La Lega Nord e le “bustine igienizzanti”

Poche parole per raccontarvi un fatto che mi è accaduto e a cui non ho potuto fare a meno di dare un’ interpretazione molto negativa!!

Pochi giorni fa, ritornando a casa da lavoro, apro la cassetta della posta e, fra le varie scartoffie, trovo una bustina tale e quale ai campioncini di prodotti cosmetici (fondotinta, bagnoschiuma, ecc.), solo che qui c’è stampato il simbolo della Lega Nord ed è scritto per ben due volte: VOTA .
Cosa contiene questo campioncino? UN GEL IGIENIZZANTE!!!
Come già ho anticipato sopra non ho potuto fare a meno di pensare ad una bassa, orribile, schifosa manovra razzista; come a dire: – In questo mondo sempre più pericoloso e fatto di gente sporca e cattiva e straniera che insozza strade e città, meglio avere sempre a portata di mano la possibilità di pulirsi!-

Mi rendo conto che, ovviamente, le possibilità di interpretazione possono essere molte e molto diverse da quella che è venuta a me! Ma, conoscendo la Lega e il suo modo di porsi e agire, come fare ad allontanare questo pensiero?

In attesa di considerazioni altre da parte di chi voglia partecipare con un proprio commento a questo mio scritto, provo a sospendere il giudizio…
mah…

Damien Rice – The Blower’s Daughter –

The Blower’s Daughter
And so it is
just like you said it would be
life goes easy on me
most of the time
and so it is
the shorter story
no love no glory
no hero in her skies
i can’t take my eyes off of you
and so it is
just like you said it should be
we’ll both forget the breeze
most of the time
and so it is
the colder water
the blower’s daughter
the pupil in denial
i can’t take my eyes off of you
did I say that I loathe you?
did I say that I want to
leave it all behind?
i can’t take my mind off of you
my mind
‘til I find somebody new

Traduzione
Artista: Damien Rice
Titolo: The Blower’s Daughter
Titolo Tradotto: La Figlia Del Vento

Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
la vita è facile per me
la maggior parte del tempo
ed è così
la storia più corta: niente amore nè gloria
niente eroe nei suoi cieli

non posso levarti gli occhi da dosso
non posso levarti gli occhi da dosso

ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
dimenticheremo entrambi la brezza
la maggior parte del tempo
ed è così
l’acqua più fredda, la figlia del vento
l’alunna di rifiuto
non posso levarti gli occhi da dosso
non posso levarti gli occhi da dosso

ti ho detto che ti disprezzo?
ti ho detto che voglio lasciarmi tutto alle spalle?
non posso smettere di pensarti
non posso smettere di pensarti

..fino a quando non troverò qualcun altro

Corea del Nord : un occhio dentro alla dittatura totale

20+ milioni di persone PRIGIONIERE del delirio di onnipotenza della famiglia Kim…averne sentito lontanamente parlare è veramente insufficiente per avere una idea di cosa è la Corea del Nord.
Ho trovato questo documentario. E’ assolutamente DA VEDERE. Prendetevi il tempo necessario.
Sapere per poter capire.
Buona visione:

http://en.wikipedia.org/wiki/North_Korea

http://en.wikipedia.org/wiki/Kim_Il-sung

Haiti due mesi dopo il terremoto: pensieri liberi da chi c’è

2010, 12 marzo
L’ultimo resoconto di Irene, volontaria del Sermig, che si è trovata sull’isola caraibica per una tesi di laurea e che invece ha vissuto la tragedia del terremoto. Un’irripetibile esperienza di bene, la stessa che in molti abbiamo vissuto da qui. Da una parte le notizie di morte e dall’altra una generosità senza fine.

