Categoria: Etica Pagina 9 di 13

Roberto “Ciko” Mauri

Roberto “Ciko” Mauri, ha 38 anni e dal conseguimento del diploma alla scuola per infermieri, lavoro a fronte; ha inizio con la Bosnia e la guerra nell’ex Jugoslavia.
E’ poi passato con Medici Senza Frontiere in Africa, è ritornato Jugoslavia e poi a San Pietroburgo, dove si è occupato di un ambulatorio per senza fissa dimora.
Da quando è stato in un orfanotrofio in Rwanda durante il sanguinoso conflitto tra Hutu e Tutsi, si dedica ai problemi dei minori abbandonati.
Nel 2000 era a Manila (Filippine), dove continuava a prendersi cura dei bambini di strada.
Sulla scia di queste esperienze ha avviato un progetto come Organizzazione Non Governativa dedicata ai minori a rischio.

Ha scritto il libro magnifico “Luna Park Rwanda” che ci regala una drammatica fotografia del Rwanda alla fine degli anni novanta.

Rosamond Carr: la signora che ha cambiato il mondo

Raccontare della stupenda signora Carr non oso perché non saprei di cosa parlo.
Mi “limito” a riportare il capitoletto che la riguarda tratto dal magnifico “Luna Park Rwanda” di “Ciko”
(NB: il libro da cui è tratto questo articolo è stato pubblicato nel 2000 e la signora Carr è morta, 94enne, nel 2006):

La signora che ha cambiato il mondo
9 maggio 1998

C’è una casa, in riva al lago, che un po’ cadente ma che ha un giardino squisitamente curato e fiorito.
A volte, percorrendo la strada che passa accanto la proprietà, si può vedere una signora anziana che accanto a due giardinieri recide fiori, raccoglie foglie secche, estirpa erbacce.
La vecchia signora si chiama Rosamond Carr, ma per tutti in Rwanda lei è semplicemente Madame Carr, l’americana.
E’ una donna di un’energia e una gentilezza formidabili, una donna che sola contro tutti, nel suo piccolo, ha cambiato il mondo.
Arrivò in Rwanda nel 1955, lasciandosi alle spalle degli Stati Uniti d’America e mille comodità.
Scelse il Rwanda perché qui i fiori sbocciano tutto l’anno senza rispettare i ritmi delle stagioni…
Andò in Africa dicendosi che in ogni caso sarebbe riuscita a superare le difficoltà vendendo i propri fiori, se fosse stato necessario, e per un certo periodo lo fece. Andava al mercato con i suoi meravigliosi mazzi di fiori colorati, percorreva la strada accanto alle donne che scendevano in città per vendere patate e manioca. Era strano per loro, abituate al commercio di beni necessari per la sopravvivenza, immaginare che questa piccola americana vendesse dei fiori, più di una volta le chiesero…” ma lei, i fiori, li mangia?”

