Spesso mentre mi faccio la doccia metto su un pò di musica e cerco di non stare sotto l’acqua per più di due canzoni!
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Spesso mentre mi faccio la doccia metto su un pò di musica e cerco di non stare sotto l’acqua per più di due canzoni!
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Il miele di Manuka viene dalla Nuova Zelanda ed il polline raccolto dalle api proviene dalla pianta di Manuka (Leptospermum scoparium). Questo miele ha un potere antisettico di molto superiore rispetto ad altri tipi di miele ed e’ stato introdotto gia’ da un paio d’anni in pratiche ospedaliere (in Nuova Zelanda ed in Inghilterra per quanto ne so io). Oltre ad essere utile per applicazioni esterne (ferite, acne.. ), il miele di Manuka e’ anche molto efficace per prevenire ed alleviare problemi gastrici, irritazioni alla gola e gengive. Il fattore antisettico e’ espresso in UMF (Unique Manuka Factor) e varia generalmente tra 10+ per un potere antisettico piu’ basso e 30+ per il piu’ alto. E’ stato testato che l’assunzione di questo miele aumenta le prestazioni spotive di lunga durata del 6%, al pari di altre fonti di carboidrati specifiche per lo sport presenti sul mercato, in tutta naturalezza.
Quali sono le scelte da farsi per riuscire a rispettare il principio delle 3 E?
E’ giusto dire che viaggiare verso paesi del terzo mondo e’ piu’ economico, ecologico.. e forse piu’ etico?
Treno?…Aereo?…Bus?…
A mio parere il confronto deve essere fatto tra treni ad alta velocita’ ed aerei operati da compagnie low cost con fattori di riempimento del 90%. Generalizzando, almeno per quanto riguarda l’Europa, si puo’ dire che il treno e’ il mezzo da utilizzare per distanze fino a circa 6/700Km, oltre questa distanza la concorrenza e’ spietata. Se le distanze aumentano il treno diventa meno competitivo.
E’ comunque difficile dare una risposta assoluta in quanto prima di scegliere bisogna decidere quanto si vuole spendere in termini di tempo e denaro dando cosi un prezzo ai superiori consumi di carburante che l’aereo deve sostenere per passeggero.
Tutti in carrozza?
Si. Ma solo se i cavalli che scelgliete sono molto robusti, di modo che l’utilizzo di medicinali sia ridotto al minimo.. 🙂
La fascia di consumi low cost attualmente è ancora un’utopia, ci vogliono i nuovi contatori a diplay e non sono ancora in tutte le case, che io sappia.
Buona abitudine sarebbe anche, oltre il riciclo della plastica già acquisita, cercare di portarcene meno a casa. Tenete sempre in tasca o in borsa una sacca in tessuto, tessuto xchè è robusto e occupa molto poco spazio, per i piccoli acquisti quotidiani; latte, pane, giornale, etc. Risparmierete così almeno 1 sacchetto al giorno. Per la spesa grossa, ormai tutti i supermercati hanno in vendita, di solito a 1 euro, dei borsoni robusti e capienti, normalmente realizzati a loro volta con materiali riciclati. Lo si acquista la prima volta e poi lo riusi all’infinito, visto che ciascun sacchetto si paga 5 cent. direi che è molto + comodo e furbo.
Mia nonna con la soda puliva tutto! Ora vi spiego cosa ci si può fare, poi andiamo a vedere se è così dannosa.
Allora 2 cucchiai di soda sciolta in acqua tiepida vi permette di sgrassare a fondo qualsiasi superficie: fornelli, sanitari, pavimenti, forni, padelle incrostate, pulisce a fondo e fa tornare come nuova ogni cosa. Non è abrasiva, se la sciogliete bene prima dell’uso, quindi potete usarla anche sulle superfici liscie, non riga. Aggiunta al detersivo per il bucato, sia a mano che in lavatrice, è addolcente dell’acqua e aiuta ad eliminare le macchie. Non usare con tessuti delicati. Anche solo come anticalcare è mooolto + conveniente e meno inquinante, fosse anche solo per l’assenza di tensioattivi, presenti in tutti i detergenti, anzi + schiuma fanno, quindi “sgrassano”, + ne contengono e sono molto inquinanti e, alla lunga dannosi x la pelle.
Cos’è la soda: (informazioni prese da wikipedia, ovvio!) link
Il carbonato di sodio (o soda o carbonato sodico) è, come l’idrogenocarbonato di sodio, un sale di sodio dell’acido carbonico. A differenza di quest’ultimo, nel carbonato entrambi gli ioni idrogeno dell’acido sono stati sostituiti da ioni sodio.
A temperatura ambiente si presenta come una polvere cristallina bianca. Per riscaldamento tende a decomporsi liberando biossido di carbonio (calcinazione) gassoso. Sciolto in acqua, produce una soluzione basica; una soluzione di 50 g in un litro di acqua a 25°C ha pH 11,5.
Trova impiego nella fabbricazione del vetro, di prodotti quali silicato e fosfati di sodio, nell’industria della carta e nella produzione di detergenti. In chimica, è un moderato reagente alcalinizzante, l’unico prodotto di scarto è il cloruro di calcio.
È tra gli additivi alimentari codificati dall’Unione Europea, identificato dalla sigla E 500.
L’acqua Sant’Anna vanta in recenti pubblicità l’imminente “entrata in servizio” di bottiglie fatte in “plastica vegetale”.