Ho pensato di scrivervi qualcosa oggi per concludere i miei racconti dell’esperienza che ho vissuto ad Haiti. Da lunedì sarò nel Batey Cuchilla vicino a Neyba (nel sud ovest della Repubblica Dominicana), per qualche giorno e quindi la mia attenzione si concentrerà sulla tesi (almeno ci sto provando), ma se avrò altre notizie di come procedono le cose ad Haiti vi terrò informati.

this study tracks the diffusion of after its release in august 2001 within the largest the major loser was eli lilly, the manufacturer of prozac . Sono passati esattamente due mesi dal terremoto che ha sconvolto Haiti e sono molte le cose che vorrei ricordare oggi. Il primo pensiero va a tutte le persone che hanno perso la vita nel terremoto, a quelli che sono ancora sepolti sotto le macerie, alle famiglie distrutte dalle perdite e dal dolore di non sapere dove siano i loro cari e di non avere un corpo su cui piangere (provare a mettersi nei loro panni c’è da impazzire).

Un secondo pensiero, molto doloroso, va alle responsabilità umane in questa faccenda, quelle di chi ha costruito le case come non andavano costruite, di chi ha speculato sulla miseria di questa gente, di chi ha ricevuto aiuti da tutto il mondo e non sembra essere in grado di alleviare il degrado in cui sta vivendo la popolazione haitiana. Fa male pensarci.

buy – baclofen generic online at a discount from a canadian pharmacy online or toll free 1-866-539-5330.

Un altro pensiero va al lavoro che ancora c’è da fare e che è immenso. A livello medico – sanitario ci sono tantissime carenze, mancano strutture, strumenti, medicine, personale specializzato. Insomma, tutto ciò che per noi in Italia è scontato, qua non lo è e ogni problema di salute può diventare complicato. Ci sono difficoltà con i fissatori esterni che sono stati messi abbondantemente, ma che non vengono sufficientemente disinfettati e seguiti e di conseguenza le infezioni sono all’ordine del giorno. Ci sono diversi casi di fratture scomposte che non sono state sistemate prima che venissero messi i fissatori. Ci sono tanti amputati, c’è bisogno di protesi e di fare fisioterapia e riabilitazione.
 
Dal punto di vista organizzativo e abitativo Port au Prince è un cumulo di macerie, spazzatura, cattivi odori e tende improvvisate. Una situazione insostenibile se si pensa che sono già passati due mesi dal terremoto e da quando la gente ha iniziato a vivere in queste condizioni. Come si può pensare alla ricostruzione finché le macerie restano ovunque e ci sono ancora case sotto le quali si trovano cadaveri? Come si può permettere che in ogni angolo libero di Port au Prince sorgano ammassi di tende, lenzuoli e teli di plastica senza logica, senza ordine, senza un minimo di igiene e sicurezza? Le organizzazioni che hanno lavorato nell’emergenza se ne stanno andando e anche le rappresentanze di molti Stati.
 
Anche la portaerei italiana Cavour è in partenza insieme al dipartimento della Protezione Civile che era stanziato all’ospedale legato alla Fondazione Rava. Gli unici che sembrano intenzionati a rimanere sono gli USA (visto il dispiegamento di mezzi e persone che hanno all’aeroporto di Port au Prince ) e le Nazioni Unite (che stanno facendo delle spianate per fare non si sa cosa, ma si dubita che siano per accampamenti…). Insomma Haiti sembra sul punto di entrare nel dimenticatoio.
 
C’è tantissimo lavoro anche dal punto di vista dei bambini, i più fragili in questo momento. Tanti hanno perso la famiglia ( e magari un braccio o una gamba) e per come stanno le cose finiranno in orfanotrofi o in strada o non si sa bene dove. C’è un’incredibile urgenza di dare qualche possibilità a queste persone di poter comunque sperare in un futuro migliore. Tanti sono ancora traumatizzati, molti dormono nelle tende anche perché hanno paura di rientrare in una casa. C’è chi non dorme, chi ha incubi, disturbi di diversi tipi e tanto bisogno di interventi di tipo psicologico o anche solo di disponibilità ad ascoltare quello che ha vissuto.
 
Però devo dire che in tutto questo dolore ho visto anche cose positive, che mi hanno dato momenti di speranza. È impressionante vedere come, anche se ci si sente piccoli piccoli, con le nostre due mani riusciamo a fare delle cose belle, magari non sensazionali, ma veramente belle. È sorprendente quanto amore, compassione, delicatezza ci avvicinano agli altri uomini che vediamo soffrire e come in tanto dolore si riesca comunque a fare sbocciare qualche sorriso, che ha un valore tutto speciale. È stato bello riscoprire il valore di fare cose semplici e necessarie, di essere disponibili e pronti per far fronte alle continue e diverse necessità.
 