Nel 1994 nella patria di gorilla, incominciò il sanguinoso gioco che condusse al massacro di milioni di persone e che costringe Madame Carr ad emigrare verso il Nord America.
“Rimasi negli Stati Uniti fino alla fine dell’estate – racconta la donna con gli occhi ancora lucidi – aspettando che le cose si calmasse un po’. Non facevo che guardare la televisione. Corpi morti, bambini abbandonati e raccolti in approssimativi centri d’accoglienza e soccorso a soli 15 km da casa mia. Quella che vedevo nella televisione era la mia terra, la mia gente…”
Madame Carr non ha mai avuto figli, ma ne desiderava addirittura sei. Le immagini rwandesi, in cui bambini orfani, ferite ed abbandonati erano una costante, la spinsero a cambiare vita.
Nel 1994 il suo viso era già coperto di rughe, di una saggezza di una semplicità che solo il tempo insegnano ad avere.
Tornò a Gisenyi e rintracciò i suoi domestici, i suoi giardinieri, i suoi collaboratori che nel frattempo si erano rifugiati in quello che allora si chiamava Zaire. Comunicò loro che avrebbe voluto prendersi cura degli orfani e che le serviva il loro aiuto.
Oggi Madame Carr è la “mamma” di 93 bambini. Dopo essere stata sfrattata da una parrocchia cattolica che al posto del suo orfanotrofio ha preferito una scuola professionale, a pagamento, Madame Carr si è trasferita in un altro stabile nei pressi dell’aeroporto dove continua, con la sua solita tenacia, il delicato lavoro di sempre.
“Ai bambini – racconta con un sorriso luminoso – serve soprattutto amore, e noi tutti siamo chiamati a darne…”
Il piccolo miracolo di Madame Carr funziona quasi senza personale. 13 donne ed un amministratore lavorano per lei. Gli stipendi che riesce a pagare sono dignitosi ma modesti, e d’altra parte nel suo staff nessuno chiede di più, lo sanno tutti che lei non economizza su niente, ogni dollaro in più e per i bambini.
Nell’aria fredda di questa mattina, i vulcani di Goma sono alti e fieri come mai.
Spinte dal bisogno, le stesse donne che anni fa ridevano dei fiori della piccola americana, percorrono ancora con le loro patate la strada che conduce al mercato.
Madame Carr è nel suo giardino, con lei c’è Dominique, un bambino di sette anni che qualcuno ha accompagnato da lei questa mattina. Sulla maglietta che gli è stata regalata dopo averlo lavato e nutrito c’è scritto “uomo senza frontiere”, ma lui è solo un bambino, un bambino malnutrito, un bambino condannato dal Rwanda. Gli orfanotrofi statali lo hanno rifiutato, un’organizzazione internazionale lo ha tolto dalla strada e lo ha presentato a Madame Carr. La piccola americana che ama fiori e bambini lo ha invece semplicemente abbracciato.
Dominique è oggi il novantatreesimo bambino dell’orfanotrofio di Madame Carr.
“La famiglia aumenta di giorno in giorno, e finché c’è spazio, finché c’è modo, io non me la sento di dire no”.
Lasciamo Madame Carr ai suoi bambini e al suo giardino, allontanandoci un po’ imbarazzati dentro ad una grande Toyota bianca.
Ci sentiamo un po’ ridicoli in questo momento, noi pieni delle nostre certezze occidentali, ma completamente legati, profondamente impotenti… eppure non è difficile cambiare il mondo… Lei, ricca solo dei suoi fiori e di un amore che non si può imparare ad avere, con tutta modestia e con estrema tenacia, lo ha cambiato, e lo cambia ogni giorno.
Quella di Madame Carr sembra una bella favola, ma è la realtà.
E la verità, come spesso accade, costa più di quanto sembri.
L’orfanotrofio della piccola americana dalle energie di un vulcano, è sostenuto dal Programma Alimentare Mondiale, che fornisce il cibo, e da offerte spontanee per l’affitto dell’immobile, le spese di funzionamento, di manutenzione ecc.
Nonostante i disordini dell’estate 1998, in seguito ai quali la Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dichiarò guerra al Rwanda, e nonostante l’ambasciata americana ed alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali la spinsero ad evacuare per porre in salvo la propria esistenza, la piccola americana non ha più accettato di andarsene da quella che considera la sua terra.
Nonostante i consigli, le minacce e la paura lei è rimasta con i suoi bambini dimostrando che la presenza a volte vale più di qualunque altra cosa.
Madame Carr non chiede nulla, la sua dignità è troppo grande per domandare denaro, ma noi sappiamo che è una donna onesta e che per gestire una casa che ospita quasi 100 orfani servono quattrini. Noi le crediamo.
Se qualcun altro ha fiducia in lei e se la sente di dare una mano, siamo certi che il mondo continuerà a cambiare.

Banque de Kigali, bureau de Gisenyi
c/c 040-602826-70
intestato a “M. Rosemunde Carr – Orphelinat IMBABAZI Gisenyi”

Per scriverle: M. Carr, BP 98, Gisenyi – Rwanda

Rosamunda ha anche pubblicato nel 1999 un libro: “Land of a Thousand Hills: my Life in Rwanda

Slovacchia: bambini rom senza istruzione!

Denuncia di Amnesty International

Migliaia bambine e bambini rom in Slovacchia non ricevono la stessa istruzione dei loro coetanei non rom, perché vengono inseriti in classi e scuole per alunni con “lievi disabilità mentali”, anche se non hanno bisogno di un’assistenza o di un sostegno speciale, o perché vengono segregati per ragioni etniche all’interno di scuole e classi ordinarie.
I numeri di questa segregazione sono allarmanti. Pur rappresentando il 10 per cento della popolazione slovacca, i rom sono oltre il 60 per cento degli alunni delle scuole speciali. Questa percentuale sale al 75 per cento nelle regioni con un elevato numero di persone rom. Nelle classi speciali i rom sono l’85 per cento degli alunni.

Le cause di questa ingiustizia sono diverse: dalla discriminazione di genitori che non vogliono rom nelle stesse classi dei loro figli, all’incapacità degli insegnanti di comprendere i bisogni di bambini che provengono da un ambiente sociale ed etnico diverso, fino alle criticità della legislazione slovacca che, per determinare eventuali difficoltà di apprendimento, mette in un’unica categoria svantaggio sociale e disabilità mentale.

