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Rosamond Carr: la signora che ha cambiato il mondo

Raccontare della stupenda signora Carr non oso perché non saprei di cosa parlo.
Mi “limito” a riportare il capitoletto che la riguarda tratto dal magnifico “Luna Park Rwanda” di “Ciko”
(NB: il libro da cui è tratto questo articolo è stato pubblicato nel 2000 e la signora Carr è morta, 94enne, nel 2006):

La signora che ha cambiato il mondo
9 maggio 1998

C’è una casa, in riva al lago, che un po’ cadente ma che ha un giardino squisitamente curato e fiorito.
A volte, percorrendo la strada che passa accanto la proprietà, si può vedere una signora anziana che accanto a due giardinieri recide fiori, raccoglie foglie secche, estirpa erbacce.
La vecchia signora si chiama Rosamond Carr, ma per tutti in Rwanda lei è semplicemente Madame Carr, l’americana.
E’ una donna di un’energia e una gentilezza formidabili, una donna che sola contro tutti, nel suo piccolo, ha cambiato il mondo.
Arrivò in Rwanda nel 1955, lasciandosi alle spalle degli Stati Uniti d’America e mille comodità.
Scelse il Rwanda perché qui i fiori sbocciano tutto l’anno senza rispettare i ritmi delle stagioni…
Andò in Africa dicendosi che in ogni caso sarebbe riuscita a superare le difficoltà vendendo i propri fiori, se fosse stato necessario, e per un certo periodo lo fece. Andava al mercato con i suoi meravigliosi mazzi di fiori colorati, percorreva la strada accanto alle donne che scendevano in città per vendere patate e manioca. Era strano per loro, abituate al commercio di beni necessari per la sopravvivenza, immaginare che questa piccola americana vendesse dei fiori, più di una volta le chiesero…” ma lei, i fiori, li mangia?”

