Capannori: primo Comune italiano a RIFIUTI ZERO


Ecco come un giovane assessore all’ambiente (Alessio Ciacci) può fare la differenza.
Anche in Italia è possibile, organizzandosi, avendo idee e voglia di migliorarsi.
Il Comune di Capannori (45mila abitanti nella provincia di Lucca) nel marzo 2008 ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti.
Certo è che senza la partecipazione attiva da parte della popolazione, non si può cambiare nulla, per questo è necessaria l’informazione, l’educazione e la consapevolezza che è un problema che ci riguarda, tutti.

Qui un articolo esteso con i dettagli anche tecnici.

BICI VIETATE sulla METRO di ROMA: siamo al passo dell’Europa!

Roma pedala

Sempre la mia amichetta Bi, ha scritto questo articoletto su una sua esperienza sulla Metro di Roma.

Vergognoso! 🙁

“Le sette di un pomeriggio feriale nel centro della capitale. Solite attese dei
bus, solite lotte per guadagnare pochi centimetri, e finalmente raggiungo la
stazione Roma Lido. Il trenino e’ appena partito! Proprio appena raggiungo la
banchina.. Pazienza, almeno sul prossimo mi siedo. Entra un ragazzo, chiude la
sua bicicletta e l’appoggia alla parete. “Che bravo! Invece di inquinare, fa un
po’ di sport, risparmia, e da’ anche l’esempio! Mi devo esser persa qualcosa,
ricordavo che solo domenica si potesse portar la bici sulla metro. Forse sul
trenino e’ possibile!”. Mentre mi creavo percorsi possibili per raggiungere
piazza San Silvestro in bicicletta da Piramide, arriva il conducente del
trenino: – “Mi spiace ma non e’ possibile portare la bicicletta, deve  scendere” –
– “E’ questione di sicurezza, mi spiace” – “Se non scende non possiamo far
partire il treno”. Il ragazzo prova a dire che la mattina era salito con la
bici, che l’aveva chiusa per non ingombrare, che non poteva tornare a ostia in
bici (troppo pericoloso), e altro che non posso sentire perche’ l’hanno gia’
trascinato fuori. Con molto autocontrollo continua ad esprimere le sue ragioni,
io sono sbigottita, devo scendere e dire la mia! Un signore accanto a me
inveisce contro il ragazzo perche’ vuole partire puntuale e qualcuno lo
appoggia, gli altri sono immersi nelle letture, nella musica, nelle
chiacchiere, al cellulare. Tutto nornale. Sono ammutolita dallo sgomento. Le
porte si chiudono, il treno parte e il ragazzo resta fuori.
E’ passato qualche mese, scrivendo, provo a riscattare, in parte, la mia
omertà”.

Filiera economica post raccolta differenziata

L’immondizia è una risorsa…i rifiuti sono un bene economico.
Con una raccolta differenziata fatta bene si riesce ad attivare una filiera produttiva sana e redditizia.
Differenziere riciclare rigenerare.
La tecnologia c’è.
Le strutture ci sono.
L’economia funzionerebbe.
Le normative, le leggi, le regole ci sono.
Le idee ci sono.
C’è tutto.
…manca solo la testa della gente…la responsabilità civica…l’EDUCAZIONE.

Per esempio questo centro di riciclo della signora Carla Poli a Vedelago (Treviso):
Meno di 10 milioni di euro di impianto.
100 tonnellate al giorno di rifiuti in ingresso.
100 tonnellate al giorno di prodotto semilavorato in uscita.
Circa 70 dipendenti “diretti”.
Circa 10’000 persone che lavorano nell’indotto creato da questo impianto.
Più tutti gli studi e i laboratori, le università, i ricercatori.

I bambini imparano ciò che vivono

I bambini imparano ciò che vivono

Se vive criticato,
impara a condannare.
Se vive nell’ostilità,
impara ad aggredire.
Se vive deriso,
impara la timidezza.
Se vive vergognandosi,
impara a sentirsi colpevole.
Se vive trattato con tolleranza,
impara ad essere paziente.
Se vive nell’incoraggiamento,
impara la fiducia.
Se vive nell’approvazione,
impara ad apprezzare.
Se vive nella lealtà,
impara la giustizia.
Se vive con sicurezza,
impara ad avere fede.
Se vive volendosi bene,
impara a trovare
amore e amicizia nel mondo.