Questo comporta che i bambini rom siano classificati come aventi “difficoltà di apprendimento” e assegnati a scuole o classi speciali dove ricevono un’istruzione di qualità inferiore.  Separati dagli altri alunni, penalizzati dalla carenza di strutture e di materiali didattici, sempre discriminati, questi bambini rischiano di non avere un futuro. Privati delle stesse opportunità dei loro coetanei, non parteciperanno alla vita sociale e non potranno uscire dl circolo vizioso di povertà ed emarginazione in cui sono intrappolati.

Nonostante alcune misure adottate, il governo slovacco deve fare ancora molto per combattere la segregazione nell’istruzione. Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità affinché ogni bambino abbia un’istruzione senza discriminazione. E per liberare il futuro dei loro coetanei in Slovacchia, si stanno attivando anche bambini dai 9 ai 13 anni.
Le firme raccolte saranno consegnate alle autorità slovacche, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei minori, che celebra il 21° anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

link all’articolo originale

Il male è assenza di Dio nel cuore degli uomini

Alcuni cercano di dimostrare che la fede è un mito sostenendo che se Dio ha creato tutto quello che esiste, Dio ha fatto anche il male, visto che esiste il male! E se stabiliamo che le nostre azioni sono un riflesso di noi stessi, Dio è cattivo!

Si dice che Albert Einstein al riguardo parlò circa così:

…il freddo non esiste:
secondo le leggi della Fisica, quello che consideriamo freddo, in realtà è l’assenza di calore.
Ogni corpo o oggetto lo si può studiare quando possiede o trasmette energia; il calore è quello che permette al corpo di trattenere o trasmettere energia.
Lo zero assoluto è l’assenza totale di calore; tutti i corpi rimangono inerti, incapaci di reagire, però il freddo non esiste.
Abbiamo creato questa definizione per descrivere come ci sentiamo quando non abbiamo calore.

…neppure l’oscurità esiste:
l’oscurità, in realtà, è l’assenza di luce.
La luce la possiamo studiare, l’oscurità, no. Attraverso il prisma di Nicol, si può scomporre la luce bianca nei suoi vari colori, con le sue differenti lunghezze d’onda. L’oscurità, no.
Come si può conoscere il grado di oscurità in un determinato spazio? In base alla quantità di luce presente in quello spazio.
L’oscurità è una definizione usata dall’uomo per descrivere il grado di buio quando non c’è luce.

…il male esiste? …vediamo stupri, crimini, violenza in tutto il mondo ma il male non esiste, o per lo meno non esiste da se stesso.
Il male è semplicemente l’assenza di bene.
Conformemente ai casi anteriori, il male è una definizione che l’uomo ha inventato per descrivere l’assenza di Dio.
Dio non creò il male… Il male è il risultato dell’assenza di Dio nel cuore degli esseri umani.
Lo stesso succede con il freddo, quando non c’è calore, o con l’oscurità, quando non c’è luce.

la storia delle cose

Ho trovato questi filmini sulla sequenza (e sulle conseguenze) della produzione e consumo e smaltimento degli oggetti.
Mi sembra molto interessante.
Fa una analisi degli aspetti economici, sociali, culturali e ambientali dell’era del consumismo.

Auto Elettriche: la loro storia

Cattura

Mi hanno mandato il seguente file pps. Inquietante!!!

N.B.: Dopo aver cliccato sopra il link per aprire il file, cliccate poi su apri, una volta aperto per mandare avanti le scritte e le immagini cliccate sul pulsante sx del mouse, non importa puntarlo su qualche cosa.

Auto Elettriche

SAVIANO: «A Berlusconi dico che SMUOVERE LE COSCIENZE FA PAURA»

SAVIANO__b--180x140Lo scrittore: «Conoscere ci trasforma. È importante pensare e sognare un nuovo Paese»

parlando a Trento al Festival dell’Economia

TRENTO – «È smuovere le coscienze quello che fa paura. Ed è questo che fa dire in continuazione ‘questa cosa fa male all’Italia, questa cosa ci sta danneggiando. Perchè ci viene detto? Perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare, e sognare un Paese diverso». Lo ha detto Roberto Saviano, parlando a Trento al Festival dell’Economia sul tema «Le mafie che controllano l’economia del Paese» in risposta – ha chiarito – al primo ministro.

