ROBERTO SAVIANO: “Il premier mi vuole zittire”

"Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai" Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?

Il ruolo della ‘ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d’affari – cento miliardi di euro all’anno di profitto – un volume d’affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che “era tutta colpa de Il Padrino” se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.

Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell’istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. “La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere … non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze”.

Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E’ mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull’organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.
Eppure la sua non è un’accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un’insana voglia di apparire. Quando c’è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l’allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l’unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l’impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l’Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell’antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell’occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E’ drammatico – e ne siamo consapevoli in molti – essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.

Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell’accusa, possiamo cambiare le cose.

Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l’immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l’unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E’ l’unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me – che ormai ci sono abituato – ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall’accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, “comprati”. E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E’ da loro che voglio risposte.

Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.

©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara

Tratto da “La Repubblica.it

(17 aprile 2010)

Renata Polverini e il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo

Premetto che a me Striscia non fa gridare al miracolo… ammetto però che quando fa dei servizi così ha tutta la mia simpatia.

I videogiochi attaccano NYC

Video troppo bellooooo

Gelateria Popolare (Torino)

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The research group examined four programs that were funded under the state abstinence education grant college paper writers program

Emergency

Emergency è una ONG italiana, fondata nel 1994 a Milano da Gino Strada e dalla moglie Teresa Sarti.
Emergency si dichiara neutrale rispetto alle parti in causa di qualsiasi conflitto: secondo la sua filosofia tutti hanno diritto a cure qualificate e gratuite.
Emergency è presente in Iraq, Repubblica Centroafricana, Sri Lanka, Cambogia, Afghanistan, Sierra Leone costruendo e gestendo ospedali per i feriti di guerra e per emergenze chirurgiche, centri per la riabilitazione fisica e sociale delle vittime di mine antiuomo e altri traumi di guerra, un centro per la maternità, posti di primo soccorso per il trattamento immediato dei feriti, centri sanitari per l’assistenza medica di base.
A Palermo, dall’aprile 2006 Emergency ha reso operativo e gestisce un poliambulatorio, che fornisce assistenza sanitaria gratuita ai migranti.
Parallelamente agli interventi umanitari all’estero, l’attività di Emergency in Italia è finalizzata alla creazione e diffusione di una cultura di pace, solidarietà e diritti umani. Questo lavoro è possibile grazie all’impegno sul territorio italiano di circa 200 gruppi.

Emergency è intervenuta in 13 paesi dal 1994 a oggi:

  • 7 centri medici
    • Anabah, Kabul, Lashkar-gah (Afghanistan), Battambang (Cambogia), Sulaimaniya, Erbil (Iraq), Goderich (Sierra Leone)
  • 1 centro cardio-chirurgia a Karthoum (Sudan)
  • 3 centri pediatrici
    • Goderich (Sierra Leone), Karthoum (Sudan), Bangui (Rep.Centrafricana)
  • 1 centro di riabilitazione e produzione protesi a Sulaimaniya (Iraq)
  • 1 centro maternità ad Anabah (Afghanistan)
  • 55 FAP (First Aid Post)
  • re-integrazione sociale di vittime di guerra
    • laboratorio di tappeti per vedove (Anabah), formazione professionale (Sulaimaniya)
  • assistenza ai prigionieri (Afghanistan)
  • 1 poliambulatorio a Palermo (Italia) per assistere gli immigrati
  • interventi una tantum in altri paesi
    • Ruanda (1994), Serbia (1999), Eritrea (2000), Algeria (2003), Angola (2003), Palestina (2004), Sri-Lanka (2005)

Il modello di sviluppo sanitario proposto e applicato da Emergency è stato criticato a causa del suo approccio, considerato privo di sostenibilità a lungo termine, poiché non collegato ai servizi sanitari di base locali, e in grado di fornire solo risultati marginali a fronte di alte spese di mantenimento.
Nonostante le critiche e l’assenza di appoggi politici/economici ufficiali, dal 1994 al 2008 Emergency ha aiutato più di 3 milioni !!!! di persone.