Non ho idea della sua origine, me l’ha regalata un carissimo amico, scritta di suo pugno, se l’abbia “partorita” lui o l’ha copiata non so, senz’altro nella sua ovvietà è bellissima. Grazie Riccardo, 🙂

VALORE di Erri De Luca

La mia amichetta Bi mi ha fatto conoscere questa bellissima poesia.notte di stelle

Grazieee!! 🙂

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual’e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

(da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi, 2002)

STEP 3 – logo CuboSphera

NB: NON cliccate sulle immagini che si incasina tutto…(scusate!)
🙂
 
Eccoci qua…un pelo in ritardo sulla tabella di marcia dichiarata ma eccoci…ci siamo.
Gli architetti, gli ingegneri, gli artisti, i bambini e i filosofi tutti si sono riuniti ed hanno partorito queste ipotesi finali per il logo di CuboSphera.
…grazie anche a tutti per i vostri preziosi consigli precedenti.
Qui sotto troverete 6 immagini.
Sono le 4 ipotesi più votate degli step precedenti più due nuove ipotesi (le “H”).
A noi la “serie H” piace moltissimoo per tre motivi:
rimane molto semplice
illustra completamente il concetto di Sphera = pianeta Terra
si presta alla “contestualizzazione geografica”…così indica CuboSphera Italia, ma girando il globo diventerebbe CuboSphera Messico (per dire) rimanendo sempre chiaro il marchio CuboSphera.
Esprimetevi ancora scrivendo il vostro commento qui sotto.
Ovviamente non dovete per forza scegliere SOLO tra le ipotesi qui presenti, vale tutto…mettere, togliere, spostare, mischiare…lanciatevi liberi in idee e opzioni creative… 🙂
La scritta “CuboSphera” e la versione FINALE del logo verranno sviluppate in seguito da Simona Alborno e Hugo Mompo che hanno generosamente deciso di regalarci un pò del loro tempo e talento.
Ricordo che stiamo parlando solo del logo in Bianco e Nero che dovrà essere
-monocromatico
-semplice
-visibile e comprensibile anche quando stampato piccolo

Significati
– il Cubo rappresenta l’uomo e la sua scienza
– la Sphera rappresenta la Terra e la sua perfetta natura
– l’eventuale pigreco rappresenta la quadratura del cerchio

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puoi scrivere ugualmente il tuo commento seguendo queste istruzioni:
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e torna su questa pagina ogni volta che vorrai così potrai seguire e contribuire ancora alla creazione del logo di CuboSphera 😉

Ecco perchè una nuova generazione di africani non vuole più che l’Africa venga aiutata dall’occidente!!!