BORSELLINO – Per esplicitare il suo concetto Saviano ha citato una frase del giudice Paolo Borsellino sul valore sociale e non solo repressivo dell’azione del pool antimafia di Palermo. «La differenza tra quanto sta succedendo oggi con il pool antimafia di Antonino Caponnetto e quello che è successo prima – ha detto Saviano, ripetendo le parole di Borsellino – è che noi non siamo più un organo di repressione distaccata dello Stato ma siamo diventati un movimento culturale che coinvolge tutti». Sempre riferendosi alle parole di Borsellino, Saviano ha aggiunto: «Giovanni Falcone in uno dei suoi pochi momenti di felicità disse “la gente fa il tifo per noi”. E con questo non intendeva la solidarietà che può nascere tra un cittadino e un organo dello Stato, ma intendeva dire che stavamo smuovendo le coscienze di tutti». «Ed è questo che fa paura – ha commentato Saviano -. Ed è questo che fa dire in continuazione “questa cosa fa male all’Italia”. “Questa cosa ci sta danneggiando”». «Perchè viene detto – ha concluso -? Perchè conoscere ci trasforma. È oggi è importante pensare e sognare un paese diverso».

06 giugno 2010 (tratto dal Corriere della Sera.it)

Qui il suo intervento al completo

Discorso sul PIL di Robert Kennedy (1968)

Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l’università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l’altro- l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

(Robert Kennedy)

…come tutti ricordate ancora perfettamente, ovviamente, Robert Kennedy venne ucciso il 4 giugno 1968.
Neanche 5 anni prima la stessa http://it.wikipedia.org/wiki/John_Fitzgerald_Kennedy#L.27assassinio_e_gli_sviluppi_successivi.

La falsa illusione delle libertà di scelta (USA in primis)

L’altra sera mi sono ritrovato in mezzo alla piazza, a dover scegliere dove cenare. Le opzioni erano molteplici: Wendy’s, Eat ‘n Park, Burger King, Panera, Boston Beanery, Subway, Hardy’s e Taco Bells, tutto comodamente a portata di mano nella stessa piazza. Che meravigliosa libertà, quella di cui godiamo: poter scegliere!
Poi improvvisamente ho capito: ci stanno facendo scegliere tra opzioni che sono davvero tutte uguali. Il cibo servito è lo stesso, sempre e comunque. Sono le venti bibite diverse nel grande frigorifero, ma se vai a leggere sotto il tappo, sono tutte prodotte e imbottigliate dalla Coca Cola Company. Dove puoi scegliere che motore di ricerca usare, tanto i risultati sono gli stessi.
E la falsa illusione di una libertà apparente, che risulta comoda per tutti. A noi, perché ci permette di crogiolarci in un senso di sicurezza dovuto al blando bilanciamento tra la convinzione di possedere un libero arbitrio totale, e la rassicurante consapevolezza che, in realtà, le nostre scelte non contano davvero nulla e quindi non possiamo fare, e farci, danni.
La filosofia del Libero Mercato, forse in origine qualcosa di davvero buono e ambizioso, si è ormai ridotta a poter scegliere la marca della TV al plasma, fingendo che numeri, specifiche, statistiche e opinioni contino davvero qualcosa, in un mondo dove i pannelli delle TV vengono prodotti in serie da tre soli grandi produttori. E, se anche non fosse, in un mondo in cui abbiamo imparato a considerare questo tipo di scelte un valore da difendere.
Ma a noi viene lasciata la libertà di scelta, questo grande diritto per cui molti hanno combattuto e tanti sono morti, quindi oggi molti saranno pronti a discutere per ore, pur di convincervi che Samsung è realmente meglio di LG. Ed è importante sapere come spendere al meglio i propri risparmi!
Parliamo di sistema costruito su fondamenta di vetro, pronte a crollare o forse già polverizzate, purché sempre più gente inizi a rendersene conto.
Il mondo dove si finge di premiare l’individualismo ed il pensiero indipendente, ma in realtà lo si fa purché la massa tutta muova nella stessa direzione. Non ci si preoccupa del singolo, se il gruppo va nella direzione voluta. In una tubatura è impossibile controllare il moto di ogni singola particella d’acqua, ma c’è la tranquillità che il flusso segua la direzione dettata dalle tubature. Ognuno è libero di intepretare, usare e vedere in questa metafora quello che vuole.
Lo si fa attraverso sistemi raffinati e sofisticati, un attento e intelligente misto di paranoie e fobie collettive, paure mirate, ideali a buon mercato, eroi e storie in cui credere.
Negli ultimi cinquanta anni, gli americani sono stati spaventati prima dalla minaccia dell’invasione giapponese, poi dal terrore dell’inverno nucleare sovietico, infine quando sono crollate le loro stesse paure, sono bastati quattro imbecilli e un paio di aerei a far crollare anche le loro certezze.
Il resto l’hanno fatto politicanti da quattro soldi, accecati dal regalo improvviso che la nuova minaccia del terrorismo globale ha rappresentato e la possibilità di terrorizzare di nuovo le menti con un nemico invisibile, onnipresente ed evanescente.
In uno sforzo successivo, che costa milioni di dollari al giorno, se non forse all’ora, il crollo delle certezze è stato puntualmente seguito dal collasso di un sistema economico altrettanto fallato. Un paese spende miliardi e miliardi di dollari l’anno nello sventare una minaccia che in 15 anni ha fatto probabilmente meno morti della diarrea, ma ancora si interroga se un complesso di sanità pubblica efficiente o meno sia affrontabile in termini di spesa, se vada finanziato o meno, oppure troppo costoso per le tasche dei contribuenti. Se non fosse tristemente vero, ci sarebbe quasi da ridere sul paradosso della discussione.
Cosa resta, alla fine di tutto ciò? Un paese dove ci si preoccupa di includere nella dichiarazione dei redditi un apposito spazio per i soldi vinti nei casinò col gioco d’azzardo, ma dove se ti devi rompere una gamba, ti conviene farlo in orario d’ufficio. Un paese in cui a pochi regalano premi Nobel e molti non si sanno trovare su un mappamondo.
Un paese che crede nel proprio diritto a difendersi con le armi, casa per casa, strada per strada, O.K. Corrall per O.K. Corrall, al proprio Diritto Costituzionale di possedere un’arma e usarla per respingere un aggressore o un intruso in casa propria, ma che si arrabbia e si offende, quando un Iracheno o un Afghano pensano, certamente per ignoranza e arroganza, di fare lo stesso dall’altra parte del mondo. Giocare sì, ma solo a patto che si possano scrivere da soli le regole del gioco?