…insomma…una associazione di cui essere VERAMENTE ORGOGLIOSI…

Giocare a Soffocare per combattere la paura di non esistere

Space monkey, l’ultimo ritrovato nel campo del divertimento ed intrattenimento giovanile.

Dal titolo, può sembrare l’ultima americanata cinematografica, fantascienza ed effetti speciali 3D all’ultimo grido da miliardi di euro..ed in effetti è così, è un fenomeno nato negli USA, i miliardi se li è fatti e continua a farlseli youtube,  è talmente 3D da essere reale, la realtà è talmente assurda da sembrare fantascienza.

I protagonisti sono i giovani d’oggi, che non sapendo cosa fare e come divertirsi, si accontentano di poco (ma che bravi)..non c’è nulla di più figo che riprendere con il telefonino l’amichetto/a che si fa strangolare, dopo aver iperventilato per qualche secondo. Da quello che ho visto, sembra proprio divertente!! Volete mettere,  vedere gli spasmi di un corpo che cerca di riprendere vita, dopo essere andato in carenza di ossigeno, al punto di perdere i sensi è fichissimo!!!
..SCANDALOSO!!

La cosa ancora più grave è che la maggior parte dei ragazzini che praticano questa nuova forma di arte, sono tutti emulatori figli di papà, vale a dire ragazzini a cui manca solo 1 cosa, (un bel po’ di sale in zucca) che si sono informati su come eseguire lo “Space Monkey” per poi metterlo in pratica. Bene , se si fossero informati un pochino di più  (giusto poco poco) , questo ed altri centinaia di articoli in tutto il mondo non sarebbero mai stati scritti e non ci sarebbero stati decine e decine di ragazzini morti, paralizzati o rimasti cerebrolesi.

Gente, genitori..meditate!!!! 

 

 

 

Skin “Nothing But”

Breath Less:

Testo originale di “Nothing But” di Skin:

Please believe me
I’m estatic for you
Well why should i pretend
I have nothing to lose

No I don’t compare
You’ve got it all wrong now
My sorrows left behind
Let me tell you the truth

Chorus
I feel nothing but
Joy and pride and happiness

Nothing but
Cheerfull face with kindness

I feel nothing but
Oceans of love and forgiveness
For you and your sweet girl

Please ignore the
Particular way i smile

Take no notice of
The blood on the lip i bite

I am still your friend
There is no denying
For you and your new girl

Yes I remember
Everybody has affairs
Oh yeah we had some fun
But she is so perfect for you

EMILY BRONTË: un’insana pessimista?

N00460_9Io sono l’unica il cui destino
lingua non indaga, occhio non piange;
non ho mai causato un cupo pensiero,
né un sorriso di gioia, da quando sono nata.

Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita,
dopo diciott’anni ancora così solitaria
come nel giorno della mia nascita.

E vi furono tempi che non posso nascondere,
tempi in cui tutto ciò era terribile,
quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
e desiderò qualcuno che l’amasse.

Ma ciò apparteneva ai primi ardori
di sentimenti poi repressi dal dolore;
e sono morti da così lungo tempo
che stento a credere siano mai esistiti.

Era già amaro pensare che l’umanità
fosse insincera, sterile, servile;
ma peggio fu fidarmi della mia mente
e trovarvi la stessa corruzione
.

Joseph Mallord William Turner, (Londra, 23 aprile 1775 – Chelsea, 19 dicembre, 1851)

“Buttermere Lake, with Part of Cromackwater, Cumberland, a Shower” – the Tate Gallery

 

Emily Jane Brontë (Thornton, 30 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848), fu scrittrice e poetessa inglese in epoca vittoriana. Famosa per il suo romanzo “Cime Tempestose” (criticato come immorale ai suoi tempi, considerato a posteriori uno dei pochi veri classici della letteratura inglese), pochi la conoscono invece per le sue poesie.

La poesia sopra, in particolar modo, mi ha colpito per la lettura interiore psicologica.

Tanto autentica, quanto, nell’autenticità dei sentimenti, spietata: è più facile, difatti, vivere auto ingannandosi che essere così franchi con se stessi.