Insomma…bottiglie “eco-sostenibili”…finchè non vedo non credo ma spero…
Aspettando la Britta fatta in materiali ecologici, se non avete nemmeno la Britta in plasticaccia e proprio dovete comprare le bottiglie…

L’idrogeno puro non è disponibile nel nostro pianeta. La maggior parte dell’idrogeno “conveniente” può essere estratto da altre sostanze con procedure chimiche ed elettrolitiche, oppure può essere prodotto da altri combustibili utilizzando sostanze ad elevato contenuto energetico, come i combustibili fossili, ma questi metodi, oltre ad esaurire risorse non rinnovabili, generano CO2 in quantità maggiori rispetto ai motori convenzionali, aggravando l’effetto serra rispetto al loro utilizzo diretto negli autoveicoli.
L’idrogeno può essere prodotto con l’elettrolisi utilizzando grandi quantità di energia elettrica prodotto dalle dighe e dalla loro acqua.
Anche l’energia nucleare può fornire quest’energia, con le implicazioni che ne conseguono. Alcune fonti “pulite” (eolico ed in un futuro il solare) in alcune regioni soleggiate, desertiche, o con venti costanti sono capaci di generare energia in un modo economicamente conveniente, specie se si tiene conto delle “esternalità” delle fonti di energia convenzionali come il petrolio (che non è rinnovabile, estremamente inquinante per l’ambiente, finanzia regimi politicamente instabili, e che in pratica obbliga a disporre truppe nei luoghi di produzione e transito) che dovrebbero essere calcolate per le fonti energetiche, ma che i maggiori governi per varie ragioni non vogliono conteggiare[senza fonte].
Comunque, le fonti “pulite” tendono a produrre energia di bassa intensità (utili per esempio a fini domestici come l’illuminazione o per macchinari a basso consumo), ma non le ingenti quantità di energia termica (più di 1000 gradi) richieste per estrarre masse significative di idrogeno con metodi come la elettrolisi termochimica. Questo è noto come il problema della produzione.
L’idrogeno ha anche una bassa densità (pari a 0,0708 g/cm3 a -253 °C). Questo significa che è necessario un serbatoio abbastanza capiente per immagazzinarlo, anche impiegando energia addizionale per comprimerlo, cosa che comporta problemi di sicurezza per l’alta pressione del gas. Il grosso e pesante serbatoio ridurrebbe l’efficienza del veicolo per via del maggiore peso da trasportare. Dal momento che è una molecola piccola ed energetica, l’idrogeno diatomico tende a diffondere attraverso ogni materiale di rivestimento che venga utilizzato per il suo contenimento, portando all’imbibizione di idrogeno dello stesso materiale, oppure indebolendo il suo contenitore. Questo viene chiamato il problema dell’immagazzinamento.
Altri proponenti si immaginano fonti di idrogeno locali in ambito rurale, anche se gli ostacoli che si frappongono ad eventuali grossi generatori di idrogeno ad alta efficienza in mezzo alla campagna sono meno gravi rispetto a quelli che si presenterebbero in ambito urbano.
La pila a combustibile (o fuel cell) è un dispositivo con prototipi ancora costosi ed ingombranti. Spesso richiedono costosi metalli della serie chimica del platino ed altre che hanno una vita utile troppo breve. Dal momento che la diffusione dell’utilizzo dell’idrogeno come una fonte portatile di energia ha senso soltanto se impiegato in pile a combustibile (la semplice combustione con l’ossigeno atmosferico in motori a combustione interna produce inquinanti come i NOx, rumore, ed ha una bassa resa energetica), le persone che auspicano una economia all’idrogeno sperano che i progressi nelle nanotecnologie e nella produzione in serie ridurrà questi problemi in modo di rendere queste pile efficaci in rapporto al loro costo.
In termini semplici, la futuribile economia dell’idrogeno sarebbe condizionata dal requisito di partenza della produzione dell’idrogeno con fonti non-fossili come quelle (ad esempio rinnovabili, nucleare), che impiegherebbe alcuni metodi (principalmente l’elettrolisi) per produrre idrogeno sotto forma di gas che sarà usato in molti settori dell’economia come una fonte di energia immagazzinabile, che lentamente sostituirebbe le fonti di gas serra come carbone, petrolio e metano, costituendo un’alternativa ecologica, ed economicamente conveniente rispetto all’odierno sistema basato su combustibili fossili.
Attualmente però l’unico sistema di produzione di idrogeno economicamente sostenibile è il reforming di materie prime fossili.
Ribadisco il concetto di “vettore di energia”: l’aria non si comprime a “gratis” nelle bombole!…bisogna spingercela dentro a forza!…per farlo bisogna usare compressori. I compressori consumano energia per lavorare. Quindi a valle del “motore ad aria compressa” non esce null’altro che aria ma a monte delle bombole di energia ne è stata utilizzata un bel pò e se questa energia o è prodotta con moderne tecniche eco-friendly (pannelli, nucleare, turbine eoliche etc…) o siamo d’accapo.
Da Wikipedia:
La benzina è un prodotto distillato dal petrolio. Da un litro di petrolio, solo il 10% diventa benzina dopo la prima semplice distillazione. Utilizzando le frazioni più pesanti (gasolio pesante e residui di distillazione) si possono ottenere molecole più piccole adatte ad essere usate come benzina.
L’uso come carburante della benzina impone che essa abbia determinate caratteristiche:
Quest’ultimo dato si misura con il “numero di ottano” (NO). Questo è un indice di riferimento ad una scala, in cui 100 significa “poco” detonante e 0 è “molto” detonante. Per migliorare le proprietà antidetonanti della benzina si è in passato fatto ricorso ad additivi costituiti da composti del piombo ad alti effetti inquinanti. Esiste la benzina Superplus con numero di ottano pari a 98 che è ideale per le automobili particolarmente vecchie.
La benzina è estremamente infiammabile e quindi pericolosa per la sua alta infiammabilità a causa di una semplice scintilla.
La colorazione verde non è caratteristica del prodotto, ma ottenuta per aggiunta di apposito colorante.
Tra i possibili additivi della benzina, si hanno:
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