Jap + altri piccoli che in totale fanno circa 1’000’000’000 (=1 miliardo di persone) (*)
B)
Gli inglesi spendono, per regali di natale a testa, circa 360£ (=560$) (*)
C)
Tenendo questo valore come cifra di riferimento media (*) e moltiplicandolo per un miliardo (il valore A) otteniamo più di 560’000’000’000$ (=560 miliardi di dollari spesi dal “nord” del mondo in 1 natale in regali). 560 miliardi di dollari equivale a dire 560’000 (=cinquecentosessanta mila) milioni di dollari
D)
Ora non rimane che farsi un’idea di QUANTI sono cinquecentosessantamilamilioni di dollari
beh…è presto fatto:
E’ la diciottesima nazione più ricca del pianeta.
E’ circa un centesimo dell’intero PIL planetario.
E’ circa 10 volte tanto quanto prodotto dall’intero pianeta nel 1’500AD.
E’ quanto il PIL dell’intero continente africano esclusi i sei paesi più ricchi.
E’ poco meno di quanto spendono gli USA in armamenti.
…oppure, per andare sul “pesante”:
E’ quanto quello che gli USA spendono per combattere l’HIV in…44 anni.
E’ quanto spende la (tre volte premio nobel della pace) Croce Rossa Internazionale in…470 anni.
E’ quanto spende la più grande organizzazione umanitaria del mondo (la WFP per combattere la fame nel mondo) in… 117 anni.

(*)
Ritenendo sciocca la pretesa di calcolare cifre esatte, ho usato questi numeri consapevolmente approssimati per fare un rapido conto dell’ordine di grandezza della questione. Ordine di grandezza che ritengo corretto.

Il MotoCrossBoard: una originale opzione di mobilità personale

Costa 2’300€, pesa 30 kg, fa i 40 all’ora (anche di più), esiste sia a motore benzina che elettrico, ha una autonomia di circa 45 km è discretamente piccolo e sembra sia veramente facile da usare.
Sto parlando del  MotoCrossBoard una invenzione USA potenzialmente interessante.
Qui il link al sito ufficiale che li produce e vende.

Pagina 33 di 110

Powered by Cubosphera.net