Si sa che in linea di massima sono gli ottimisti, coloro che vivono più felicemente, perfino degli stessi realisti. Ottenendo, in taluni campi, risultati migliori.

Ma la sensibilità spesso va a braccetto con la sofferenza e talvolta l’una rafforzando l’altra. Gli artisti non sono famosi per essere degli ottimisti o delle persone che vivono con equilibrio. A volte profondi depressi (Leopardi) o al confine con la follia (Van Gogh).

Tuttavia, se le loro opere sono il risultato, non è sempre solo un male essere realisti o addirittura pessimisti. Non è tutto solo un male a volte nemmeno essere folli, anche se non conviene, se si potesse scegliere, esserlo.

Dipende cosa s’intende per bene e per male. Non tutto ciò per cui sentiamo male fa veramente male, e non tutto ciò per cui sentiamo bene fa veramente bene. Il male e il bene spesso si confondono e si fanno l’occhiolino a vicenda. Spesso c’è anche un sottile piacere nel sentire male: nella tristezza ci permettiamo cose che in altri momenti non ci permetteremmo, nella paura cogliamo il gusto della sfida, nella rabbia tiriamo fuori la grinta. Emozioni tanto importanti da sentire che, alle volte, se stiamo troppo bene, andiamo alla ricerca di qualcosa che ci faccia un po’ male.

La poesia di Emily, inoltre, mi ha colpito per il rigore morale e la drammatica malinconia dei versi, che sembrano appartenere ad una persona che fa il conto della sua vita alla fine di tanti anni vissuti e non ad un’ancor giovane donna.

Del resto quando si legge la sua biografia ci si meraviglia meno di quanto ella va scrivendo.

“La salute di Emily andò via, via indebolendosi, a causa delle malsane condizioni di vita del tempo. Morì di tubercolosi a soli trent’anni, dopo essersi ammalata in occasione del funerale del fratello, morto di delirium tremens nel setttembre dello stesso anno. Il modo, in cui Emily affrontò la malattia, contribuì non poco a consolidarne il mito: Charlotte nelle sue lettere scrisse che la sorella non solo rifiutava medicine e medici, ma si ostinava a voler svolgere tutte le mansioni domestiche, delle quali si era sempre occupata, impedendo a chiunque di darle il benché minimo aiuto, nonostante a volte le mancasse il fiato persino per parlare. Mormorò di essere pronta a vedere un dottore soltanto la mattina di quel 19 dicembre che la vide morire, ridotta a poco più di uno scheletro, assistita dalle due sorelle, fra cui, appunto, Charlotte Brontë, a sua volta famosa per il romanzo “Jane Eyre“.

Bellissima anche la poesia d’amore sottostante.

Verrò quando sarai più triste,
steso nell’ombra che sale alla tua stanza;
quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
e il sorriso di gioia è ormai bandito
dalla malinconia pungente della notte.

 Verrò quando la verità del cuore
dominerà intera, non obliqua,
ed il mio influsso su di te stendendosi,
farà acuta la pena, freddo il piacere,
e la tua anima porterà lontano.

 Ascolta, è proprio l’ora,
l’ora tremenda per te:
non senti rullarti nell’anima
uno scroscio di strane emozioni,
messaggere di un comando più austero,
araldi di me?

Questa poesia mi colpisce sempre per il suo acume e la sua sensibilità psicologica.

Spesso siamo più in contatto con noi stessi, non nei periodi più felici, ma in quelli più dolorosi. E così, spesso, il desiderio di vicinanza emotiva con l’altro si raggiunge profondamente, non nei momenti di tripudio e dalle tante distrazioni esterne, ma in quei momenti in cui, soli con noi stessi, sentiamo la tristezza e gli altri sentimenti dolorosi che ci assalgono.

Ma tutti (specie quelli che sentono di soffrire tanto, come la nostra Emily) abbiamo poi bisogno di leggerezza, di evasione, che sembrano possibili, alle volte, solo abbandonandosi alla fantasia.

Ed ecco, il motivo d’ispirazione, a mio parere, della commovente poesia sottostante (considerando anche la bella anima di Emily, divorata poi nel suo corpo da una malattia allora incurabile).