Nel 1994 nella patria di gorilla, incominciò il sanguinoso gioco che condusse al massacro di milioni di persone e che costringe Madame Carr ad emigrare verso il Nord America.
“Rimasi negli Stati Uniti fino alla fine dell’estate – racconta la donna con gli occhi ancora lucidi – aspettando che le cose si calmasse un po’. Non facevo che guardare la televisione. Corpi morti, bambini abbandonati e raccolti in approssimativi centri d’accoglienza e soccorso a soli 15 km da casa mia. Quella che vedevo nella televisione era la mia terra, la mia gente…”
Madame Carr non ha mai avuto figli, ma ne desiderava addirittura sei. Le immagini rwandesi, in cui bambini orfani, ferite ed abbandonati erano una costante, la spinsero a cambiare vita.
Nel 1994 il suo viso era già coperto di rughe, di una saggezza di una semplicità che solo il tempo insegnano ad avere.
Tornò a Gisenyi e rintracciò i suoi domestici, i suoi giardinieri, i suoi collaboratori che nel frattempo si erano rifugiati in quello che allora si chiamava Zaire. Comunicò loro che avrebbe voluto prendersi cura degli orfani e che le serviva il loro aiuto.
Oggi Madame Carr è la “mamma” di 93 bambini. Dopo essere stata sfrattata da una parrocchia cattolica che al posto del suo orfanotrofio ha preferito una scuola professionale, a pagamento, Madame Carr si è trasferita in un altro stabile nei pressi dell’aeroporto dove continua, con la sua solita tenacia, il delicato lavoro di sempre.
“Ai bambini – racconta con un sorriso luminoso – serve soprattutto amore, e noi tutti siamo chiamati a darne…”
Il piccolo miracolo di Madame Carr funziona quasi senza personale. 13 donne ed un amministratore lavorano per lei. Gli stipendi che riesce a pagare sono dignitosi ma modesti, e d’altra parte nel suo staff nessuno chiede di più, lo sanno tutti che lei non economizza su niente, ogni dollaro in più e per i bambini.
Nell’aria fredda di questa mattina, i vulcani di Goma sono alti e fieri come mai.
Spinte dal bisogno, le stesse donne che anni fa ridevano dei fiori della piccola americana, percorrono ancora con le loro patate la strada che conduce al mercato.
Madame Carr è nel suo giardino, con lei c’è Dominique, un bambino di sette anni che qualcuno ha accompagnato da lei questa mattina. Sulla maglietta che gli è stata regalata dopo averlo lavato e nutrito c’è scritto “uomo senza frontiere”, ma lui è solo un bambino, un bambino malnutrito, un bambino condannato dal Rwanda. Gli orfanotrofi statali lo hanno rifiutato, un’organizzazione internazionale lo ha tolto dalla strada e lo ha presentato a Madame Carr. La piccola americana che ama fiori e bambini lo ha invece semplicemente abbracciato.
Dominique è oggi il novantatreesimo bambino dell’orfanotrofio di Madame Carr.
“La famiglia aumenta di giorno in giorno, e finché c’è spazio, finché c’è modo, io non me la sento di dire no”.
Lasciamo Madame Carr ai suoi bambini e al suo giardino, allontanandoci un po’ imbarazzati dentro ad una grande Toyota bianca.
Ci sentiamo un po’ ridicoli in questo momento, noi pieni delle nostre certezze occidentali, ma completamente legati, profondamente impotenti… eppure non è difficile cambiare il mondo… Lei, ricca solo dei suoi fiori e di un amore che non si può imparare ad avere, con tutta modestia e con estrema tenacia, lo ha cambiato, e lo cambia ogni giorno.
Quella di Madame Carr sembra una bella favola, ma è la realtà.
E la verità, come spesso accade, costa più di quanto sembri.
L’orfanotrofio della piccola americana dalle energie di un vulcano, è sostenuto dal Programma Alimentare Mondiale, che fornisce il cibo, e da offerte spontanee per l’affitto dell’immobile, le spese di funzionamento, di manutenzione ecc.
Nonostante i disordini dell’estate 1998, in seguito ai quali la Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire) dichiarò guerra al Rwanda, e nonostante l’ambasciata americana ed alcuni rappresentanti delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali la spinsero ad evacuare per porre in salvo la propria esistenza, la piccola americana non ha più accettato di andarsene da quella che considera la sua terra.
Nonostante i consigli, le minacce e la paura lei è rimasta con i suoi bambini dimostrando che la presenza a volte vale più di qualunque altra cosa.
Madame Carr non chiede nulla, la sua dignità è troppo grande per domandare denaro, ma noi sappiamo che è una donna onesta e che per gestire una casa che ospita quasi 100 orfani servono quattrini. Noi le crediamo.
Se qualcun altro ha fiducia in lei e se la sente di dare una mano, siamo certi che il mondo continuerà a cambiare.

Banque de Kigali, bureau de Gisenyi
c/c 040-602826-70
intestato a “M. Rosemunde Carr – Orphelinat IMBABAZI Gisenyi”

Per scriverle: M. Carr, BP 98, Gisenyi – Rwanda

Rosamunda ha anche pubblicato nel 1999 un libro: “Land of a Thousand Hills: my Life in Rwanda“

il coworking : professionisti diversi nello stesso ufficio

Avete presente il bike sharing, il car sharing etc etc? Applicatelo al mondo del lavoro ed esce fuori il coworking!

Hai un ufficio? Hai qualche scrivania libera? Allora perché non provi a guadagnare qualche euro con il Coworking? E’ anche un modo per avere contatti professionali nuovi e stimolanti.

Tutti i liberi professionisti, architetti, ingegneri o creativi in generale, chiunque abbia uno spazio condivisibile, per lavorare in gruppo o individualmente ma fruttando uno spazio comune, fucina di scambio di idee e risorse umane, insomma un’ottima idea!

…qui il link del sito italiano: marchio Cowo per 250€ all’anno  🙂

Finlandia, donne al potere: una 40enne sarà premier

I paesi dove le donne hanno potere, hanno una marcia in più.
Uomini italiani non abbiate paura delle donne che usano il cervello, temete di più quelle che apparentemente sembra che non lo usino!!! 🙂