Se non avessi il dubbio che anche la scelta di non scegliere sia stata in qualche modo già contemplata e assimilata, sarebbe l’unica cosa sensata da fare. E allora, mi sa che la TV al Plasma la comprerò Toshiba.

Pensiero radicale che non mette radici

più grande = più povero

più grande = più povero

…l’immagine tratta da WorldMapper rappresenta la distribuzione della povertà nel mondo.

” In realtà accade che, anche quando il superamento della contraddizione si fa in termini autentici, e gli oppresi aprono la strada a una nuova realtà liberatrice, gli oppressori di ieri non si riconoscano in via di liberazione. Al contrario, si giudicano oppressi. Per loro, “formati” all’esperienza di oppressori, tutto ciò che non sia il loro antico diritto di opprimere significa oppressione diretta contro di loro. Nella loro nuova situazione si sentono oppressi, perchè, se prima potevano mangiare, vestire, comprare scarpe, educarsi, girare il mondo, ascoltare la musica di Beethoven, mentre milioni di altri uomini non mangiavano, non usavano scarpe, non si vestivano, non studiavano e molto meno giravano il mondo e meno ancora potevano ascoltare la musica di Beethoven, qualunque restrizione a tutto questo, in nome del diritto di tutti, sembra loro una profonda violenza fatta al loro diritto di persone. Diritto a essere persone che, nella situazione precedenti, essi non rispettavano in quei milioni di persone che soffrivano e morivano di fame, di dolore, di tristezza, di disperazione.

Per loro, purtroppo, soltanto loro stessi sono persone umane. Gli altri sono quasi delle “cose”. Per loro c’è solo un diritto: il loro diritto a vivere in pace, contro il diritto degli oppressi a sopravvivere; essi non arrivano a riconoscerlo, ma soltanto ad ammetterlo. E tutto questo perchè, in sostanza, è necessario che gli oppressi esistano, affinchè essi possano esistere ed essere “generosi”…  ”

Paulo Freire, educatore brasiliano impegnato nella lotta contro la povertà in Sud America, utilizza parole forti, anche se i termini possono sembrarci esasperati. Parlare di oppressione disturba. Il dato che un ventesimo del mondo sfrutti la restante totalità è a tutti noi noto. Il pensiero che a noi possa o debba toccare rinunciare a qualcosa per creare un equilibrio sostenibile è meno accettato. Me lo chiedo quando compro un gelato.. ma la radicalità della scelta mi si scioglie ogni volta in mano.

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