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d’argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l’occhio vaga attraverso mondi di luce

Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.

Non so, se esiste una vita ultraterrena, sono sicura solo che lo spirito di Emily ha vagato e continua a vagare nella sua preziosa e carica leggerezza nei cuori di chi si è commosso e ancor si commuove per i suoi versi, per quanto spesso gravidi di profonda tristezza e intensa disperazione.

Nella non certezza del tutto, fra pessimismo, realismo e ottimismo, se si ha abilità di capire se stessi, c’è spazio per tutti per indirizzare la propria personalità e trovare il proprio campo di espressione.

Ecco le ragioni nascoste della nuova tensione razziale tra Bianchi e Neri nel paese di Nelson Mandela

L’assassinio di Eugene Terre Blanche sabato scorso, bianco e leader di estrema destra, fondatore del Movimento di resistenza afrikaner (AWB) ha fatto risorgere nella memoria dei sudafricani, lo spettro dell’apartheid in Sudafrica!
La repubblica del Sud Africa si trova all’estremità australe del continente africano, ha una popolazione di circa 49 milioni di abitanti composta per il 79% da neri, il 9,5% da bianchi, il 8,9% da mulatti e per il 2,6% da indiani. Tuttavia bisogna sottolineare che i bianchi che vivono oggi in Sud Africa sono nella maggior parte dei casi discendenti dei primi migranti bianchi originari dell’Europa e che erano composti per il 60% da Francesi, Tedeschi e Olandesi chiamati Boeri o Afrikaners che arrivarono nel 1652 stabilendosi nella regione del Capo. Essi svilupparono loro lingua chiamata Africaans. Il restante 40% dei primi migranti furono per la maggior parte Britannici, ma anche una minoranza di Portoghesi.
Per molti anni, questo paese è stato amministrato da soli bianchi che avevano instaurato una politica di segregazione verso altre razze, soprattutto verso i neri. Le prime leggi razziali furono adottate nel 1910 e la parola Apartheid fu pronunciata pubblicamente nel 1917 e significa in lingua Afrikaans: tenere da parte! Di fronte a questa politica razzista, i neri fondarono nel 1912 la South African Native National Congress ( SANNC ) che diventerà nel 1923 l’African National Congress (ANC) con lo scopo di difendere i diritti e le libertà della maggioranza nera in Sudafrica. Nelson Mandela e suoi compagni di lotta Walter Sisulu e Olivier Tambo creano nel 1944 la lega giovanile dell’ANC che assicurò più tardi un ricambio generazionale tra la vecchia e la nuova classe dirigente. Mandela e suoi compagni intrapresero in un primo momento la politica della non – violenza come arma per combattere l’Apartheid. L’abbandonarono rapidamente per la sua inefficacia, adottando successivamente la lotta armata tramite “Umkhonto we Siswe” l’ala militare dell’ANC. I loro obbiettivi furono principalmente i sabotaggi degli impianti militari. Mandela fu arrestato nel 1963 e condannato nel 1964 ai lavori forzati ed all’ergastolo.
Prima della condanna di Mandela, molte furono le politiche intraprese contro i neri come la Famosa “Native Land Act” che espropriò i neri delle loro terre e li parcheggiò in seguito nelle riserve. Poi ci furono nel 1923 le “Native Urban Areas Act” che introdussero le segregazioni residenziali nelle città. Ci furono ugualmente molti casi di violenza di massa come per esempio quando fu deciso di sostituire il 16 giugno 1976 l’inglese nelle scuole con l’Afrikaans. La protesta degli studenti provocò più di 1000 morti a Soweto.
Di fronte a tutte queste politiche, la comunità internazionale cominciò a sanzionare lo stato Sudafricano, nell’obiettivo di costringere le autorità a mettere fine a questa disumana e umiliante politica. Ma è soprattutto il Presidente Sudafricano di allora, Federick De Klerk eletto nel 1989 ad intraprendere le vari riforme per abolire l’Apartheid. Nel 1990, molti leggi dell’Apartheid furono abolite, l’ANC e il Partito Comunista legalizzati, Nelson Mandela liberato l’11 febbraio dopo 27 anni di prigionia. Nel 1991, furono abolite le ultime leggi!