FINLAND CENTER PARTY NEW CHAIRWOMAN

La Repubblica ha già una presidente e 11 ministre

Finlandia, donne al potere

Una quarantenne sarà premier

E Helsinki sta superando la crisi meglio degli altri Paesi

BRUXELLES – Per gli antichi finnici, quello di oggi era il solstizio d’estate consacrato a Ukko, il dio maschile del tuono e della paternità fecondatrice. Per i finlandesi del 2010, è invece il giorno in cui un’altra donna, e mamma, arriva ai vertici dello Stato: Mari Kiviniemi, del Partito di Centro, 41 anni e 2 bambini, figlia di contadini e laureata in scienze politiche, nonché pattinatrice provetta, è da oggi primo ministro; così come Tarja Kaarina Halonen, 67 anni, una figlia, è ormai da 10 anni presidente della repubblica. E così come sono donne 11 dei 20 ministri dell’attuale governo. In Finlandia si parla molto poco, anzi non si parla mai, delle cosiddette «quote rosa» che molto più a Sud riempiono i programmi e i discorsi di tanti politici. Ma la presenza femminile nella politica, come in tutte le professioni, ha radici antiche e solide. In questo Paese le donne poterono votare ed essere elette già dal 1906, quando ancora la Finlandia era un granducato sotto l’ala dello zar di Russia, e ben prima che ciò avvenisse in tanti altri angoli del mondo.

Nelle prime elezioni parlamentari finlandesi, concesse nel 1907, già 19 fra gli eletti dal popolo portavano la gonna: una percentuale incredibile per le tradizioni politiche del tempo. La prima donna entrò nel governo nel 1926, come ministro degli Affari sociali. E fra i 550 ministri succedutisi nei 70 governi da che il Paese è indipendente, le donne ci sono sempre state in buon numero e anche con portafogli «pesanti»: da Elisabeth Rehn, ministro della Difesa nel 1995, a Tarja Kaarina Halonen, ministro degli Esteri e speaker del Parlamento prima di salire alla presidenza della Repubblica; o ad Anneli Jäätteenmäki, altra donna premier, nel 2003, seppure solo per 69 giorni (la buttò giù uno scandalo). Da anni, nell’Eduskunta, il Parlamento nazionale, difficilmente la percentuale delle donne scende al di sotto del 38%. E però, quote rosa o no, la notizia di oggi resta davvero una prima assoluta: non era mai accaduto che due donne occupassero contemporaneamente i due posti più alti dello Stato. Notizia che si accompagna a un’altra, di cui pure i finlandesi non parlano molto, forse per scaramanzia: senza clamori, il loro Paese sembra pian piano superare la tempesta della crisi, assai meglio di altri.

Per esempio è piazzato assai bene nella classifica internazionale della libertà d’impresa che esamina i vincoli posti dalla burocrazia, o dalla corruzione, alla creatività imprenditoriale: la Finlandia è al diciassettesimo posto nel mondo, e all’ottavo fra i 43 Paesi della regione europea. Entro i suoi confini, ci vogliono circa 14 giorni per dare il via a un’impresa, contro una media mondiale di 35 giorni. L’Italia, tanto per fare un confronto, è al posto 74 della classifica mondiale, e al posto 35 di quella europea (ma «impone» solo 10 giorni di attesa per l’avvio di un’attività, sempre che non sia implicata la richiesta di una licenza). In questa cornice, Mari Kiviniemi si avvia a fare la sua prova da primo ministro. Che non sarà facile: se le banche austriache o tedesche sono esposte in Paesi come l’Ungheria, o la Lettonia, o la Romania, quelle finlandesi hanno nervi scoperti proprio sul Baltico, in quell’Estonia che per ragioni storiche e culturali resta una sorta di «sorella minore», e che sta per aderire all’euro. Chi conosce la signora Kiviniemi assicura comunque che ha nervi saldi, come le lame dei pattini sui cui trascorre molti pomeriggi domenicali. Qualche mese fa, nel mezzo di una tempestosa riunione del suo partito, cercando di restar seria propose una mozione per far riscaldare l’acqua troppo fredda nella piscina interna del Parlamento: e il litigio che già stava per scoppiare fra gli «altri», gli uomini, si sciolse in una risata

Dal Corriere della Sera.it

rivoluzione verde per i libri Feltrinelli

orango-feltrinelli

Ogni tanto qualche bella notizia 🙂 🙂

25 Maggio
Roma, Italia — Grazie alla nostra classifica ‘Salvaforeste’, Feltrinelli si è impegnata a stampare i suoi libri solo su carta sostenibile. Per decidersi, Feltrinelli ha avuto bisogno di quarantotto ore. Cosa aspettano Mondadori e RCS Libri a fare lo stesso?