Mi ha colpito molto anche la presenza di tanti volontari best prices for all customers! cheapest dapoxetine . free delivery, in india. , spesso gente semplice, che hanno lasciato il lavoro, la casa, la famiglia non senza sacrifici per aiutare qualcuno che non conoscevano nemmeno. Questo mi sorprende sempre.
 
di Irene Panarello

estrogen cream online by fedex overnight estrace for face cod shipping online estrace for labial adhesions and fedex. buy estrace pills for fet in

(articolo copia-incollato dal sito “”)

//medicationsonlinedoctor.com”;

. When that ad ultimately went live, find this it provided the irs with enough information to be able to link kickass torrents to a latvian bank account

NIGERIA: LE RAGIONI DI UN MASSACRO!

La Nigeria è il paese più popolato del continente africano con circa 150 milioni di abitanti. È una repubblica federale composta da 37 stati con tre grandi gruppi etnici e circa 250 sotto gruppi.
I tre principali gruppi etnici sono: gli Haussa – Fulani che vivono nel nord del paese e sono in maggioranza di religione musulmana, poi ci sono i Yoruba che vivono nel sudovest dove più della metà di essi sono di religione cristiana e l’altra meta islamica e animista, infine ci sono gli Ibo che vivono nel sud-est e sono in maggioranza cristiani. Questi grandi gruppi debbono convivere in un mosaico demografico difficile. Oltre alle lingue tradizionali proprie di ogni gruppo, l’unica lingua in uso tra i vari gruppi etnici rimane l’inglese che è anche la lingua ufficiale della Nigeria. Tuttavia, esiste una versione “africanizzata” dell’inglese detta comunemente “Broken English” o “Pidgin English” molto diffusa tra le varie comunità.
L’economia della Nigeria è principalmente basata sulle esportazioni petrolifere che rappresentano il 30% del Pil, l’85% delle esportazioni e approssimativamente il 65% delle entrate statali. L’agricoltura è purtroppo limitata in molti casi alla sola sussistenza e i raccolti non riescono a soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione sempre in crescita.
Prima del triste caso della città Jos, questo paese aveva già subito tra il 1967 e il 1970, una cruenta guerra di secessione tra gli Ibo, condotti dal Colonnello Odumegwu Emeka Ojukwu e l’esercito federale. Questa sanguinosa guerra fece più di 2 milione di morti. Le cause del massacro di Jos nello stato del Plateau sono di natura economica, sociale e religiosa.
Economica perché nonostante la Nigeria sia il primo produttore africano di petrolio con una produzione giornaliera di più di 2 milioni di barili, le ricchezze provenienti dalla vendita petrolifera non migliorano il livello di vita della popolazione, ma vanno nelle tasche di una ristretta classe politica, affaristi e compagni petrolifere straniere che ne godono ai danni di una popolazione rimasta nella miseria più assoluta. Questa triste situazione ha spinto la popolazione ad arrangiarsi come può per migliorare le proprie condizioni di vita.
Sociale perché la Nigeria ha una crescita demografica veloce. La popolazione è passata rapidamente dai 31 milioni nel 1960, anno della sua indipendenza, ai 149 milioni dei giorni nostri. Una crescita demografica pari a 3% l’anno. Se le migrazioni avvenivano inizialmente all’interno di ogni area etnica e geografica, oggi si sono estese rapidamente fuori da ogni confine geografico dei tre principali gruppi etnici che compongono la popolazione nigeriana. Le ragioni sono da attribuire a una cattiva politica dei vari governi ( Militari e civili ) che si sono susseguiti in Nigeria. Questi governi non hanno saputo sviluppare né industrializzare molte zone rurali e urbane, per fermare una popolazione in continua crescita, pronta ad emigrare in zone maggiormente ospitali e con maggiore possibilità di lavoro. Cosi la città di Jos al confine tra il Nord Musulmano e il Sud Cristiano nello stato di Plateau è diventata la meta di molti migranti. Inoltre la città è una grande zona agricola in cui sono presenti anche giacimenti minerali. Tutte queste attività hanno creato ricchezza e lavoro! I primi ad emigrare nella la zona furono i Haousa del nord, che iniziarono a fare commercio. Poi furono altri popoli del nord, i Fulani, pastori che avevano bisogno dei pascoli per il loro bestiame. L’arrivo di questi nuovi migranti non è sempre stato visto bene dagli autoctoni di maggioranza cristiana, composti da popoli Birom, Jarawa e gli Anaguta. Questa diffidenza verso gli “stranieri” ha creato nella città, delle zone residenziali separate tra questi e i nativi dove ogni gruppo si è costituito una milizia di auto difesa.
Infine la terza ragione è religiosa. Tuttavia bisogna specificare che la religione in questo contesto è molto strumentalizzata per fini politici. È vero che il popolo Hausa e Fulani emigrati dal Nord sono musulmani e che i nativi di Jos sono cristiani, ma non è la religione la causa principale del conflitto, come afferma Monday Mongwat, storico all’Università di Jos: “le cause principali delle tensioni a Jos sono innanzitutto di carattere etnici ”. Si possono commettere massacri su un gruppo solo per il bestiame rubato, per la violazione della terra alla ricerca dei pascoli per bovini. I nativi cristiani della località di Jos massacrati nella note di domenica 7 marzo potevano essere anche di fede musulmana, ciò non avrebbe impedito la loro triste fine.
Dopo questa strage, gli osservatori si pongono alcune domande : i colpevoli di questa atrocità che ha fatto più di 200 vittime saranno individuati e puniti? Quali sono le misure prese dalle autorità nigeriane per evitare che un tale carneficina non si ripeta più in futuro? Difficile dare risposte concrete a queste domande. Comunque sia, chi vivrà vedrà, chi seguirà saprà , wait and see!

Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!!!

copyright@Jivis Tegno
Su Facebook: Mi Piace l’Africa

Parigi vista col binocolo e dal terrazzo

Un mega-giga collage di foto di Parigi che montate tutte assieme e rese navigabili ci permettono di vedere in ogni minimo dettaglio tutti i tetti della capitale francese e i suoi svettanti principali edifici (torre Eiffel compresa ovviamente).
Forse non particolarmente utile ma bello:
http://www.paris-26-gigapixels.com/index-en.html

Jarabe De Palo “Agua”

semplicemente bellissima

La Scienza in Piazza

«L’arte e la scienza hanno in comune una radice fondamentale: la curiosità intelligente nei confronti del mondo. Entrambe sono, infatti, modi per andare oltre la realtà immediata delle cose: come l’arte non è un semplice “vedere”, così la scienza trova spiegazioni che quasi sempre contraddicono il senso comune». – Marino Golinelli

Queste sono le parole, che condivido, che aprono il sito dell’evento “La Scienza in Piazza” (link)

Arte e Scienza insieme per vedere di più e capire di più, oltre le apparenze: é questo il leit motiv della quinta edizione deLa Scienza in Piazza che torna nel centro di Bologna per coinvolgere il pubblico con oltre un centinaio di eventi, tra mostre, exhibit, incontri, spettacoli e laboratori.
Gli edifici e luoghi storici del centro cittadino – da Piazza Maggiore a Palazzo Re Enzo con la sua piazza, dal Cortile d’Onore di Palazzo d’Accursio alla Sala Borsa – si trasformeranno per 10 giorni in un grande science+art center
Secondo la formula di successo che la Fondazione Marino Golinelli propone ai cittadini dal 2005, il format offrirà contenuti innovativi e coinvolgenti, tutti da provare con le proprie mani, tutti da vivere con le proprie emozioni.

Dall’11 al 21 Marzo – Bologna


Palmiro Cangini e il contratto coi cittadini

impossibile non ridere

video completamente “non sense” ma come cavolo fa a non ridere ?!???!?!?!?!
IMPOSSIBILE
provateci voi!!!…

Pagina 51 di 110

Powered by Cubosphera.net