Quando Madiba ( come viene chiamato Mandela nella sua lingua Xhosa ) vinse le elezioni presidenziali nel 1994, i neri videro nel personaggio, l’uomo che avrebbe potuto mettere fine alle loro miserie. È vero la situazione economica dei neri era disastrosa e la disoccupazione colpiva circa 8 neri su 10. Rapidamente Nelson Mandela intraprese una politica “d’affirmative action” o “affermative aksie” ( discriminazione positiva ). Una politica che aveva come obbiettivo quello di promuovere ed inserire i neri, maggioritari della popolazione nei vari settori del paese come l’amministrazione e i servizi pubblici. Tuttavia, bisogna menzionare che per secoli, i neri per colpa di una politica d’Apartheid furono totalmente esclusi dal tessuto economico e politico del paese. La nuova politica intrapresa da Mandela permise la nascita di una ristretta classe media tra la popolazione nera chiamata i “Black diamonds” che guadagnano circa 6000 rand ( 520 euro) al mese. Ma fu anche l’avvenimento sulla scena economica del “Black Economic Empowerment” ( Politico d’integrazione economica dei neri ) con l’arrivo sulla scena di qualche uomo d’affari come per esempio Patrice Motsepe il potente capo degli industriali sudafricani e di Cyrill Ramaphosa che opera nella comunicazione. Tuttavia, il problema più difficile per Mandela era la riforma agraria. Recuperare cioè il 30% delle terre agricoli ai farmers ( agricoltori ) bianchi e ridarle entro il 2014 ai neri ai quali furono espropriate con le vari leggi durante l’Apartheid. Operazione complicata e molto difficile. Come fare senza danneggiare il tessuto economico e soprattutto l’agricoltura? Ci sono 50.000 farmers in Sudafrica. L’esempio ha dimostrato dopo come questa politica applicata selvaggiamente e frettolosamente abbia potuto provocare soltanto carenza alimentare, fame e miseria nello Zimbabwé del presidente Robert Mugabe. Mandela ha preferito fare le cose con cautela. La sua Politica fu proseguita da Thabo Mbeki il suo successore alla guida del paese e di Jacob Zuma attuale presidente Sudafricano. Finora, i risultati di questa politica non rispecchiano le aspettative previste. Dal 1994, solo 3,6% delle terre coltivabili sono state attribuite ai neri. È quasi impossibile raggiungere il 30% entro il 2014. I Farmers controllano ancora più del 80% delle terre coltivabili! Tuttavia, molti di loro, per paura di vedere diminuire i loro spazi agricoli, hanno acquistato terre in dodici paesi africani.
Molti neri Sudafricani avevano pensato che il cambiamento della classe politica con il loro arrivo al commando avrebbe migliorato magicamente le loro condizioni. Ma dopo 16 anni, le cose non sembrano essere migliorate. C’è ancora tanta miseria tra i neri come nel resto della popolazione. La disoccupazione colpisce più del 40% della popolazione nera, la classifica resa nota dall’Indice di sviluppo Umano (HDI) tra 1990 e 2005 sottolinea che la popolazione Sudafricana che vive sotto la soglia di povertà è raddoppiata passando da 1,9 milioni a 4,2 milioni. Più del 43% della popolazione vive con meno di 3600 rands ( 260 euro) all’anno e più del 40% delle città sudafricane sono ancora costituite da Townships ( ghetti che si trovano alle porte delle principali città sudafricane e dove vivono maggiormente ammucchiati i neri in condizioni disumane ). Altro dato allarmante sono i 5,7 milioni di Sudafricani colpiti dal virus dell’ HIV. Inoltre, il paese ha un tasso di criminalità tra i più elevato al mondo!
Tutte queste triste situazioni tra miserie e disoccupazione hanno deluso i neri che si sono accaniti sui poveri lavoratori immigrati colpevoli di “rubare” loro il lavoro. Risultato più di 100 immigrati massacrati nel maggio del 2008. Una vera violenza xenofoba.
D’altra parte, bisogna sottolineare che 1148 farmers sono stati assassinati dal 1990 fino ad oggi! Per un paese che si dice ufficialmente in pace, non si può parlare di casi isolati con tutti questi omicidi. L’assassinio di Eugène Terre Blanche un altro farmer, da parte di due dei suoi lavoratori neri ha risollevato le vecchie tensioni razziali. La situazione è molto tesa tra i vari gruppi estremisti: da una parte i bianchi fiancheggiatori del Partito della supremazia bianca e fautori della segregazione e dell’altra parte i nostalgici e radicali neri del partito al potere ( ANC), che vogliono combattere contro i bianchi come ai tempi dell’Arpartheid, quando ormai, il paese è riconciliato con il suo passato e con tutti i suoi figli! Il messaggio razzista di Julius Malema, presidente della lega della Gioventù dell’ANC, che rievocava il diritto di cantare di nuovo un vecchio canto popolare usato al tempo dell’Apartheid e che incitava ad ammazzare i farmers o boeri, ha certamente influenzato molto la mano degli assassini di Eugene Terre di Blanche.
Oltre a dovere risolvere i gravi problemi di cui soffre oggi il grande gigante sudafricano, le autorità della prima potenza economica del continente africano hanno bisogno più che mai di tutte le forze vive della nazione per continuare lo sviluppo di questo bel paese. Tutto ciò senza escludere né privilegiare totalmente una razza sulle altre come fu nel passato con l’Apartheid. Questa è la sfida che dovrebbe affrontare non solo Jacob Zuma l’attuale presidente, ma anche i suoi futuri successori.
Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!!!