Il continente africano è sempre stato alla ribalta della cronaca per tutto ciò che riguarda gli aiuti internazionali ( finanziari, alimentari ecc.). Questi aiuti dovrebbero secondo i paesi donatori, far uscire l’Africa dalla fame e dalla miseria. Che generosità da parte dei paesi ricchi !!! La miseria esiste soltanto in africa? Ci sono intere aeree del pianeta dove coabitano povertà e ricchezza, allora perché solo il continente africano sale alla ribalta della cronaca? In realtà, l’Occidente nutre un grande senso di colpa per tutti i disastri che hanno combinato in africa: schiavitù, colonizzazione e guerre civili. Questo spiega il perché cercano ogni volta di “pulirsi” la coscienza con gli aiuti che da secoli, gridano al mondo intero di mandare in Africa. Inoltre, molte associazioni ed organismi non profit guadagnano molto con questo business. Il logo dell’Africa è una marca che da notorietà, visibilità, prestigio ed anche ricchezza a chi pretende di portargli un aiuto. L’hanno capito bene alcune celebrità internazionali come gli attori Georges Cloney, Angelina Jolie, ma anche cantanti come Madonna, Bob Geldolf o Bono del gruppo musicale U2. Questi illustri personaggi e tanti altri, si sentono investiti della divina missione di “salvare l’Africa” con le loro opere di beneficenza. Fa piacere a tutti gli africani vedere tanti interressi per il continente, ma cosa si nasconde in realtà dietro queste azioni? Solo una grande campagna pubblicitaria dei mass media occidentali per dare una bellissima visibilità internazionale a questi “benefattori” che miracolosamente diventano tutti “africani” per la circostanza. Visibilità che si traduce con un riscontro positivo nelle loro varie attività. Le campagne pubblicitarie che annunciano frequentemente questi progetti per liberare l’Africa dalla miseria, dalle malattie e dalla fame, vengono studiate nei minimi dettagli dagli specialisti del Marketing. Fu per esempio il caso dell’organizzazione “Keep a child alive” che sosteneva la lotta contro l’Aids in Africa. Fu il cantante David Bowie a figurare sulle grandi locandine pubblicitarie con lo slogan: “I’AM AFRICAN”, cioè “Io sono africano”. Il volto di David Bowie era dipinto da segni tribali per testimoniare la sua appartenenza al continente. Così, per mesi, molte città europee furono “invase” da queste locandine che invitavano la gente a sostenere, con donazioni, la liberazione dell’Africa dall’Aids. Si parla di salvare l’Africa come se gli africani non facessero niente per il loro continente! Quanti tra voi sanno per esempio che giocatori come Samuele Eto’o dell’Inter di Milano, Didier Drogba del Chelsee e tanti altri giocatori africani fanno beneficenza investendo consistenti somme di denaro per la realizzazione di progetti grandiosi in Africa? Di tutto questo non se ne parla nei media occidentali. Sicuramente pochi tra voi lo sanno! Queste cose non vengono mai pubblicizzate dai mass media perché nessuno ne trae beneficio! È come se la “salvezza” venisse soltanto dall’Occidente e gli africani non facessero niente per il loro continente.. Si parla soltanto delle attività benefiche di Cloney, di Bono e di altri. Sarebbe meglio che attori e cantanti famosi smettessero di sfruttare e strumentalizzare l’Africa per i propri interessi. Farebbero meglio a “salvare” alcune regioni povere dei loro paesi. Possono cantare per gli abitanti terremotati dell’Aquila oppure per la povertà che colpisce il Sud dell’Italia, possono raccogliere fondi per le popolazione povere dell’Irlanda del Nord o alcuni quartieri poveri della città di Liverpool in Inghilterra od ancora per le zone povere dell’ex Germania comunista. Molte sono le città e le regioni occidentali, dove la miseria fa parte del quotidiano. Lì si possono organizzare concerti di musica e dare i ricavi in beneficenza alle popolazioni disagiate !!! Che questi “illusionisti” lascino l’Africa in pace. L’Africa ha bisogno oggi di essere rispettata e trattata con dignità. Quello che gli africani chiedono è, una cooperazione equa. È da più di 50 anni che si parla di aiutare l’Africa con assistenza e donazioni di ogni genere! Questi aiuti sono solo palliativi che non risolvono mai la miseria e la povertà dell’Africa, anzi contribuiscono a rinforzare il potere dittatoriale dei governanti corrotti che trovano in questi aiuti, una risorsa preziosa per rinforzare il loro potere ma anche per controllare e manipolare le popolazioni affamate. Gli aiuti internazionali rendono pigra la popolazione africana, senza volontà di ribellarsi di fronte alla miseria e totalmente dipendente da questi aiuti internazionali. Quello che gli africani chiedono all’occidente è una cooperazione sincera e fatta su base concreta. L’Africa ha per esempio le materie prime, l’occidente la tecnologia. Si può, a partire da qui, fare un scambio equo per l’interesse di entrambe. Si parlerà di sviluppo bilaterale. Questo è per esempio il desiderio che nutre una nuova generazione di africani nata e cresciuta in Africa e che ha studiato nelle migliori Università africane ed occidentali. Ma per arrivare a questa forma di cooperazione, gli africani dovrebbero essere i primi a cambiare e fare autocritica. È inammissibile che un continente dotato di un paesaggio mozzafiato e di materie prime non riesca a decollare economicamente a 50 anni dall’indipendenze di molti paesi africani! È arrivato il tempo che gli africani prendono in mano i loro problemi e non aspettino in ogni summit internazionale, qualche burocrate o politico che soggiornando in lussuosi alberghi decida come far uscire l’Africa dalla miseria!!! Cooperando allo stesso tempo con gli stessi dittatori africani. Molte nazioni africane sono minate oggi dalla corruzione, dal clientelismo, dalla cattiva gestione e personalizzazione del potere da parte del dittatore di turno! Difficile in questo contesto che le cose cambino. Fortunatamente, alcuni paesi hanno saputo fare la transizione dalla dittatura ad una democrazia che ha gia portato i suoi primi frutti con una vera alternativa politica ( senza avere bisogno di Golpe o guerre civili ); su cinquantatre paesi africani indipendenti, sono per ora soltanto quindici i paesi che sono sulla strada giusta. Sono pochi, ma è già qualcosa di molto positiva. Sono nazioni come: Sud Africa, Ghana, Mozambico, Senegal, Mali, Zambia, Benin, Namibia, Botswana, Tanzania, Burundi, Capo Verde, Isole Maurizie, Seychelles, Malawi. Queste nazioni hanno capito che l’istruzione e la sanità sono pilastri elementari ed indispensabili che portano dritto allo sviluppo. Hanno investito ingenti somme di denaro per la costruzioni di grandi scuole ed ospedali. La loro crescita economica supera il 7 % annuo. Crescita che attrae sempre di più investitori e capitali stranieri in questi paesi “New Generation”. Quello che chiedono gli africani, è che le nazioni occidentali lì lascino soli con le loro miserie, senza trarre profitto sulla loro pelle e loro disgrazie. È solo quando gli africani saranno soli con i loro problemi che la popolazione di fronte a tante sofferenze si alzerà come un solo uomo per richiedere un cambiamento radicale. In questo caso, ci saranno purtroppo i morti, ma e da lì, che le cose potranno migliorare per le generazioni future. La storia ci insegna che i grandi cambiamenti sociali e soprattutto politici si sono sempre fatti, purtroppo, con spargimento di sangue!!! Questo sarà forse il prezzo da pagare per la liberazione totale dell’Africa. Vi scrivo con le lacrimi agli occhi, ma è purtroppo la triste realtà. È duro accettare questa situazione. Non è facile cambiare un sistema politico sequestrato da un gruppuscolo di persone ed “infettato” da tutti i mali della cattiva gestione. Il problema dell’Africa non è solo strutturale ma è soprattutto qualcosa di mentale e come tale, il cambiamento si fa, in alcuni casi, solo con una rivoluzione popolare se non c’è nessuna prospettiva pacifica per la transizione democratica! Alcuni paesi hanno capito bene questo e hanno già intrapreso la strada giusta, altri purtroppo no! In quei paesi governati ancora da dittatori, se non ci sarà una prospettiva migliore per il cambiamento, questi subiranno prima o poi un’osmosi geopolitica sull’input dei nuovi paesi democratici africani. Solo in quei paesi non democratici, avverrà la rivoluzione sanguinaria menzionata prima. Rivoluzione pacifica orchestrata e guidata da una nuova generazione di intellettuali africani. Il presente e il futuro dell’Africa appartengono agli africani e nessuno lo farà a loro posto! Dico bene, nessuno!!! Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi.