Dopo l’incursione pacifica degli oranghi presso lo stand di Feltrinelli al Salone del Libro, abbiamo incontrato la direzione della casa editrice che ha annunciato la decisione, con effetto immediato, di utilizzare per i propri libri solo ed esclusivamente carta certificata FSC (Forest Stewardship Council) proveniente da foreste gestite in maniera sostenibile e responsabile.

Già dalle prossime settimane alcune ristampe di classici come “Re Lear” di Shakespeare, “Alfred e Emily” di Doris Lessing e “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini saranno disponibili nelle librerie su carta certificata FSC.

Feltrinelli – che ha esteso l’impegno a usare solo carta FSC anche alle altre case editrici del gruppo (Apogeo, Kowalski e Urra) – ci ha anche chiesto di collaborare nella ricerca di carta riciclata che possa sostituire la carta da fibre vergini per alcune collane.

Dopo il lancio di ‘Salvaforeste’ al Salone del libro, altri editori hanno deciso di mostrare più trasparenza sulla carta utilizzata per i propri libri e hanno risposto al nostro questionario, guadagnando posizioni “più verdi”. Tra queste: Minimum Fax, Stampa Alternativa e Baldini Castoldi & Dalai.

La decisione di Feltrinelli di adottare una politica di acquisti sostenibile e la maggiore trasparenza dimostrata finalmente da altri editori dimostra che stare dalla parte delle foreste e della biodiversità non solo è necessario ma anche possibile.

L’editoria italiana ha ancora una grossa responsabilità quando si parla di deforestazione e cambiamento climatico e in particolare le case editrici dei gruppi Mondadori e RCS Libri hanno ancora moltissimo lavoro da fare per migliorare la sostenibilità della propria carta.

Se gli editori con le loro scelte non fermeranno immediatamente l’avanzata di criminali forestali come APP (Asian Pulp and Paper) nel mercato italiano, Greenpeace li riterrà corresponsabili della distruzione delle ultime foreste tropicali. Il futuro delle foreste e del pianeta è nelle pagine dei loro libri.

Capannori: primo Comune italiano a RIFIUTI ZERO


Ecco come un giovane assessore all’ambiente (Alessio Ciacci) può fare la differenza.
Anche in Italia è possibile, organizzandosi, avendo idee e voglia di migliorarsi.
Il Comune di Capannori (45mila abitanti nella provincia di Lucca) nel marzo 2008 ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti.
Certo è che senza la partecipazione attiva da parte della popolazione, non si può cambiare nulla, per questo è necessaria l’informazione, l’educazione e la consapevolezza che è un problema che ci riguarda, tutti.

Qui un articolo esteso con i dettagli anche tecnici.

Filiera economica post raccolta differenziata

L’immondizia è una risorsa…i rifiuti sono un bene economico.
Con una raccolta differenziata fatta bene si riesce ad attivare una filiera produttiva sana e redditizia.
Differenziere riciclare rigenerare.
La tecnologia c’è.
Le strutture ci sono.
L’economia funzionerebbe.
Le normative, le leggi, le regole ci sono.
Le idee ci sono.
C’è tutto.
…manca solo la testa della gente…la responsabilità civica…l’EDUCAZIONE.

Per esempio questo centro di riciclo della signora Carla Poli a Vedelago (Treviso):
Meno di 10 milioni di euro di impianto.
100 tonnellate al giorno di rifiuti in ingresso.
100 tonnellate al giorno di prodotto semilavorato in uscita.
Circa 70 dipendenti “diretti”.
Circa 10’000 persone che lavorano nell’indotto creato da questo impianto.
Più tutti gli studi e i laboratori, le università, i ricercatori.