Copiryth © Jivis Tegno
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DESIDERATA

Ho sempre creduto che i Desiderata che qui vi riporto fossero stati ritrovati in una chiesa di Baltimora e risalissero al 1692. Scopro invece che ci sono differenti versioni dei fatti. In un caso si afferma trattarsi di una poesia di Max Ehrmann, in un altro pare che la leggenda racconti di nove desiderata e che ne siano state ritrovate solo tre. Non so. A me sembrano semplicemente parole bellissime, capaci di infondere calma ed equilibrio. Ne abbiamo sempre tutti un gran bisogno.
Buona lettura 🙂

Desiderata

  • Procedi con calma tra il frastuono e la fretta e ricorda quale pace possa esservi nel silenzio.
  • Per quanto puoi, senza sottometterti, mantieniti in buoni rapporti con tutti.
  • Esponi la tua opinione con tranquilla chiarezza e ascolta gli altri: pur se noiosi e incolti, hanno anch’essi una loro storia.
  • Evita le persone volgari e prepotenti: costituiscono un tormento per lo spirito.
  • Se insisti nel confrontarti con gli altri rischi di diventare borioso e amaro, perché sempre esisteranno individui migliori e peggiori di te.
  • Godi dei tuoi successi e anche dei tuoi progetti.
  • Mantieni interesse per la tua professione, per quanto umile: essa costituisce un vero patrimonio nella mutevole fortuna del tempo.
  • Usa prudenza nei tuoi affari, perché il mondo è pieno d’inganno.
  • Ma questo non ti renda cieco a quanto vi è di virtù: molti sono coloro che perseguono alti ideali e dovunque la vita è colma di eroismo.
  • Sii te stesso.
  • Soprattutto non fingere negli affetti.
  • Non ostentare cinismo verso l’amore, perché, pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta perenne come il sempreverde.
  • Accetta docile la saggezza dell’età, lasciando con serenità le cose della giovinezza.
  • Coltiva la forza d’animo, per difenderti nelle calamità improvvise.
  • Ma non tormentarti con delle fantasie: molte paure nascono da stanchezza e solitudine.
  • Al di là di una sana disciplina, sii tollerante con te stesso.
  • Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle, ed hai pieno diritto d’esistere.
  • E, convinto o non convinto che tu ne sia, non v’è dubbio che l’universo si stia evolvendo a dovere.
  • Perciò sta’ in pace con Dio, qualunque sia il concetto che hai di Lui.
  • E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace col tuo spirito.
  • Nonostante i tuoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso.
  • Sii prudente.
  • Sforzati d’essere felice.

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