Copyright © jivis Tegno
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SHELL molto cattiva: ora paga! (ma sempre troppo poco)

La Royal Dutch Shell ha finalmente accettato di risarcire con 15,5 milioni di dollari il popolo Ogoni come risarcimento delle cause intentate per le vittime e le esecuzioni sommarie nelle proteste degli anni ’90. Dopo 14 anni di vergognoso tira e molla il colosso petrolifero si è “arreso” alla District Court Usa di Manhattan, e Paul Hoffman, uno degli avvocati degli Ogoni spiega che tutto nasce dal fatto che «le famiglie delle vittime avevano portato i loro casi al Center for Constitutional Rights che ha sede a New York».

La Shell è stata condannata al risarcimento per le violazioni dei diritti umani nella regione del delta del Niger, comprese le violenze contro gli autonomisti Ogoni e l’impiccagione nel 1995 dello scrittore ed ambientalista Ken Saro-Wiwa (nella foto) e di altri 8 manifestanti contro la dittatura militare che all’epoca governava la Nigeria con il beneplacito e il sostegno delle multinazionali petrolifere.

«Siamo stati in lite giudiziaria con la Shell per 13 anni ed oggi alla fine, i nostri assistiti sono stati ricompensati per Ie violazioni dei diritti umani che hanno subito. Se avessimo tentato di vincere la causa penale, i ricorsi sarebbero andati avanti ancora per anni».