Torre Guaceto: area marina protetta

L’Italia è piena di posti bellissimi e meritevoli di essere conosciuti!
Questo servizio di Linea Blu ci parla di un’area marina protetta davvero unica e bella: Torre Guaceto

Macchina Foto Digitale monitor rotto: NON DISPERARE

In vacanza ho incidentalmente danneggiato il display della mia macchina fotografica digitale (una Lumix TZ7).
Disperazione.
La macchina funziona perfettamente ma il monitor degenera giorno dopo giorno fino a diventare illeggibile con tutti i cristalli liquidi impazziti.
Disperazione.
Sono ancora in garanzia…immagino la risposta ma ci provo lo stesso.
In assistenza OVVIAMENTE mi dicono che un danno di questo genere non è coperto dalla garanzia.
Disperazione.
Per mettere la macchinetta a posto bisogna prendere un nuovo display e sostituirlo al vecchio crepato.
Disperazione.
…ok…e quanto costa il giochino?
150 €
DISPERAZIONEEEEE
La TZ7 nuova oggi costa circa 300€!…non posso spenderne 150 solo per sostituire il monitor.
DISPERAZIONE
mi tocca tenermi una magnifica macchina foto quasi nuova ma inutilizzabile per colpa di una crepetta sullo schermo!
Non ci posso credere!
Non mi rassegno!!!
Cerco, chiedo indago e…un mitico amico pacioccone se ne salta fuori candido come un angioletto: “compra un display nuovo e te lo cambi te”.
🙂
WOW
Compro il display su ebay (30€) e seguendo questo video trovato su youtube mi sostituisco il monitor a casa in 10 minuti.
MAGNIFICO !!!

Multa, patente e libretto ritirati, revisione da fare…tutto facile :-)

Poche righe per raccontarvi di un’avventura poco piacevole che però mi ha messo nelle condizioni di scoprire che in Italia non tutto funziona poco e male, ma esiste anche una burocrazia efficiente, esistono artigiani onesti e c’è gente che lavora tanto e bene!
Qualche giorno fa da un controllo dei carabinieri  (ero in viaggio nella provincia di Varese per ragioni di lavoro) viene fuori che avevo saltato la revisione. Uff. Mi becco una multa e in più mi ritirano il libretto di circolazione.
Ecco la procedura per riaverlo:

  • Aspettare che il libretto venga spedito e arrivi presso la motorizzazione di Milano, dove abito.
  • Richiedere presso l’apposito sportello  un certificato sostitutivo che mi permetta di riprendere l’auto
  • Fare la revisione
  • Ritornare in motorizzazione  con la ricevuta e il tagliandino rilasciato dall’officina che certifichi l’avvenuta revisione e RITIRARE IL LIBRETTO

Mi sono detta: Chissà quanto tempo mi toccherà aspettare per fare tutto questo?  Chissà che macello tra uffici e sportelli e officine e meccanico, in più avevo anche le gomme dell’auto da cambiare! Uff…

E INVECE NO:

  • Tempo una settimana e, consultato un efficientissimo sito della motorizzazione civile di Milano, scopro che il libretto è già presso i loro archivi.
  • Compilo online un modulo e nel giro di 12 ore ricevo via e-mail un fail con la copia autorizzata del mio libretto (incluso il foglio per una eventuale delega) che stampo subito.
  • Questa mattina alle 8:30 sono già in officina per la revisione. Guardano la macchina, si accorgono che le gomme non vanno ma, gentilissimi ed efficienti, pur di  mettermi nelle condizioni di ritirare quanto prima il libretto mi fanno ugualmente la revisione (previa un mio ritorno da loro entro 30gg per accertare che ho cambiato le gomme). Alle 9:00 ero fuori.
  • Vado in motorizzazione e ritiro il libretto (tempo totale impiegato 30 minuti).
  • Vado  dal gommista, mi controlla le ruote e mi cambia quelle anteriori (il tutto nel giro di 40 minuti e per la cifra 110 euro).

Alle 10:30 ca. era tutto finito!! MERAVIGLIOSOOOO! 🙂

Senegal: diritti umani avanti tutta

La Repubblica del Senegal dichiara che la Schiavitù e la tratta dei neri in tutte le sue forme sono dei crimini contro l’Umanità. Questa legge è stata già approvata dalla Camera dei deputati e dovrebbe avere l’approvazione del Senato fra pochi giorni! La legge prevede ugualmente che il 27 aprile di ogni anno, dovrebbe essere celebrata la Commemorazione per la fine della tratta. La stessa legge sottolinea che i libri scolastici dovrebbero dare un importanza speciale a questo crimine vergognoso che gli africani hanno subito per secolo, permettendo cosi alle generazioni future di conoscere meglio la storia africana. Il Senegal è il primo paese Africano ad adottare una tale legge. Speriamo almeno che gli altri paesi africani lo seguano…Bravo!

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