I casi erano: Wiwa ed altri contro Royal Dutch Shell; Wiwa ed altri contro Anderson e Wiwa contro Shell Petroleum Development Company of Nigeria Limited press l’U.S. District Court for the Southern District of New York (Manhattan).

5 milioni di dollari dei risarcimenti della Shell andranno ad un fondo di cui beneficerà il popolo Ogoni, il resto sarà diviso tra i risarcimenti alle famiglie delle vittime, le parcelle degli avvocati e le tasse.

Il direttore esecutivo della Shell per le prospezioni e la produzione, Malcolm Brinded, non rinuncia a difendere la multinazionale di vaginal cream without prescription , poster | direction, designfor foote, cone & belding. no prescription estrace vaginal cream online. estrace  fronte a questa ammissione monetaria di colpa: «La Shell continua a dire che le accuse erano false. Mentre eravamo pronti ad andare in tribunale per difendere il nostro buon nome, riteniamo che il modo giusto di procedere sia quello di concentrarsi sul futuro del popolo Ogoni, che è importante per la pace e la stabilità della regione. Questo atto riconosce inoltre che, anche la Shell non ha partecipato alla violenza che ha avuto luogo e che i ricorrenti ed altri hanno subito».

Le cause intentate contro la Shell sono state avviate in base al 1789 U.S. statute e all’Alien Tort Claims Act, che consentono a persone che non sono cittadini Usa di fare cause presso i tribunali statunitensi per violazioni dei diritti umani che avvengono all’estero.

Al di là delle ingarbugliate scuse della Shell, i risarcimenti sono stati dati espressamente per il sostegno dato dalla multinazionale alla cattura, turtura e uccisione di chi protestava per l’inquinamento del delta del Niger e delle acque causato dai suoi impianti results in cancer depends of more likely to death or the overall … petroliferio.

Gli Ogoni, capeggiati da Ken Saro-Wiwa che con i suoi scritti aveva portato 1 day ago – how much is baclofen tablets no prescription intrathecal baclofen multiple sclerosis intrathecal baclofen pump baclofen le loro sofferenze all’attenzione internazionale, lottavano in maniera non violenta per una più equa redistribuzione delle ricchezze petrolifere nigeriane e contro i danni ambientali prodotti dalle multinazionali, per questo, con un processo considerato da tutti un’ignobile farsa, gli attivisti impiccati erano stati condannati dalla dittatura militare per omicidio.

La realtà è che le proteste guidate da Saro-Wiwa Shell nel 1993 avevano costretto la Shell ad abbandonare i suoi giacimenti petroliferi nell’Ogoniland, e militari e petrolieri non potevano permettere che l’esempio di questa piccola area si estendesse all’intero delta del Niger.

Il figlio di Wiwa, Ken Saro-Wiwa Jr., raggiunto a Londra dove vive da Reuters Africa, ha detto che la sentenza rappresenta una vendetta per la sua famiglia: «Abbiamo l’impressione di aver ottenuto già una vittoria. E’ un buon precedente che una corporation possa essere accusata per violazione dei diritti umani in una corte Usa».

La sentenza può davvero essere uno spartiacque giudiziario: fino ad oggi nessuna multinazionale era stata ritenuta responsabile di violazioni dei diritti umani da una giuria statunitense, ma pochi fino ad ora si sono rivolti per questo alla giustizia americana. La Shell è solo la seconda grande impresa petrolifera ad essere trascinata in tribunale a rispondere dei suoi maneggi con dittatori e regimi autoritari.

Nel dicembre 2008 la Shell èra stata assolta a San Francisco da una giuria federale da ogni accusa per un violento scontro di 10 anni fa accaduto su una piattaforma petrolifera off shore in Nigeria.

I calcoli della Shell nel delta del Niger si sono rivelati completamente sbagliati: credeva di soffocare la rivolta appoggiando i rapimenti, le torture e le esecuzioni dei pacifici ed ambientali ogoni e oggi si trova a fare i conti con la violenta lotta armata dei ribelli del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend), in piena guerra con l’esercito nigeriano, i cui attacchi costano alla Royal Dutch Shell 40.000 barili di petrolio nigeriano al giorno e che questa settimana hanno distrutto il gasdotto Nembe creek trunkline, come ha ammesso lo stesso amministratore delegato della multinazionale, Jeroen van der Veer, che ieri ha festeggiato utili per 7,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre.

La guerra nel Delta impedisce di riparare i sabotaggi e della situazione si sta avvantaggiando l’Angola, diventato il primo esportatore africano di petrolio.

La Shell è costretta anche a rafforzare le misure di sicurezza nelle sue piattaforme offshore dopo l’assalto armato ad un impianto a 75 miglia al largo della costa nigeriana nel suo campo petrolifero offshore di Bonga che ha costretto la multinazionale ad un ulteriore taglio di 200.000 barili al giorno.

«Abbiamo sempre pensato, a torto o a ragione, che così lontano un attacco fosse relativamente improbabile. Dopo purchase discount medication ! prescription . express delivery, generic zoloft sun pharmaceuticals blue pill. quello che è successo, stiamo pensando a come possiamo proteggere meglio le nostre facilities con il governo e gli specialisti» ha detto ha detto van der Veer.

La guerra nigeriana sta costando cara alla Shell che nonostante sia ancora in più che ottima salute ha visto calare la sua produzione di 3.126 milioni di barili al giorno e di 3.178 milioni di dollari, compensati bene dal recente aumento del costo del petrolio e dalla precedente speculazione che ha gonfiato i suoi forzieri all’inverosimile con il petrolio a 147 al barile.

Attualmente però i guadagni della multinazionale vengono soprattutto dalla sua exploration and production division, con più 5,9 miliardi di dollari e 3,1 miliardi l´anno scorso, mentre il gruppo avrebbe visto calare i profitti per quanto riguarda i prodotti chimici e raffinati. Problemi anche con il crescente prezzo del gas.

(qui il )

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Il Teatro Degli Orrori “La Vera Prigione”

La band Il Teatro Degli Orrori ha dedicato il suo ultimo album e il suo singolo di punta a Ken Saro Wiwa, la ritengo un’iniziativa degna di lode.
Il testo della canzone tra l’altro è una rivisitazione di La Vera Prigione.

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Michael Franti

Impegnatissimo (ma rimanendo sempre estramente piacevole all’ascolto) Michael Franti è un grande uomo, un grande musicista e compositore, un poeta.
Le sue canzoni sono tutte da ballare e i testi tutti da ascoltare…un grande! Riporto qua sotto alcune frasi che a me piacciono tantissimo da alcune sue canzoni:

  • don’t need a passport to walk on this earth
    (link al testo completo della canzone “Hello, Bonjour”)
  • are we part of the solution or are we part of the pollution
    (link a “Rock the Nation”)
  • we can bomb the word to pieces but we can’t bomb it into peace
    (link a “Bomb the World”)
  • television, the drug of the nation, breeding ignorance and feeding radiation
    (link a “Television, the Drog of the Nation”)

Nasce in California (USA) nel 1966. Debutta come cantante / musicista a 20 anni con la band Beatnings. Dal 1994 suona con gli Spearhead.
Ha pubblicato circa 10 album studio ed innumerevoli live e singoli.
La sua critica alla rampante violenza del mondo dei “gangsta rap” gli attirò pesanti critiche da quell’ambiente, alcuni giunsero a ridicolizzarlo per essere stato adottato da bambino da genitori bianchi.
Franti continua a scrivere e cantare di AIDS, di senzatetto, di rapimenti, della brutalità della polizia e della pena di morte, dando voce ad un desiderio di pace e giustizia che prescinde dal colore della pelle.
Franti ha contribuito al cd “Safari” di Lorenzo Jovanotti Cherubini cantando con lui il pezzo “Mani libere 2008” e nel “Safari Tour” è salito sul palco del Palazzetto dello sport di Roma cantando la canzone.

Come spesso capita in questi casi Michael è anche un personaggio “originale e simpatico”…per esempio sono ormai 10 anni che è sempre scalzo. Lui dice semplicemente “preferisco così” :-).
Nei loro tour non usano bottiglie di plastica e i pulmini sono a biodiesel.
Tra le altre cose ha anche partecipato attivamente (ovviamente) alla campagna elettorale di Barak Obama del 2008.

Quindi ecco qui un assaggio della sua arte:

Super consigliato.
(qui il suo sito ufficiale)

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